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Christian Zucconi – Garbage memory
Quello che Zucconi concepisce per i visitatori di Pistoia Sotterranea è un viaggio duro, claustrofobico, all’interno di un sottosuolo fisico e allegorico, un percorso che si smarrisce nelle zone ombrose e celate di una sorta di inconscio collettivo. Tra mura sudate e giocattoli abbandonati, le opere si intervallano come stazioni di un calvario dell’infanzia e del subcosciente, in quell’archetipo del sangue perennemente rimosso che alimenta vita, violenza e fecondazione.
Comunicato stampa
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Quello che Zucconi concepisce per i visitatori di Pistoia Sotterranea è un viaggio duro, claustrofobico, all’interno di un sottosuolo fisico e allegorico, un percorso che si smarrisce nelle zone ombrose e celate di una sorta di inconscio collettivo. Tra mura sudate e giocattoli abbandonati, le opere si intervallano come stazioni di un calvario dell’infanzia e del subcosciente, in quell’archetipo del sangue perennemente rimosso che alimenta vita, violenza e fecondazione.
Scrive Filippo Ozzola nel testo che accompagna la mostra: “nel raccontarci un’infanzia rifiutata e lacerata tanto individuale quanto collettiva, Zucconi esplora una nuova concezione della corporeità strappata al travertino persiano, ora materica e martoriata, ora svuotata e violentata, ora mascherata e mistificata. Zucconi cerca l’occhio feticizzante, capace di creare effetti di realtà: è un occhio magico, arcano, che trova piena espansione proprio in questo percorso espositivo antimuseale, in un sottosuolo dove la forza delle sculture non è sacrificata alla censura culturale dei sensi e la dimensione estetica è riportata a quella estesica, libera da apparati congegnati per lo scarico del potenziale delle immagini”.
“La cura dell’allestimento”, continua Ozzola, “permette a Zucconi di trapiantarci dei sensi attraverso le sue opere: non solo vediamo, ma tocchiamo, annusiamo e ascoltiamo le vite che il marmo racconta, sulla nostra pelle sentiamo il dolore della violenza. L’ambiguità dell’intero labirintico viaggio nell’inconscio della rimozione costringe alla ricerca costante di una coerenza tra l’eccesso di umanità e la crudeltà, da intendersi secondo Antonin Artaud «nell’accezione di appetito di vita, di rigore cosmico, di necessità implacabile, nel significato gnostico di turbine di vita che squarcia le tenebre, nel senso di quel dolore senza la cui ineluttabile necessità la vita non potrebbe sussistere»”.
A illuminare il percorso e indicare un possibile punto di uscita è l’immagine radiosa di un bambino: il video di Mustafa Sabbagh cattura e ci ridona uno squarcio di purezza. La spazzatura è alle nostre spalle, il buio delle viscere lascia infine spazio alla luce del quotidiano: si esce dal budello sotterraneo per entrare nell’Ospedale del Ceppo, luogo in cui l’essenza dell’uomo è messa a nudo e si inscena il conflitto tra la degenerazione del corpo e la sua scientifica preservazione. È infatti nell’incantevole teatro anatomico che Zucconi, “con l’autopsia a cui assoggetta la Depositio Christi ci offre la possibilità di trovare un punto di vista anche interno al corpo, contenitore e discarica della memoria che è l’io. L’opera, ormai desacralizzata, si presta ad una muta riflessione sul destino che accomuna l’intera umanità, poiché nelle viscere del figlio dell’uomo solo l’uomo troviamo”.
Scrive Filippo Ozzola nel testo che accompagna la mostra: “nel raccontarci un’infanzia rifiutata e lacerata tanto individuale quanto collettiva, Zucconi esplora una nuova concezione della corporeità strappata al travertino persiano, ora materica e martoriata, ora svuotata e violentata, ora mascherata e mistificata. Zucconi cerca l’occhio feticizzante, capace di creare effetti di realtà: è un occhio magico, arcano, che trova piena espansione proprio in questo percorso espositivo antimuseale, in un sottosuolo dove la forza delle sculture non è sacrificata alla censura culturale dei sensi e la dimensione estetica è riportata a quella estesica, libera da apparati congegnati per lo scarico del potenziale delle immagini”.
“La cura dell’allestimento”, continua Ozzola, “permette a Zucconi di trapiantarci dei sensi attraverso le sue opere: non solo vediamo, ma tocchiamo, annusiamo e ascoltiamo le vite che il marmo racconta, sulla nostra pelle sentiamo il dolore della violenza. L’ambiguità dell’intero labirintico viaggio nell’inconscio della rimozione costringe alla ricerca costante di una coerenza tra l’eccesso di umanità e la crudeltà, da intendersi secondo Antonin Artaud «nell’accezione di appetito di vita, di rigore cosmico, di necessità implacabile, nel significato gnostico di turbine di vita che squarcia le tenebre, nel senso di quel dolore senza la cui ineluttabile necessità la vita non potrebbe sussistere»”.
A illuminare il percorso e indicare un possibile punto di uscita è l’immagine radiosa di un bambino: il video di Mustafa Sabbagh cattura e ci ridona uno squarcio di purezza. La spazzatura è alle nostre spalle, il buio delle viscere lascia infine spazio alla luce del quotidiano: si esce dal budello sotterraneo per entrare nell’Ospedale del Ceppo, luogo in cui l’essenza dell’uomo è messa a nudo e si inscena il conflitto tra la degenerazione del corpo e la sua scientifica preservazione. È infatti nell’incantevole teatro anatomico che Zucconi, “con l’autopsia a cui assoggetta la Depositio Christi ci offre la possibilità di trovare un punto di vista anche interno al corpo, contenitore e discarica della memoria che è l’io. L’opera, ormai desacralizzata, si presta ad una muta riflessione sul destino che accomuna l’intera umanità, poiché nelle viscere del figlio dell’uomo solo l’uomo troviamo”.
10
maggio 2013
Christian Zucconi – Garbage memory
Dal 10 maggio al 10 giugno 2013
arte contemporanea
Location
PISTOIA SOTTERRANEA – ISTITUTO RICERCHE STORICHE ARCHEOLOGICHE
Pistoia, Piazza Giovanni Xxiii, 13, (Pistoia)
Pistoia, Piazza Giovanni Xxiii, 13, (Pistoia)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00
ORARI VISITE GUIDATE
10.30; 11.30; 12.30; 14.00; 15.00; 16.00; 17.00; 18.00
Vernissage
10 Maggio 2013, ore 18.00
Sito web
www.irsapt.it
Autore
Curatore


