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Cinque artisti per cinque materiali
La Paula Seegy Gallery presenta una mostra di scultura contemporanea che riunisce cinque artisti – Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi e Ōki – e cinque materiali, legno, rame, ferro, acciaio e vetro. Un percorso che mette in dialogo ricerche diverse intorno alla materia.
Comunicato stampa
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La Paula Seegy Gallery di Milano presenta la mostra “Cinque artisti per cinque materiali: Benedini, Coletta, Cuschera, De Marchi, Ōki” a cura di Luigi Sansone, dal 5 febbraio al 19 marzo. Dedicata alla scultura contemporanea, la collettiva riunisce artisti che da anni conducono una ricerca rigorosa e personale intorno alla materia. Legno, rame, ferro, acciaio e vetro diventano strumenti di conoscenza, organismi vivi, attraversati dal tempo, dalla memoria e dall’energia.
In mostra le opere di Gabriella Benedini, che affida al legno – spesso recuperato e già segnato da un vissuto precedente – il compito di raccontare storie di trasformazione e rinascita; di Pietro Coletta, che nel rame individua un principio vitale e alchemico, capace di sprigionare luce, calore ed equilibrio spirituale; di Salvatore Cuschera, che piega e tende il ferro fino a renderlo sorprendentemente dinamico e instabile; di Riccardo De Marchi, che lavora l’acciaio come una superficie da attraversare, scavare e aprire, trasformandola in un campo di segni e di ritmo; e di Izumi Ōki, che sceglie il vetro per costruire architetture di luce e trasparenza, in cui forma e spiritualità coincidono.
L’esposizione mette in dialogo queste cinque esperienze in un percorso unitario, in cui la scultura si rivela come pratica di ascolto della materia e come spazio di incontro tra visibile e invisibile.
Il progetto espositivo si inserisce idealmente in una linea di continuità con le grandi sperimentazioni delle avanguardie storiche del Novecento, in particolare con il Futurismo, primo movimento artistico a concepire l’arte come intervento totale sull’esistenza e a introdurre l’uso libero e innovativo dei materiali. Dai “complessi plastici” di Balla e Depero alle riflessioni di Boccioni sulla distruzione della nobiltà tradizionale del marmo e del bronzo, la materia diventa veicolo di dinamismo, energia e visione. È proprio questo spirito di ricerca che anima ancora oggi il lavoro degli artisti in mostra.
Gabriella Benedini lavora il legno come materia archetipica, portatrice di memoria e di tempo. I materiali di recupero, spesso provenienti da fasciami di barche, conservano le tracce di una vita precedente che l’artista non cancella ma trasforma. Nelle sculture Vele (2024–2025), una nera e una bianca, la materia vissuta si apre a una dimensione simbolica e spirituale: forme concave sospinte dal vento, metafora di un viaggio interiore oltre la realtà fisica. La dualità yin/yang, il tema della trasformazione continua e il rispetto profondo per la natura rendono l’opera di Benedini una riflessione poetica sul tempo, sulla rinascita e sull’energia che permane nella materia.
Il rame è invece il materiale elettivo di Pietro Coletta, scelto per il suo potente valore simbolico e alchemico. Metallo associato alla vitalità, alla luce e all’equilibrio spirituale, il rame nelle sue sculture diventa superficie sensibile, capace di catturare e riflettere l’energia del fuoco. Attraverso bruciature, ossidazioni e accostamenti con legno, ferro e vetro, Coletta indaga il rapporto tra luce e ombra, reale e virtuale, materia e trascendenza. Opere come Soglia, Dardo di Zeus o Incanto si configurano come portali simbolici, luoghi di passaggio tra il visibile e l’invisibile, dove la scultura diventa espressione dell’anima.
Salvatore Cuschera utilizza il ferro per creare forme tese, dinamiche, in equilibrio precario. La sua profonda conoscenza delle tecniche di forgiatura e saldatura gli consente di trasformare un materiale pesante e resistente in strutture che sembrano sfidare la gravità. In opere come Fuori diagonale o Tavola del deserto, il ferro si carica di valenze simboliche: passaggi, soglie, archetipi legati alla nascita, al viaggio e alla spiritualità. Il vuoto, l’aria, lo spazio interno alle sculture diventano elementi costruttivi essenziali, contribuendo a una riflessione sull’equilibrio tra ordine e disordine, forza e leggerezza.
La ricerca di Riccardo De Marchi si fonda su un gesto tanto elementare quanto radicale: il foro. Da oltre quarant’anni l’artista incide, perfora e modula superfici di acciaio, alluminio e plexiglas, costruendo un linguaggio personale basato su punto, linea e piano. I suoi lavori evocano antiche scritture, geoglifi, partiture musicali e fenomeni naturali, generando sequenze ritmiche di vuoti e pieni. I “buchi” di De Marchi non sono assenze, ma aperture verso uno spazio altro, inviti a guardare oltre la superficie per cogliere l’ordine nascosto della realtà.
Con Izumi Ōki la materia si fa luce. Le sue sculture, realizzate esclusivamente in vetro, amplificano lo spazio e dialogano con l’architettura attraverso trasparenze, rifrazioni e ritmi luminosi. La forma nasce da una necessità interiore e si traduce in strutture essenziali, cariche di spiritualità. Opere come Pensiero danzante, Onda architettonica o Torre cattedrale trasformano il vetro in un medium poetico capace di unire leggerezza, energia e armonia, evocando una visione cosmica in cui caos e ordine trovano un equilibrio perfetto.
La galleria in collaborazione con l’Archivio Giacomo Benevelli, nell’ambito del progetto di Milano MuseoCity presenta il lavoro di Giacomo Benevelli Liason#100, realizzato in marmo di Carrara.
L’esposizione si configura così come un percorso intenso e coerente, in cui la scultura contemporanea riafferma il proprio ruolo di spazio di ricerca, conoscenza e visione. Materiali e sensibilità diversi, un’unica tensione verso l’essenza profonda della materia e del fare artistico.
In mostra le opere di Gabriella Benedini, che affida al legno – spesso recuperato e già segnato da un vissuto precedente – il compito di raccontare storie di trasformazione e rinascita; di Pietro Coletta, che nel rame individua un principio vitale e alchemico, capace di sprigionare luce, calore ed equilibrio spirituale; di Salvatore Cuschera, che piega e tende il ferro fino a renderlo sorprendentemente dinamico e instabile; di Riccardo De Marchi, che lavora l’acciaio come una superficie da attraversare, scavare e aprire, trasformandola in un campo di segni e di ritmo; e di Izumi Ōki, che sceglie il vetro per costruire architetture di luce e trasparenza, in cui forma e spiritualità coincidono.
L’esposizione mette in dialogo queste cinque esperienze in un percorso unitario, in cui la scultura si rivela come pratica di ascolto della materia e come spazio di incontro tra visibile e invisibile.
Il progetto espositivo si inserisce idealmente in una linea di continuità con le grandi sperimentazioni delle avanguardie storiche del Novecento, in particolare con il Futurismo, primo movimento artistico a concepire l’arte come intervento totale sull’esistenza e a introdurre l’uso libero e innovativo dei materiali. Dai “complessi plastici” di Balla e Depero alle riflessioni di Boccioni sulla distruzione della nobiltà tradizionale del marmo e del bronzo, la materia diventa veicolo di dinamismo, energia e visione. È proprio questo spirito di ricerca che anima ancora oggi il lavoro degli artisti in mostra.
Gabriella Benedini lavora il legno come materia archetipica, portatrice di memoria e di tempo. I materiali di recupero, spesso provenienti da fasciami di barche, conservano le tracce di una vita precedente che l’artista non cancella ma trasforma. Nelle sculture Vele (2024–2025), una nera e una bianca, la materia vissuta si apre a una dimensione simbolica e spirituale: forme concave sospinte dal vento, metafora di un viaggio interiore oltre la realtà fisica. La dualità yin/yang, il tema della trasformazione continua e il rispetto profondo per la natura rendono l’opera di Benedini una riflessione poetica sul tempo, sulla rinascita e sull’energia che permane nella materia.
Il rame è invece il materiale elettivo di Pietro Coletta, scelto per il suo potente valore simbolico e alchemico. Metallo associato alla vitalità, alla luce e all’equilibrio spirituale, il rame nelle sue sculture diventa superficie sensibile, capace di catturare e riflettere l’energia del fuoco. Attraverso bruciature, ossidazioni e accostamenti con legno, ferro e vetro, Coletta indaga il rapporto tra luce e ombra, reale e virtuale, materia e trascendenza. Opere come Soglia, Dardo di Zeus o Incanto si configurano come portali simbolici, luoghi di passaggio tra il visibile e l’invisibile, dove la scultura diventa espressione dell’anima.
Salvatore Cuschera utilizza il ferro per creare forme tese, dinamiche, in equilibrio precario. La sua profonda conoscenza delle tecniche di forgiatura e saldatura gli consente di trasformare un materiale pesante e resistente in strutture che sembrano sfidare la gravità. In opere come Fuori diagonale o Tavola del deserto, il ferro si carica di valenze simboliche: passaggi, soglie, archetipi legati alla nascita, al viaggio e alla spiritualità. Il vuoto, l’aria, lo spazio interno alle sculture diventano elementi costruttivi essenziali, contribuendo a una riflessione sull’equilibrio tra ordine e disordine, forza e leggerezza.
La ricerca di Riccardo De Marchi si fonda su un gesto tanto elementare quanto radicale: il foro. Da oltre quarant’anni l’artista incide, perfora e modula superfici di acciaio, alluminio e plexiglas, costruendo un linguaggio personale basato su punto, linea e piano. I suoi lavori evocano antiche scritture, geoglifi, partiture musicali e fenomeni naturali, generando sequenze ritmiche di vuoti e pieni. I “buchi” di De Marchi non sono assenze, ma aperture verso uno spazio altro, inviti a guardare oltre la superficie per cogliere l’ordine nascosto della realtà.
Con Izumi Ōki la materia si fa luce. Le sue sculture, realizzate esclusivamente in vetro, amplificano lo spazio e dialogano con l’architettura attraverso trasparenze, rifrazioni e ritmi luminosi. La forma nasce da una necessità interiore e si traduce in strutture essenziali, cariche di spiritualità. Opere come Pensiero danzante, Onda architettonica o Torre cattedrale trasformano il vetro in un medium poetico capace di unire leggerezza, energia e armonia, evocando una visione cosmica in cui caos e ordine trovano un equilibrio perfetto.
La galleria in collaborazione con l’Archivio Giacomo Benevelli, nell’ambito del progetto di Milano MuseoCity presenta il lavoro di Giacomo Benevelli Liason#100, realizzato in marmo di Carrara.
L’esposizione si configura così come un percorso intenso e coerente, in cui la scultura contemporanea riafferma il proprio ruolo di spazio di ricerca, conoscenza e visione. Materiali e sensibilità diversi, un’unica tensione verso l’essenza profonda della materia e del fare artistico.
05
febbraio 2026
Cinque artisti per cinque materiali
Dal 05 febbraio al 19 marzo 2026
arte contemporanea
Location
PAULA SEEGY GALLERY
Milano, Via San Maurilio, 14, (MI)
Milano, Via San Maurilio, 14, (MI)
Orario di apertura
da martedì a sabato, ore 12-19
Sito web
Ufficio stampa
IBC - IRMA BIANCHI COMMUNICATION
Autore
Curatore









