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Clipped Horizon
Bucknell’s solo exhibition title, Clipped Horizon, borrows from video game terminology, where “clipping” means a glitch in which collision logic breaks—bodies pass through walls, NPCs show up partially embedded—but the system keeps running. Welcome to the cosmic bug…
Comunicato stampa
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In In Free Fall (2011) Hito Steyerl suggerisce che abbiamo perso la prospettiva orizzontale e con essa ogni terreno comune. Viviamo in un collasso. Nessun dramma, solo caduta libera. Qui cadere non significa necessariamente disgregarsi, ma ritrovare il proprio posto. Forse in un luogo con molti più orizzonti.
Il lavoro di Alice Bucknell segue la stessa logica, testando molteplici prospettive, comprese quelle più scomode, al fine di mantenere aperto il futuro piuttosto che proporre una singola previsione.
Esplorare la pratica di Bucknell è come entrare in un thread complottista su Reddit, dove il CTO Seth vende tramonti per raffreddare la Terra, e il gemello di Elon, Jason, formatosi sulle teorie di Donna Haraway e sui comunicati stampa di SpaceX, promette eventi artistici di alta qualità su Marte. Pura chimica e capitale.
Il titolo della mostra personale di Bucknell, Clipped Horizon, prende in prestito la terminologia dei videogiochi, dove “clipping” indica un glitch in cui la logica di collisione si interrompe – i corpi attraversano i muri, i PNG appaiono parzialmente incastrati – ma il sistema continua a funzionare. Benvenuti nel bug cosmico.
Come accade per i forum complottisti, trascorrendo una quantità sufficiente di tempo nelle simulazioni di Bucknell, si segue una parabola guidata dalla dopamina – dalla confusione al riconoscimento – individuando connessioni significative tra dati casuali. Solo che i dati in questo caso non sono affatto casuali: dalle interviste con avvocati spaziali, astronomi della NASA, piloti di droni, alle scansioni 3D della città, che fondono immagini d’archivio del fiume di Los Angeles con proposte esistenti per la sua riqualificazione.
La mostra riunisce tre opere di Alice Bucknell. The Martian Word for World is Mother (2022), un video a tre canali che si basa sul racconto di Ursula K. Le Guin The Word for World Is Forest e sulla Mars Trilogy di Kim Stanley Robinson, propone tre futuri molto diversi per il Pianeta Rosso, affiancati dalla ricerca di Bucknell sulle leggi interplanetarie. Spoiler: l’insediamento umano non è la soluzione predefinita.
In The Alluvials (2023), una narrazione non lineare su Los Angeles raccontata attraverso gli incendi, il fiume Los Angeles e il famoso puma P-22 esplora la sfortunata relazione che la città ha con l’acqua. Qui Bucknell lavora con piani di riqualificazione ipotetici e documenti d’archivio che fondono storia e futuro per immaginare un presente simile alla realtà.
Attraversando uno spazio puntellato da sculture metalliche trattate termicamente – tra cui un alligatore, un satellite spaziale e uno stivale da cowboy, che si scioglie come se fosse stato lasciato troppo a lungo al sole – si accede alla sala di controllo, dove un documentarista dilettante illustra con entusiasmo il lato oscuro della geoingegneria solare.
In qualche modo, nella maggior parte dei videogiochi, il sole è solo un elemento decorativo di sfondo. In Staring at the Sun (2024-2025), l’opera centrale della mostra, è allo stesso tempo un agente e un oggetto: un documentario fantascientifico basato su interviste di Bucknell a scienziati, ingegneri e CEO di startup che attivamente modellano, plasmano o testano come il sole, l’atmosfera e il clima potrebbero essere alterati. Fissare il sole è stupido e doloroso, ma l’impulso di esplorare l’ignoto e l’inconoscibile continua a prevalere.
Le narrazioni acquisivano potere facendo crollare l’incertezza. In un presente caratterizzato dal collasso della narrazione, l’opera di Bucknell funziona come una botola. Tagliando l’orizzonte, cadiamo di traverso in un mondo che offre sensazioni totalizzanti piuttosto che una conoscenza assoluta.
Testo di Alice Scope
Il lavoro di Alice Bucknell segue la stessa logica, testando molteplici prospettive, comprese quelle più scomode, al fine di mantenere aperto il futuro piuttosto che proporre una singola previsione.
Esplorare la pratica di Bucknell è come entrare in un thread complottista su Reddit, dove il CTO Seth vende tramonti per raffreddare la Terra, e il gemello di Elon, Jason, formatosi sulle teorie di Donna Haraway e sui comunicati stampa di SpaceX, promette eventi artistici di alta qualità su Marte. Pura chimica e capitale.
Il titolo della mostra personale di Bucknell, Clipped Horizon, prende in prestito la terminologia dei videogiochi, dove “clipping” indica un glitch in cui la logica di collisione si interrompe – i corpi attraversano i muri, i PNG appaiono parzialmente incastrati – ma il sistema continua a funzionare. Benvenuti nel bug cosmico.
Come accade per i forum complottisti, trascorrendo una quantità sufficiente di tempo nelle simulazioni di Bucknell, si segue una parabola guidata dalla dopamina – dalla confusione al riconoscimento – individuando connessioni significative tra dati casuali. Solo che i dati in questo caso non sono affatto casuali: dalle interviste con avvocati spaziali, astronomi della NASA, piloti di droni, alle scansioni 3D della città, che fondono immagini d’archivio del fiume di Los Angeles con proposte esistenti per la sua riqualificazione.
La mostra riunisce tre opere di Alice Bucknell. The Martian Word for World is Mother (2022), un video a tre canali che si basa sul racconto di Ursula K. Le Guin The Word for World Is Forest e sulla Mars Trilogy di Kim Stanley Robinson, propone tre futuri molto diversi per il Pianeta Rosso, affiancati dalla ricerca di Bucknell sulle leggi interplanetarie. Spoiler: l’insediamento umano non è la soluzione predefinita.
In The Alluvials (2023), una narrazione non lineare su Los Angeles raccontata attraverso gli incendi, il fiume Los Angeles e il famoso puma P-22 esplora la sfortunata relazione che la città ha con l’acqua. Qui Bucknell lavora con piani di riqualificazione ipotetici e documenti d’archivio che fondono storia e futuro per immaginare un presente simile alla realtà.
Attraversando uno spazio puntellato da sculture metalliche trattate termicamente – tra cui un alligatore, un satellite spaziale e uno stivale da cowboy, che si scioglie come se fosse stato lasciato troppo a lungo al sole – si accede alla sala di controllo, dove un documentarista dilettante illustra con entusiasmo il lato oscuro della geoingegneria solare.
In qualche modo, nella maggior parte dei videogiochi, il sole è solo un elemento decorativo di sfondo. In Staring at the Sun (2024-2025), l’opera centrale della mostra, è allo stesso tempo un agente e un oggetto: un documentario fantascientifico basato su interviste di Bucknell a scienziati, ingegneri e CEO di startup che attivamente modellano, plasmano o testano come il sole, l’atmosfera e il clima potrebbero essere alterati. Fissare il sole è stupido e doloroso, ma l’impulso di esplorare l’ignoto e l’inconoscibile continua a prevalere.
Le narrazioni acquisivano potere facendo crollare l’incertezza. In un presente caratterizzato dal collasso della narrazione, l’opera di Bucknell funziona come una botola. Tagliando l’orizzonte, cadiamo di traverso in un mondo che offre sensazioni totalizzanti piuttosto che una conoscenza assoluta.
Testo di Alice Scope
10
febbraio 2026
Clipped Horizon
Dal 10 febbraio al 03 aprile 2026
arte contemporanea
Location
BASEMENT ROMA
Roma, Via Nicola Ricciotti, 4, (Roma)
Roma, Via Nicola Ricciotti, 4, (Roma)
Orario di apertura
mercoledì – sabato, 14:30 – 19:00
Sito web
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Curatore
Media partner




