Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Corale
FRENCH PLACE è lieta di presentare la sua mostra inaugurale CORALE, con opere di Xolo Cuintle, Nina Davies, Anna De Castro Barbosa, Francesca Frigerio, Steph Huang, Cecilia Mentasti, Mountaincutters, Matthias Odin, Marco Siciliano, Riley Tu, Gaspar Willmann, Rafał Zajko, Luis Enrique Zela-Koort.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Da giovedì 29 gennaio a sabato 28 febbraio 2026, FRENCH PLACE è lieta di presentare la sua mostra inaugurale CORALE, con opere di Xolo Cuintle, Nina Davies, Anna De Castro Barbosa, Francesca Frigerio, Steph Huang, Cecilia Mentasti, Mountaincutters, Matthias Odin, Marco Siciliano, Riley Tu, Gaspar Willmann, Rafał Zajko, Luis Enrique Zela-Koort. La mostra segna l’apertura dello spazio a Milano e definisce la sua visione curatoriale, fondata su polifonia, relazione e forme condivise di collettività.
In parallelo alla mostra, da giovedì 29 gennaio a mercoledì 11 febbraio 2026, FRENCH PLACE inaugura la prima iterazione del proprio programma video con due opere video a canale singolo di Riley Tu, che esplorano le politiche del corpo, l’autorappresentazione e la resistenza algoritmica negli spazi digitali. Da giovedì 12 febbraio a giovedì 12 marzo 2026 prenderà inoltre avvio la prima residenza d’artista con Matthias Odin, segnando l’inizio del programma di residenze dell’organizzazione, incentrato su pratiche processuali e impegno critico.
In italiano, corale possiede un significato che va oltre l’ambito musicale. Oltre a indicare una composizione corale, il termine rimanda a qualcosa di collettivo, condiviso, unanime. Questa sfumatura semantica non trova una traduzione diretta in inglese: choral resta legato al canto, mentre chorale richiama una specifica tradizione musicale, quella luterana, esemplificata dai corali di Johann Sebastian Bach. La mostra emerge proprio all’interno di questo scarto linguistico, assumendolo come uno spazio produttivo in cui pluralità, frizione e risonanza possono coesistere senza collassare nell’unità.
La mostra trae ispirazione da When I Sing, the Mountains Dance di Irene Solà, un romanzo strutturato come una costellazione di voci — umane e non umane, viventi e spettrali — intrecciate in una narrazione frammentata ma coesa. In termini musicali, richiama l’idea che ciò che nasce come cacofonia possa gradualmente trasformarsi in una fragile armonia: una metafora di sistemi di senso che trovano coerenza non attraverso l’omogeneità, ma attraverso dissonanza e prossimità. Questo approccio risuona con il concetto di Relation di Édouard Glissant e con i suoi échos-mondes: mondi che vibrano nella molteplicità, in cui l’identità si articola attraverso la relazione piuttosto che attraverso la trasparenza.
Gli artisti riuniti in Corale operano all’interno di una condizione polifonica. Le loro pratiche affrontano questioni urgenti del presente resistendo a qualsiasi omogeneità estetica o ideologica. Ciò che li accomuna non è un linguaggio o un medium condiviso, ma una risonanza critica comune. Corale funziona così come un dispositivo di ascolto — un’architettura curatoriale attenta a opacità, molteplicità e vibrazione. Concepite attraverso un impegno verso la simultaneità piuttosto che verso la progressione, le opere si dispiegano come un campo condiviso in cui le voci coesistono senza gerarchie né risoluzioni. La differenza non viene smussata, ma mantenuta in tensione, consentendo a frammentazione, ritmo e forme relazionali del fare di generare un equilibrio fragile ma produttivo.
Il titolo CORALE riflette l’etica stessa di FRENCH PLACE, concepito come uno spazio in cui pratiche artistiche, collaborazioni e programma pubblico convergono in una costellazione di voci. FRENCH PLACE costruisce la propria identità sul principio della molteplicità: le mostre si sviluppano accanto a residenze, workshop, incontri, proiezioni e performance, generando un ritmo collettivo che si estende oltre le pareti espositive.
FRENCH PLACE è un’organizzazione artistica e un incubatore di pratiche contemporanee critiche. Operando come una proto-istituzione — situata tra una fondazione d’arte e una galleria — sostiene la sperimentazione, favorisce lo scambio e offre tempo e spazio per la collaborazione.
FRENCH PLACE nasce come spazio espositivo indipendente a Londra, con l’intento di mettere in dialogo artisti, gallerie e pubblici. Ciò che ne è emerso è una comunità definita dalla curiosità e da una convinzione condivisa sull’importanza di sostenere artisti e operatori culturali, incoraggiando collaborazioni e dialogo. Con la crescita del programma nel corso dei quattro anni di attività, è emersa anche la necessità di una struttura in grado di accompagnarne l’evoluzione.
L’apertura di FRENCH PLACE a Milano segna il passo successivo di questo percorso. Il nome, ereditato dalla sede originaria al numero 9 French Place, London, rimane un segnale di continuità — un promemoria del fatto che l’identità del progetto è plasmata tanto dalle persone quanto dal luogo.
La visione di FRENCH PLACE per questo nuovo capitolo è quella di creare uno spazio di relazione, ricerca e discorso critico, modellato da persone unite da una presa di responsabilità collettiva sul piano culturale. Un luogo in cui gli artisti possano sperimentare con fiducia, in cui il pubblico possa incontrare le opere on their own terms e in cui le conversazioni possano svilupparsi attraverso discipline e comunità. Il programma si articolerà tra mostre, una residenza d’artista e iniziative di ricerca volte a sostenere un coinvolgimento profondo con la pratica contemporanea.
FRENCH PLACE opererà secondo un modello circolare, in cui i proventi della galleria sosterranno il public programme, così come le attività di mentoring, residenza e ricerca.
In parallelo alla mostra, da giovedì 29 gennaio a mercoledì 11 febbraio 2026, FRENCH PLACE inaugura la prima iterazione del proprio programma video con due opere video a canale singolo di Riley Tu, che esplorano le politiche del corpo, l’autorappresentazione e la resistenza algoritmica negli spazi digitali. Da giovedì 12 febbraio a giovedì 12 marzo 2026 prenderà inoltre avvio la prima residenza d’artista con Matthias Odin, segnando l’inizio del programma di residenze dell’organizzazione, incentrato su pratiche processuali e impegno critico.
In italiano, corale possiede un significato che va oltre l’ambito musicale. Oltre a indicare una composizione corale, il termine rimanda a qualcosa di collettivo, condiviso, unanime. Questa sfumatura semantica non trova una traduzione diretta in inglese: choral resta legato al canto, mentre chorale richiama una specifica tradizione musicale, quella luterana, esemplificata dai corali di Johann Sebastian Bach. La mostra emerge proprio all’interno di questo scarto linguistico, assumendolo come uno spazio produttivo in cui pluralità, frizione e risonanza possono coesistere senza collassare nell’unità.
La mostra trae ispirazione da When I Sing, the Mountains Dance di Irene Solà, un romanzo strutturato come una costellazione di voci — umane e non umane, viventi e spettrali — intrecciate in una narrazione frammentata ma coesa. In termini musicali, richiama l’idea che ciò che nasce come cacofonia possa gradualmente trasformarsi in una fragile armonia: una metafora di sistemi di senso che trovano coerenza non attraverso l’omogeneità, ma attraverso dissonanza e prossimità. Questo approccio risuona con il concetto di Relation di Édouard Glissant e con i suoi échos-mondes: mondi che vibrano nella molteplicità, in cui l’identità si articola attraverso la relazione piuttosto che attraverso la trasparenza.
Gli artisti riuniti in Corale operano all’interno di una condizione polifonica. Le loro pratiche affrontano questioni urgenti del presente resistendo a qualsiasi omogeneità estetica o ideologica. Ciò che li accomuna non è un linguaggio o un medium condiviso, ma una risonanza critica comune. Corale funziona così come un dispositivo di ascolto — un’architettura curatoriale attenta a opacità, molteplicità e vibrazione. Concepite attraverso un impegno verso la simultaneità piuttosto che verso la progressione, le opere si dispiegano come un campo condiviso in cui le voci coesistono senza gerarchie né risoluzioni. La differenza non viene smussata, ma mantenuta in tensione, consentendo a frammentazione, ritmo e forme relazionali del fare di generare un equilibrio fragile ma produttivo.
Il titolo CORALE riflette l’etica stessa di FRENCH PLACE, concepito come uno spazio in cui pratiche artistiche, collaborazioni e programma pubblico convergono in una costellazione di voci. FRENCH PLACE costruisce la propria identità sul principio della molteplicità: le mostre si sviluppano accanto a residenze, workshop, incontri, proiezioni e performance, generando un ritmo collettivo che si estende oltre le pareti espositive.
FRENCH PLACE è un’organizzazione artistica e un incubatore di pratiche contemporanee critiche. Operando come una proto-istituzione — situata tra una fondazione d’arte e una galleria — sostiene la sperimentazione, favorisce lo scambio e offre tempo e spazio per la collaborazione.
FRENCH PLACE nasce come spazio espositivo indipendente a Londra, con l’intento di mettere in dialogo artisti, gallerie e pubblici. Ciò che ne è emerso è una comunità definita dalla curiosità e da una convinzione condivisa sull’importanza di sostenere artisti e operatori culturali, incoraggiando collaborazioni e dialogo. Con la crescita del programma nel corso dei quattro anni di attività, è emersa anche la necessità di una struttura in grado di accompagnarne l’evoluzione.
L’apertura di FRENCH PLACE a Milano segna il passo successivo di questo percorso. Il nome, ereditato dalla sede originaria al numero 9 French Place, London, rimane un segnale di continuità — un promemoria del fatto che l’identità del progetto è plasmata tanto dalle persone quanto dal luogo.
La visione di FRENCH PLACE per questo nuovo capitolo è quella di creare uno spazio di relazione, ricerca e discorso critico, modellato da persone unite da una presa di responsabilità collettiva sul piano culturale. Un luogo in cui gli artisti possano sperimentare con fiducia, in cui il pubblico possa incontrare le opere on their own terms e in cui le conversazioni possano svilupparsi attraverso discipline e comunità. Il programma si articolerà tra mostre, una residenza d’artista e iniziative di ricerca volte a sostenere un coinvolgimento profondo con la pratica contemporanea.
FRENCH PLACE opererà secondo un modello circolare, in cui i proventi della galleria sosterranno il public programme, così come le attività di mentoring, residenza e ricerca.
29
gennaio 2026
Corale
Dal 29 gennaio al 28 febbraio 2026
arte contemporanea
Location
French Place
Milano, Via Carlo Goldoni, 64, (MI)
Milano, Via Carlo Goldoni, 64, (MI)
Orario di apertura
Mercoledì - Venerdì 14-19
Sabato 11-13 & 15-19
Vernissage
29 Gennaio 2026, 18-21
Sito web
Autore




