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Democracy is coming
La democrazia è promessa, processo, tensione. È una parola continuamente invocata, ma mai definitivamente compiuta. Il titolo della mostra – Democracy is coming – riprende la celebre canzone di Leonard Cohen del 1992 e la trasforma in una dichiarazione sospesa tra speranza, ironia e interrogazione.
Comunicato stampa
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La democrazia è promessa, processo, tensione. È una parola continuamente invocata, ma mai definitivamente compiuta. Il titolo della mostra – Democracy is coming – riprende la celebre canzone di Leonard Cohen del 1992 e la trasforma in una dichiarazione sospesa tra speranza, ironia e interrogazione. Se la democrazia “sta arrivando”, allora non è ancora qui: da dove proviene? E soprattutto, cosa la rende reale? In questo scarto tra presente e attesa si può intravedere ciò che Jacques Derrida, in Rogues: Two Essays on Reason (2003), ha definito “democrazia a venire”: non una forma politica compiuta, ma una promessa strutturalmente incompiuta, sempre differita, che esiste proprio nella sua apertura all’altro e nel suo continuo rinvio. La democrazia, in questa prospettiva, non coincide mai pienamente con le sue istituzioni, ma abita lo spazio fragile tra ciò che è e ciò che deve ancora essere. L’installazione di Leander Schwazer (1982, Italia) prende forma da un gesto di recupero e trasformazione. Lettere pubblicitarie scartate, provenienti da diverse città europee e originariamente destinate a diffondere messaggi commerciali nello spazio pubblico, vengono ricablate e riattivate per comporre la frase Democracy is coming. Le lettere luminose non sono disposte in linea retta, ma seguono la traiettoria di una spirale logaritmica sospesa al soffitto, come un firmamento artificiale. Questa costellazione luminosa suggerisce una cosmologia possibile per la democrazia: un sistema di orientamento, simile a quello che per secoli ha guidato i navigatori attraverso le stelle. In questo senso, l’opera non è solo un messaggio, ma una domanda aperta sul nostro modo di orientarci nel presente. La democrazia appare allora non come un punto di arrivo, ma come un campo di forze, una direzione da cercare collettivamente — o, seguendo Derrida, qualcosa che esiste proprio nella sua impossibilità di essere definitivamente raggiunta, come una stella che orienta senza mai essere toccata. All’ingresso dello spazio, l’installazione Tutto è in equilibrio introduce una dimensione partecipativa. Centinaia di livelle sospese su fili formano una superficie vibrante che reagisce al movimento degli spettatori. Il loro equilibrio può essere alterato o ristabilito dal passaggio del pubblico, trasformando l’opera in un organismo sensibile. Collocate davanti alla vetrina della galleria, le livelle ricordano una vetrata contemporanea: la luce colorata filtra nello spazio e rende visibile l’instabilità dell’equilibrio. Come la democrazia stessa, l’opera esiste solo attraverso la partecipazione e la responsabilità condivisa. L’equilibrio non è dato una volta per tutte: deve essere continuamente negoziato, esposto al rischio e all’alterazione — sempre, ancora una volta, a venire. “It's coming from the women and the men” cantava Leonard Cohen, e così sulle pareti i dipinti di Nazar Strelyaev-Nazarko (1998, Ucraina) introducono la dimensione umana e narrativa della mostra. Se l’installazione di Schwazer suggerisce una struttura cosmica o sistemica, le figure di Nazar funzionano come una possibile polis, ricordandoci che senza persone non esiste democrazia. Nato e cresciuto a Kharkiv, città segnata da una storia culturale stratificata, Strelyaev-Nazarko intreccia memoria personale, storia politica e tradizione pittorica. Il suo linguaggio visivo nasce dall’incontro tra la formazione accademica post-sovietica, la passione per gli antichi maestri europei e un’ironia sottile che attraversa i suoi soggetti. Nel dipinto Babylonian, l’artista rielabora un’immagine trovata in un libro di propaganda sovietica appartenuto alla nonna: una lavoratrice raffigurata con una catena al collo. Trasformando quella figura in un ritratto più sensuale e ambiguo, con una camicia semitrasparente e una catena dorata sulle spalle, Nazar costruisce un’immagine sospesa tra seduzione, potere e costrizione. Il titolo rimanda alla Torre di Babele, simbolo di un’ambizione collettiva destinata al collasso. In questa lettura, il progetto utopico dell’Unione Sovietica appare come una nuova Babele: una costruzione monumentale fondata sull’idea di progresso universale, ma destinata a frammentarsi nelle sue contraddizioni. Attraverso i suoi personaggi, Strelyaev-Nazarko esplora il modo in cui la memoria individuale filtra e rielabora la storia. I suoi dipinti oscillano tra nostalgia, critica e humour, mostrando come il passato sopravviva in frammenti, immagini e miti che continuano a modellare il presente. In Democracy is coming, le opere dei due artisti costruiscono un dialogo tra scala cosmica e dimensione personale, tra struttura e corpo, tra promessa politica ed esperienza individuale. La spirale luminosa di Schwazer suggerisce una traiettoria collettiva, mentre le figure di Nazar ricordano che ogni sistema politico è composto da individui, con le loro memorie, desideri e contraddizioni. La mostra non offre una definizione di democrazia. Piuttosto, propone uno spazio in cui orientarsi: tra stelle artificiali, equilibri instabili e figure che emergono dalla storia. Forse la democrazia non è un punto d’arrivo, ma una direzione — qualcosa che, come suggerisce Cohen e come Derrida radicalizza, non smette mai di arrivare, perché esiste proprio nel suo continuo differirsi.
10
aprile 2026
Democracy is coming
Dal 10 aprile al 30 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Galleria Alessandro Casciaro
Bolzano, Via dei Cappuccini, 26a, (BZ)
Bolzano, Via dei Cappuccini, 26a, (BZ)
Orario di apertura
lu-ve 9-12.30 e 15-18
sa 10-12.30
Vernissage
10 Aprile 2026, 18.00
Sito web
Autore
Autore testo critico
Progetto grafico


