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Ebe Poli
Ebe Poli, pittrice e e grafico è nata a San Giovanni Lupatoto, Verona, nel 1902 ed ha vissuto a Verona fino al 1993. Compiuti gli studi umanistici, si è dedicata totalmente, per naturale vocazione, all’arte.
Comunicato stampa
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Ebe Poli, pittrice e e grafico è nata a San Giovanni Lupatoto, Verona, nel 1902 ed ha vissuto a Verona fino al 1993.
Compiuti gli studi umanistici, si è dedicata totalmente, per naturale vocazione, all’arte. Le affermazioni a Venezia “Ca Pesaro, Bevilacqua la Masa”, la collocano sul piano Nazionale ed Internazionale e all’attenzione della Critica più qualificata. Alle Biennali Internazionali di Venezia, alla XXII vince il Concorso sul tema: “Celebrare Venezia” e, alla XXV Biennale Internazionale veneziana, la sua opera “Orti a Torcello” ottiene il premio acquisto del Presidente della Repubblica. Ebe Poli è stata presente a tutte le Quadriennali di Roma dal 1939: III, IV, V, VI, VII, VIII, IX. Ha partecipato ininterrottamente alle più importanti Esposizioni Nazionali ed Internazionali e all’Estero dove ha conseguito significativi premi, che confermano la sua maturità e personalità d’artista.
Ebe Poli fa parte del gruppo: pittori di Burano e del movimento A.I.V. incisori veneti Venezia.
Ha partecipato a molte edizioni dei premi:Bergamo, Michetti, Marzotto, Roma,Verona, Burano, La Spezia, Bari, Taranto, Palermo, Marsala, a tutte le Biennali di Milano dal 1940, alle quadriennali di Verona e Padova e molte altre.
La Poli conosce le varie tecniche dell’incisione e stampa col proprio torchio, sempre in tiratura molto limitata. Ha pubblicato fin dal 1948 – 50 una cartella di litografie e tempere originali numerate e firmate dal titolo: “La Regata veneziana” testo di presentazione di Orio Vergani e la più recente opera grafica, “ Pietre di Verona” (incisioni all’acquaforte, acquatinta), cartelle numerate e firmate in limitata tiratura con testi di Renato Simoni e di Berto Barbarani.
Oltre alle succitate esposizioni nazionali ed internazionali è stata invitata alle Internazionali: PREMIO DEL FIORINO – FIRENZE a quella Internazionale di Genova, di Messina, al “Giorgione – Poussin”, all'Internazionale di San Marino, di Clermont – Ferrand, di Cannes e di Vichy; a molte edizioni dei Premi: Bergamo, Michetti, Marzotto, Roma, Verona, Burano, La Spezia, Bari, Taranto, Palermo, Marsala, a tutte le Biennali di Milano dal 1940, alle Quadriennali di Torino, a tutte le Biennali di Verona e Padova e molte altre.
Una mostra di pittura: Ebe Poli
Da tanti, tanti anni conosco Ebe Poli e debbo dire subito che la conosco come “pittrice”. Pittrice, pittore – sembra pleonastico il termine, ma non tanto se si pensa a tutte le trasformazioni subite da chi ha operato in questi anni, stando al corrente di ciò che è avvenuto.
Ebe Poli è passata anche per una fase astratta, ma la struttura della sua opera non ha mai abbandonato i termini della pittura, cosicché nel suo iter non abbiamo assistito a scoperte e ritorni. La sua costante è sempre stata la pittura, pittura come pittura, non programmata, non cinetica; perciò non ha fatto parte di alcun gruppo, di alcuna tendenza. È stata quel che si dice, una “solitaria”. Orio Vergani, che ai suoi tempi veniva preso per un giornalista che si interessava ogni tanto di pittura, vide il temperamento “drammatico” della Poli. Così ne scrisse nel periodo in cui Jackson Pollock versava il suo espressionismo astratto nella pittura. Individuare allora, come fece Vergani, una continuità tra processo contenutista e il risultato formale dei quadri della Poli, non era cosa da poco. Dobbiamo essere grati a questi critici di avere salvato le cose che contavano dal mare magnum della produzione del tempo. Era un periodo buono e giusto. Vergani, come tutti quelli che hanno conosciuto Ebe Poli come pittrice della terra veneta, con frequenti rapporti con quella che è stata detta la “scuola di Burano”, non avrebbe potuto essere d’accordo con il richiamo a Pollock (che c’entra?) e all’espressionismo astratto
Ma oggi questo richiamo è possibile, perché sono più di quindici anni che i dipinti di terre e marine della Poli hanno abbandonato la stretta figuratività per un’evasione lirica che è il mezzo per riunirsi al mondo sconfiggendo le scorie di un naturalismo inerte.
La mostra che Giorgio Cortenuova sta preparando, pur svolgendosi come un’antologica retrospettiva di tutto il lungo iter pittorico della Poli, s’imposta soprattutto sugli archetipi che la militanza romantica della Poli ha trovato e ritrovato durante il suo cammino. La natura di terra e di mare è per Ebe Poli come un grande teatro sul quale la sua avventurosa esperienza ha alzato il sipario, in una scoperta continua. Questi archetipi appaiono come uno scheletro sotto i raggi X, nuovi, insoliti alla pittura di paesaggio. Si può pensare a Sironi, ma il chiarore dei fondi non suggerisce tanto masse intrinseche al paesaggio medesimo; proprio come in una radiografia, ossature corpose dell’anima della terra o del profondo del mare.
Ci voleva perciò una mostra come questa per toglierci definitivamente l’immagine di Ebe Poli pittrice “buranella” , legata alle apparenze sensibili delle dolcezze lagunari così com’è stata considerata per tanto tempo. I valori che la Poli cerca sono invece quelli antichi della formazione primordiale del paesaggio, in un’idea esteticamente attiva della
L’immagine della Poli non è dunque bell’e pronta, è studiata nel suo farsi, nel suo organizzarsi come immagine. Ed è veramente notevole che un artista della sua generazione, abituata ad una certa idea del colore e dello spazio, abbia trovato il coraggio estetico di mettersi al passo col tempo per ristudiare tutte le scansioni, tutte le misure che presiedono alla formazione dell’immagine, senza nulla concedere alla piacevolezza.
Quanto ho detto prima sulla qualità di “pittura – pittura” della Poli mi permette di evitare l’equivoco che la nostra artista possa in qualche modo passare per una seguace di quel tipo di “modernità” strutturalistica che è stato detta “concettuale”. La Poli è un artista di buona cultura e si rammenta tra l’altro una sua originale partecipazione a un Congresso veronese di Urbanistica (1968). È dunque un artista che pensa e non dipinge soltanto secondo emozione. Disegna molto per organizzare l’immagine e dal disegno è passata già da quarant’anni a un’intensa attività incisoria, che le permette una definizione ancor più strutturata dell’immagine del suo comporsi. Il motore di tutta questa operazione di passaggi dal disegno alla pittura è ancora l’emozione visuale e non soltanto concettuale. Tant’è vero che in gran parte della sua grafica, come il ciclo delle “Regate veneziane “ (che è un inno all’antica festa della città veneta), Ebe Poli non è mai estemporanea o effimera. La gondola e la barca non sono descritte, ma tratteggiate in una composizione fantastica. Ma il trasporto lirico così felice non distrae la Poli dallo studio della struttura che si attua nella stessa arte incisoria, come si vede anche nel ciclo che fu commentato dal grande Renato Simoni.sua qualità primaria, della sua essenza oltre il godimento impressionistico della luminosità.
Quando di recente ho visitato lo studio della Poli per rendermi definitivamente conto dei suoi passaggi, sempre accorti, dai paesaggi buranelli alle “terre” degli anni sessanta, ai “personaggi marini”, alle “cattedrali” dolomitiche, in questo avvicendarsi di cicli e di strutture pittoriche in cui il dolore diventa naturalmente forma senza perde la sua qualità di materia e dove un forte disegno salva l’immagine dal disfacimento informale, mi sono domandato qual è l’effettiva posizione di quest’artista che certo a sofferto della condizione femminile sulla quale ancora, nell’arte, grava un pregiudizio. Perché non dire che la veronese è stata un “maestro” originale, indipendente, del nostro tempo, tanto forte da non essere rimasta vittima dei concetti prima novecenteschi, poi post impressionisti, poi ancora “moderni” e, perché no?, oggi addirittura “post moderni”? Un mondo, assai ingiusto, si riflette anche sulla fama degli artisti, finché per fortuna talvolta giunge anche la giustizia riparatrice. Questa mostra che gli attenti operatori delle arti veronesi, Cortenova e Magagnato hanno consigliato al Comune di Verona e per la quale è stata richiesta la testimonianza di un vecchio estimatore della Poli come sono io, non è una mostra “riparatrice” né tanto meno un revival. Ebe Poli è in pieno lavoro, la sua fama sarebbe alta anche senza questa mostra. Mettere insieme tante opere di così vari periodi serve però a darci la misura della statura della Poli, che è artista non legata alla sua città e alla sua provincia (per quanto “veronese” essa sia) ma di livello più che nazionale
.
Se dovessi sintetizzare le ragioni di questa mia opinione direi soprattutto che Ebe Poli ha il colpo d’ala dell’autentico artista , la semplicità dell’essenza di immagine e la sua elaborata, colta concezione. I Paesaggi diventano costruzioni, la cultura figurativa diventa poesia. In molti e validamente hanno scritto di lei. A ripassare l’ampia bibliografia si sente che i critici hanno puntato giusto. Non si trattava di valore effimero ma di un’operazione pittorica solidale con la cultura moderna, in quel vasto panorama di valori che non finiamo mai di scoprire e riscoprire al di sopra della confusione, spesso del caos, con cui appare, come da un satellite meteorologico, il Gran campo di Agramante dell’arte contemporanea.
Raffaele De Grada
A Ebe Poli è stata dedicata una vasta e qualificata
Bibliografia con saggi, recensioni, RAI TV, enciclopedie e pubblicazioni d'arte a carattere nazionale ed internazionale fra cui: F. Arcangeli, A. Avena, G. Altichieri, G. Barbieri, Baroni, S. Benco, L. Belotti, M. Bernardi, L. Bertacchini, S. Bertoldi, S. Bevilacqua, R. Biasion, C. Bologna, M. Camerini, D. Cara, F. Castellani, L. Carluccio, G. Cavicchioli, V. Costantini, Cherson, E. Delfino, R. de Grada, M. de Micheli, G. Ghiglione, P. Girace, E. Gajfas, M. Ghilardi, A. Gatto, M. Ferrara, G. Ferro, F. Fezzi, L. Magagnato, M. Monteverdi, G. Marchiori, M. Marconi, A. Margotti, G. Mascherpa, A. Marini, Ch. Menassier, Millet, A. Manzato, Montanarini, S. Maugeri, M. Marussi, G. Marini, B. Morucchio, C. Munari, U. Nebbia, U. Ojetti, A. Palucchini, A. Pensotti, G. Perocco, G. Pollinio, E. Radius, M. Rossi, P. Rizzi, P. Scarpa, C. Segala, G. Scarpa, G. Silvestri, M. Valsecchi, D. Valeri, Venturolli, O. Vergani, G.L. Verzellesi, D. Villani, G. Trentin, A.E. Kesler, Kaisserlim, I. Zanollo, Elio Zorzi.
Le Arti, Milano, Grazia Ed. Mondadori, Nice - Matin, Cannes 1969.
Le "Arti" Rivista, Milano 1950-
1970, "Vent'anni di Arti figurative nel mondo".
Enciclopedia degli Artisti Ed. Garzanti Milano,
Artisti Moderni Kaisserlim 1960 Firenze,
Guida all'Arte Italiana Ed. Europa 1966,
La Peinture contemporainne Paris ed. Milano,
Internationales Kunst Adressbuch Edizione Auscenbusch Berlin 1968,
Artisti Italiani Contemporanei Ed. Gente Torino,
Enciclopedia Universale S.E.D.A. 1969 - 70 Milano.
Pittura Italiana 1970 Ed. Grafiche Rosio Milano,
L'Arte nel mondo ed. Torino 1970, Enciclopedia Universale II ed.
I.D.A.F. Milano,
Fine Art in Italy Ed. F. Europa Milano,
Catalogo della Grafica n. 1-2-3-4,
Bolaffi Editore Torino,
Annuario degli Artisti visivi Ed. Seletecnica Milano,
Annuaria Artisti Veneti Ed. Rizzoli 1974 Milano.
La Comunicazione emotiva Ed. Milano,
Catalogo Arte Moderna n. 8 Ed. Bolaffi Torino.
La documentazione completa dell'attività dell'artista è presso l'Archivio Storico della Biennale
Internazionale di Venezia.
Compiuti gli studi umanistici, si è dedicata totalmente, per naturale vocazione, all’arte. Le affermazioni a Venezia “Ca Pesaro, Bevilacqua la Masa”, la collocano sul piano Nazionale ed Internazionale e all’attenzione della Critica più qualificata. Alle Biennali Internazionali di Venezia, alla XXII vince il Concorso sul tema: “Celebrare Venezia” e, alla XXV Biennale Internazionale veneziana, la sua opera “Orti a Torcello” ottiene il premio acquisto del Presidente della Repubblica. Ebe Poli è stata presente a tutte le Quadriennali di Roma dal 1939: III, IV, V, VI, VII, VIII, IX. Ha partecipato ininterrottamente alle più importanti Esposizioni Nazionali ed Internazionali e all’Estero dove ha conseguito significativi premi, che confermano la sua maturità e personalità d’artista.
Ebe Poli fa parte del gruppo: pittori di Burano e del movimento A.I.V. incisori veneti Venezia.
Ha partecipato a molte edizioni dei premi:Bergamo, Michetti, Marzotto, Roma,Verona, Burano, La Spezia, Bari, Taranto, Palermo, Marsala, a tutte le Biennali di Milano dal 1940, alle quadriennali di Verona e Padova e molte altre.
La Poli conosce le varie tecniche dell’incisione e stampa col proprio torchio, sempre in tiratura molto limitata. Ha pubblicato fin dal 1948 – 50 una cartella di litografie e tempere originali numerate e firmate dal titolo: “La Regata veneziana” testo di presentazione di Orio Vergani e la più recente opera grafica, “ Pietre di Verona” (incisioni all’acquaforte, acquatinta), cartelle numerate e firmate in limitata tiratura con testi di Renato Simoni e di Berto Barbarani.
Oltre alle succitate esposizioni nazionali ed internazionali è stata invitata alle Internazionali: PREMIO DEL FIORINO – FIRENZE a quella Internazionale di Genova, di Messina, al “Giorgione – Poussin”, all'Internazionale di San Marino, di Clermont – Ferrand, di Cannes e di Vichy; a molte edizioni dei Premi: Bergamo, Michetti, Marzotto, Roma, Verona, Burano, La Spezia, Bari, Taranto, Palermo, Marsala, a tutte le Biennali di Milano dal 1940, alle Quadriennali di Torino, a tutte le Biennali di Verona e Padova e molte altre.
Una mostra di pittura: Ebe Poli
Da tanti, tanti anni conosco Ebe Poli e debbo dire subito che la conosco come “pittrice”. Pittrice, pittore – sembra pleonastico il termine, ma non tanto se si pensa a tutte le trasformazioni subite da chi ha operato in questi anni, stando al corrente di ciò che è avvenuto.
Ebe Poli è passata anche per una fase astratta, ma la struttura della sua opera non ha mai abbandonato i termini della pittura, cosicché nel suo iter non abbiamo assistito a scoperte e ritorni. La sua costante è sempre stata la pittura, pittura come pittura, non programmata, non cinetica; perciò non ha fatto parte di alcun gruppo, di alcuna tendenza. È stata quel che si dice, una “solitaria”. Orio Vergani, che ai suoi tempi veniva preso per un giornalista che si interessava ogni tanto di pittura, vide il temperamento “drammatico” della Poli. Così ne scrisse nel periodo in cui Jackson Pollock versava il suo espressionismo astratto nella pittura. Individuare allora, come fece Vergani, una continuità tra processo contenutista e il risultato formale dei quadri della Poli, non era cosa da poco. Dobbiamo essere grati a questi critici di avere salvato le cose che contavano dal mare magnum della produzione del tempo. Era un periodo buono e giusto. Vergani, come tutti quelli che hanno conosciuto Ebe Poli come pittrice della terra veneta, con frequenti rapporti con quella che è stata detta la “scuola di Burano”, non avrebbe potuto essere d’accordo con il richiamo a Pollock (che c’entra?) e all’espressionismo astratto
Ma oggi questo richiamo è possibile, perché sono più di quindici anni che i dipinti di terre e marine della Poli hanno abbandonato la stretta figuratività per un’evasione lirica che è il mezzo per riunirsi al mondo sconfiggendo le scorie di un naturalismo inerte.
La mostra che Giorgio Cortenuova sta preparando, pur svolgendosi come un’antologica retrospettiva di tutto il lungo iter pittorico della Poli, s’imposta soprattutto sugli archetipi che la militanza romantica della Poli ha trovato e ritrovato durante il suo cammino. La natura di terra e di mare è per Ebe Poli come un grande teatro sul quale la sua avventurosa esperienza ha alzato il sipario, in una scoperta continua. Questi archetipi appaiono come uno scheletro sotto i raggi X, nuovi, insoliti alla pittura di paesaggio. Si può pensare a Sironi, ma il chiarore dei fondi non suggerisce tanto masse intrinseche al paesaggio medesimo; proprio come in una radiografia, ossature corpose dell’anima della terra o del profondo del mare.
Ci voleva perciò una mostra come questa per toglierci definitivamente l’immagine di Ebe Poli pittrice “buranella” , legata alle apparenze sensibili delle dolcezze lagunari così com’è stata considerata per tanto tempo. I valori che la Poli cerca sono invece quelli antichi della formazione primordiale del paesaggio, in un’idea esteticamente attiva della
L’immagine della Poli non è dunque bell’e pronta, è studiata nel suo farsi, nel suo organizzarsi come immagine. Ed è veramente notevole che un artista della sua generazione, abituata ad una certa idea del colore e dello spazio, abbia trovato il coraggio estetico di mettersi al passo col tempo per ristudiare tutte le scansioni, tutte le misure che presiedono alla formazione dell’immagine, senza nulla concedere alla piacevolezza.
Quanto ho detto prima sulla qualità di “pittura – pittura” della Poli mi permette di evitare l’equivoco che la nostra artista possa in qualche modo passare per una seguace di quel tipo di “modernità” strutturalistica che è stato detta “concettuale”. La Poli è un artista di buona cultura e si rammenta tra l’altro una sua originale partecipazione a un Congresso veronese di Urbanistica (1968). È dunque un artista che pensa e non dipinge soltanto secondo emozione. Disegna molto per organizzare l’immagine e dal disegno è passata già da quarant’anni a un’intensa attività incisoria, che le permette una definizione ancor più strutturata dell’immagine del suo comporsi. Il motore di tutta questa operazione di passaggi dal disegno alla pittura è ancora l’emozione visuale e non soltanto concettuale. Tant’è vero che in gran parte della sua grafica, come il ciclo delle “Regate veneziane “ (che è un inno all’antica festa della città veneta), Ebe Poli non è mai estemporanea o effimera. La gondola e la barca non sono descritte, ma tratteggiate in una composizione fantastica. Ma il trasporto lirico così felice non distrae la Poli dallo studio della struttura che si attua nella stessa arte incisoria, come si vede anche nel ciclo che fu commentato dal grande Renato Simoni.sua qualità primaria, della sua essenza oltre il godimento impressionistico della luminosità.
Quando di recente ho visitato lo studio della Poli per rendermi definitivamente conto dei suoi passaggi, sempre accorti, dai paesaggi buranelli alle “terre” degli anni sessanta, ai “personaggi marini”, alle “cattedrali” dolomitiche, in questo avvicendarsi di cicli e di strutture pittoriche in cui il dolore diventa naturalmente forma senza perde la sua qualità di materia e dove un forte disegno salva l’immagine dal disfacimento informale, mi sono domandato qual è l’effettiva posizione di quest’artista che certo a sofferto della condizione femminile sulla quale ancora, nell’arte, grava un pregiudizio. Perché non dire che la veronese è stata un “maestro” originale, indipendente, del nostro tempo, tanto forte da non essere rimasta vittima dei concetti prima novecenteschi, poi post impressionisti, poi ancora “moderni” e, perché no?, oggi addirittura “post moderni”? Un mondo, assai ingiusto, si riflette anche sulla fama degli artisti, finché per fortuna talvolta giunge anche la giustizia riparatrice. Questa mostra che gli attenti operatori delle arti veronesi, Cortenova e Magagnato hanno consigliato al Comune di Verona e per la quale è stata richiesta la testimonianza di un vecchio estimatore della Poli come sono io, non è una mostra “riparatrice” né tanto meno un revival. Ebe Poli è in pieno lavoro, la sua fama sarebbe alta anche senza questa mostra. Mettere insieme tante opere di così vari periodi serve però a darci la misura della statura della Poli, che è artista non legata alla sua città e alla sua provincia (per quanto “veronese” essa sia) ma di livello più che nazionale
.
Se dovessi sintetizzare le ragioni di questa mia opinione direi soprattutto che Ebe Poli ha il colpo d’ala dell’autentico artista , la semplicità dell’essenza di immagine e la sua elaborata, colta concezione. I Paesaggi diventano costruzioni, la cultura figurativa diventa poesia. In molti e validamente hanno scritto di lei. A ripassare l’ampia bibliografia si sente che i critici hanno puntato giusto. Non si trattava di valore effimero ma di un’operazione pittorica solidale con la cultura moderna, in quel vasto panorama di valori che non finiamo mai di scoprire e riscoprire al di sopra della confusione, spesso del caos, con cui appare, come da un satellite meteorologico, il Gran campo di Agramante dell’arte contemporanea.
Raffaele De Grada
A Ebe Poli è stata dedicata una vasta e qualificata
Bibliografia con saggi, recensioni, RAI TV, enciclopedie e pubblicazioni d'arte a carattere nazionale ed internazionale fra cui: F. Arcangeli, A. Avena, G. Altichieri, G. Barbieri, Baroni, S. Benco, L. Belotti, M. Bernardi, L. Bertacchini, S. Bertoldi, S. Bevilacqua, R. Biasion, C. Bologna, M. Camerini, D. Cara, F. Castellani, L. Carluccio, G. Cavicchioli, V. Costantini, Cherson, E. Delfino, R. de Grada, M. de Micheli, G. Ghiglione, P. Girace, E. Gajfas, M. Ghilardi, A. Gatto, M. Ferrara, G. Ferro, F. Fezzi, L. Magagnato, M. Monteverdi, G. Marchiori, M. Marconi, A. Margotti, G. Mascherpa, A. Marini, Ch. Menassier, Millet, A. Manzato, Montanarini, S. Maugeri, M. Marussi, G. Marini, B. Morucchio, C. Munari, U. Nebbia, U. Ojetti, A. Palucchini, A. Pensotti, G. Perocco, G. Pollinio, E. Radius, M. Rossi, P. Rizzi, P. Scarpa, C. Segala, G. Scarpa, G. Silvestri, M. Valsecchi, D. Valeri, Venturolli, O. Vergani, G.L. Verzellesi, D. Villani, G. Trentin, A.E. Kesler, Kaisserlim, I. Zanollo, Elio Zorzi.
Le Arti, Milano, Grazia Ed. Mondadori, Nice - Matin, Cannes 1969.
Le "Arti" Rivista, Milano 1950-
1970, "Vent'anni di Arti figurative nel mondo".
Enciclopedia degli Artisti Ed. Garzanti Milano,
Artisti Moderni Kaisserlim 1960 Firenze,
Guida all'Arte Italiana Ed. Europa 1966,
La Peinture contemporainne Paris ed. Milano,
Internationales Kunst Adressbuch Edizione Auscenbusch Berlin 1968,
Artisti Italiani Contemporanei Ed. Gente Torino,
Enciclopedia Universale S.E.D.A. 1969 - 70 Milano.
Pittura Italiana 1970 Ed. Grafiche Rosio Milano,
L'Arte nel mondo ed. Torino 1970, Enciclopedia Universale II ed.
I.D.A.F. Milano,
Fine Art in Italy Ed. F. Europa Milano,
Catalogo della Grafica n. 1-2-3-4,
Bolaffi Editore Torino,
Annuario degli Artisti visivi Ed. Seletecnica Milano,
Annuaria Artisti Veneti Ed. Rizzoli 1974 Milano.
La Comunicazione emotiva Ed. Milano,
Catalogo Arte Moderna n. 8 Ed. Bolaffi Torino.
La documentazione completa dell'attività dell'artista è presso l'Archivio Storico della Biennale
Internazionale di Venezia.
05
febbraio 2011
Ebe Poli
Dal 05 al 20 febbraio 2011
arte contemporanea
Location
SPAZIO 6
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 16,00-19,30
Vernissage
5 Febbraio 2011, ore 18,00
Autore
Curatore


