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Echoes of a Return
La Galleria d’Arte Ellebi presenta “Echoes of a Return”, mostra personale di Arjan Shehaj che segna il ritorno dell’artista a Cosenza dopo dieci anni dall’esperienza dei BoCs Art curati da Alberto Dambruoso. In mostra anche Forme e Pacaktuar, opera finalista al 23° Premio Cairo.
Comunicato stampa
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La Galleria d’Arte Ellebi presenta sabato 14 marzo alle ore 18.00, la mostra personale di Arjan Shehaj dal titolo “Echoes of a Return”, un progetto espositivo che segna il ritorno dell’artista a Cosenza a distanza di dieci anni dalla sua partecipazione alle residenze BoCs Art – Ricognizioni sui linguaggi del contemporaneo, curate da Alberto Dambruoso.
Questo ritorno segna una nuova fase del percorso dell’artista. Come sottolinea lo stesso Shehaj, l’esperienza maturata in questi anni ha portato la sua pittura verso una nuova fase di consapevolezza: un linguaggio più organizzato nelle idee, più maturo nelle intenzioni e al tempo stesso più raffinato sul piano pittorico. La sua gestualità si fa oggi più fluida, sicura e consapevole, segno di una ricerca che ha progressivamente affinato i propri strumenti espressivi.
L’arte di Arjan Shehaj si concentra sull’elemento geometrico del linguaggio pittorico, attraverso il quale l’artista cerca di avvicinarsi a una dimensione rarefatta e quasi assoluta dell’immagine.
Le linee si incontrano, si allontanano e tornano a intrecciarsi, espandendosi nello spazio della tela per dare origine a forme geometriche essenziali. Queste configurazioni sembrano muoversi in una dimensione sospesa, tra la superficie pittorica e una possibile estensione nel reale. In questo processo la pittura si concentra progressivamente sull’essenza del segno, riducendo il linguaggio visivo ai suoi elementi più primari e necessari.
Scrive Giorgio Verzotti: “L’azione dell’artista si esplica attraverso la pazienza certosina che lo spinge a definire col pennello queste tessiture di segni che immaginiamo stesi uno per uno in un atto continuo di avvicinamento e allontanamento, per vedere l’effetto totale di tanto minuzioso e ravvicinato lavoro. Nel più o meno fitto
assieparsi dei segni, di contro al loro diradarsi sulla superficie, nascono infatti le ombre, le chiazze, che si rivelano all’occhio dell’osservatore con le stesse modalità, fra caso e necessità, con cu si sono rivelate al pittore”. (Il caso porta al caos, la necessità fonda un ordine, questa dialettica si vede bene nell’opera di Shehaj)
Nella mostra cosentina l’artista presenta un nuovo ciclo di opere in cui emergono forme sospese, attraversate da vuoti e silenzi, superfici che suggeriscono una dimensione contemplativa e introspettiva. Tra i lavori esposti spicca un dittico inedito che raffigura due forme circolari – o, per meglio dire, due campi energetici – che evocano il rapporto tra pieno e vuoto.
Come spiega l’artista, il vuoto rappresenta uno spazio aperto, che può essere riempito dalle idee e dall’immaginazione di chi osserva l’opera, mentre il pieno diventa luogo di concentrazione e accumulo di energia, una trama di linee e tensioni che suggeriscono forza e dinamismo. In questo dialogo tra presenza e assenza, ogni dipinto si configura come una soglia, un punto di partenza verso un’immagine che prende forma nell’incontro tra opera e sguardo.
“Mi piace pensare – afferma Shehaj – che l’opera non sia mai del tutto conclusa, ma che trovi compimento nello sguardo e nell’immaginazione di chi la osserva”.
La mostra “Echoes of a Return” diventa così un invito a entrare in uno spazio di percezione e riflessione, dove la pittura si manifesta come un annuncio, una forma in divenire che vive tra superficie e realtà.
Questo ritorno segna una nuova fase del percorso dell’artista. Come sottolinea lo stesso Shehaj, l’esperienza maturata in questi anni ha portato la sua pittura verso una nuova fase di consapevolezza: un linguaggio più organizzato nelle idee, più maturo nelle intenzioni e al tempo stesso più raffinato sul piano pittorico. La sua gestualità si fa oggi più fluida, sicura e consapevole, segno di una ricerca che ha progressivamente affinato i propri strumenti espressivi.
L’arte di Arjan Shehaj si concentra sull’elemento geometrico del linguaggio pittorico, attraverso il quale l’artista cerca di avvicinarsi a una dimensione rarefatta e quasi assoluta dell’immagine.
Le linee si incontrano, si allontanano e tornano a intrecciarsi, espandendosi nello spazio della tela per dare origine a forme geometriche essenziali. Queste configurazioni sembrano muoversi in una dimensione sospesa, tra la superficie pittorica e una possibile estensione nel reale. In questo processo la pittura si concentra progressivamente sull’essenza del segno, riducendo il linguaggio visivo ai suoi elementi più primari e necessari.
Scrive Giorgio Verzotti: “L’azione dell’artista si esplica attraverso la pazienza certosina che lo spinge a definire col pennello queste tessiture di segni che immaginiamo stesi uno per uno in un atto continuo di avvicinamento e allontanamento, per vedere l’effetto totale di tanto minuzioso e ravvicinato lavoro. Nel più o meno fitto
assieparsi dei segni, di contro al loro diradarsi sulla superficie, nascono infatti le ombre, le chiazze, che si rivelano all’occhio dell’osservatore con le stesse modalità, fra caso e necessità, con cu si sono rivelate al pittore”. (Il caso porta al caos, la necessità fonda un ordine, questa dialettica si vede bene nell’opera di Shehaj)
Nella mostra cosentina l’artista presenta un nuovo ciclo di opere in cui emergono forme sospese, attraversate da vuoti e silenzi, superfici che suggeriscono una dimensione contemplativa e introspettiva. Tra i lavori esposti spicca un dittico inedito che raffigura due forme circolari – o, per meglio dire, due campi energetici – che evocano il rapporto tra pieno e vuoto.
Come spiega l’artista, il vuoto rappresenta uno spazio aperto, che può essere riempito dalle idee e dall’immaginazione di chi osserva l’opera, mentre il pieno diventa luogo di concentrazione e accumulo di energia, una trama di linee e tensioni che suggeriscono forza e dinamismo. In questo dialogo tra presenza e assenza, ogni dipinto si configura come una soglia, un punto di partenza verso un’immagine che prende forma nell’incontro tra opera e sguardo.
“Mi piace pensare – afferma Shehaj – che l’opera non sia mai del tutto conclusa, ma che trovi compimento nello sguardo e nell’immaginazione di chi la osserva”.
La mostra “Echoes of a Return” diventa così un invito a entrare in uno spazio di percezione e riflessione, dove la pittura si manifesta come un annuncio, una forma in divenire che vive tra superficie e realtà.
14
marzo 2026
Echoes of a Return
Dal 14 marzo al 16 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Galleria d’arte Ellebi
Cosenza, Via Ugo Spirito, (CS)
Cosenza, Via Ugo Spirito, (CS)
Orario di apertura
su appuntamento
Vernissage
14 Marzo 2026, 18.00
Sito web
Autore
Autore testo critico









