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Emilia Faro – Noli me tangere
acquarelli
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Noli me tangere
di Chiara Canali
Ho visto un volto con mille espressioni, e un volto con un’espressione sola,
come se fosse chiuso in uno stampo. Ho visto un volto sotto il cui velo di
splendore si scorgeva la bruttezza, e un volto di cui dovevo sollevare il
velo di splendore per contemplarne la bellezza. Io conosco i volti, perché
guardo attraverso la tela che i miei stessi occhi tessono, e vedo la realtà
che è al di sotto.
Kahlil Gibran
L’arte del ritratto incarna, per così dire, l’essenza stessa della pittura;
un uomo di fronte a un altro che ne insegue, senza saperlo, la verità
dell’essere. Osservando ciò che si cela dietro un occhio azzurro, o cosa
esprime quel labbro pendulo, o quel naso arrogante, o il colore così terreo
dell’incarnato, a poco a poco l’artista, con l’impatto violento dei colori e
la traccia marcata delle forme, con il gioco di luci e di ombre, fa vivere
un essere umano, quell’essere unico e inconfondibile tra tanti.
Con la delicatezza e la leggerezza della tecnica ad acquarello, Emilia Faro
dipinge volti di un generico quanto affine universo femminile: si tratta di
giovani donne, facce amiche e conosciute ritratte sul momento, oppure visi
anonimi e sconosciuti colti all'interno di qualche rivista e mutati nella
loro fisionomia, pur mantenendo fede all’espressione degli occhi. Ogni
particolare del viso è, per l’artista, testimonianza visibile
dell'esperienza più intima di ciascun individuo.
"La figura umana mi appaga. Vi ritrovo tutto. Mi affascina la varietà dei
volti, quei volti che ogni giorno cerco disperatamente e che mi sfuggono. Mi
commuovono un particolare del viso, un pensiero segreto, tragiche
testimonianze dell'unicità di ogni essere umano" così l’artista giustifica
le ragioni di una ricerca pittorica incentrata esclusivamente sul volto.
Più che pittrice Emilia Faro si considera una disegnatrice proprio perché
l’impiego della tecnica ad acquerello l’avvicina a un’esecuzione simile al
disegno, padre di tutte le arti e fondamento stesso di ogni ideazione,
secondo la concezione vasariana. L’artista, nei suoi ritratti, sfrutta
appieno tutte le potenzialità di questa tecnica: rapidità nell’esecuzione,
pochi, essenziali tratti per definire il contorno di un viso, in modo sia
aggraziato che drammatico, e per rendere la delicata trasparenza della
pelle, zone di carta completamente prive di colore o rese trasparenti
attraverso le velature. La purezza e freschezza dell’acquarello su carta
rendono bene il senso di leggerezza dell'anima umana. Gli aloni di colore
provocati dall'acqua sul foglio le consentono di ottenere un'astrazione del
volto che però non impedisce di cogliere la consistenza materica delle
forme.
Gli acquarelli di Emilia Faro contraddicono le caratteristiche di pura
descrizione fisica, sottolineando l’importanza di una realtà ideale che si
proietta sull’immagine, piegandola e talora deformandola alla propria
soggettività. Proseguendo sulla linea di una semplificazione coloristica
iniziata da Toulouse Lautrec e portata alle estreme conseguenze da Egon
Schiele, l’artista stende poche macchie di colore, ora smorte, ora vivaci,
che acquistano valore drammatico nella reciproca contrapposizione. Scopo
essenziale dei ritratti diventa allora quello di rivelare immediatamente le
emozioni e le impressioni suscitate dall’incontro con quel particolare
volto: se predominano gli occhi, viene esaltato il lato spirituale del
soggetto; quando invece sono sottolineate le labbra è il lato fisico,
puramente carnale, che prevale.
Con intensa partecipazione emotiva Emilia Faro sembra avvicinarsi alle sue
creature con l’intenzione di scoprirne l’identità più intima. La
concentrazione interiore (Lux cordis), la fermezza spirituale (Noli me
tangere), la disperazione (Se ipsa cruciavit), il fuoco (Concupisco), il
furore (Odi et amo), l’appagamento dei sensi (Omnia vincit amor), il sogno
dell’anima pura (Pura Vestis) culminano in queste figure femminili. Si ha
l’impressione che esse abbiano preso sulle loro spalle il destino e
l’angoscia di tutti, quell’angoscia che deriva dalla nostra condizione umana
e che prescinde dall'amore e dalla bellezza.
di Chiara Canali
Ho visto un volto con mille espressioni, e un volto con un’espressione sola,
come se fosse chiuso in uno stampo. Ho visto un volto sotto il cui velo di
splendore si scorgeva la bruttezza, e un volto di cui dovevo sollevare il
velo di splendore per contemplarne la bellezza. Io conosco i volti, perché
guardo attraverso la tela che i miei stessi occhi tessono, e vedo la realtà
che è al di sotto.
Kahlil Gibran
L’arte del ritratto incarna, per così dire, l’essenza stessa della pittura;
un uomo di fronte a un altro che ne insegue, senza saperlo, la verità
dell’essere. Osservando ciò che si cela dietro un occhio azzurro, o cosa
esprime quel labbro pendulo, o quel naso arrogante, o il colore così terreo
dell’incarnato, a poco a poco l’artista, con l’impatto violento dei colori e
la traccia marcata delle forme, con il gioco di luci e di ombre, fa vivere
un essere umano, quell’essere unico e inconfondibile tra tanti.
Con la delicatezza e la leggerezza della tecnica ad acquarello, Emilia Faro
dipinge volti di un generico quanto affine universo femminile: si tratta di
giovani donne, facce amiche e conosciute ritratte sul momento, oppure visi
anonimi e sconosciuti colti all'interno di qualche rivista e mutati nella
loro fisionomia, pur mantenendo fede all’espressione degli occhi. Ogni
particolare del viso è, per l’artista, testimonianza visibile
dell'esperienza più intima di ciascun individuo.
"La figura umana mi appaga. Vi ritrovo tutto. Mi affascina la varietà dei
volti, quei volti che ogni giorno cerco disperatamente e che mi sfuggono. Mi
commuovono un particolare del viso, un pensiero segreto, tragiche
testimonianze dell'unicità di ogni essere umano" così l’artista giustifica
le ragioni di una ricerca pittorica incentrata esclusivamente sul volto.
Più che pittrice Emilia Faro si considera una disegnatrice proprio perché
l’impiego della tecnica ad acquerello l’avvicina a un’esecuzione simile al
disegno, padre di tutte le arti e fondamento stesso di ogni ideazione,
secondo la concezione vasariana. L’artista, nei suoi ritratti, sfrutta
appieno tutte le potenzialità di questa tecnica: rapidità nell’esecuzione,
pochi, essenziali tratti per definire il contorno di un viso, in modo sia
aggraziato che drammatico, e per rendere la delicata trasparenza della
pelle, zone di carta completamente prive di colore o rese trasparenti
attraverso le velature. La purezza e freschezza dell’acquarello su carta
rendono bene il senso di leggerezza dell'anima umana. Gli aloni di colore
provocati dall'acqua sul foglio le consentono di ottenere un'astrazione del
volto che però non impedisce di cogliere la consistenza materica delle
forme.
Gli acquarelli di Emilia Faro contraddicono le caratteristiche di pura
descrizione fisica, sottolineando l’importanza di una realtà ideale che si
proietta sull’immagine, piegandola e talora deformandola alla propria
soggettività. Proseguendo sulla linea di una semplificazione coloristica
iniziata da Toulouse Lautrec e portata alle estreme conseguenze da Egon
Schiele, l’artista stende poche macchie di colore, ora smorte, ora vivaci,
che acquistano valore drammatico nella reciproca contrapposizione. Scopo
essenziale dei ritratti diventa allora quello di rivelare immediatamente le
emozioni e le impressioni suscitate dall’incontro con quel particolare
volto: se predominano gli occhi, viene esaltato il lato spirituale del
soggetto; quando invece sono sottolineate le labbra è il lato fisico,
puramente carnale, che prevale.
Con intensa partecipazione emotiva Emilia Faro sembra avvicinarsi alle sue
creature con l’intenzione di scoprirne l’identità più intima. La
concentrazione interiore (Lux cordis), la fermezza spirituale (Noli me
tangere), la disperazione (Se ipsa cruciavit), il fuoco (Concupisco), il
furore (Odi et amo), l’appagamento dei sensi (Omnia vincit amor), il sogno
dell’anima pura (Pura Vestis) culminano in queste figure femminili. Si ha
l’impressione che esse abbiano preso sulle loro spalle il destino e
l’angoscia di tutti, quell’angoscia che deriva dalla nostra condizione umana
e che prescinde dall'amore e dalla bellezza.
29
novembre 2005
Emilia Faro – Noli me tangere
Dal 29 novembre al 13 dicembre 2005
arte contemporanea
Location
GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI
Milano, Via Molino Delle Armi, 3, (Milano)
Milano, Via Molino Delle Armi, 3, (Milano)
Orario di apertura
Mar, gio, ven 15-19.30; Mer 13-19.30; Sab 11-13 e 15-19.30. Lunedì e al mattino su appuntamento
Vernissage
29 Novembre 2005, ore 18-22
Autore


