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Enzo Gagliardino – Il fattore C
Giocando con il sistema percettivo dello spettatore l’artista si diverte a comporre porzioni spaziali, ad incastrare piani prospettici, ad allontanare la linea dell’orizzonte, a fare e disfare il profilo di queste città di vetro mattoni e cemento.
Comunicato stampa
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E. Gagliardino è nato a Brandizzo (TO) e vive e lavora a Torino.
Riportiamo alcune brevi note sull’artista Siamo tutti urbanisti senza impiego, abbiamo tutti delle urbanità senza profilo, abitanti di un agglomerato che un giorno dimenticherà persino di chiamarsi città.
Elisabeth Grosz
Condominium è uno degli esempi narrativi più felici usciti dalla penna di inglese di J. G. Ballard.
Protagonista è il dr Lang, psichiatra affermato che decide di trasferirsi nel moderno quanto anonimo complesso residenziale di nuova edificazione con la speranza di aggiungere ai numerosi confort che la città industriale mette a disposizione dei suoi abitanti anche una certa pace.
Nella sua totale asetticità e riproducibilità, il condominio dell’immaginario ballardiano è il duplice segno della fede nel progresso tecnico ed urbanistico, ma al tempo stesso è lo specchio di una società degradata fondata sulla violenza e sul controllo, sull’incertezza e sulla diffidenza.
La bellezza plastica e polifunzionale di questa unità architettonica che accoglie al suo interno lotti abitativi, luoghi dello svago, zolle di condivisione, relazione, santuario del consumo, si traduce rapidamente in un reticolato infernale e fatiscente, minaccioso e claustrofobico che ingoia le individualità dei singoli inquilini, moltiplicandone le potenzialità aggressive e le intolleranze.
…Il rischio che oggi la città corre è quindi, a detta di quella frangia più radicale della filosofia e dell’urbanistica contemporanea, quella della sua scomparsa o della sua virtualizzazione.
Lo sguardo lucido e disincantato di Gagliardino si limita a riprodurre in pittura la quotidianità di un orizzonte urbano e famigliare a tutte le latitudini e, tuttavia, perturbante nei termini in cui – secondo il padre della psicanalisi Freud – un oggetto appartente alla sfera dei nostri affetti e delle nostre abitudini può trasformarsi in una minaccia, può inquietarci e farci paura con la sua sola presenza, può metterci di fronte a quella parte segreta del nostro io che avevamo relegato nell’abito dell’inconscio o del non desiderato.
… Con le sue geometrie verticali ed orizzontali, con la mania di incasellare, inquadrare e ripetere all’infinito l’unità architettonica del mattone…per dar vita a muri, edifici, ciminiere, aree industriali, Gagliardino si confronta … con la superficie del corpo urbano….
Giocando con il sistema percettivo dello spettatore l’artista si diverte a comporre porzioni spaziali, ad incastrare piani prospettici, ad allontanare la linea dell’orizzonte, a fare e disfare il profilo di queste città di vetro mattoni e cemento. Nemmeno nella finzione pittorica c’è più spazio per la natura, salvo qualche vaporosa nuvola che appare di tanto in tanto come riflesso artificioso sulle finestre, eco lontana di un “sublime” naturale ormai estinto…
Gagliardino non ci lascia alcuna alternativa. Bisogna cercare, se riusciamo, la felicità altrove: facendoci largo tra queste mura, oltre queste facciate la cui rigidità ricorda le prigioni, al di là di queste vetrate che sono lo specchio dei nostri giorni.
Gabella Serusi
Riportiamo alcune brevi note sull’artista Siamo tutti urbanisti senza impiego, abbiamo tutti delle urbanità senza profilo, abitanti di un agglomerato che un giorno dimenticherà persino di chiamarsi città.
Elisabeth Grosz
Condominium è uno degli esempi narrativi più felici usciti dalla penna di inglese di J. G. Ballard.
Protagonista è il dr Lang, psichiatra affermato che decide di trasferirsi nel moderno quanto anonimo complesso residenziale di nuova edificazione con la speranza di aggiungere ai numerosi confort che la città industriale mette a disposizione dei suoi abitanti anche una certa pace.
Nella sua totale asetticità e riproducibilità, il condominio dell’immaginario ballardiano è il duplice segno della fede nel progresso tecnico ed urbanistico, ma al tempo stesso è lo specchio di una società degradata fondata sulla violenza e sul controllo, sull’incertezza e sulla diffidenza.
La bellezza plastica e polifunzionale di questa unità architettonica che accoglie al suo interno lotti abitativi, luoghi dello svago, zolle di condivisione, relazione, santuario del consumo, si traduce rapidamente in un reticolato infernale e fatiscente, minaccioso e claustrofobico che ingoia le individualità dei singoli inquilini, moltiplicandone le potenzialità aggressive e le intolleranze.
…Il rischio che oggi la città corre è quindi, a detta di quella frangia più radicale della filosofia e dell’urbanistica contemporanea, quella della sua scomparsa o della sua virtualizzazione.
Lo sguardo lucido e disincantato di Gagliardino si limita a riprodurre in pittura la quotidianità di un orizzonte urbano e famigliare a tutte le latitudini e, tuttavia, perturbante nei termini in cui – secondo il padre della psicanalisi Freud – un oggetto appartente alla sfera dei nostri affetti e delle nostre abitudini può trasformarsi in una minaccia, può inquietarci e farci paura con la sua sola presenza, può metterci di fronte a quella parte segreta del nostro io che avevamo relegato nell’abito dell’inconscio o del non desiderato.
… Con le sue geometrie verticali ed orizzontali, con la mania di incasellare, inquadrare e ripetere all’infinito l’unità architettonica del mattone…per dar vita a muri, edifici, ciminiere, aree industriali, Gagliardino si confronta … con la superficie del corpo urbano….
Giocando con il sistema percettivo dello spettatore l’artista si diverte a comporre porzioni spaziali, ad incastrare piani prospettici, ad allontanare la linea dell’orizzonte, a fare e disfare il profilo di queste città di vetro mattoni e cemento. Nemmeno nella finzione pittorica c’è più spazio per la natura, salvo qualche vaporosa nuvola che appare di tanto in tanto come riflesso artificioso sulle finestre, eco lontana di un “sublime” naturale ormai estinto…
Gagliardino non ci lascia alcuna alternativa. Bisogna cercare, se riusciamo, la felicità altrove: facendoci largo tra queste mura, oltre queste facciate la cui rigidità ricorda le prigioni, al di là di queste vetrate che sono lo specchio dei nostri giorni.
Gabella Serusi
06
settembre 2008
Enzo Gagliardino – Il fattore C
Dal 06 al 20 settembre 2008
arte contemporanea
Location
SPAZIO 6
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Verona, Via Santa Maria In Organo, 6, (Verona)
Orario di apertura
da martedì a domenica ore 16,30-19,30
Vernissage
6 Settembre 2008, ore 18,00
Autore
Curatore


