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Epifanie anatomiche
Sono frammenti, pezzi di corpi quelli che Samuela Segato fotografa con occhio lillipuziano, impietoso e romantico insieme
Comunicato stampa
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Sono frammenti, pezzi di corpi quelli che Samuela Segato fotografa con occhio lillipuziano, impietoso e romantico insieme. Impietoso perché niente più concede al corpo inteso come organismo eroico ed epico, funzionale o anche solo estetico. Privato di qualsiasi valenza, sia biologica che sociale, snaturato da uno zoom che scava e distorce, il corpo è qui ridotto alla sua verità di base: una superficie di cellule che il bianco e nero della fotografia mostra assopite e che affratella a immagini silenti e inanimate: la curva di un’anca ha la rotondità smussata di un ciottolo di fiume levigato dall’acqua, la pelle ha la spugnosità arsa del suolo, la più piccola cicatrice la profondità di un baratro. L’evidenza, verrebbe da dire brutale, del particolare colloca lo sguardo in medias res, quasi obbligando a completare la visione, a ridurre la deformazione, a ricondurre pieghe, rughe, pori e villosità entro epifanie anatomiche.
E proprio qui sta il romanticismo. Là dove la consapevolezza, il rivelarsi del soggetto può magari infastidire, o morbosamente incuriosire lo spettatore più superficiale e disattento (soprattutto per quel che riguarda gli scatti dedicati alle ossa, violenti nel mostrare il bulicare di sangue e cartilagine, per niente nascosto dall’enunciato senza appelli della stampa a colori), ecco che si intravede in filigrana la poetica dell’autrice: la qualità delle cose è insita nel più piccolo dettaglio, ed è l’insieme dei particolari a formare il tutto. Pensiero che possiamo applicare a tutto ciò che ci circonda: a ogni fibra del nostro essere così come alla più piccola scheggia del legno con cui è costruito il tavolo dove poggia il computer con cui sto scrivendo, fino ai cavi lungo i quali scorrono gli impulsi che trasformano i battiti su una tastiera in parole e frasi, e così a scivolare in un viaggio immaginale fin dentro microscopici brusii.
Certo, non è un pensiero inedito. Ma forse è il caso di smetterla di chiedere (di pretendere) dall’arte sempre e solo qualcosa di nuovo. Per quello ci sono (al limite) stilisti, pubblicitari, maghi del marketing. L’arte deve riuscire far vedere con occhi diversi. Ed emozionare, e magari infastidire. E non è impresa da poco.
Cinzia Bollino Bossi
E proprio qui sta il romanticismo. Là dove la consapevolezza, il rivelarsi del soggetto può magari infastidire, o morbosamente incuriosire lo spettatore più superficiale e disattento (soprattutto per quel che riguarda gli scatti dedicati alle ossa, violenti nel mostrare il bulicare di sangue e cartilagine, per niente nascosto dall’enunciato senza appelli della stampa a colori), ecco che si intravede in filigrana la poetica dell’autrice: la qualità delle cose è insita nel più piccolo dettaglio, ed è l’insieme dei particolari a formare il tutto. Pensiero che possiamo applicare a tutto ciò che ci circonda: a ogni fibra del nostro essere così come alla più piccola scheggia del legno con cui è costruito il tavolo dove poggia il computer con cui sto scrivendo, fino ai cavi lungo i quali scorrono gli impulsi che trasformano i battiti su una tastiera in parole e frasi, e così a scivolare in un viaggio immaginale fin dentro microscopici brusii.
Certo, non è un pensiero inedito. Ma forse è il caso di smetterla di chiedere (di pretendere) dall’arte sempre e solo qualcosa di nuovo. Per quello ci sono (al limite) stilisti, pubblicitari, maghi del marketing. L’arte deve riuscire far vedere con occhi diversi. Ed emozionare, e magari infastidire. E non è impresa da poco.
Cinzia Bollino Bossi
24
ottobre 2005
Epifanie anatomiche
Dal 24 ottobre al 04 novembre 2005
fotografia
Location
BERTOLT BRECHT – SPAZIO 1
Milano, Piazza San Giuseppe, 10, (Milano)
Milano, Piazza San Giuseppe, 10, (Milano)
Orario di apertura
ogni lunedì, mercoledì e venerdì 18-21 e su appuntamento
Vernissage
24 Ottobre 2005, ore 19
Autore
Curatore


