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Exultabunt in deo ossa humiliata
La mostra, che propone all’attenzione del pubblico 33 manufatti lignei (perloppiù dorati) di grande interesse storico-artistico, provenienti dal Museo Diocesano di Imola, dal Museo Parrocchiale di Dozza imolese e da una decina di chiese della Diocesi, di dimensioni variabili (da 32 a 130 cm di altezza, fino a oltre 200 cm di lunghezza), opera di botteghe attive in romagna, databili tra il XVII e il XIX secolo, vuole sollecitarne un recupero intellettuale prima ancora che materiale.
Comunicato stampa
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L’evento scaturisce dal Progetto di Inventariazione informatizzata promosso su scala nazionale dalla C.E.I. a partire dal 1998, avviato in Diocesi di Imola l’anno successivo e tuttora in corso di svolgimento e, precedentemente, dal lavoro delle Soprintendenze locali. Il progetto di ricognizione ha consentito, tra gli altri, il ritrovamento e la catalogazione di un considerevole numero di reliquiari custoditi nelle chiese della nostra Diocesi.
Reliquiari e reliquie sono un binomio inscindibile. Entrambi hanno una grande valenza simbolica ed accompagnano la spiritualità umana da tempo immemorabile attraversando culti e culture religiose differenti, al tempo stesso riconducono al concetto di conservazione della memoria. Il termine reliquia discende direttamente dalla lingua latina, ove reliquiae significa semplicemente resti. Nell'uso corrente viene considerata reliquia ogni cosa che abbia avuto uno stretto rapporto con una figura oggetto di culto e venerazione, alle reliquie è attribuito un valore devozionale, salvifico e sovente potentemente taumaturgico. Molti ritengono che visitare il luogo ove la reliquia è custodita e, quando è consentito, toccarla o baciarla rappresenti un'efficace intercessione verso la figura santa cui è connessa. Il culto delle reliquie dei santi e dei beati, e soprattutto della Madonna e del Cristo, è diffuso in particolare nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa. Si tratta di una consuetudine antichissima che risale alle origini del Cristianesimo e, inizialmente, è in stretto rapporto con il culto dei primi martiri cristiani. La santità di queste figure si riteneva non soltanto ascritta al loro spirito ma pure alla corporeità e a quanto ne rimaneva nel tempo. Il Medioevo rappresenta certamente uno dei periodi di maggiore diffusione del culto delle reliquie, risale infatti a quest’epoca la fondazione di importanti santuari, ove conservarle e renderle per così dire “fruibili” dai fedeli, rendendo questi luoghi importanti mete di pellegrinaggio. Un aspetto di non secondaria importanza è costituito dai contenitori realizzati nel tempo sia per custodire degnamente che per rendere possibile l'ostensione delle numerose e multiformi reliquie. Tra i corredi liturgici i reliquiari sono quelli che presentano il maggior numero di variazioni tipologiche e stilistiche, lo stesso si dica dei materiali impiegati nella loro realizzazione dall'Alto Medioevo all'attualità, si va dalla preziosità dell'oro, dell'argento (arricchiti con smalti e gemme) e dell'avorio, al legno, spesso rivestito da lamina metallica più o meno pregiata, al vetro e alla cartapesta.
Un altro aspetto non irrilevante è rappresentato dalle dimensioni, queste vanno dalle più contenute quando questi oggetti sono destinati ad essere trasportati o indossati, via via fino alle teche destinate a conservare le intere spoglie di un santo. Fin dall’XI secolo è andata diffondendosi la consuetudine di realizzare i cosiddetti 'reliquiari parlanti', ossia che dichiarano attraverso la forma esteriore la natura del contenuto, possono dunque avere forme semplici, quale quella della croce, oppure riproporre, nel caso dei reliquiari antropomorfi, varie parti del corpo umano, quali mani, braccia, gamba o piede e, quando la raffigurazione è quella della testa o del busto del santo, l’aspetto e la storia di questi contenitori sfuma in quella del ritratto scultoreo. A partire dal XVI secolo il reliquiario ha conosciuto un notevole incremento produttivo dovuto anche alla scoperta delle catacombe romane con relativi resti ritenuti appartenenti a martiri cristiani. Di conseguenza con il moltiplicarsi delle reliquie numerosissime chiese si sono dotate di uno straordinario numero di reliquiari, realizzati nelle forme e in materiali estremamente diversificati talvolta mutuati dalle tipologie più antiche. In età barocca sono molto frequenti quelli monumentali, in legno intagliato e dorato, mentre nel Settecento si preferiscono i reliquiari con figurazioni a tutto tondo, spesso in argento, ove i sacri resti sono collocati nel basamento, nell'Ottocento si tende ad imitare la forma degli ostensori, recependo nei motivi decorativi gli stilemi propri del Neoclassico e del Romanticismo. Che sia un’umile capsella metallica o uno sfarzoso oggetto d’alta oreficeria l’urna-reliquiario, contiene significati complessi e molteplici che riconducono alla sua contempoaranea natura di oggetto di culto, d’arte e di storia.
La mostra, che propone all’attenzione del pubblico 33 manufatti lignei (perloppiù dorati) di grande interesse storico-artistico, provenienti dal Museo Diocesano di Imola, dal Museo Parrocchiale di Dozza imolese e da una decina di chiese della Diocesi, di dimensioni variabili (da 32 a 130 cm di altezza, fino a oltre 200 cm di lunghezza), opera di botteghe attive in romagna, databili tra il XVII e il XIX secolo, vuole sollecitarne un recupero intellettuale prima ancora che materiale.
La mostra è corredata da un catalogo monografico, curato da Marco Violi (vicedirettore del Museo Diocesano di Imola) e Lidia Bortolotti (funzionario del Settore Musei dell'I.B.C. dell'Emilia-Romagna), che contiene, oltre ai contributi scientifici e le schede di approfondimento redatte dai due curatori, un ricco apparato illustrativo delle opere in mostra, la cui campagna fotografica è stata eseguita da Sergio Orselli.
L’evento è patrocinato da:
Regione Emilia-Romagna; Provincia di Bologna; Città di Imola-Assessorato alla Cultura; Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna; Diocesi di Imola.
Con il contributo di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, BCC della Romagna Occidentale, CON.Ami, Associazione Proloco Imola, Laboratorio di Restauro “L'Appiolo” Imola.
L'inaugurazione della mostra e la presentazione del volume, cui presenzierà anche il Vescovo di Imola S. E. Mons. Tommaso Ghirelli, sono previste per SABATO 5 DICEMBRE 2009 a partire dalle ore 16.30 presso la chiesa di Santa Maria in Valverde di Imola. Interverrà la storica dell'arte prof. Anna Colombi Ferretti, Direttore - Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna.
Reliquiari e reliquie sono un binomio inscindibile. Entrambi hanno una grande valenza simbolica ed accompagnano la spiritualità umana da tempo immemorabile attraversando culti e culture religiose differenti, al tempo stesso riconducono al concetto di conservazione della memoria. Il termine reliquia discende direttamente dalla lingua latina, ove reliquiae significa semplicemente resti. Nell'uso corrente viene considerata reliquia ogni cosa che abbia avuto uno stretto rapporto con una figura oggetto di culto e venerazione, alle reliquie è attribuito un valore devozionale, salvifico e sovente potentemente taumaturgico. Molti ritengono che visitare il luogo ove la reliquia è custodita e, quando è consentito, toccarla o baciarla rappresenti un'efficace intercessione verso la figura santa cui è connessa. Il culto delle reliquie dei santi e dei beati, e soprattutto della Madonna e del Cristo, è diffuso in particolare nella Chiesa cattolica e in quella ortodossa. Si tratta di una consuetudine antichissima che risale alle origini del Cristianesimo e, inizialmente, è in stretto rapporto con il culto dei primi martiri cristiani. La santità di queste figure si riteneva non soltanto ascritta al loro spirito ma pure alla corporeità e a quanto ne rimaneva nel tempo. Il Medioevo rappresenta certamente uno dei periodi di maggiore diffusione del culto delle reliquie, risale infatti a quest’epoca la fondazione di importanti santuari, ove conservarle e renderle per così dire “fruibili” dai fedeli, rendendo questi luoghi importanti mete di pellegrinaggio. Un aspetto di non secondaria importanza è costituito dai contenitori realizzati nel tempo sia per custodire degnamente che per rendere possibile l'ostensione delle numerose e multiformi reliquie. Tra i corredi liturgici i reliquiari sono quelli che presentano il maggior numero di variazioni tipologiche e stilistiche, lo stesso si dica dei materiali impiegati nella loro realizzazione dall'Alto Medioevo all'attualità, si va dalla preziosità dell'oro, dell'argento (arricchiti con smalti e gemme) e dell'avorio, al legno, spesso rivestito da lamina metallica più o meno pregiata, al vetro e alla cartapesta.
Un altro aspetto non irrilevante è rappresentato dalle dimensioni, queste vanno dalle più contenute quando questi oggetti sono destinati ad essere trasportati o indossati, via via fino alle teche destinate a conservare le intere spoglie di un santo. Fin dall’XI secolo è andata diffondendosi la consuetudine di realizzare i cosiddetti 'reliquiari parlanti', ossia che dichiarano attraverso la forma esteriore la natura del contenuto, possono dunque avere forme semplici, quale quella della croce, oppure riproporre, nel caso dei reliquiari antropomorfi, varie parti del corpo umano, quali mani, braccia, gamba o piede e, quando la raffigurazione è quella della testa o del busto del santo, l’aspetto e la storia di questi contenitori sfuma in quella del ritratto scultoreo. A partire dal XVI secolo il reliquiario ha conosciuto un notevole incremento produttivo dovuto anche alla scoperta delle catacombe romane con relativi resti ritenuti appartenenti a martiri cristiani. Di conseguenza con il moltiplicarsi delle reliquie numerosissime chiese si sono dotate di uno straordinario numero di reliquiari, realizzati nelle forme e in materiali estremamente diversificati talvolta mutuati dalle tipologie più antiche. In età barocca sono molto frequenti quelli monumentali, in legno intagliato e dorato, mentre nel Settecento si preferiscono i reliquiari con figurazioni a tutto tondo, spesso in argento, ove i sacri resti sono collocati nel basamento, nell'Ottocento si tende ad imitare la forma degli ostensori, recependo nei motivi decorativi gli stilemi propri del Neoclassico e del Romanticismo. Che sia un’umile capsella metallica o uno sfarzoso oggetto d’alta oreficeria l’urna-reliquiario, contiene significati complessi e molteplici che riconducono alla sua contempoaranea natura di oggetto di culto, d’arte e di storia.
La mostra, che propone all’attenzione del pubblico 33 manufatti lignei (perloppiù dorati) di grande interesse storico-artistico, provenienti dal Museo Diocesano di Imola, dal Museo Parrocchiale di Dozza imolese e da una decina di chiese della Diocesi, di dimensioni variabili (da 32 a 130 cm di altezza, fino a oltre 200 cm di lunghezza), opera di botteghe attive in romagna, databili tra il XVII e il XIX secolo, vuole sollecitarne un recupero intellettuale prima ancora che materiale.
La mostra è corredata da un catalogo monografico, curato da Marco Violi (vicedirettore del Museo Diocesano di Imola) e Lidia Bortolotti (funzionario del Settore Musei dell'I.B.C. dell'Emilia-Romagna), che contiene, oltre ai contributi scientifici e le schede di approfondimento redatte dai due curatori, un ricco apparato illustrativo delle opere in mostra, la cui campagna fotografica è stata eseguita da Sergio Orselli.
L’evento è patrocinato da:
Regione Emilia-Romagna; Provincia di Bologna; Città di Imola-Assessorato alla Cultura; Istituto per i Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia-Romagna; Diocesi di Imola.
Con il contributo di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, BCC della Romagna Occidentale, CON.Ami, Associazione Proloco Imola, Laboratorio di Restauro “L'Appiolo” Imola.
L'inaugurazione della mostra e la presentazione del volume, cui presenzierà anche il Vescovo di Imola S. E. Mons. Tommaso Ghirelli, sono previste per SABATO 5 DICEMBRE 2009 a partire dalle ore 16.30 presso la chiesa di Santa Maria in Valverde di Imola. Interverrà la storica dell'arte prof. Anna Colombi Ferretti, Direttore - Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna.
05
dicembre 2009
Exultabunt in deo ossa humiliata
Dal 05 al 13 dicembre 2009
arte antica
Location
CHIESA DI SANTA MARIA IN VALVERDE
Imola, (Bologna)
Imola, (Bologna)
Vernissage
5 Dicembre 2009, ore 16.30
Curatore


