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Fabrizio Garghetti – L’ultima cena di Andy Warhol
L’Enoteca Alle Ore inaugura un ciclo di mostre d’arte contemporanea con le memorie dell’incontro fra Andy Warhol ed il fotografo Fabrizio Garghetti. Esposta in vetrina la bottiglia firmata da Andy Warhol che i due artisti hanno condiviso in compagnia di Pierre Restany quella sera del 22 gennaio 1987. Di questo cimelio della Pop Art si arricchisce la mostra fotografica composta da 80 scatti de “L’Ultima Cena” di Andy Warhol provenienti dall’Archivio Garghetti.
Comunicato stampa
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L’Enoteca Alle Ore inaugura un ciclo di mostre d’arte contemporanea con le memorie dell’incontro fra Andy Warhol ed il fotografo Fabrizio Garghetti.
Esposta in vetrina la bottiglia firmata da Andy Warhol che i due artisti hanno condiviso in compagnia di Pierre Restany quella sera del 22 gennaio 1987. Di questo cimelio della Pop Art si arricchisce la mostra fotografica composta da 80 scatti de “L’Ultima Cena” di Andy Warhol provenienti dall’Archivio Garghetti.
«Ero a Milano il 22 gennaio 1987, giorno dell’inaugurazione della Cena a Palazzo delle Stelline. La data dell’inaugurazione di Warhol coincideva con la definitiva chiusura al pubblico del refettorio di Santa Maria delle Grazie, sede dell’originale di Leonardo.
La serie di Warhol appariva dunque come il prolungamento “fuori le mura” dell’ormai inaccessibile messaggio del celebre capolavoro: una sorta di sostituzione e di riattualizzazione dell’affresco originale, un atto che acquisiva pieno valore simbolico sul bianco delle pareti di Palazzo delle Stelline, antico convento ad una cinquantina di metri dal Cenacolo, ora adibito a centro congressi. Era una giornata invernale di sole lombardo, particolarmente limpida, che dava all’opera di Warhol un’aura di spiritualità quasi immateriale. Warhol, assai commovente nella sua parrucca color platino dai riflessi color malva che gli conferiva un aspetto di semilutto, un po’ meno flemmatico dell’ordinario, sembrava essere penetrato dall’importanza del momento. Mi sorprese molto quando disse. “Pierre, credi che gli italiani si rendano conto del rispetto che porto a Leonardo?”.
Nel suo tono nessuna traccia di quel freddo cinismo che caratterizzava tutte le sue ultime uscite. Un atteggiamento che si ricongiungeva al ritegno che aveva applicato al suo intervento cromatico nel rapporto fra i volti, diritti o capovolti di Cristo e degli apostoli. La serie dell’Ultima Cena testimonia il desiderio più o meno confessato di recuperare un grande messaggio spirituale. Coscientemente o no, Warhol mi è sembrato essere sopraggiunto quale conservatore di un capolavoro della cultura cristiana e di una tradizione che era la sua. La folla si accalcava per vedere Warhol e non la sua interpretazione della Cena. Ma a dispetto dell’indifferenza del pubblico, le opere ai muri per me conservavano tutta la loro aura, un po’ come se Warhol avesse voluto fare pervenire, tramite loro, un messaggio che andasse al di là del ready made visivo. E avevo la convinzione che ci fosse riuscito.
Questo è l’ultimo ricordo che mi ha lasciato Andy e lo sguardo retrospettivo che lancio oggi verso quell’uomo e la sua opera è colmo di un’insospettabile tenerezza. Ripensandoci, mi rendo conto che quell’affettuoso sentimento è legato all’improvviso ricordo di un’evidenza. Quest’uomo mi era vicino come milioni di altri uomini perché aveva giustamente sceltio la via della maggioranza. E questo al di là di tutte le apparenti facilitazioni. La sua filosofia del banale era il suo modo di essere umano a pieno titolo. Less is more.
Fabrizio Garghetti si trovava anche lui a Milano quel 22 gennaio 1987. Le sue fotografie costituiscono il quadro visuale più sincronico dello sviluppo del mio pensiero. La dipartita di Andy Warhol ha lasciato un grande vuoto nel cuore di Fabrizio, come nel mio».
Pierre Restany
Parigi, 3 ottobre 2001
FABRIZIO GARGHETTI è nato a Salsomaggiore nel 1939, vive e lavora da sempre a Milano. Ha iniziato la sua attività nel 1966 lavorando per riviste di jazz come Musica Jazz e Jazz Magazine. Si è interessato prestissimo ai gruppi di avanguardia musicale, teatrale e artista. Ha documentato l’apertura del primo spazio alternativo teatrale italiano, il “Parametro” di Franco Quadri alla fine degli anni ’60. Molto importanti sono le sue fotografie dedicate alle prime esibizioni di danzatori e coreografi come Pina Bausch, Carolyn Carson, dei Philobolus, di Linke, di Merci Cunningham, partecipando a Venezia Danza nel 1982. Ha lavorato e lavora anche nel campo della pubblicità e della moda, ma soprattutto è famoso il suo lavoro di documentazione degli eventi artistici legati a manifestazioni ormai storiche come “Milano poesia” (di cui possiede l’intero archivio), di spazi come la Fondazione Mudima o alle rassegne internazionali come la Biennale di Venezia o Documenta di Kassel.
Le sue fotografie di performances di artisti come Jonh Cage, Hermann Nitsch, Daniel Spoerri, Wolf Vostell, Dick Higgins, Robert Filliou, Joe Jones, Giuseppe Chiari, Yoko Ono o Emmett Williams sono entrate a far parte della storia dell’arte contemporanea. In particolare con il suo lavoro segue i gruppi Fluxus, il Lettrismo, la Poesia Visiva internazionale, condividendo con gli artisti le stesse esperienze.
Attualmente la sua esperienza fotografica si è orientata verso l’archeologia industriale, l’architettura, il design e la ricerca sui materiali: collabora con le più importanti riviste di settore come Vogue, Gran Bazar, Decoration, La Gola oltre che con Panorama, Epoca, La Repubblica. Ha lavorato con 37 artisti alla realizzazione del trittico della “Virtualità dell’Arte”, presso l’ex biscottificio Falcinelli di Sarzana, le cave di marmo di Colonnato (Carrara) e il Palazzo Lamarmora di Biella. In Africa ha collaborato con Sarenco per la prima Biennale di Arte Africana di Joannesbourg. Le sue mostre fotografiche sono richieste in tutto il mondo. Il suo archivio, in corso di riordino, è uno dei più importanti per l’arte e la poesia contemporanea.
Nella storica Enoteca Alle Ore in centro ad Asolo vengono presentate al pubblico le fotografie realizzate a Milano de L’Utima Cena di Andy Warhol.
Esposta in vetrina la bottiglia firmata da Andy Warhol che i due artisti hanno condiviso in compagnia di Pierre Restany quella sera del 22 gennaio 1987. Di questo cimelio della Pop Art si arricchisce la mostra fotografica composta da 80 scatti de “L’Ultima Cena” di Andy Warhol provenienti dall’Archivio Garghetti.
«Ero a Milano il 22 gennaio 1987, giorno dell’inaugurazione della Cena a Palazzo delle Stelline. La data dell’inaugurazione di Warhol coincideva con la definitiva chiusura al pubblico del refettorio di Santa Maria delle Grazie, sede dell’originale di Leonardo.
La serie di Warhol appariva dunque come il prolungamento “fuori le mura” dell’ormai inaccessibile messaggio del celebre capolavoro: una sorta di sostituzione e di riattualizzazione dell’affresco originale, un atto che acquisiva pieno valore simbolico sul bianco delle pareti di Palazzo delle Stelline, antico convento ad una cinquantina di metri dal Cenacolo, ora adibito a centro congressi. Era una giornata invernale di sole lombardo, particolarmente limpida, che dava all’opera di Warhol un’aura di spiritualità quasi immateriale. Warhol, assai commovente nella sua parrucca color platino dai riflessi color malva che gli conferiva un aspetto di semilutto, un po’ meno flemmatico dell’ordinario, sembrava essere penetrato dall’importanza del momento. Mi sorprese molto quando disse. “Pierre, credi che gli italiani si rendano conto del rispetto che porto a Leonardo?”.
Nel suo tono nessuna traccia di quel freddo cinismo che caratterizzava tutte le sue ultime uscite. Un atteggiamento che si ricongiungeva al ritegno che aveva applicato al suo intervento cromatico nel rapporto fra i volti, diritti o capovolti di Cristo e degli apostoli. La serie dell’Ultima Cena testimonia il desiderio più o meno confessato di recuperare un grande messaggio spirituale. Coscientemente o no, Warhol mi è sembrato essere sopraggiunto quale conservatore di un capolavoro della cultura cristiana e di una tradizione che era la sua. La folla si accalcava per vedere Warhol e non la sua interpretazione della Cena. Ma a dispetto dell’indifferenza del pubblico, le opere ai muri per me conservavano tutta la loro aura, un po’ come se Warhol avesse voluto fare pervenire, tramite loro, un messaggio che andasse al di là del ready made visivo. E avevo la convinzione che ci fosse riuscito.
Questo è l’ultimo ricordo che mi ha lasciato Andy e lo sguardo retrospettivo che lancio oggi verso quell’uomo e la sua opera è colmo di un’insospettabile tenerezza. Ripensandoci, mi rendo conto che quell’affettuoso sentimento è legato all’improvviso ricordo di un’evidenza. Quest’uomo mi era vicino come milioni di altri uomini perché aveva giustamente sceltio la via della maggioranza. E questo al di là di tutte le apparenti facilitazioni. La sua filosofia del banale era il suo modo di essere umano a pieno titolo. Less is more.
Fabrizio Garghetti si trovava anche lui a Milano quel 22 gennaio 1987. Le sue fotografie costituiscono il quadro visuale più sincronico dello sviluppo del mio pensiero. La dipartita di Andy Warhol ha lasciato un grande vuoto nel cuore di Fabrizio, come nel mio».
Pierre Restany
Parigi, 3 ottobre 2001
FABRIZIO GARGHETTI è nato a Salsomaggiore nel 1939, vive e lavora da sempre a Milano. Ha iniziato la sua attività nel 1966 lavorando per riviste di jazz come Musica Jazz e Jazz Magazine. Si è interessato prestissimo ai gruppi di avanguardia musicale, teatrale e artista. Ha documentato l’apertura del primo spazio alternativo teatrale italiano, il “Parametro” di Franco Quadri alla fine degli anni ’60. Molto importanti sono le sue fotografie dedicate alle prime esibizioni di danzatori e coreografi come Pina Bausch, Carolyn Carson, dei Philobolus, di Linke, di Merci Cunningham, partecipando a Venezia Danza nel 1982. Ha lavorato e lavora anche nel campo della pubblicità e della moda, ma soprattutto è famoso il suo lavoro di documentazione degli eventi artistici legati a manifestazioni ormai storiche come “Milano poesia” (di cui possiede l’intero archivio), di spazi come la Fondazione Mudima o alle rassegne internazionali come la Biennale di Venezia o Documenta di Kassel.
Le sue fotografie di performances di artisti come Jonh Cage, Hermann Nitsch, Daniel Spoerri, Wolf Vostell, Dick Higgins, Robert Filliou, Joe Jones, Giuseppe Chiari, Yoko Ono o Emmett Williams sono entrate a far parte della storia dell’arte contemporanea. In particolare con il suo lavoro segue i gruppi Fluxus, il Lettrismo, la Poesia Visiva internazionale, condividendo con gli artisti le stesse esperienze.
Attualmente la sua esperienza fotografica si è orientata verso l’archeologia industriale, l’architettura, il design e la ricerca sui materiali: collabora con le più importanti riviste di settore come Vogue, Gran Bazar, Decoration, La Gola oltre che con Panorama, Epoca, La Repubblica. Ha lavorato con 37 artisti alla realizzazione del trittico della “Virtualità dell’Arte”, presso l’ex biscottificio Falcinelli di Sarzana, le cave di marmo di Colonnato (Carrara) e il Palazzo Lamarmora di Biella. In Africa ha collaborato con Sarenco per la prima Biennale di Arte Africana di Joannesbourg. Le sue mostre fotografiche sono richieste in tutto il mondo. Il suo archivio, in corso di riordino, è uno dei più importanti per l’arte e la poesia contemporanea.
Nella storica Enoteca Alle Ore in centro ad Asolo vengono presentate al pubblico le fotografie realizzate a Milano de L’Utima Cena di Andy Warhol.
05
dicembre 2009
Fabrizio Garghetti – L’ultima cena di Andy Warhol
Dal 05 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010
fotografia
Location
ENOTECA ALLE ORE
Asolo, Via Robert Browning, 185, (Treviso)
Asolo, Via Robert Browning, 185, (Treviso)
Vernissage
5 Dicembre 2009, ore 12.30
Sito web
www.famigliamargini.com
Autore
Curatore


