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Fausto Melotti – Alchimie musicali nello spazio
La mostra presenta trentaquattro opere di Melotti, molte delle quali mai esposte, scelte fra sculture, ceramiche, bassorilievi e opere su carta
Comunicato stampa
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La Galleria Daniela Rallo è lieta di annunciare l’inaugurazione della sua nuova sede con una mostra dedicata a Fausto Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986), protagonista della scultura e della ceramica del Novecento e grande innovatore dei rispettivi linguaggi. Un artista oggi apprezzato e conteso a livello internazionale, anche se, come scrisse l’amico Italo Calvino, soltanto in tarda età fu riconosciuto tra i maggiori.
Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano e gli studi all’Accademia di Brera con Wildt, Melotti aveva esordito nei primi anni trenta nell’ambito dell’astrattismo lombardo gravitante intorno alla Galleria del Milione. Qui nel 1935 tenne la prima personale, ma non ebbe alcun riscontro. Con lo scoppio della guerra, si dedicò intensamente alla ceramica, quindi alla pittura e infine, gradualmente, riprese la scultura, cui dalla fine degli anni sessanta si volgerà con grande fervore creativo.
La scultura di Melotti è una scultura sottile, leggera e mentale. Originata da un sogno, da un ricordo o da un’idea, essa si proietta nello spazio con architetture aeree e rigorose, poi sempre più libere ed evocative, raccontando con nuove forme gli antichi miti e le credenze popolari, l’amore per la natura e la passione per la musica.
La mostra presenta trentaquattro opere di Melotti, molte delle quali mai esposte, scelte fra sculture, ceramiche, bassorilievi e opere su carta. Sono opere significative di alcuni passaggi cruciali del suo itinerario artistico, che fu sempre diramato in numerose direzioni di ricerca (l’artista le chiamava “variazioni di un animo in tanti stati d’animo”), e svelano qualcosa sia del Melotti più espressivo e colorato sia del Melotti più riflessivo e minimalista.
L’esposizione sorvola sugli anni Trenta e Quaranta (ma è presente un Progetto a matita del 1935) e si concentra sulla rinascita dell’artista dopo la deriva della guerra, documentando la ripresa della pittura, incoraggiata dall’amico Lucio Fontana, e l’intensificazione dell’attività con la ceramica (Senza titolo, 1949 ca.; Giraffa, 1950 ca.).
Fulcro della mostra, considerando anche la tradizione musicale della città che la ospita, è Scultura A (I pendoli) del 1968, un’opera emblematica della concezione di scultura come “modulazione”, formulata da Melotti fin dagli anni Trenta, e una rigorosa metafora del tempo che scorre e del tentativo di coglierne, nello spazio, il ritmo e l’armonia.
Gli anni Settanta, che per Melotti sono anni di intenso lavoro ma anche densi, finalmente, di riconoscimenti, sono rappresentati da diverse tipologie di opere: la grande costruzione in ottone Contrappunto piano (1973), alcune poetiche composizioni su carta e quattro bassorilievi in gesso dalle delicate cromie.
Esposta raramente e quindi poco conosciuta è anche la scultura in ottone Carro nel vento, del 1986, una delle ultime opere realizzate dall’artista.
Completano la mostra alcuni preziosi volumi di Melotti (Il triste Minotauro, Vanni Scheiwiller, 1973; Linee, Adelphi, 1975), nei quali le poesie, gli aforismi e le acqueforti si succedono con la medesima fantasia poetica e la medesima bilanciata armonia che appartengono alle sculture e ai dipinti.
Dopo la laurea in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Milano e gli studi all’Accademia di Brera con Wildt, Melotti aveva esordito nei primi anni trenta nell’ambito dell’astrattismo lombardo gravitante intorno alla Galleria del Milione. Qui nel 1935 tenne la prima personale, ma non ebbe alcun riscontro. Con lo scoppio della guerra, si dedicò intensamente alla ceramica, quindi alla pittura e infine, gradualmente, riprese la scultura, cui dalla fine degli anni sessanta si volgerà con grande fervore creativo.
La scultura di Melotti è una scultura sottile, leggera e mentale. Originata da un sogno, da un ricordo o da un’idea, essa si proietta nello spazio con architetture aeree e rigorose, poi sempre più libere ed evocative, raccontando con nuove forme gli antichi miti e le credenze popolari, l’amore per la natura e la passione per la musica.
La mostra presenta trentaquattro opere di Melotti, molte delle quali mai esposte, scelte fra sculture, ceramiche, bassorilievi e opere su carta. Sono opere significative di alcuni passaggi cruciali del suo itinerario artistico, che fu sempre diramato in numerose direzioni di ricerca (l’artista le chiamava “variazioni di un animo in tanti stati d’animo”), e svelano qualcosa sia del Melotti più espressivo e colorato sia del Melotti più riflessivo e minimalista.
L’esposizione sorvola sugli anni Trenta e Quaranta (ma è presente un Progetto a matita del 1935) e si concentra sulla rinascita dell’artista dopo la deriva della guerra, documentando la ripresa della pittura, incoraggiata dall’amico Lucio Fontana, e l’intensificazione dell’attività con la ceramica (Senza titolo, 1949 ca.; Giraffa, 1950 ca.).
Fulcro della mostra, considerando anche la tradizione musicale della città che la ospita, è Scultura A (I pendoli) del 1968, un’opera emblematica della concezione di scultura come “modulazione”, formulata da Melotti fin dagli anni Trenta, e una rigorosa metafora del tempo che scorre e del tentativo di coglierne, nello spazio, il ritmo e l’armonia.
Gli anni Settanta, che per Melotti sono anni di intenso lavoro ma anche densi, finalmente, di riconoscimenti, sono rappresentati da diverse tipologie di opere: la grande costruzione in ottone Contrappunto piano (1973), alcune poetiche composizioni su carta e quattro bassorilievi in gesso dalle delicate cromie.
Esposta raramente e quindi poco conosciuta è anche la scultura in ottone Carro nel vento, del 1986, una delle ultime opere realizzate dall’artista.
Completano la mostra alcuni preziosi volumi di Melotti (Il triste Minotauro, Vanni Scheiwiller, 1973; Linee, Adelphi, 1975), nei quali le poesie, gli aforismi e le acqueforti si succedono con la medesima fantasia poetica e la medesima bilanciata armonia che appartengono alle sculture e ai dipinti.
19
novembre 2005
Fausto Melotti – Alchimie musicali nello spazio
Dal 19 novembre 2005 al 12 febbraio 2006
arte contemporanea
Location
GALLERIA DANIELA RALLO
Cremona, Piazza Sant'abbondio, 1, (Cremona)
Cremona, Piazza Sant'abbondio, 1, (Cremona)
Orario di apertura
martedì-mercoledì-giovedì-venerdì-domenica, ore 16 /19,30; sabato, ore 10.30 /12.30 -16 /19.30; dal 23 dicembre 2005 al 9 gennaio 2006 chiuso
Vernissage
19 Novembre 2005, ore 18
Autore
Curatore




