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Federico Gorio architetto
L’organizzazione dei materiali esposti evidenzia il rapporto tra progettazione e realizzazione, tra disegno di dettaglio e sua fattibilità costruttiva, tra architettura e ingegneria
Comunicato stampa
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Laureatosi in Ingegneria alla Sapienza di Roma nel 1938, Federico Gorio si è sempre confrontato con le tematiche sociali e culturali del periodo che va dal secondo dopoguerra agli anni Ottanta. Con le sue opere e i suoi scritti è entrato da protagonista nel dibattito sui temi e sulle scelte che hanno caratterizzato l’architettura italiana della seconda metà del Novecento, in un continuo colloquio con alcuni fra i principali esponenti del suo tempo, da Ludovico Quadroni a Mario Ridolfi, da Giancarlo De Carlo a Mario Fiorentino.
La figura e l’opera di Gorio sono tuttavia rimaste a lungo associate al neorealismo architettonico, a quella tendenza culturale ed artistica che, sviluppatasi dopo il secondo conflitto mondiale nel cinema, nella letteratura, nelle arti figurative, caratterizzò per più di un decennio l’architettura italiana, in particolare della residenza popolare. I contributi di Gorio agli interventi nei borghi di La Martella e di Torre Spagnola vicino a Matera, al quartiere Ina-Casa sorto sulla via Tiburtina a Roma, agli edifici di edilizia economica e popolare realizzati nel Lazio, risentono sicuramente di quel clima e di quella tendenza.
In realtà Gorio sviluppò, all’interno del neorealismo, una sua personale identità, caratterizzata dalla ricerca di una nuova razionalità del costruire, lontana dal razionalismo italiano degli anni precedenti e pervasa invece dall’aspirazione a creare le condizioni spaziali e abitative per un ritorno alla pacifica e solidale vita del borgo. La sua ricerca lo portò al risultato più noto e apprezzato, il quartiere di via Cavedone a Bologna della fine degli anni Cinquanta, dove riuscì a superare ogni residuo populista, facendosi assertore di un’urbanistica e un’architettura fondate su profondi contenuti etici e sociali come anche sul rigore della tecnica.
Negli anni successivi, quando il panorama architettonico italiano e internazionale muterà, Federico Gorio coerentemente si terrà lontano da ogni devianza formalistica e da ogni concessione alle mode, proseguendo nella sua continua attenzione al buon progettare e al ben costruire.
La mostra delle sue opere all’Accademia Nazionale di San Luca intende documentare il percorso rettilineo di coerenza intellettuale e artistica di questo protagonista dell’architettura italiana del Novecento. L’organizzazione dei materiali esposti evidenzia il rapporto tra progettazione e realizzazione, tra disegno di dettaglio e sua fattibilità costruttiva, tra architettura e ingegneria.
Nel numero 118-119/2006 di “Rassegna di Architettura e Urbanistica”, di cui Gorio per molti anni è stato direttore, sono pubblicati i progetti esposti nella mostra, unitamente a saggi che evidenziano l’importante apporto che questo ingegnere-architetto romano ha saputo dare alla cultura del progetto architettonico e urbanistico in Italia, nella sua evoluzione dal neorealismo degli anni quaranta al recupero della dimensione urbana degli anni settanta-ottanta.
La figura e l’opera di Gorio sono tuttavia rimaste a lungo associate al neorealismo architettonico, a quella tendenza culturale ed artistica che, sviluppatasi dopo il secondo conflitto mondiale nel cinema, nella letteratura, nelle arti figurative, caratterizzò per più di un decennio l’architettura italiana, in particolare della residenza popolare. I contributi di Gorio agli interventi nei borghi di La Martella e di Torre Spagnola vicino a Matera, al quartiere Ina-Casa sorto sulla via Tiburtina a Roma, agli edifici di edilizia economica e popolare realizzati nel Lazio, risentono sicuramente di quel clima e di quella tendenza.
In realtà Gorio sviluppò, all’interno del neorealismo, una sua personale identità, caratterizzata dalla ricerca di una nuova razionalità del costruire, lontana dal razionalismo italiano degli anni precedenti e pervasa invece dall’aspirazione a creare le condizioni spaziali e abitative per un ritorno alla pacifica e solidale vita del borgo. La sua ricerca lo portò al risultato più noto e apprezzato, il quartiere di via Cavedone a Bologna della fine degli anni Cinquanta, dove riuscì a superare ogni residuo populista, facendosi assertore di un’urbanistica e un’architettura fondate su profondi contenuti etici e sociali come anche sul rigore della tecnica.
Negli anni successivi, quando il panorama architettonico italiano e internazionale muterà, Federico Gorio coerentemente si terrà lontano da ogni devianza formalistica e da ogni concessione alle mode, proseguendo nella sua continua attenzione al buon progettare e al ben costruire.
La mostra delle sue opere all’Accademia Nazionale di San Luca intende documentare il percorso rettilineo di coerenza intellettuale e artistica di questo protagonista dell’architettura italiana del Novecento. L’organizzazione dei materiali esposti evidenzia il rapporto tra progettazione e realizzazione, tra disegno di dettaglio e sua fattibilità costruttiva, tra architettura e ingegneria.
Nel numero 118-119/2006 di “Rassegna di Architettura e Urbanistica”, di cui Gorio per molti anni è stato direttore, sono pubblicati i progetti esposti nella mostra, unitamente a saggi che evidenziano l’importante apporto che questo ingegnere-architetto romano ha saputo dare alla cultura del progetto architettonico e urbanistico in Italia, nella sua evoluzione dal neorealismo degli anni quaranta al recupero della dimensione urbana degli anni settanta-ottanta.
19
gennaio 2006
Federico Gorio architetto
Dal 19 gennaio al 18 febbraio 2006
architettura
Location
ACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA – PALAZZO CARPEGNA
Roma, Piazza Dell'accademia Di San Luca, 77, (Roma)
Roma, Piazza Dell'accademia Di San Luca, 77, (Roma)
Orario di apertura
dal lunedì al venerdì 10-19; sabato 10-13
Vernissage
19 Gennaio 2006, ore 18
Autore
Curatore


