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Francesco Sovilla – In barba al nordest
La rassegna, promossa dal Gabinetto del Sindaco e dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con l’Associazione Culturale Miles, presenta una settantina di immagini su un tema insolito ma artisticamente e antropologicamente rilevante: la barba
Comunicato stampa
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Si inaugura giovedì 24 agosto 2006 alle ore 19.00, nel Cortile Pensile di Palazzo Moroni, la mostra fotografica “Francesco Sovilla. In barba al nordest”.
La rassegna, promossa dal Gabinetto del Sindaco e dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con l’Associazione Culturale Miles, presenta una settantina di immagini su un tema insolito ma artisticamente e antropologicamente rilevante: la barba.
Questa caratteristica maschile è impregnata di simbolismo, variante a seconda delle epoche, delle religioni e delle civiltà e, sebbene la spiegazione della sua utilità evolutiva sia controversa (difesa contro il freddo, segnale di attrazione sessuale, prestigio per la raggiunta maturità o protezione contro graffi) è comunque un elemento importante dell’umanità maschile. Come afferma Francesco Piero Franchi in L’onor del mento (non mente) “l’uomo ne fa una questione primaria d’onore e d’orgoglio, specie nelle società arcaiche: la Bibbia vieta di tagliare la barba sulle guance, ma lo si può fare in segno di lutto, tagliare la barba a qualcuno è ingiuria suprema e presso gli attuali islamisti fanatici è segno di purezza religiosa, ed è obbligatoria”. Si tratta, in pratica, di popoli lontani dalla nostra civiltà, però anche Greci e Romani erano impegnati in questa discussione: in età greco - classica radersi era segno di grave effeminatezza; ma dopo Alessandro Magno che non portava la barba è stato difficile coniugare viltà e rasatura. Più tardi i Padri della Chiesa polemizzarono contro gli sbarbati e ascetismo e barba, monaco e peluria, cominciarono ad andare insieme. Venendo all’età moderna ci sono curiose opposizioni ottocentesche: i preti non la portano, i medici condotti sì; i contadini tendono a sbarbarsi, i proprietari terrieri a infoltirsi; notai, avvocati, commedianti e persone di servizio sono quasi obbligati a radersi. Anche la politica ha i suoi segnali: il Risorgimento è barbuto, l’Illuminismo tendenzialmente rasato; nelle rivoluzioni, Marx è barbuto, ma Mao no; la Resistenza è barbuta, il Sessantotto capellone; la musica country ammette la barba, il rock no.
Per quanto riguarda la serie di ritratti fotografici in mostra è evidente il narcisismo che sta alla base dei soggetti, nei quali la barba occupa un ruolo di primaria importanza. Vi ritroviamo amici, conoscenti, anonimi, che posano felici per il fotografo e si lasciano trascinare da qualche battuta, qualche aneddoto, qualche risata, mentre Sovilla li guarda e indaga dentro a loro col suo occhio fotografico. Per questo negli scatti si coglie la loro essenza, il loro carattere, la loro particolarità.
A caratterizzare inoltre questi ritratti è la profondità, le ombre e luci che sono regolate a piacere del fotografo, sfidando così i contrasti, giocando col bianco e nero e catturando il loro essere.
La rassegna, promossa dal Gabinetto del Sindaco e dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Spettacolo – Centro Nazionale di Fotografia in collaborazione con l’Associazione Culturale Miles, presenta una settantina di immagini su un tema insolito ma artisticamente e antropologicamente rilevante: la barba.
Questa caratteristica maschile è impregnata di simbolismo, variante a seconda delle epoche, delle religioni e delle civiltà e, sebbene la spiegazione della sua utilità evolutiva sia controversa (difesa contro il freddo, segnale di attrazione sessuale, prestigio per la raggiunta maturità o protezione contro graffi) è comunque un elemento importante dell’umanità maschile. Come afferma Francesco Piero Franchi in L’onor del mento (non mente) “l’uomo ne fa una questione primaria d’onore e d’orgoglio, specie nelle società arcaiche: la Bibbia vieta di tagliare la barba sulle guance, ma lo si può fare in segno di lutto, tagliare la barba a qualcuno è ingiuria suprema e presso gli attuali islamisti fanatici è segno di purezza religiosa, ed è obbligatoria”. Si tratta, in pratica, di popoli lontani dalla nostra civiltà, però anche Greci e Romani erano impegnati in questa discussione: in età greco - classica radersi era segno di grave effeminatezza; ma dopo Alessandro Magno che non portava la barba è stato difficile coniugare viltà e rasatura. Più tardi i Padri della Chiesa polemizzarono contro gli sbarbati e ascetismo e barba, monaco e peluria, cominciarono ad andare insieme. Venendo all’età moderna ci sono curiose opposizioni ottocentesche: i preti non la portano, i medici condotti sì; i contadini tendono a sbarbarsi, i proprietari terrieri a infoltirsi; notai, avvocati, commedianti e persone di servizio sono quasi obbligati a radersi. Anche la politica ha i suoi segnali: il Risorgimento è barbuto, l’Illuminismo tendenzialmente rasato; nelle rivoluzioni, Marx è barbuto, ma Mao no; la Resistenza è barbuta, il Sessantotto capellone; la musica country ammette la barba, il rock no.
Per quanto riguarda la serie di ritratti fotografici in mostra è evidente il narcisismo che sta alla base dei soggetti, nei quali la barba occupa un ruolo di primaria importanza. Vi ritroviamo amici, conoscenti, anonimi, che posano felici per il fotografo e si lasciano trascinare da qualche battuta, qualche aneddoto, qualche risata, mentre Sovilla li guarda e indaga dentro a loro col suo occhio fotografico. Per questo negli scatti si coglie la loro essenza, il loro carattere, la loro particolarità.
A caratterizzare inoltre questi ritratti è la profondità, le ombre e luci che sono regolate a piacere del fotografo, sfidando così i contrasti, giocando col bianco e nero e catturando il loro essere.
24
agosto 2006
Francesco Sovilla – In barba al nordest
Dal 24 agosto al 10 settembre 2006
fotografia
Location
SCUDERIE DI PALAZZO MORONI
Padova, Via VIII Febbraio, (Padova)
Padova, Via VIII Febbraio, (Padova)
Orario di apertura
da lunedì a domenica 9-18
Vernissage
24 Agosto 2006, ore 19
Autore
Curatore


