Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Franco Cilia – Terra acqua aria, incanto disperato e acceso
Pittore, scultore e scrittore, interprete del rovello artistico del ‘900, è libero dagli schemi, inquieto e trasgressivo, aperto alle suggestioni soggettive e alla dialettica oggettiva fra vissuto personale e dimensione sociale
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Franco Cilia, nato a Ragusa nel 1940, è artista geniale e ironico, seguito e ammirato nel panorama nazionale ed internazionale. Pittore, scultore e scrittore, interprete del rovello artistico del ‘900, è libero dagli schemi, inquieto e trasgressivo, aperto alle suggestioni soggettive e alla dialettica oggettiva fra vissuto personale e dimensione sociale.
Dagli anni ’60, utilizza la pittura e la scrittura come strumenti per indagare ciò che egli definisce l’immenso e ancora inesplorato paese dell’uomo. Una ricerca in cui Cilia ha affrontato la tematica del rapporto dell’uomo con il suo doppio, partendo proprio dal tratto immaginativo del pittore tipicamente romantico Turner, nelle cui iconografie Cilia si è dichiaratamente riconosciuto, perché come per Turner madre natura era ricchezza e libertà, per Cilia aria e acqua sono immaginazione che conduce lontano. Dalla fonte turniana è scaturita una vera e propria eruzione di luce e di colore quasi che il campo visivo del Maestro fosse costituito da un alternarsi di esplosioni cromatiche, fonti di energia ed entusiasmo vitale.
Negli anni ’70 sviluppa particolare interesse verso le pitture nere di Goya, il quale affermava che il sonno della ragione genera mostri, riferendosi alla decadenza degli uomini del suo tempo e alla necessità di risvegliare l’energia della ragione per contrastare i mostri della guerra, dell’ingiustizia, dell’indifferenza. Sono questi gli anni in cui Cilia dipinge maschere allusive e tragiche, fanciulle in fiore, ma anche in cui approfondisce i suoi interessi per la scultura, svelando nelle pietre della terra iblea il mistero antropomorfo come espressione profonda dell’anima siciliana.
Artista capace di affrontare, in modo ludico e drammatico, temi della memoria, dell’immagine, della vita e della morte in cui si può rivivere il richiamo vichiano al ciclo della storia umana; e proprio negli anni ’80, tema centrale delle sue opere, sia pittoriche che narrative, è la sua morte, la morte dell’artista, Cilia ist tot.
Durante gli anni ’90, dopo un lungo periodo in cui le sue tele annunciavano questa morte gridata, si congeda dal malessere causato dall’assenza per ritornare alla vita, o meglio, alla cosa che più conta nella vita di un pittore: il colore. Sulla traccia d Federico Zeri e Mario Luzi, che vedono protagonista il cielo e i suoi dinamismi di luce, Cilia realizza un nuovo ciclo di opere in cui prevale il colore puro e assoluto, in cui acqua, cielo e sole ne sono protagonisti.
Cilia ha realizzato il dramma E’ ancora Natale?, ha pubblicato opere narrative tra le quali Innocenza (1995), Oltremare (1997) e Ritratto post-mortem (1999).
L’uso contemporaneo di diversi mezzi espressivi evidenzia la sua continua ricerca, che non fissa la sua arte in moduli ripetitivi ma la intende quale strumento di conoscenza dell’anima e della ragione umana, approvata da ogni paese attivo nella vita artistica: da Madrid a Parigi, da Lisbona a Copenaghen, a Colonia e Weimar.
Le sue opere sono presenti in Musei e Collezioni italiane e straniere.
Ricchissima è la letteratura critica sulla sua attività.
La mostra si conclude domenica 25 febbraio alle ore 18.00 con la drammatizzazione:
Dal grido delle pietre antropomorfe al canto delle stelle. Cilia è morto
imputato Franco Cilia, pubblico accusatore Sante Rossetto,
difensore Luigina Bortolatto, voce recitante Giò Ferrante
Con la partecipazione di: Eurocrom4, Villorba (Tv); Gruppo Compiano Iniziative culturali; Tenuta Agricola Castello di Roncade
Dagli anni ’60, utilizza la pittura e la scrittura come strumenti per indagare ciò che egli definisce l’immenso e ancora inesplorato paese dell’uomo. Una ricerca in cui Cilia ha affrontato la tematica del rapporto dell’uomo con il suo doppio, partendo proprio dal tratto immaginativo del pittore tipicamente romantico Turner, nelle cui iconografie Cilia si è dichiaratamente riconosciuto, perché come per Turner madre natura era ricchezza e libertà, per Cilia aria e acqua sono immaginazione che conduce lontano. Dalla fonte turniana è scaturita una vera e propria eruzione di luce e di colore quasi che il campo visivo del Maestro fosse costituito da un alternarsi di esplosioni cromatiche, fonti di energia ed entusiasmo vitale.
Negli anni ’70 sviluppa particolare interesse verso le pitture nere di Goya, il quale affermava che il sonno della ragione genera mostri, riferendosi alla decadenza degli uomini del suo tempo e alla necessità di risvegliare l’energia della ragione per contrastare i mostri della guerra, dell’ingiustizia, dell’indifferenza. Sono questi gli anni in cui Cilia dipinge maschere allusive e tragiche, fanciulle in fiore, ma anche in cui approfondisce i suoi interessi per la scultura, svelando nelle pietre della terra iblea il mistero antropomorfo come espressione profonda dell’anima siciliana.
Artista capace di affrontare, in modo ludico e drammatico, temi della memoria, dell’immagine, della vita e della morte in cui si può rivivere il richiamo vichiano al ciclo della storia umana; e proprio negli anni ’80, tema centrale delle sue opere, sia pittoriche che narrative, è la sua morte, la morte dell’artista, Cilia ist tot.
Durante gli anni ’90, dopo un lungo periodo in cui le sue tele annunciavano questa morte gridata, si congeda dal malessere causato dall’assenza per ritornare alla vita, o meglio, alla cosa che più conta nella vita di un pittore: il colore. Sulla traccia d Federico Zeri e Mario Luzi, che vedono protagonista il cielo e i suoi dinamismi di luce, Cilia realizza un nuovo ciclo di opere in cui prevale il colore puro e assoluto, in cui acqua, cielo e sole ne sono protagonisti.
Cilia ha realizzato il dramma E’ ancora Natale?, ha pubblicato opere narrative tra le quali Innocenza (1995), Oltremare (1997) e Ritratto post-mortem (1999).
L’uso contemporaneo di diversi mezzi espressivi evidenzia la sua continua ricerca, che non fissa la sua arte in moduli ripetitivi ma la intende quale strumento di conoscenza dell’anima e della ragione umana, approvata da ogni paese attivo nella vita artistica: da Madrid a Parigi, da Lisbona a Copenaghen, a Colonia e Weimar.
Le sue opere sono presenti in Musei e Collezioni italiane e straniere.
Ricchissima è la letteratura critica sulla sua attività.
La mostra si conclude domenica 25 febbraio alle ore 18.00 con la drammatizzazione:
Dal grido delle pietre antropomorfe al canto delle stelle. Cilia è morto
imputato Franco Cilia, pubblico accusatore Sante Rossetto,
difensore Luigina Bortolatto, voce recitante Giò Ferrante
Con la partecipazione di: Eurocrom4, Villorba (Tv); Gruppo Compiano Iniziative culturali; Tenuta Agricola Castello di Roncade
27
gennaio 2007
Franco Cilia – Terra acqua aria, incanto disperato e acceso
Dal 27 gennaio al 25 febbraio 2007
arte contemporanea
Location
LE VENEZIE
Treviso, Viale Trento E Trieste, 19, (Treviso)
Treviso, Viale Trento E Trieste, 19, (Treviso)
Orario di apertura
martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 09.00 – 13.00; giovedì, sabato, domenica ore 15.00 – 19.00
Vernissage
27 Gennaio 2007, ore 18
Autore
Curatore

