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Franco Dallegri – Recondite realtà
Con la personale “Recondite realtà” l’indagine di Franco Dallegri si sposta prepotentemente sul problema dello “spazio pittorico”, inteso non come proiezione di ultra-mondi fantastici o dimensioni naturalistiche, ma come piano fisico su cui accade qualcosa di reale in sé stesso
Comunicato stampa
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Con la serie “Recondite Realtà”, Franco Dallegri compie un’evoluzione fondamentale rispetto alle premesse consolidate nel 2025 con il ciclo "Un altrove oltre il visibile". Se in quella fase era già acquisita la capacità della materia di attivarsi e generare forme, qui l'indagine si sposta prepotentemente sul problema dello "spazio pittorico", inteso non come proiezione di ultra-mondi fantastici o dimensioni naturalistiche, ma come piano fisico su cui accade qualcosa di reale in sé stesso. La superficie della tela cessa di essere un supporto inerte per farsi teatro di "immagini-evento": manifestazioni autonome del magma informe della materia pittorica che, versata sulla superficie di fondo e attivata senza uso di pennello, trova, citando le stesse parole dell’artista, «le condizioni per scrivere l'alba della sua vita» in modo indipendente e de-personalizzato.
In questa visione ontologica, ciò che chiamiamo pittura assume una materialità analoga a quella della tela, emancipandosi definitivamente dal mondo circostante e da ogni tentativo mimetico o illusionistico. La rinuncia deliberata a immagini prospettiche — persino a quelle solo suggerite da gradienti dimensionali — determina l’assenza di un punto focale unitario che condizioni la visione. L’opera si offre come un pattern diffuso di forme attive, geodi e onde, che si sviluppano spontaneamente in diverse zone della "nuvola" cromatica con differenti temporalità. Ne deriva una distribuzione spaziale misteriosa, priva di aree dal peso ottico preponderante, che invita l'osservatore a una "visione vagante". È la realizzazione pratica del concetto di Paul Klee: l'occhio, simile a un animale intento a brucare, pascola liberamente sulla superficie, passando da un valore all'altro senza essere vincolato a centri di attenzione preordinati dall'autore.
L’architettura dell'opera si gioca sulla sapiente gestione dei piani sovrapposti. L’intervento dell’artista rimane rigorosamente confinato alla regia sperimentale: la scelta dei pigmenti, i gradi di diluizione e la tecnica del tilting (l'inclinazione del supporto per espandere i liquidi) sono gli strumenti con cui Dallegri prepara il campo all'attivazione spontanea. Ma sono le "nuvole" a determinare il salto di qualità percettivo. Quando la nuvola fluttua in uno spazio virtuale senza ancoraggi ai margini, essa propone una tridimensionalità che recupera il concetto di infinito. In queste condizioni di "purezza metafisica", l'annullamento visivo del fondo previene ogni contaminazione da parte del supporto-tela, permettendo alla materia-colore di esprimersi in uno spazio impalpabile.
Le forme che ne emergono — geodi circolari che evocano la quarta dimensione e onde dinamiche che documentano le trasformazioni temporali della materia — sono da considerarsi "oggetti naturali de-personalizzati". Sebbene l'artista ne sia il catalizzatore, l'interpretazione finale è restituita alla libera fantasia del fruitore. Come ricordava Leonardo da Vinci a proposito delle macchie murarie, l'osservatore è libero di scorgervi battaglie, animali e figure umane o paesaggi, in un esercizio interpretativo che, pur non essendo imposto dall'autore, completa l'essenza dell'opera. In “Recondite Realtà”, Franco Dallegri non ci offre una finestra sul visibile, ma la “cronaca” visiva di una materia che si fa evento, svelando quelle verità profonde che giacciono oltre la superficie sensibile, in uno stato di assoluta e vibrante autonomia.
In questa visione ontologica, ciò che chiamiamo pittura assume una materialità analoga a quella della tela, emancipandosi definitivamente dal mondo circostante e da ogni tentativo mimetico o illusionistico. La rinuncia deliberata a immagini prospettiche — persino a quelle solo suggerite da gradienti dimensionali — determina l’assenza di un punto focale unitario che condizioni la visione. L’opera si offre come un pattern diffuso di forme attive, geodi e onde, che si sviluppano spontaneamente in diverse zone della "nuvola" cromatica con differenti temporalità. Ne deriva una distribuzione spaziale misteriosa, priva di aree dal peso ottico preponderante, che invita l'osservatore a una "visione vagante". È la realizzazione pratica del concetto di Paul Klee: l'occhio, simile a un animale intento a brucare, pascola liberamente sulla superficie, passando da un valore all'altro senza essere vincolato a centri di attenzione preordinati dall'autore.
L’architettura dell'opera si gioca sulla sapiente gestione dei piani sovrapposti. L’intervento dell’artista rimane rigorosamente confinato alla regia sperimentale: la scelta dei pigmenti, i gradi di diluizione e la tecnica del tilting (l'inclinazione del supporto per espandere i liquidi) sono gli strumenti con cui Dallegri prepara il campo all'attivazione spontanea. Ma sono le "nuvole" a determinare il salto di qualità percettivo. Quando la nuvola fluttua in uno spazio virtuale senza ancoraggi ai margini, essa propone una tridimensionalità che recupera il concetto di infinito. In queste condizioni di "purezza metafisica", l'annullamento visivo del fondo previene ogni contaminazione da parte del supporto-tela, permettendo alla materia-colore di esprimersi in uno spazio impalpabile.
Le forme che ne emergono — geodi circolari che evocano la quarta dimensione e onde dinamiche che documentano le trasformazioni temporali della materia — sono da considerarsi "oggetti naturali de-personalizzati". Sebbene l'artista ne sia il catalizzatore, l'interpretazione finale è restituita alla libera fantasia del fruitore. Come ricordava Leonardo da Vinci a proposito delle macchie murarie, l'osservatore è libero di scorgervi battaglie, animali e figure umane o paesaggi, in un esercizio interpretativo che, pur non essendo imposto dall'autore, completa l'essenza dell'opera. In “Recondite Realtà”, Franco Dallegri non ci offre una finestra sul visibile, ma la “cronaca” visiva di una materia che si fa evento, svelando quelle verità profonde che giacciono oltre la superficie sensibile, in uno stato di assoluta e vibrante autonomia.
11
aprile 2026
Franco Dallegri – Recondite realtà
Dall'undici aprile al 02 maggio 2026
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
dal martedì al sabato 15:00–19:00
Vernissage
11 Aprile 2026, ore 17:00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico




