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Fulvia Mendini – Mandala wedding
Mandala Wedding nasce da uno studio caleidoscopico delle forme visionarie di una floricoltura marziana e divertita, totalmente inventata, come se provenisse da una cosmogonia botanica
Comunicato stampa
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La tela ideale per Fulvia Mendini è un trionfo di nuovi simboli, segni e colori. Mandala Wedding nasce da uno studio caleidoscopico delle forme visionarie di una floricoltura marziana e divertita, totalmente inventata, come se provenisse da una cosmogonia botanica, molto onirica e del tutto privata, da cui il lavoro dell¹artista è partito tre anni fa.
Accanto al grande mandala perciò troviamo alcune coppie di ritratti, ovvero una serie di 10 omini e donnine simili tra loro per postura e dimensioni ma molto distinti, ognuno caratterizzato da variazioni sull¹incarnato e dai costumi, come se fossero modelli di un curioso casting generazionale. Per questo dopo un attento sguardo li identifichiamo come icone, perché sono ieratici nel senso più allargato del termine. I loro volti potrebbero corrispondere al ritratto di un nostro vecchio amico, piuttosto che a qualcuno incontrato oggi per strada, quest¹estate sul lungomare, l¹altroieri sera al ristorante nel tavolo accanto, dopodomani in aeroporto o in stazione.
Le piccole dimensioni riportano la memoria alle icone bizantine e post bizantine delle grandi scuole russe, i disegni di Fedoskino, Palekh, Kholuj, le piccole scatole in lacca di tradizione antichissima che trattavano scene di caccia, favole, leggende, paesaggi e fiori. Altre rievocano le miniature islamiche del XIII sec., altre ancora i mandala indiani per ricondurci poi all¹esempio contemporaneo di Julian Opie, di matrice più digitale, che aggiunge nei titoli dei lavori l¹identificazione dei personaggi filtrata attraverso i loro volti 2D.
Fulvia è affascinata inoltre dalle forme animali e dalla loro simbologia, come se fosse scaramantico accostarli alle figure negli angoli della tavola in basso a destra, in alto a sinistra o viceversa. L¹uso smodato di colori acrilici sembra colmare il gap che ancora esiste tra la pellicola fotografica e il digitale. Per quanti megapixel tu abbia non puoi ancora riprodurre tutti quei milioni di colori. Mentre nel nostro caso più volte accade che alcune sfumature dell¹acrilico qui utilizzate non esistano nella realtà. Come non sono reali i personaggi che quei colori li indossano. Ma l¹aura che li avvolge rende tutto piacevolmente familiare, spirituale, devozionale.
Raffaella Guidobono
Accanto al grande mandala perciò troviamo alcune coppie di ritratti, ovvero una serie di 10 omini e donnine simili tra loro per postura e dimensioni ma molto distinti, ognuno caratterizzato da variazioni sull¹incarnato e dai costumi, come se fossero modelli di un curioso casting generazionale. Per questo dopo un attento sguardo li identifichiamo come icone, perché sono ieratici nel senso più allargato del termine. I loro volti potrebbero corrispondere al ritratto di un nostro vecchio amico, piuttosto che a qualcuno incontrato oggi per strada, quest¹estate sul lungomare, l¹altroieri sera al ristorante nel tavolo accanto, dopodomani in aeroporto o in stazione.
Le piccole dimensioni riportano la memoria alle icone bizantine e post bizantine delle grandi scuole russe, i disegni di Fedoskino, Palekh, Kholuj, le piccole scatole in lacca di tradizione antichissima che trattavano scene di caccia, favole, leggende, paesaggi e fiori. Altre rievocano le miniature islamiche del XIII sec., altre ancora i mandala indiani per ricondurci poi all¹esempio contemporaneo di Julian Opie, di matrice più digitale, che aggiunge nei titoli dei lavori l¹identificazione dei personaggi filtrata attraverso i loro volti 2D.
Fulvia è affascinata inoltre dalle forme animali e dalla loro simbologia, come se fosse scaramantico accostarli alle figure negli angoli della tavola in basso a destra, in alto a sinistra o viceversa. L¹uso smodato di colori acrilici sembra colmare il gap che ancora esiste tra la pellicola fotografica e il digitale. Per quanti megapixel tu abbia non puoi ancora riprodurre tutti quei milioni di colori. Mentre nel nostro caso più volte accade che alcune sfumature dell¹acrilico qui utilizzate non esistano nella realtà. Come non sono reali i personaggi che quei colori li indossano. Ma l¹aura che li avvolge rende tutto piacevolmente familiare, spirituale, devozionale.
Raffaella Guidobono
05
settembre 2005
Fulvia Mendini – Mandala wedding
Dal 05 al 28 settembre 2005
arte contemporanea
Location
AKA
Roma, Via Dei Cartari, 11, (Roma)
Roma, Via Dei Cartari, 11, (Roma)
Orario di apertura
dal mercoledì al sabato 16.30-20
Vernissage
5 Settembre 2005, ore 19-21
Autore
Curatore


