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Gian Lorenzo Bernini – Busto di Medusa
L’opera del genio del Barocco considerata dalla critica una delle opere più problematiche di Gian Lorenzo, fu forse realizzata nei primi anni di pontificato di papa Innocenzo X Pamphilj, tra il 1644 e il 1648, quando l’artista venne allontanato dalla corte pontificia e la sua fama temporaneamente oscurata
Comunicato stampa
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La mostra del Busto di Medusa di Gian Lorenzo Bernini restaurata ha registrato un clamoroso successo di visitatori dal giorno dell’inaugurazione, il 22 novembre u.s., ad oggi con oltre 35.000 presenze. Successo che ha spinto le dottoresse Anna Mura Sommella Direttore dei Musei Capitolini ed Elena Bianca Di Gioia funzionario dei Capitolini e curatrice del restauro a prorogare l’esposizione dell’opera nella Sala degli Arazzi -inizialmente prevista fino all’epifania- fino al 30 gennaio 2007. Questo per permettere al numeroso pubblico, che ogni giorno accorre ai Capitolini per ammirare la Medusa del Bernini, di poter continuare ad apprezzare l’opera, come non era mai stata vista -ovvero a 360°- prima della sua definitiva ricollocazione sull’originario piedistallo settecentesco nell’adiacente Sala delle Oche del Palazzo dei Conservatori, dove è esposta e documentata dal 1734. In conferenza stampa il Soprintendente Eugenio La Rocca e la Direttrice Anna Mura Sommella hanno assicurato che: “l’opera non sarà riaddossata alla parete come era stato dal Settecento fino ad inizio restauro ma, sicuramente, in posizione più avanzata perché ci si è resi conto che altrimenti viene negata una parte importante della scultura che certamente Bernini immaginava esser posta al centro di una sala”. I lavori di restauro eseguiti dai restauratori Tuccio Sante Guido e Giuseppe Mantella sono stati realizzati grazie al sostegno della Federazione Italiana Tabaccai & di Logista Italia nell’ambito del progetto FIT per l’Arte e la Cultura, giunto al taglio del nastro dei primi dieci anni del progetto culturale (dal 1996 al 2006; ndr) proprio con quest’ultimo restauro. L’opera del genio del Barocco considerata dalla critica una delle opere più problematiche di Gian Lorenzo, fu forse realizzata nei primi anni di pontificato di papa Innocenzo X Pamphilj, tra il 1644 e il 1648, quando l'artista venne allontanato dalla corte pontificia e la sua fama temporaneamente oscurata. Il Busto di Medusa sembra rientrare nel novero di quelle sculture eseguite "per suo studio e gusto", frutto di una personale meditazione dell'artista sulle finalità della scultura e sulle virtù dello scultore. I capelli sulla nuca della più bella delle Gorgoni consacrata a Minerva, non si sono ancora trasformati in serpenti come quelli sulla fronte che si attorcigliano fra di loro minacciosamente. Bernini ha, infatti, scelto di raffigurare la sfortunata Gorgone punita da Minerva, nel momento in cui non è ancora avvenuta completamente la trasformazione ed è fermata nel momento in cui si rende conto dell’atroce beffa. La fronte è aggrottata e la bocca socchiusa in una smorfia di dolore e terrore.
Una "originalissima interpretazione del mito" tratta forse da un madrigale di Giovan Battista Marino che gli offre lo spunto per prendersi la rivincita su nemici e detrattori, utilizzando la Medusa come "raffinata metafora barocca sul potere della scultura e sul valore dello scultore". Marino fa dire ad una mirabile testa di Medusa: "Non so se mi scolpì scarpel mortale,/ o specchiando me stessa in chiaro vetro/ la propria vista mia mi fece tale". Il mito classico è rovesciato per esaltare la virtù dello scultore non è la Gorgone ad impietrire con lo sguardo i suoi nemici, ma è Medusa stessa che, cogliendo per fatale errore la sua immagine nello specchio, sembra essersi trasformata in marmo. La splendida opera, un busto di marmo bianco alto 50 centimetri, è stata restaurata con un delicatissimo intervento di pulitura che ha permesso il recupero della patina originale. Un marmo di Carrara particolarmente bianco e trasparente, già usato dal Bernini nel gruppo di ‘Apollo e Dafne’ della Borghese hanno spiegano Tuccio Sante Guido e Giuseppe Mantella, i restauratori che hanno condotto l’intervento. Bernini ha usato un unico blocco e in questo blocco ha scolpito anche le serpi, una ad una. Le parti dei serpenti attaccate sono dovute a restauri posteriori al Bernini, come si ricava da alcune rotture. L’opera prima del restauro era molto sporca, ricoperta da polveri, particelle e protettivi alterati e voltati in grigio. La “Medusa” prima del restauro aveva un'immagine quasi specchiante, ma dal tono cupo e artefatto, che annullava le differenti superfici originali, intenzionalmente trattate dal Bernini con zone lucide e altre opache. Uno spettrometro a fibre ottiche a medio infrarosso, ha guidato le mani dei restauratori a fermarsi davanti alla patina originale. Bernini ha condotto la “rifinitura” della patina con una sostanza che sembra cera naturale, evitando alcune zone, come la punta del naso, il margine del labbro superiore, il labbro inferiore, il bordo esterno del sopracciglio sinistro, zone delle palpebre e del contorno inferiore per renderla più vicina al vero. Un trattamento che richiama quasi una tecnica pittorica un esempio mirabile di “bel composto” berniniano ossia quella perfetta fusione di scultura e pittura ”a superar il vero” tipica del più grande artista del Barocco.
Una "originalissima interpretazione del mito" tratta forse da un madrigale di Giovan Battista Marino che gli offre lo spunto per prendersi la rivincita su nemici e detrattori, utilizzando la Medusa come "raffinata metafora barocca sul potere della scultura e sul valore dello scultore". Marino fa dire ad una mirabile testa di Medusa: "Non so se mi scolpì scarpel mortale,/ o specchiando me stessa in chiaro vetro/ la propria vista mia mi fece tale". Il mito classico è rovesciato per esaltare la virtù dello scultore non è la Gorgone ad impietrire con lo sguardo i suoi nemici, ma è Medusa stessa che, cogliendo per fatale errore la sua immagine nello specchio, sembra essersi trasformata in marmo. La splendida opera, un busto di marmo bianco alto 50 centimetri, è stata restaurata con un delicatissimo intervento di pulitura che ha permesso il recupero della patina originale. Un marmo di Carrara particolarmente bianco e trasparente, già usato dal Bernini nel gruppo di ‘Apollo e Dafne’ della Borghese hanno spiegano Tuccio Sante Guido e Giuseppe Mantella, i restauratori che hanno condotto l’intervento. Bernini ha usato un unico blocco e in questo blocco ha scolpito anche le serpi, una ad una. Le parti dei serpenti attaccate sono dovute a restauri posteriori al Bernini, come si ricava da alcune rotture. L’opera prima del restauro era molto sporca, ricoperta da polveri, particelle e protettivi alterati e voltati in grigio. La “Medusa” prima del restauro aveva un'immagine quasi specchiante, ma dal tono cupo e artefatto, che annullava le differenti superfici originali, intenzionalmente trattate dal Bernini con zone lucide e altre opache. Uno spettrometro a fibre ottiche a medio infrarosso, ha guidato le mani dei restauratori a fermarsi davanti alla patina originale. Bernini ha condotto la “rifinitura” della patina con una sostanza che sembra cera naturale, evitando alcune zone, come la punta del naso, il margine del labbro superiore, il labbro inferiore, il bordo esterno del sopracciglio sinistro, zone delle palpebre e del contorno inferiore per renderla più vicina al vero. Un trattamento che richiama quasi una tecnica pittorica un esempio mirabile di “bel composto” berniniano ossia quella perfetta fusione di scultura e pittura ”a superar il vero” tipica del più grande artista del Barocco.
22
novembre 2006
Gian Lorenzo Bernini – Busto di Medusa
Dal 22 novembre 2006 al 28 febbraio 2007
arte antica
presentazione
presentazione
Location
MUSEI CAPITOLINI
Roma, Piazza Del Campidoglio, 1, (Roma)
Roma, Piazza Del Campidoglio, 1, (Roma)
Biglietti
Intero euro 6,50; Ridotto euro 4,50
Orario di apertura
da martedì a domenica 9-20
Autore

