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Gianni Piacentini
installazione
Comunicato stampa
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Gianni Piacentini è stato invitato alla Fenestella Wunderkammern a prendere le mosse dal precedente evento di Simona Frillici: 5 AGOSTO 06 - MADONNA DEL VELO.
Frillici segnerà il passaggio da una mostra all’altra con un finissage. Seguirà una azione performativa ideata da Piacentini: Chi cerchi non è più qui – Chi cerchi è qui.
La performance di Frillici di dicembre viveva della tensione tra due opposti: la forza dell’attesa nel silenzio degli spettatori e il fortissimo suono/canto dei mantra recitati. Un suono che deformava l'aura e gonfiava la luce, in alcuni momenti rabbuiava le sensazioni e subito dopo rendeva tutto luminoso e scintillante. Un'opera senza tempo e senza racconto.
Anche Gianni Piacentini ci propone una tensione tra opposti: “conciliare il mistico e la comunicazione artistica, il distacco e il contatto, il silenzio e il rumore, la concentrazione e la distrazione, la preghiera e il relativismo, la separazione dei luoghi, i confini con la possibilità di mostrarsi nella noncuranza esemplare per la realtà esterna”. Egli esporrà la viva presenza di una suora di clausura, in piedi al centro della sala. La sfida di mostrare chi, avendo compiuto una scelta di vita totalizzante, con la sola presenza sposta in modo sorprendente la sua particolare condizione mentale e fisica di nascondimento dal mondo. Anche la sua performance ci appare un’opera senza racconto.
Sin dall’inizio gli interventi hanno vissuto gestazione e sviluppo concatenati, l’opera di Piacentini si accese nel momento in cui la Madonna del Velo e i Mantra cantati scatenarono tra gli astanti quel tramutare di sensazioni. I due eventi, nati uno dentro l'altro quasi per un annullamento del rapporto di causa/effetto, si nutrono dello stesso spazio. Due artisti insieme, idealmente messi in contatto da Wunderkammern.
Peraltro le apparenze ingannano, i loro lavori non sono affatto da considerarsi senza racconto. Piacentini ha assegnato un titolo che è un indizio: "Chi cerchi non è più qui - chi cerchi è qui". Sembra una risposta o un consiglio o un monito, un riferimento implicito ad una storia. E l’opera di Frillici, all’apparenza priva di racconto, in effetti prendeva le mosse da una serie di coincidenze, si basava sul concatenarsi di storie che non ponevano domande ma erano forti stimoli per una risposta. Così che l'attuale finissage di Simona si fa notizia e cronaca, e si inserisce nel ritmo della narrazione con la necessità di un capitolo imperdibile.
Il racconto è quindi il primo e ultimo tramite tra le opere, anzi tra i due artisti. Il desiderio di Piacentini di conciliare il mistico e la comunicazione, l’isolamento da contatti esterni con la possibilità di mostrarsi non si sta rivelando indolore, collocandosi in una storia precisa che diverrà infine centrale nell’opera stessa: Gianni sta tenendo un diario in progress circa la richiesta di avere presente una suora in galleria. Richiesta che ha formulato ai più vicini conventi e non importa l’esito, se questi incontri e telefonate porteranno alla realizzazione del progetto. Di certo sembrano soddisfare un desiderio di racconto.
Scopriamo così che le due opere senza racconto si basano sui racconti e di essi vivono. Chi cerchi è qui! Dei due sogni, di concreto è rimasto il racconto.
Franco Ottavianelli
Frillici segnerà il passaggio da una mostra all’altra con un finissage. Seguirà una azione performativa ideata da Piacentini: Chi cerchi non è più qui – Chi cerchi è qui.
La performance di Frillici di dicembre viveva della tensione tra due opposti: la forza dell’attesa nel silenzio degli spettatori e il fortissimo suono/canto dei mantra recitati. Un suono che deformava l'aura e gonfiava la luce, in alcuni momenti rabbuiava le sensazioni e subito dopo rendeva tutto luminoso e scintillante. Un'opera senza tempo e senza racconto.
Anche Gianni Piacentini ci propone una tensione tra opposti: “conciliare il mistico e la comunicazione artistica, il distacco e il contatto, il silenzio e il rumore, la concentrazione e la distrazione, la preghiera e il relativismo, la separazione dei luoghi, i confini con la possibilità di mostrarsi nella noncuranza esemplare per la realtà esterna”. Egli esporrà la viva presenza di una suora di clausura, in piedi al centro della sala. La sfida di mostrare chi, avendo compiuto una scelta di vita totalizzante, con la sola presenza sposta in modo sorprendente la sua particolare condizione mentale e fisica di nascondimento dal mondo. Anche la sua performance ci appare un’opera senza racconto.
Sin dall’inizio gli interventi hanno vissuto gestazione e sviluppo concatenati, l’opera di Piacentini si accese nel momento in cui la Madonna del Velo e i Mantra cantati scatenarono tra gli astanti quel tramutare di sensazioni. I due eventi, nati uno dentro l'altro quasi per un annullamento del rapporto di causa/effetto, si nutrono dello stesso spazio. Due artisti insieme, idealmente messi in contatto da Wunderkammern.
Peraltro le apparenze ingannano, i loro lavori non sono affatto da considerarsi senza racconto. Piacentini ha assegnato un titolo che è un indizio: "Chi cerchi non è più qui - chi cerchi è qui". Sembra una risposta o un consiglio o un monito, un riferimento implicito ad una storia. E l’opera di Frillici, all’apparenza priva di racconto, in effetti prendeva le mosse da una serie di coincidenze, si basava sul concatenarsi di storie che non ponevano domande ma erano forti stimoli per una risposta. Così che l'attuale finissage di Simona si fa notizia e cronaca, e si inserisce nel ritmo della narrazione con la necessità di un capitolo imperdibile.
Il racconto è quindi il primo e ultimo tramite tra le opere, anzi tra i due artisti. Il desiderio di Piacentini di conciliare il mistico e la comunicazione, l’isolamento da contatti esterni con la possibilità di mostrarsi non si sta rivelando indolore, collocandosi in una storia precisa che diverrà infine centrale nell’opera stessa: Gianni sta tenendo un diario in progress circa la richiesta di avere presente una suora in galleria. Richiesta che ha formulato ai più vicini conventi e non importa l’esito, se questi incontri e telefonate porteranno alla realizzazione del progetto. Di certo sembrano soddisfare un desiderio di racconto.
Scopriamo così che le due opere senza racconto si basano sui racconti e di essi vivono. Chi cerchi è qui! Dei due sogni, di concreto è rimasto il racconto.
Franco Ottavianelli
28
gennaio 2007
Gianni Piacentini
Dal 28 gennaio al 15 febbraio 2007
arte contemporanea
performance - happening
performance - happening
Location
WUNDERKAMMERN [Spello]
Spello, Piazza Delle Foglie III, 2, (Perugia)
Spello, Piazza Delle Foglie III, 2, (Perugia)
Orario di apertura
tutti i giorni, dall’imbrunire alle ore piccole
Vernissage
28 Gennaio 2007, ore 18
Autore


