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Gino Rossi – La nostra Passione
una mostra ricorda, con alcuni inediti, il pittore veneziano
Comunicato stampa
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Nell’ambito della prima edizione del Premio Internazionale Biennale d’Arte di Asolo, si terrà al Museo Civico una mostra dedicata al maestro Gino Rossi (Venezia, 1884 – Treviso, 1947), artista eccezionale e dalla vita travagliata, presentato nella città dove soggiornò tra il 1912 e il 1914.
La mostra “Gino Rossi, la nostra passione”, in programma dal 16 maggio al 4 luglio 2010, è organizzata dal Museo Civico di Asolo e da Itaca Investimenti d’Arte in collaborazione partneriale con la Provincia di Treviso e la Regione del Veneto. Curata da Mario Guderzo e Carlo Sala, raccoglie una ventina di opere provenienti da collezioni pubbliche e private, alcune inedite, che rendono omaggio ad un artista non sempre sostenuto dalla critica.
La vicenda umana e artistica di Gino Rossi è invece una delle più singolari ed affascinanti dei primi due decenni del XX secolo in Italia. Le sue opere rivelano una personalità umanamente fragile, ma pittoricamente a livello dei più grandi. Autodidatta, la sua formazione avviene nei soggiorni parigini rivolgendo dapprima lo sguardo alla pittura di Vincent van Gogh e di Paul Gauguin, poi a Paul Cézanne e alla successiva esperienza cubista per la solidità costruttiva e formale. I suoi viaggi di educazione in Francia lo portarono anche in Bretagna sulle tracce del cloisonnisme, lo stile associato ad alcuni pittori che lavorarono a Pont-Aven, Louis Anquetin, Emile Bernard e lo stesso Paul Gauguin, caratterizzato da contorni scuri che racchiudevano zone di colore vivace e piatto. Gino Rossi fu però anche un moderno interprete del colorismo tonale veneto, con la luce, più che il disegno, protagonista della composizione. Riuscì ad accordare così la cultura veneta del colore alla grande arte francese, studiando gli impressionisti ed i post-impressionisti.
Con l’amico Arturo Martini e altri “indisciplinati” come Umberto Moggioli, Tullio Garbari, Ugo Valeri, Felice Casorati e più tardi Pio Semeghini, diede vita al movimento d’avanguardia di Ca’ Pesaro, con la mostra famosissima del 1908 ed altre esposizioni organizzate da Nino Barbantini che suscitarono non poche reazioni negli ambiti culturali veneziani. Con alcuni di questi artisti fondò quindi la Scuola di Burano, in realtà non una vera e propria “scuola”, ma un sodalizio artistico, approdo dei giovani ribelli di Ca’ Pesaro, che si battevano per un uso moderno del colore e per una interpretazione poetica del paesaggio (che la luce idillica dell’isola lagunare sembrava aiutare, smaterializzando le cose). Sono questi anni felici e ricchi di speranza durante i quali Gino Rossi dipinse opere importanti come Case a Burano (1908-1909, Burano, Collezione Barbaro), dove appaiono evidenti le influenze di Gauguin e di Van Gogh e dove il disegno è forte, i contorni sono fermi, le tavolozze appaiono cariche e le pennellate sono vivaci e vigorose. E’ il tempo dei ritratti e delle grandi descrizioni asolane che suggellano, prima dell’avvento della guerra mondiale, quella intarsiata dichiarazione del colore che è il tratto tipico e più riconosciuto di Gino Rossi.
Da Burano, si recava spesso sulle colline di Asolo e a Treviso. A partire dal 1913 si può dire che inizi un nuovo periodo dell’arte di Gino Rossi in cui si evidenzia una frattura interiore che rende la rappresentazione dei paesaggi non più serena e luminosa, ma più cupa nei colori e soprattutto più tumultuosa nelle sequenze spaziali a denunciare una ricerca segnata ormai dai suoi profondi dissidi psicologici.
Nei più tardi paesaggi Gino Rossi non intende riprodurre la mera realtà, ma vuole tradurre i sentimenti in immagini, le emozioni in colori, e le passioni in contrasti di tonalità. I suoi dipinti non ci fanno vedere solo l’esteriorità della natura, ma anche l’interiorità del mondo. Questa è la forza che lo contraddistingue e che rende anche i suoi dipinti di paesaggi unici ed irripetibili.
Con la guerra, la breve stagione di Burano finì ed il periodo che seguì ebbe sviluppi diversi, con la prigionia e la povertà. Nel 1919 riparte per Parigi dove scopre la lezione rinnovatrice di Cézanne, Picasso, Fernand Léger e Juan Gris: al cromatismo contenuto dentro una forte impronta della linea subentra la fase della ricerca della forma. Gli anni Venti segnano l’inizio di un periodo sempre più difficile per le problematiche legate alle difficoltà economiche e alla malattia mentale. I colori dei suoi dipinti diventano sempre più cupi. Solo la natura sembra dargli conforto e si rifugia a Ciano, sul Montello. Nel 1925 Barbantini organizza l’ultima esposizione di Gino Rossi alla Fondazione Bevilacqua La Masa al Lido, nella quale ricevette giudizi negativi. Da quel momento iniziarono le sue peregrinazioni da un ricovero all’altro, fino al Sant’Artemio di Treviso, dove rimase sino alla morte nel 1947.
La mostra è inserita nel circuito Reteventi della Provincia di Treviso.
La mostra “Gino Rossi, la nostra passione”, in programma dal 16 maggio al 4 luglio 2010, è organizzata dal Museo Civico di Asolo e da Itaca Investimenti d’Arte in collaborazione partneriale con la Provincia di Treviso e la Regione del Veneto. Curata da Mario Guderzo e Carlo Sala, raccoglie una ventina di opere provenienti da collezioni pubbliche e private, alcune inedite, che rendono omaggio ad un artista non sempre sostenuto dalla critica.
La vicenda umana e artistica di Gino Rossi è invece una delle più singolari ed affascinanti dei primi due decenni del XX secolo in Italia. Le sue opere rivelano una personalità umanamente fragile, ma pittoricamente a livello dei più grandi. Autodidatta, la sua formazione avviene nei soggiorni parigini rivolgendo dapprima lo sguardo alla pittura di Vincent van Gogh e di Paul Gauguin, poi a Paul Cézanne e alla successiva esperienza cubista per la solidità costruttiva e formale. I suoi viaggi di educazione in Francia lo portarono anche in Bretagna sulle tracce del cloisonnisme, lo stile associato ad alcuni pittori che lavorarono a Pont-Aven, Louis Anquetin, Emile Bernard e lo stesso Paul Gauguin, caratterizzato da contorni scuri che racchiudevano zone di colore vivace e piatto. Gino Rossi fu però anche un moderno interprete del colorismo tonale veneto, con la luce, più che il disegno, protagonista della composizione. Riuscì ad accordare così la cultura veneta del colore alla grande arte francese, studiando gli impressionisti ed i post-impressionisti.
Con l’amico Arturo Martini e altri “indisciplinati” come Umberto Moggioli, Tullio Garbari, Ugo Valeri, Felice Casorati e più tardi Pio Semeghini, diede vita al movimento d’avanguardia di Ca’ Pesaro, con la mostra famosissima del 1908 ed altre esposizioni organizzate da Nino Barbantini che suscitarono non poche reazioni negli ambiti culturali veneziani. Con alcuni di questi artisti fondò quindi la Scuola di Burano, in realtà non una vera e propria “scuola”, ma un sodalizio artistico, approdo dei giovani ribelli di Ca’ Pesaro, che si battevano per un uso moderno del colore e per una interpretazione poetica del paesaggio (che la luce idillica dell’isola lagunare sembrava aiutare, smaterializzando le cose). Sono questi anni felici e ricchi di speranza durante i quali Gino Rossi dipinse opere importanti come Case a Burano (1908-1909, Burano, Collezione Barbaro), dove appaiono evidenti le influenze di Gauguin e di Van Gogh e dove il disegno è forte, i contorni sono fermi, le tavolozze appaiono cariche e le pennellate sono vivaci e vigorose. E’ il tempo dei ritratti e delle grandi descrizioni asolane che suggellano, prima dell’avvento della guerra mondiale, quella intarsiata dichiarazione del colore che è il tratto tipico e più riconosciuto di Gino Rossi.
Da Burano, si recava spesso sulle colline di Asolo e a Treviso. A partire dal 1913 si può dire che inizi un nuovo periodo dell’arte di Gino Rossi in cui si evidenzia una frattura interiore che rende la rappresentazione dei paesaggi non più serena e luminosa, ma più cupa nei colori e soprattutto più tumultuosa nelle sequenze spaziali a denunciare una ricerca segnata ormai dai suoi profondi dissidi psicologici.
Nei più tardi paesaggi Gino Rossi non intende riprodurre la mera realtà, ma vuole tradurre i sentimenti in immagini, le emozioni in colori, e le passioni in contrasti di tonalità. I suoi dipinti non ci fanno vedere solo l’esteriorità della natura, ma anche l’interiorità del mondo. Questa è la forza che lo contraddistingue e che rende anche i suoi dipinti di paesaggi unici ed irripetibili.
Con la guerra, la breve stagione di Burano finì ed il periodo che seguì ebbe sviluppi diversi, con la prigionia e la povertà. Nel 1919 riparte per Parigi dove scopre la lezione rinnovatrice di Cézanne, Picasso, Fernand Léger e Juan Gris: al cromatismo contenuto dentro una forte impronta della linea subentra la fase della ricerca della forma. Gli anni Venti segnano l’inizio di un periodo sempre più difficile per le problematiche legate alle difficoltà economiche e alla malattia mentale. I colori dei suoi dipinti diventano sempre più cupi. Solo la natura sembra dargli conforto e si rifugia a Ciano, sul Montello. Nel 1925 Barbantini organizza l’ultima esposizione di Gino Rossi alla Fondazione Bevilacqua La Masa al Lido, nella quale ricevette giudizi negativi. Da quel momento iniziarono le sue peregrinazioni da un ricovero all’altro, fino al Sant’Artemio di Treviso, dove rimase sino alla morte nel 1947.
La mostra è inserita nel circuito Reteventi della Provincia di Treviso.
15
maggio 2010
Gino Rossi – La nostra Passione
Dal 15 maggio al 04 luglio 2010
arte contemporanea
Location
MUSEO CIVICO DI ASOLO – PALAZZO DELLA RAGIONE
Asolo, Via Regina Cornaro, 74, (Treviso)
Asolo, Via Regina Cornaro, 74, (Treviso)
Biglietti
4 euro
Orario di apertura
Apertura dal giovedì alla domenica.
Orario 10.30-12.30/14.00-18.00.
Vernissage
15 Maggio 2010, ore 18.00
Sito web
www.biennaleasolo.org
Editore
MONDADORI
Autore
Curatore




