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Giovanni Sesia – Vedere le voci degli altri
La mostra Vedere le voci degli altri, personale dedicata all’artista Giovanni Sesia offre una panoramica completa degli ultimi venticinque anni di produzione dell’artista, focalizzandosi sulla sua peculiare indagine intorno al tema della memoria.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Dal 12 aprile 2026 all’ 11 maggio 2026 Fabbrica Eos presenta presso la Galleria d’arte “V. Guidi” Cascina Roma, di San Donato Milanese la mostra Vedere le voci degli altri, personale dedicata all’artista Giovanni Sesia in collaborazione con il Comune di San Donato Milanese.
Il percorso espositivo di oltre trenta opere offre una panoramica completa degli ultimi venticinque anni di produzione dell’artista, focalizzandosi sulla sua peculiare indagine intorno al tema della memoria.
Il titolo Vedere le voci degli altri è tratto dall'ultimo testo scritto da Luca Beatrice per l’opera di Giovanni Sesia; la scelta di recuperare queste parole non è solo un omaggio al grande critico e amico scomparso, ma riflette l’anima stessa della mostra: una riflessione profonda sulla dimensione del ricordo e sull'attualità di una poetica mai esaurita.
Il percorso artistico: tra archivi e memoria
Dopo l’esordio nell’ambito della pittura, Sesia approda alla fotografia trovando la sintesi perfetta tra i due linguaggi. Svolta cruciale del suo percorso è il ritrovamento, a fine anni ’90, dell'archivio fotografico di un ex ospedale psichiatrico in abbandono: da quel momento in qualche modo sono i soggetti a "scegliere" l'artista che sottrae al silenzio volti, luoghi e oggetti che evocano storie dimenticate, restituendo dignità a esistenze considerate irrilevanti attraverso la potenza della memoria visiva.
Come scriveva Luca Beatrice: “Dei tantissimi uomini passati sulla terra, solo una piccola parte è destinata a lasciare traccia… Talvolta accade che la letteratura o l’arte sottraggano fatti irrilevanti, persone non eroiche, al corrosivo effetto dell’oblio. Molto simile appare l’intenzione poetica di Giovanni Sesia, perché più ancora della scrittura l’immagine ha questa possibilità di conservare la
memoria offrendola ad altri sguardi. Sesia sottrae al silenzio i dimenticati per eccellenza: i folli, gli esclusi, ingombranti per la loro diversità”.
Lo spettatore è invitato a un viaggio spazio-temporale in cui il passato riaffiora con intensità quasi fisica. Atmosfere e voci sembrano materializzarsi intorno a chi guarda, non per celebrare eventi gloriosi, ma per dare voce alla quotidianità e alle emozioni umane più autentiche.
La tecnica: fotografia, pittura e segno grafico
Le opere di Sesia nascono da una meticolosa raccolta di cimeli e scatti d'epoca provenienti da vecchi archivi e mercatini d’antiquariato. I volti, gli oggetti, le sedie in particolare, ma anche motociclette, fotocamere, giocattoli, sculture, elementi naturali diventano il punto di partenza per l’intervento dell’artista, la cui tecnica fonde fotografia, pittura e segno grafico: pennellate materiche velano la scena per far emergere il protagonista, mentre una scrittura densa e indecifrabile attraversa la tela o la tavola. Non si tratta di una narrazione esplicita, ma della traccia visibile di riflessioni condivise, ricordi annotati ed emozioni rese visibili.
L’arte come cura
L’arte restituisce alla memoria ciò che il tempo le ha tolto.
Per Giovanni Sesia tutte le arti sono in grado di alleggerire gli umani tormenti, sono cura di fronte alle sofferenze dell’anima. L’arte deve evocare emozioni altrimenti non può esistere.
Il percorso espositivo di oltre trenta opere offre una panoramica completa degli ultimi venticinque anni di produzione dell’artista, focalizzandosi sulla sua peculiare indagine intorno al tema della memoria.
Il titolo Vedere le voci degli altri è tratto dall'ultimo testo scritto da Luca Beatrice per l’opera di Giovanni Sesia; la scelta di recuperare queste parole non è solo un omaggio al grande critico e amico scomparso, ma riflette l’anima stessa della mostra: una riflessione profonda sulla dimensione del ricordo e sull'attualità di una poetica mai esaurita.
Il percorso artistico: tra archivi e memoria
Dopo l’esordio nell’ambito della pittura, Sesia approda alla fotografia trovando la sintesi perfetta tra i due linguaggi. Svolta cruciale del suo percorso è il ritrovamento, a fine anni ’90, dell'archivio fotografico di un ex ospedale psichiatrico in abbandono: da quel momento in qualche modo sono i soggetti a "scegliere" l'artista che sottrae al silenzio volti, luoghi e oggetti che evocano storie dimenticate, restituendo dignità a esistenze considerate irrilevanti attraverso la potenza della memoria visiva.
Come scriveva Luca Beatrice: “Dei tantissimi uomini passati sulla terra, solo una piccola parte è destinata a lasciare traccia… Talvolta accade che la letteratura o l’arte sottraggano fatti irrilevanti, persone non eroiche, al corrosivo effetto dell’oblio. Molto simile appare l’intenzione poetica di Giovanni Sesia, perché più ancora della scrittura l’immagine ha questa possibilità di conservare la
memoria offrendola ad altri sguardi. Sesia sottrae al silenzio i dimenticati per eccellenza: i folli, gli esclusi, ingombranti per la loro diversità”.
Lo spettatore è invitato a un viaggio spazio-temporale in cui il passato riaffiora con intensità quasi fisica. Atmosfere e voci sembrano materializzarsi intorno a chi guarda, non per celebrare eventi gloriosi, ma per dare voce alla quotidianità e alle emozioni umane più autentiche.
La tecnica: fotografia, pittura e segno grafico
Le opere di Sesia nascono da una meticolosa raccolta di cimeli e scatti d'epoca provenienti da vecchi archivi e mercatini d’antiquariato. I volti, gli oggetti, le sedie in particolare, ma anche motociclette, fotocamere, giocattoli, sculture, elementi naturali diventano il punto di partenza per l’intervento dell’artista, la cui tecnica fonde fotografia, pittura e segno grafico: pennellate materiche velano la scena per far emergere il protagonista, mentre una scrittura densa e indecifrabile attraversa la tela o la tavola. Non si tratta di una narrazione esplicita, ma della traccia visibile di riflessioni condivise, ricordi annotati ed emozioni rese visibili.
L’arte come cura
L’arte restituisce alla memoria ciò che il tempo le ha tolto.
Per Giovanni Sesia tutte le arti sono in grado di alleggerire gli umani tormenti, sono cura di fronte alle sofferenze dell’anima. L’arte deve evocare emozioni altrimenti non può esistere.
11
aprile 2026
Giovanni Sesia – Vedere le voci degli altri
Dall'undici aprile al 17 maggio 2026
arte contemporanea
Location
Galleria d’arte “V. Guidi” Cascina Roma
San Donato Milanese, Piazza delle Arti, (MI)
San Donato Milanese, Piazza delle Arti, (MI)
Orario di apertura
lun. ven. 9.00-18.30 - sab. 9.00-12.30/14.30-18.30 - dom. 10.00-12.30/15.30-18.30
Vernissage
11 Aprile 2026, 17.30
Sito web
Ufficio stampa
Roberta Villari
Autore
Curatore
Autore testo critico
Produzione organizzazione




