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Giovanni Termini – PostAzione
Una grande installazione ambientale occupa interamente lo spazio espositivo bolognese. A prima vista, il grande palcoscenico progettato da Giovanni Termini appare come uno spazio vuoto, una presenza ingombrante eppure muta: un intervento di carattere squisitamente teatrale sebbene non performativo.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Lunedì 2 febbraio 2026 alle 18.00, nello Spazio Kappa-Nöun a San Lazzaro di Savena (BO) si inaugura la mostra personale di Giovanni Termini intitolata "PostAzione", con un testo di Roberto Lacarbonara, in collaborazione con Galleria ME Vannucci, Pistoia, nell'ambito di Art City Bologna 2026. La Galleria ME Vannucci è presente ad ArteFiera con un solo show di Giovanni Termini.
Una grande installazione ambientale occupa interamente lo spazio espositivo bolognese. A prima vista, il grande palcoscenico progettato da Giovanni Termini appare come uno spazio vuoto, una presenza ingombrante eppure muta: un intervento di carattere squisitamente teatrale sebbene non performativo.
Il titolo dell'opera, PostAzione, rivela presto una certa ambivalenza: esso rimanda sia al luogo fisico di un'attività lavorativa, che alla posteriorità di un agire, svolto sulla scorta di una storia.
L'installazione, infatti, ingloba, tra i supporti strutturali, un repertorio di attrezzi di lavoro - un tecnigrafo, uno sgabello e una lampada - accomunati dalla loro provenienza: lo studio dell’artista Eliseo Mattiacci. Ancor prima, gli stessi strumenti appartenevano al suo amico e collega Pino Pascali, fino al giorno della tragica scomparsa nel 1968.
E arriviamo a Giovanni Termini; negli anni della lunga amicizia e frequentazione dello studio di Mattiacci a Pesaro, più volte Termini aveva avuto modo di trovarsi a tu per tu con il tecnigrafo e con quello strano sgabello dalla seduta ricoperta di un'eccentrica pelliccia azzurra: un avanzo della stoffa sintetica dell'opera Vedova blu con sui Pascali aveva rivestito il sellino.
Fortemente intrisi di una storia invisibile, professionale ed affettiva, gli oggetti che Termini dispone ora nell'installazione al Kappa-Nöun, restano appunto invisibili, sommersi, al di sotto del piano di camminamento del palco, incorporati nella piattaforma in legno. L'artista sceglie di livellare i due piani orizzontali, quello del palco con quello del tavolo; così facendo, confonde i "piani" del discorso e della logica: il piano di calpestio destinato ai piedi s'avvicenda e si confonde con il piano di lavoro delle mani. Pensa a questo gesto come a un "innesto": due nature che si incrociano e si incamminano.
L'esposizione di una traccia oggettuale del passato funziona come un dispositivo memoriale in grado di rinnovare la presenza umana e la forza simbolica di un luogo o di un oggetto. Tuttavia, la postazione di lavoro di Pascali e di Mattiacci, non assume alcun valore auratico e celebrativo, non ha scopi reliquari, bensì rinnova un'autentica relazione con gli oggetti, "incorporati" e ricondotti alla durata delle azioni e alle emozioni della quotidianità.
PostAzione è dunque la presa in carico di un'esperienza e di una conoscenza, persino di un'eredità spirituale, colta da chi assume su di sé, nel presente, la forza che ci è data in dote dalla generazione che ci ha preceduto. "C'è una volta, si può ammettere, lasciando che il passato irrompa nell’adesso. Anzi, meglio, nel futuro. Difatti, non è un oggetto qualunque quel tecnigrafo. È l'oggetto-del-progetto, il tavolo dove s'apparecchia un'intenzione, una proiezione, l'immagine a venire della realtà” (Roberto Lacarbonara).
Nota biografica
Giovanni Termini è nato ad Assoro (En) nel 1972, vive e lavora a Pesaro. Ha esposto in Italia e all'estero. Tra le mostre personali: Da quale pulpito, Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, Pistoia; Consuete attenzioni, Galleria Vannucci, Pistoia; L'umanità degli oggetti, Jason Dodge - Giovanni Termini, Kappa Noun, San Lazzaro di Savena, Bologna; (Criteri generali per la) messa in sicurezza, Otto Gallery, Bologna; Come la metti sta, Palazzo Tiranni - Castracane, Cagli (PU); In fondo a destra, Palazzo Filippo Mezzopreti, Pescara; Visioni d'insieme, Mac Museo di Lissone; Grado di tensione, Galleria Francesco Pantaleone, Palermo; Pregressa, Galleria Renata Fabbri, Milano; Disarmata, Fondazione Pescheria, Pesaro; Zona franca, Galleria Pio Monti, Roma. Tra le collettive: Another world is possible, Contrul de Intersa 4th, Cluj Napoca, Romania; Rifrazioni, Accademia Nazionale di San Luca, Roma; Per via del tutto eccezionale, Fondazione Filiberto Menna, Roma; Upcycle, Residenza dell'Ambasciata d'Italia, Berna, Svizzera; The new abnormal, Straperetana, Pereto (AQ); La forma della terra, Fondazione Mepegaz, Castelbasso; Opera morta, Otto Gallery, Bologna; Arte e tecnologia, Museo di Lan Wan, Qingdao, Cina; DISIO - Nostalgia del futuro, Sala Tac, La Caja, Istituto Italiano di Cultura, Caracas, Venezuela; Rilevamenti #1, CAMUSAC, Cassino; Au Rendez-Vous des Amis, Palazzo Vitelli Fondazione Burri, Città di Castello; XV Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni; I Premio Internazionale Giovani Scultori, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano.
Una grande installazione ambientale occupa interamente lo spazio espositivo bolognese. A prima vista, il grande palcoscenico progettato da Giovanni Termini appare come uno spazio vuoto, una presenza ingombrante eppure muta: un intervento di carattere squisitamente teatrale sebbene non performativo.
Il titolo dell'opera, PostAzione, rivela presto una certa ambivalenza: esso rimanda sia al luogo fisico di un'attività lavorativa, che alla posteriorità di un agire, svolto sulla scorta di una storia.
L'installazione, infatti, ingloba, tra i supporti strutturali, un repertorio di attrezzi di lavoro - un tecnigrafo, uno sgabello e una lampada - accomunati dalla loro provenienza: lo studio dell’artista Eliseo Mattiacci. Ancor prima, gli stessi strumenti appartenevano al suo amico e collega Pino Pascali, fino al giorno della tragica scomparsa nel 1968.
E arriviamo a Giovanni Termini; negli anni della lunga amicizia e frequentazione dello studio di Mattiacci a Pesaro, più volte Termini aveva avuto modo di trovarsi a tu per tu con il tecnigrafo e con quello strano sgabello dalla seduta ricoperta di un'eccentrica pelliccia azzurra: un avanzo della stoffa sintetica dell'opera Vedova blu con sui Pascali aveva rivestito il sellino.
Fortemente intrisi di una storia invisibile, professionale ed affettiva, gli oggetti che Termini dispone ora nell'installazione al Kappa-Nöun, restano appunto invisibili, sommersi, al di sotto del piano di camminamento del palco, incorporati nella piattaforma in legno. L'artista sceglie di livellare i due piani orizzontali, quello del palco con quello del tavolo; così facendo, confonde i "piani" del discorso e della logica: il piano di calpestio destinato ai piedi s'avvicenda e si confonde con il piano di lavoro delle mani. Pensa a questo gesto come a un "innesto": due nature che si incrociano e si incamminano.
L'esposizione di una traccia oggettuale del passato funziona come un dispositivo memoriale in grado di rinnovare la presenza umana e la forza simbolica di un luogo o di un oggetto. Tuttavia, la postazione di lavoro di Pascali e di Mattiacci, non assume alcun valore auratico e celebrativo, non ha scopi reliquari, bensì rinnova un'autentica relazione con gli oggetti, "incorporati" e ricondotti alla durata delle azioni e alle emozioni della quotidianità.
PostAzione è dunque la presa in carico di un'esperienza e di una conoscenza, persino di un'eredità spirituale, colta da chi assume su di sé, nel presente, la forza che ci è data in dote dalla generazione che ci ha preceduto. "C'è una volta, si può ammettere, lasciando che il passato irrompa nell’adesso. Anzi, meglio, nel futuro. Difatti, non è un oggetto qualunque quel tecnigrafo. È l'oggetto-del-progetto, il tavolo dove s'apparecchia un'intenzione, una proiezione, l'immagine a venire della realtà” (Roberto Lacarbonara).
Nota biografica
Giovanni Termini è nato ad Assoro (En) nel 1972, vive e lavora a Pesaro. Ha esposto in Italia e all'estero. Tra le mostre personali: Da quale pulpito, Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni, Pistoia; Consuete attenzioni, Galleria Vannucci, Pistoia; L'umanità degli oggetti, Jason Dodge - Giovanni Termini, Kappa Noun, San Lazzaro di Savena, Bologna; (Criteri generali per la) messa in sicurezza, Otto Gallery, Bologna; Come la metti sta, Palazzo Tiranni - Castracane, Cagli (PU); In fondo a destra, Palazzo Filippo Mezzopreti, Pescara; Visioni d'insieme, Mac Museo di Lissone; Grado di tensione, Galleria Francesco Pantaleone, Palermo; Pregressa, Galleria Renata Fabbri, Milano; Disarmata, Fondazione Pescheria, Pesaro; Zona franca, Galleria Pio Monti, Roma. Tra le collettive: Another world is possible, Contrul de Intersa 4th, Cluj Napoca, Romania; Rifrazioni, Accademia Nazionale di San Luca, Roma; Per via del tutto eccezionale, Fondazione Filiberto Menna, Roma; Upcycle, Residenza dell'Ambasciata d'Italia, Berna, Svizzera; The new abnormal, Straperetana, Pereto (AQ); La forma della terra, Fondazione Mepegaz, Castelbasso; Opera morta, Otto Gallery, Bologna; Arte e tecnologia, Museo di Lan Wan, Qingdao, Cina; DISIO - Nostalgia del futuro, Sala Tac, La Caja, Istituto Italiano di Cultura, Caracas, Venezuela; Rilevamenti #1, CAMUSAC, Cassino; Au Rendez-Vous des Amis, Palazzo Vitelli Fondazione Burri, Città di Castello; XV Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni; I Premio Internazionale Giovani Scultori, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano.
02
febbraio 2026
Giovanni Termini – PostAzione
Dal 02 febbraio al 14 marzo 2026
arte contemporanea
Location
KAPPA-NöUN
San Lazzaro di Savena, Via Imelde Lambertini, 5, (BO)
San Lazzaro di Savena, Via Imelde Lambertini, 5, (BO)
Orario di apertura
Orari: 5, 6, 7 e 8 febbraio 2026, ore 10-20; gli altri giorni su appuntamento.
Vernissage
2 Febbraio 2026, ore 18-22
Autore
Curatore
Autore testo critico



