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Giuliano Tomaino – Le acciughe fanno la palla
Mostra personale di Giuliano Tomaino, artista ligure da sempre legato nella sua poetica al mare.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Il 20 maggio 2009 Genova parteciperà al Port Day, evento promosso dalla Comunità Europea con la finalità di aprire al pubblico, attraverso eventi e manifestazioni culturali, gli spazi portuali di 20 città europee, solitamente adibiti ad attività lavorative. In tale occasione l’Autorità Portuale di Genova, in collaborazione con il CantiMed e il Mu.MA - Galata Museo del Mare, presenterà la mostra personale di Giuliano Tomaino, artista ligure da sempre legato nella sua poetica al mare.
CantiMed, Cantiere Mediterraneo, è un cantiere di idee, nato dalla sinergia tra il Mu.MA, il Kunsthistorisches Institut di Firenze, il Comune e l'Università di Genova.
L’evento si avvale anche della collaborazione dell’Associazione ONLUS Amici dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e del sostegno finanziario di una coralità di aziende legate alla realtà portuale (Voltri Terminal Europa s.p.a., Gruppo Spinelli, Grendi Trasporti Marittimi s.p.a., Rimorchiatori Riuniti Porto di Genova, SAAR s.p.a., Porto Petroli di Genova s.p.a., Silomar s.p.a.)
L’ARTISTA
Giuliano Tomaino è un artista ligure, sessantenne, ormai affermato in Italia e all’estero, legato da sempre alla sua terra e al mare. La sua vasta produzione, composta sia da opere pittoriche sia da sculture dalle piccole alle grandi e grandissime dimensioni, presenta anche un corpus specificatamente intrecciato al mare e alle sue suggestioni iconografiche, che in questa occasione verrà ampiamente esposto e valorizzato grazie alla scelta della location, protesi della città sull'acqua.
L’impatto visivo è amplificato dalla poli-matericità delle opere, dalla carta al legno, dal ferro all’acqua fino ai materiali di recupero, divenuti parte integrante della sua estetica, contribuendo a creare quell’effetto di ironia giocosa che gli ha permesso di scherzare sempre con le sue allusioni legate al mare.
LA MOSTRA
Il Galata Museo del Mare di Genova , scatola trasparente a ridosso del mare e ben visibile dalla sopraelevata, si presta alla piena valorizzazione di questa tipologia di opere: macro-sculture di grande impatto che diventano forti segni di ricontestualizzazione dello spazio, sia all’interno ma soprattutto all’esterno dell’edificio. La stessa struttura a gradini del complesso museale consente di distribuire le opere in modo tale da renderle visibili a più livelli, creando una sorta di anfiteatro animato sul mare.
All'interno del Galata, dove la mostra assumerà l'andamento di un “cammino”, l’idea è quella di tracciare una “rotta”, un fil rouge che guidi il fruitore attraverso vari punti strategici dislocati in tutto il museo, per produrre spiazzamento con opere d’arte contemporanea. La collocazione delle sculture è prevista sia lungo il normale percorso museale sia nei numerosi luoghi di passaggio e di sosta dell'edificio, per sorprendere lo spettatore con la presenza insistita di immagini artistiche.
L'opera, ideata site specific per il Galata e che dà il titolo stesso della mostra, è una palla di acciughe appesa al soffitto d'entrata, realizzata con carta stagnola e stecchini di gelato dipinti di rosso, come se i pesci nuotassero nella vasca enorme di un acquario umano oppure si trovassero, sotto sale, in un barattolo di vetro.
La mostra poi si compone di installazioni realizzate in parte in ferro e in parte in vetroresina, per poter essere illuminate e quindi fruibili anche nella notte dall'esterno, come i “cimbelli” che corrono lungo il perimetro della terrazza panoramica Mirador, o come il cavallino a dondolo inserito sulla chiatta di Urban Lab, o ancora come la mano svettante davanti a Palazzo San Giorgio. Infatti alcune sculture saranno installate all'aperto nella zona pedonale del Porto Antico che dal Galata Museo del Mare conduce a Palazzo San Giorgio, proseguendo all'aperto il percorso itinerante della mostra, a rimarcare la fluidità dello spazio portuale che, senza soluzione di continuità, coinvolge i musei e la strada, l'arte e la tecnica.
A completare l'allestimento del Mirador, giardino pensile sospeso tra le case e il porto, l'opera Primavera in mare è un inno alla gioia della vita del mare, fiorita in un parallelepipedo di biglie incastonate, che ricreano “cimbelli” fluttuanti nelle onde. Anche l'installazione Houdini, omaggio al noto illusionista, è una figura in bronzo affogato in un cubo trasparente, riempito d'acqua che tracima. L'opera si va a inserire nel contesto della terrazza del 4° piano del Museo, al culmine del percorso espositivo, proprio perché congeniale a quell'ambientazione naturalistica, che si riflette nel cubo trasparente dell'installazione come fondale marino.
Il linguaggio dell’artista offre la possibilità di essere compreso da un ampio spettro di visitatori, coniugando sia il consueto frequentatore del Museo sia l’intenditore d’arte contemporanea, oltre che conquistare il pubblico dei bambini, grazie alla comunicazione semplice e immediata di Tomaino.
Catalogo Gli Ori Edizioni
biografia dell’artista
Giuliano Tomaino, artista ligure, ha trascorso i suoi primi anni tra biglie e “cimbelli” in groppa al suo cavallo a dondolo. Vive e lavora a Sarzana, cittadina al confine tra Liguria e Toscana, in una casa – studio che è anche regno, mondo “balocco”, ricavato in un ex biscottificio in cui si respira ancora l’odore di mandorle e pasta frolla.
Divide il suo regno con 12 gatti dai nomi tanto magici quanto improbabili (Voltaire, Goya, Giallo…), e Marvin, fedele custode del castello, proveniente dallo Sri Lanka e friggitore di acciughe.
Il Maestro sembra una capo indiano pellerossa e se non avesse fatto l’artista, avrebbe voluto trascorrere la sua vita a contemplare il mare. Ama la sua profondità, respirare a pieni polmoni la salsedine e sorseggiare vino bianco al tramonto (o un dayquiri).
In lui convivono un’istintualità primitiva e animalesca, accanto a una sensibilità poetica, di disarmante autenticità. Lo potete incontrare, sempre vestito di nero e cotto dal sole, tanto alla Festa dell’Unità quanto in un ricercato ristorante francese…il Toma è uno che “sa stare”.
Usa materie e simboli primordiali, come la cera e le garze, adotta nel suo linguaggio segni del mondo e dell’uomo: le mani, i piedi, la casa, la luce…
È uno scanzonato poeta, ironico e ludico, i suoi titoli – dice – “sono più belli delle opere”.
“Caro Toma” è semplice, nel senso più alto e nobile in cui la semplicità possa essere interpretata. Da ciò che è umile, puro, quotidiano, monocromo e banale sa trovare il sapore della vita, gioco, lunga gincana tra i luoghi geografici e i luoghi dell’anima.
Dall’età di 19 anni realizza mostre in Italia e all’estero. Appena tornato da Gerusalemme, dove ha creato una grande pittura murale, ha esclamato con entusiasmo “ora ci metto la testa e vado in Cina”.
Cinzia Compalati
MOSTRE PRINCIPALI
1977 Gallerie W&D Brungasse, Zurigo
1978 Galleria Il Salotto, testo in catalogo di Flaminio Gualdoni, Como
1979 Magazine, Prato – Galerie Dolenmeier, Zurigo – galleria Acquario, La Spezia
1980 Galleria Bloom & Rossman, testo in catalogo di Roberto Michelini, La Spezia
1981 Oratorio “in Selaa”, Tellaro
1983 Galleria Pleiadi, La Spezia
1984 Libreria Alphaville, Piacenza – galleria Il Mercante, Milano
1985 I tre merli, New York
1987 Palazzo del Comune, Rio Maggiore – galleria Il Gabbiano, La Spezia
Il Magazzino del Sole, Tellaro
1988 T.K. galerie, testo in catalogo di Mario Soldati, Trieste
1990 Mc Cann Erickson, Francoforte
Galleria Passo Carraio, La Spezia
1991 Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Museum im Vogtturn, Salisburgo – Galleria Tornabuoni, Firenze
1993 Galleria Mnemosine, Venezia
1995 Stamperia del Tintoretto, Venezia – La Casina Rossa, La Spezia
1996 Galleria Eos, testo in catalogo di Tommaso Trini, Milano
Galleria Tornabuoni, Firenze
1997 Centro Allende, La Spezia
Galleria civica d’arte contemporanea, La Spezia
1998 Antico palazzo della Pretura, Castell’Arquato
1999 Kitcken Art Space, Firenze
2000 Galleria Susanna Orlando, testo in catalogo di Flaminio Gualdoni, Forte dei Marmi
Galleria Tornabuoni, Pietrasanta
2001 Castello di San Giorgio, La Spezia
Galleria Tornabuoni, Pietrasanta
Galleria Il Ponte, testo in catalogo di Andrea Alibrandi, Firenze
Botanikum, Monaco
2002 Biennale di Dakar
Palazzo Cattaneo Adorno, Genova
2003 Galleria Alanda, testo in catalogo di Andrea Alibrandi, Flaminio Gualdoni, Tommaso Trini,
Gabriele Costa, Carrara
2004 Galleria Tornabuoni, Firenze
2005 NTArtGallery, Bologna
Alanda Arte, Carrara
Castello Pallavicini, Piacenza
Botanikum, Monaco
Galleria Susanna Orlando, Forte dei Marmi
2006 Palazzo Strozzi, Firenze
Piazza degli Uffizi, Firenze
La Corte Arte contemporanea, Firenze
Ines Izzo arte contemporanea, Roma
Teatro Verdi, Montecatini
2007 Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta
Biale Cerruti art gallery, Siena
Teatro Trianon, La Spezia
2008 Ines Izzo arte contemporanea, Roma
Casa Beit-hanin, Gerusalemme
Galleria 900, La Spezia
CAMeC, La Spezia
Mura di Sarzana, in collaborazione con Museo di Villa Croce di Genova (IV giornata del
contemporaneo)
testi critici dei curatori
INDIZI
Quànde e anciôe fàn o balón,
pe tónni e bónitti a l'é indigestión.1
Le anciôe fàn o balón2 è un modo di dire del dialetto ligure, che i pescatori del passato tradussero in filastrocca orale, già ripreso da Fabrizio De André nella canzone Le acciughe fanno il pallone, raccolta in Anime Salve, ultimo disco registrato in studio dal cantautore genovese.
I piccoli pesci azzurri che nuotano abitualmente in branco, si raccolgono a pallone, quando minacciati da un predatore, tentano di sfuggirgli roteando in aria e affiorando a pelo d’acqua. Sotto i raggi del sole, questa “sfera” di acciughe luccica argentea, stagliata davanti al cielo azzurro. È questo il momento in cui i pescatori, come ancora ci ricorda De André, devono gettare la rete per tentare di catturare, con un unico colpo, tutto il branco, ottenendo un pescato altrimenti possibile solo dopo lunghe ore di lavoro e attesa.
L’opera omonima creata site specific da Tomaino, in collaborazione con Sandro Del Pistoia, per il Galata Museo del Mare, che dà il titolo anche alla mostra, è un’enorme palla di acciughe realizzata con stecchini di gelato tinteggiati di rosso dai quali scendono fili trasparenti dove sono appese, fluttuando in aria, acciughe cangianti in carta stagnola. La grande installazione “galleggia” all’interno dell’atrio del Museo, contenitore trasparente, acquario umano in cui le acciughe trovano un loro nuovo habitat naturale. L’immagine, ancora di deandriana memoria, dei “pesci sorpresi” sembra essersi pienamente concretizzata con questo intervento artistico.
Giuliano Tomaino ha l’aria del pescatore, i capelli bianchi, la pelle cotta dal sole, e dalla sua barca, sulla quale contempla il mare e trascorre ogni momento mite tra marzo e novembre, vi pesca idee per le sue opere.
E come i pescatori, dal mare tira fuori linfa vitale, come loro ama le filastrocche che trova ontologicamente simili all’Arte perché semplici nella composizione e nel linguaggio: versi comprensibili a tutti, che nascono dalla saggezza popolare, mischiando parole elementari che nel loro giusto accostamento assumono una ritmicità poetica che eleva le singole frasi su un piano più alto. L’Arte, allo stesso modo della filastrocca, è generata da pochi, genuini e umili rudimenti, è al tempo stesso vera, cruda e cruenta e permette di percepire appieno il tempo storico in cui è stata composta.
La sfida di questa mostra è quella di realizzare l’esposizione di sculture di un pittore, ma nel mondo di Tomaino il sovvertimento generato dal paradosso è l’unica costante rintracciabile. Il suo mondo è magico e surreale, pare creato dalla sua stessa fantasia, da un’impercettibile incrinatura che separa il reale dal sogno. Se volessimo descriverlo usando un’immagine mutuata dalla cinematografia, il “regno” di Giuliano sarebbe come bloccato all’interno di una dissolvenza, momento in cui piani spazio/temporali diversi si sovrappongono per pochi secondi di sfumata e alterata percezione.
Le sue prime sculture nascono dalla suggestione dell’ideogramma, tentano di forzare le leggi della fisica, traducendo bidimensionalmente i simboli grafici del linguaggio dell’Artista, pochi segni, lineari e netti, che compongono figure di autentica semplicità.
La cifra del pensiero e del fare di Tomaino è proprio l’ideogramma, medium che esemplifica al meglio la potenza insita nell’Arte, quella di esprimersi con linguaggi non consueti, diversi dalla parola, e di riuscire a comunicarci con un unico segno addirittura un’idea.
I lavori di Giuliano, dapprima solo disegni, si sviluppano, in seguito all’incontro con l’Arte Povera, in quadri e assemblaggi su tela. Via via, attraverso una sempre maggiore inclusione di materiali mutuati dal reale, le opere si fanno più materiche, fino a giungere a un totale gesto di appropriazione del mondo con sculture che vogliono essere disegnate nella realtà.
Negli anni questa linea tensionale ha condotto l’Artista da una personale e intima introspezione verso un completo e gioioso aprirsi al mondo, nel quale ha disseminato “indizi”, sculture/simbolo che, nella loro continua ripetizione e moltiplicazione di se stesse, diventano eco di un significato e di un significante rafforzati.
Tomaino compie un’azione simile a quella di Geppetto nell’atto di creazione di Pinocchio, lavora le sue opere con l’amore di un padre, commuovendosi al solo osservarle, per poi donare loro vita autonoma; hanno nomi propri (Italo, Voyage, ecc…), sono “persone” di famiglia che chiama e cerca quotidianamente, “Dov’è Italo?” “Cosa fa Voyage?”.
In questa mostra l’atto d’immissione nel reale si fa ancora più forte, Tomaino “invade” di sculture il Galata Museo del Mare, con segni di ricontestualizzazione dello spazio, per mostrarsi alla città di Genova e costellando al contempo l’area del Porto Antico.
L’atmosfera si fa ancora più suggestiva al calare della notte, quando i cimbelli3 che corrono intorno alla terrazza Mirador si accendono e “c’illuminano d’immenso”.
Cinzia Compalati
TOMAINO: UN PRIMITIVO CONTEMPORANEO
Una mostra in bilico tra la terra, il mare e il vento. Un inno agli elementi primari. Non una paratattica esposizione, né una successione di sale dove scorrere le opere, ma piuttosto un cammino, un viaggio en plain air. Sembra quasi che Giuliano Tomaino con un pennello imbrattato di rosso in mano ridisegni una Genova delle origini, quella ancora popolata dagli uccelli del cielo e dai pesci del mare.
La grande sfida dell'Arte contemporanea, tra l'altro già vinta con successo, è quella di rompere le griglie della rappresentazione e trasformarsi in spazio, configurarsi come prolungamento della vita stessa, partecipare della stessa sostanza fenomenica del quotidiano. Questa continua ricerca da parte dell'Arte di accaparrarsi la realtà, di adattarsi alle categorie del mondo - spazio e tempo - e di utilizzare i suoi materiali, è tuttavia ribaltata dalla poetica di Tomaino, sovvertita, rovesciata. Le opere di Tomaino si incuneano nella città, si insediano nelle maglie del tessuto urbano, si appropriano del nostro spazio, ma utilizzando esclusivamente gli strumenti linguistici propri dell'Arte: linea, colore, luce.
L'Arte non chiede più in prestito alla Vita il materiale per le sue opere, ma lascia irrompere nella Realtà la sua dimensione di pure immagini.
Il supporto costruttivo del ferro è piegato ai ritmi dell'espressione artistica, declinati secondo codici che ricordano i graffiti dell'arte primitiva nelle caverne: l'essenzialità della linea, la saturazione del colore e la spazialità della luce si compongono in una figurazione elementare grazie all'uso puro e genuino delle forme nello spazio. I moduli linguistici tendono a disperdere il referente concreto rappresentato nelle sculture - uccelli, cavallini, mani, acciughe - per diventare segni grafici di forte impatto che animano lo spazio e lo intessono di nuove dinamiche: le acciughe si sciolgono nei riflessi argentei e luminosi che decorano lo specchio dell'acqua; i suoi cimbelli, uccellini ridotti quasi a ideogrammi, si trasfigurano in sagome di barchette che rollano in mare o in ciambelle che galleggiano nell’aria come salvagenti o ancora in una scrittura dettata dal rumore del Mare e formulata per grafemi sinuosi disegnati dal vento e dal sale marino; i cavalli a dondolo riprendono il dondolio delle onde; la mano si dispiega in un ventaglio d'aria che ondeggia sull'anfiteatro del porto. La presenza insistita di immagini realizzate con lo stesso materiale, lo stesso colore e la stessa grafia, hanno proprio lo scopo di tradurre in linguaggio iconico quell'indefinibile sensazione di essere in mezzo al mare, in tensione tra l'instabilità delle acque e la solidità della terra.
Le opere di Tomaino uniscono leggerezza materiale, nella loro essenzialità di sagome che sembrano quasi ritagliate dall'immaginazione, e peso visivo, ingombro ottico, in virtù delle linee sintetiche e incisive che ne disegnano le forme incorporee, lievi, minimali e nello stesso tempo così radicali, pervasive, in tensione nello spazio. Come sospesi nello spazio reale della vita quotidiana che le circonda, queste installazioni, a metà strada tra macro-sculture e arredi urbani, da una parte creano nel fruitore spiazzamento percettivo per la loro estraneità al contesto in cui sono inserite, dall'altra si agganciano alle forme primordiali dell'immaginario dell'uomo, quasi fossero una sorta di riscoperta di un'infanzia visiva, oggi ormai contaminata dal caleidoscopio degli stimoli del mondo contemporaneo. Tomaino recupera la purezza della forma, non ancora incarnata nella materia, né quindi corrotta dal decadimento, e la immette nello spazio della città, nel centro pulsante e animato del porto.
Il contenitore trasparente del Museo del Mare concorre a qualificare figurativamente lo spazio, come se fosse una gigantesca vetrata di una cattedrale gotica su cui sono ritagliate le immagini colorate e luminose che possono essere viste sia dall'interno sia dall'esterno, a piedi o in macchina passando in sopraelevata.
Un viaggio nella Realtà con i mezzi dell'Arte è quello che ci propone Tomaino, stravolgendo e confondendo i ruoli tradizionali del museo, della strada, del luogo di lavoro, che vengono così rigenerati e rivitalizzati dall'energia taumaturgica di questi “graffiti urbani”. E' così che Tomaino rinnova la vocazione all'alchimia propria dell'Arte, cioè la sua specifica capacità di trasformare ciò che tocca: lo spazio, divenuto la nuova “materia” dell'arte contemporanea, è plasmato dall'intervento metamorfico dell'artista e dal prodigio dell'Arte. Θαυμα: il miracolo, la meraviglia innescati dalle opere di Tomaino finiscono per trasfigurare anche noi, il nostro modo di vedere e di essere. Lasciamoci disorientare dal silenzio rosso evocato da queste forme primigenie che spezzano e ricompongono la mappa della nostra città.
Beatrice Astrua
CantiMed, Cantiere Mediterraneo, è un cantiere di idee, nato dalla sinergia tra il Mu.MA, il Kunsthistorisches Institut di Firenze, il Comune e l'Università di Genova.
L’evento si avvale anche della collaborazione dell’Associazione ONLUS Amici dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e del sostegno finanziario di una coralità di aziende legate alla realtà portuale (Voltri Terminal Europa s.p.a., Gruppo Spinelli, Grendi Trasporti Marittimi s.p.a., Rimorchiatori Riuniti Porto di Genova, SAAR s.p.a., Porto Petroli di Genova s.p.a., Silomar s.p.a.)
L’ARTISTA
Giuliano Tomaino è un artista ligure, sessantenne, ormai affermato in Italia e all’estero, legato da sempre alla sua terra e al mare. La sua vasta produzione, composta sia da opere pittoriche sia da sculture dalle piccole alle grandi e grandissime dimensioni, presenta anche un corpus specificatamente intrecciato al mare e alle sue suggestioni iconografiche, che in questa occasione verrà ampiamente esposto e valorizzato grazie alla scelta della location, protesi della città sull'acqua.
L’impatto visivo è amplificato dalla poli-matericità delle opere, dalla carta al legno, dal ferro all’acqua fino ai materiali di recupero, divenuti parte integrante della sua estetica, contribuendo a creare quell’effetto di ironia giocosa che gli ha permesso di scherzare sempre con le sue allusioni legate al mare.
LA MOSTRA
Il Galata Museo del Mare di Genova , scatola trasparente a ridosso del mare e ben visibile dalla sopraelevata, si presta alla piena valorizzazione di questa tipologia di opere: macro-sculture di grande impatto che diventano forti segni di ricontestualizzazione dello spazio, sia all’interno ma soprattutto all’esterno dell’edificio. La stessa struttura a gradini del complesso museale consente di distribuire le opere in modo tale da renderle visibili a più livelli, creando una sorta di anfiteatro animato sul mare.
All'interno del Galata, dove la mostra assumerà l'andamento di un “cammino”, l’idea è quella di tracciare una “rotta”, un fil rouge che guidi il fruitore attraverso vari punti strategici dislocati in tutto il museo, per produrre spiazzamento con opere d’arte contemporanea. La collocazione delle sculture è prevista sia lungo il normale percorso museale sia nei numerosi luoghi di passaggio e di sosta dell'edificio, per sorprendere lo spettatore con la presenza insistita di immagini artistiche.
L'opera, ideata site specific per il Galata e che dà il titolo stesso della mostra, è una palla di acciughe appesa al soffitto d'entrata, realizzata con carta stagnola e stecchini di gelato dipinti di rosso, come se i pesci nuotassero nella vasca enorme di un acquario umano oppure si trovassero, sotto sale, in un barattolo di vetro.
La mostra poi si compone di installazioni realizzate in parte in ferro e in parte in vetroresina, per poter essere illuminate e quindi fruibili anche nella notte dall'esterno, come i “cimbelli” che corrono lungo il perimetro della terrazza panoramica Mirador, o come il cavallino a dondolo inserito sulla chiatta di Urban Lab, o ancora come la mano svettante davanti a Palazzo San Giorgio. Infatti alcune sculture saranno installate all'aperto nella zona pedonale del Porto Antico che dal Galata Museo del Mare conduce a Palazzo San Giorgio, proseguendo all'aperto il percorso itinerante della mostra, a rimarcare la fluidità dello spazio portuale che, senza soluzione di continuità, coinvolge i musei e la strada, l'arte e la tecnica.
A completare l'allestimento del Mirador, giardino pensile sospeso tra le case e il porto, l'opera Primavera in mare è un inno alla gioia della vita del mare, fiorita in un parallelepipedo di biglie incastonate, che ricreano “cimbelli” fluttuanti nelle onde. Anche l'installazione Houdini, omaggio al noto illusionista, è una figura in bronzo affogato in un cubo trasparente, riempito d'acqua che tracima. L'opera si va a inserire nel contesto della terrazza del 4° piano del Museo, al culmine del percorso espositivo, proprio perché congeniale a quell'ambientazione naturalistica, che si riflette nel cubo trasparente dell'installazione come fondale marino.
Il linguaggio dell’artista offre la possibilità di essere compreso da un ampio spettro di visitatori, coniugando sia il consueto frequentatore del Museo sia l’intenditore d’arte contemporanea, oltre che conquistare il pubblico dei bambini, grazie alla comunicazione semplice e immediata di Tomaino.
Catalogo Gli Ori Edizioni
biografia dell’artista
Giuliano Tomaino, artista ligure, ha trascorso i suoi primi anni tra biglie e “cimbelli” in groppa al suo cavallo a dondolo. Vive e lavora a Sarzana, cittadina al confine tra Liguria e Toscana, in una casa – studio che è anche regno, mondo “balocco”, ricavato in un ex biscottificio in cui si respira ancora l’odore di mandorle e pasta frolla.
Divide il suo regno con 12 gatti dai nomi tanto magici quanto improbabili (Voltaire, Goya, Giallo…), e Marvin, fedele custode del castello, proveniente dallo Sri Lanka e friggitore di acciughe.
Il Maestro sembra una capo indiano pellerossa e se non avesse fatto l’artista, avrebbe voluto trascorrere la sua vita a contemplare il mare. Ama la sua profondità, respirare a pieni polmoni la salsedine e sorseggiare vino bianco al tramonto (o un dayquiri).
In lui convivono un’istintualità primitiva e animalesca, accanto a una sensibilità poetica, di disarmante autenticità. Lo potete incontrare, sempre vestito di nero e cotto dal sole, tanto alla Festa dell’Unità quanto in un ricercato ristorante francese…il Toma è uno che “sa stare”.
Usa materie e simboli primordiali, come la cera e le garze, adotta nel suo linguaggio segni del mondo e dell’uomo: le mani, i piedi, la casa, la luce…
È uno scanzonato poeta, ironico e ludico, i suoi titoli – dice – “sono più belli delle opere”.
“Caro Toma” è semplice, nel senso più alto e nobile in cui la semplicità possa essere interpretata. Da ciò che è umile, puro, quotidiano, monocromo e banale sa trovare il sapore della vita, gioco, lunga gincana tra i luoghi geografici e i luoghi dell’anima.
Dall’età di 19 anni realizza mostre in Italia e all’estero. Appena tornato da Gerusalemme, dove ha creato una grande pittura murale, ha esclamato con entusiasmo “ora ci metto la testa e vado in Cina”.
Cinzia Compalati
MOSTRE PRINCIPALI
1977 Gallerie W&D Brungasse, Zurigo
1978 Galleria Il Salotto, testo in catalogo di Flaminio Gualdoni, Como
1979 Magazine, Prato – Galerie Dolenmeier, Zurigo – galleria Acquario, La Spezia
1980 Galleria Bloom & Rossman, testo in catalogo di Roberto Michelini, La Spezia
1981 Oratorio “in Selaa”, Tellaro
1983 Galleria Pleiadi, La Spezia
1984 Libreria Alphaville, Piacenza – galleria Il Mercante, Milano
1985 I tre merli, New York
1987 Palazzo del Comune, Rio Maggiore – galleria Il Gabbiano, La Spezia
Il Magazzino del Sole, Tellaro
1988 T.K. galerie, testo in catalogo di Mario Soldati, Trieste
1990 Mc Cann Erickson, Francoforte
Galleria Passo Carraio, La Spezia
1991 Palazzo dei Diamanti, Ferrara
Museum im Vogtturn, Salisburgo – Galleria Tornabuoni, Firenze
1993 Galleria Mnemosine, Venezia
1995 Stamperia del Tintoretto, Venezia – La Casina Rossa, La Spezia
1996 Galleria Eos, testo in catalogo di Tommaso Trini, Milano
Galleria Tornabuoni, Firenze
1997 Centro Allende, La Spezia
Galleria civica d’arte contemporanea, La Spezia
1998 Antico palazzo della Pretura, Castell’Arquato
1999 Kitcken Art Space, Firenze
2000 Galleria Susanna Orlando, testo in catalogo di Flaminio Gualdoni, Forte dei Marmi
Galleria Tornabuoni, Pietrasanta
2001 Castello di San Giorgio, La Spezia
Galleria Tornabuoni, Pietrasanta
Galleria Il Ponte, testo in catalogo di Andrea Alibrandi, Firenze
Botanikum, Monaco
2002 Biennale di Dakar
Palazzo Cattaneo Adorno, Genova
2003 Galleria Alanda, testo in catalogo di Andrea Alibrandi, Flaminio Gualdoni, Tommaso Trini,
Gabriele Costa, Carrara
2004 Galleria Tornabuoni, Firenze
2005 NTArtGallery, Bologna
Alanda Arte, Carrara
Castello Pallavicini, Piacenza
Botanikum, Monaco
Galleria Susanna Orlando, Forte dei Marmi
2006 Palazzo Strozzi, Firenze
Piazza degli Uffizi, Firenze
La Corte Arte contemporanea, Firenze
Ines Izzo arte contemporanea, Roma
Teatro Verdi, Montecatini
2007 Galleria Susanna Orlando, Pietrasanta
Biale Cerruti art gallery, Siena
Teatro Trianon, La Spezia
2008 Ines Izzo arte contemporanea, Roma
Casa Beit-hanin, Gerusalemme
Galleria 900, La Spezia
CAMeC, La Spezia
Mura di Sarzana, in collaborazione con Museo di Villa Croce di Genova (IV giornata del
contemporaneo)
testi critici dei curatori
INDIZI
Quànde e anciôe fàn o balón,
pe tónni e bónitti a l'é indigestión.1
Le anciôe fàn o balón2 è un modo di dire del dialetto ligure, che i pescatori del passato tradussero in filastrocca orale, già ripreso da Fabrizio De André nella canzone Le acciughe fanno il pallone, raccolta in Anime Salve, ultimo disco registrato in studio dal cantautore genovese.
I piccoli pesci azzurri che nuotano abitualmente in branco, si raccolgono a pallone, quando minacciati da un predatore, tentano di sfuggirgli roteando in aria e affiorando a pelo d’acqua. Sotto i raggi del sole, questa “sfera” di acciughe luccica argentea, stagliata davanti al cielo azzurro. È questo il momento in cui i pescatori, come ancora ci ricorda De André, devono gettare la rete per tentare di catturare, con un unico colpo, tutto il branco, ottenendo un pescato altrimenti possibile solo dopo lunghe ore di lavoro e attesa.
L’opera omonima creata site specific da Tomaino, in collaborazione con Sandro Del Pistoia, per il Galata Museo del Mare, che dà il titolo anche alla mostra, è un’enorme palla di acciughe realizzata con stecchini di gelato tinteggiati di rosso dai quali scendono fili trasparenti dove sono appese, fluttuando in aria, acciughe cangianti in carta stagnola. La grande installazione “galleggia” all’interno dell’atrio del Museo, contenitore trasparente, acquario umano in cui le acciughe trovano un loro nuovo habitat naturale. L’immagine, ancora di deandriana memoria, dei “pesci sorpresi” sembra essersi pienamente concretizzata con questo intervento artistico.
Giuliano Tomaino ha l’aria del pescatore, i capelli bianchi, la pelle cotta dal sole, e dalla sua barca, sulla quale contempla il mare e trascorre ogni momento mite tra marzo e novembre, vi pesca idee per le sue opere.
E come i pescatori, dal mare tira fuori linfa vitale, come loro ama le filastrocche che trova ontologicamente simili all’Arte perché semplici nella composizione e nel linguaggio: versi comprensibili a tutti, che nascono dalla saggezza popolare, mischiando parole elementari che nel loro giusto accostamento assumono una ritmicità poetica che eleva le singole frasi su un piano più alto. L’Arte, allo stesso modo della filastrocca, è generata da pochi, genuini e umili rudimenti, è al tempo stesso vera, cruda e cruenta e permette di percepire appieno il tempo storico in cui è stata composta.
La sfida di questa mostra è quella di realizzare l’esposizione di sculture di un pittore, ma nel mondo di Tomaino il sovvertimento generato dal paradosso è l’unica costante rintracciabile. Il suo mondo è magico e surreale, pare creato dalla sua stessa fantasia, da un’impercettibile incrinatura che separa il reale dal sogno. Se volessimo descriverlo usando un’immagine mutuata dalla cinematografia, il “regno” di Giuliano sarebbe come bloccato all’interno di una dissolvenza, momento in cui piani spazio/temporali diversi si sovrappongono per pochi secondi di sfumata e alterata percezione.
Le sue prime sculture nascono dalla suggestione dell’ideogramma, tentano di forzare le leggi della fisica, traducendo bidimensionalmente i simboli grafici del linguaggio dell’Artista, pochi segni, lineari e netti, che compongono figure di autentica semplicità.
La cifra del pensiero e del fare di Tomaino è proprio l’ideogramma, medium che esemplifica al meglio la potenza insita nell’Arte, quella di esprimersi con linguaggi non consueti, diversi dalla parola, e di riuscire a comunicarci con un unico segno addirittura un’idea.
I lavori di Giuliano, dapprima solo disegni, si sviluppano, in seguito all’incontro con l’Arte Povera, in quadri e assemblaggi su tela. Via via, attraverso una sempre maggiore inclusione di materiali mutuati dal reale, le opere si fanno più materiche, fino a giungere a un totale gesto di appropriazione del mondo con sculture che vogliono essere disegnate nella realtà.
Negli anni questa linea tensionale ha condotto l’Artista da una personale e intima introspezione verso un completo e gioioso aprirsi al mondo, nel quale ha disseminato “indizi”, sculture/simbolo che, nella loro continua ripetizione e moltiplicazione di se stesse, diventano eco di un significato e di un significante rafforzati.
Tomaino compie un’azione simile a quella di Geppetto nell’atto di creazione di Pinocchio, lavora le sue opere con l’amore di un padre, commuovendosi al solo osservarle, per poi donare loro vita autonoma; hanno nomi propri (Italo, Voyage, ecc…), sono “persone” di famiglia che chiama e cerca quotidianamente, “Dov’è Italo?” “Cosa fa Voyage?”.
In questa mostra l’atto d’immissione nel reale si fa ancora più forte, Tomaino “invade” di sculture il Galata Museo del Mare, con segni di ricontestualizzazione dello spazio, per mostrarsi alla città di Genova e costellando al contempo l’area del Porto Antico.
L’atmosfera si fa ancora più suggestiva al calare della notte, quando i cimbelli3 che corrono intorno alla terrazza Mirador si accendono e “c’illuminano d’immenso”.
Cinzia Compalati
TOMAINO: UN PRIMITIVO CONTEMPORANEO
Una mostra in bilico tra la terra, il mare e il vento. Un inno agli elementi primari. Non una paratattica esposizione, né una successione di sale dove scorrere le opere, ma piuttosto un cammino, un viaggio en plain air. Sembra quasi che Giuliano Tomaino con un pennello imbrattato di rosso in mano ridisegni una Genova delle origini, quella ancora popolata dagli uccelli del cielo e dai pesci del mare.
La grande sfida dell'Arte contemporanea, tra l'altro già vinta con successo, è quella di rompere le griglie della rappresentazione e trasformarsi in spazio, configurarsi come prolungamento della vita stessa, partecipare della stessa sostanza fenomenica del quotidiano. Questa continua ricerca da parte dell'Arte di accaparrarsi la realtà, di adattarsi alle categorie del mondo - spazio e tempo - e di utilizzare i suoi materiali, è tuttavia ribaltata dalla poetica di Tomaino, sovvertita, rovesciata. Le opere di Tomaino si incuneano nella città, si insediano nelle maglie del tessuto urbano, si appropriano del nostro spazio, ma utilizzando esclusivamente gli strumenti linguistici propri dell'Arte: linea, colore, luce.
L'Arte non chiede più in prestito alla Vita il materiale per le sue opere, ma lascia irrompere nella Realtà la sua dimensione di pure immagini.
Il supporto costruttivo del ferro è piegato ai ritmi dell'espressione artistica, declinati secondo codici che ricordano i graffiti dell'arte primitiva nelle caverne: l'essenzialità della linea, la saturazione del colore e la spazialità della luce si compongono in una figurazione elementare grazie all'uso puro e genuino delle forme nello spazio. I moduli linguistici tendono a disperdere il referente concreto rappresentato nelle sculture - uccelli, cavallini, mani, acciughe - per diventare segni grafici di forte impatto che animano lo spazio e lo intessono di nuove dinamiche: le acciughe si sciolgono nei riflessi argentei e luminosi che decorano lo specchio dell'acqua; i suoi cimbelli, uccellini ridotti quasi a ideogrammi, si trasfigurano in sagome di barchette che rollano in mare o in ciambelle che galleggiano nell’aria come salvagenti o ancora in una scrittura dettata dal rumore del Mare e formulata per grafemi sinuosi disegnati dal vento e dal sale marino; i cavalli a dondolo riprendono il dondolio delle onde; la mano si dispiega in un ventaglio d'aria che ondeggia sull'anfiteatro del porto. La presenza insistita di immagini realizzate con lo stesso materiale, lo stesso colore e la stessa grafia, hanno proprio lo scopo di tradurre in linguaggio iconico quell'indefinibile sensazione di essere in mezzo al mare, in tensione tra l'instabilità delle acque e la solidità della terra.
Le opere di Tomaino uniscono leggerezza materiale, nella loro essenzialità di sagome che sembrano quasi ritagliate dall'immaginazione, e peso visivo, ingombro ottico, in virtù delle linee sintetiche e incisive che ne disegnano le forme incorporee, lievi, minimali e nello stesso tempo così radicali, pervasive, in tensione nello spazio. Come sospesi nello spazio reale della vita quotidiana che le circonda, queste installazioni, a metà strada tra macro-sculture e arredi urbani, da una parte creano nel fruitore spiazzamento percettivo per la loro estraneità al contesto in cui sono inserite, dall'altra si agganciano alle forme primordiali dell'immaginario dell'uomo, quasi fossero una sorta di riscoperta di un'infanzia visiva, oggi ormai contaminata dal caleidoscopio degli stimoli del mondo contemporaneo. Tomaino recupera la purezza della forma, non ancora incarnata nella materia, né quindi corrotta dal decadimento, e la immette nello spazio della città, nel centro pulsante e animato del porto.
Il contenitore trasparente del Museo del Mare concorre a qualificare figurativamente lo spazio, come se fosse una gigantesca vetrata di una cattedrale gotica su cui sono ritagliate le immagini colorate e luminose che possono essere viste sia dall'interno sia dall'esterno, a piedi o in macchina passando in sopraelevata.
Un viaggio nella Realtà con i mezzi dell'Arte è quello che ci propone Tomaino, stravolgendo e confondendo i ruoli tradizionali del museo, della strada, del luogo di lavoro, che vengono così rigenerati e rivitalizzati dall'energia taumaturgica di questi “graffiti urbani”. E' così che Tomaino rinnova la vocazione all'alchimia propria dell'Arte, cioè la sua specifica capacità di trasformare ciò che tocca: lo spazio, divenuto la nuova “materia” dell'arte contemporanea, è plasmato dall'intervento metamorfico dell'artista e dal prodigio dell'Arte. Θαυμα: il miracolo, la meraviglia innescati dalle opere di Tomaino finiscono per trasfigurare anche noi, il nostro modo di vedere e di essere. Lasciamoci disorientare dal silenzio rosso evocato da queste forme primigenie che spezzano e ricompongono la mappa della nostra città.
Beatrice Astrua
20
maggio 2009
Giuliano Tomaino – Le acciughe fanno la palla
Dal 20 maggio al 06 settembre 2009
arte contemporanea
Location
GALATA MUSEO DEL MARE
Genova, Calata De Mari, 1, (Genova)
Genova, Calata De Mari, 1, (Genova)
Biglietti
La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso al Museo
Orario di apertura
da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.30 Per tutto l’anno, lunedì chiuso per individuali ma aperto per scuole e gruppi. Per il solo mese di agosto, lunedì aperto per tutti.
Vernissage
20 Maggio 2009, ore 18 Terrazza Mirador
Autore
Curatore

