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Giuseppe Fucsia – L’oggetto provvisorio e la duplice estasi di Santa Teresa
L’istallazione è basata su due riproduzioni in plexiglas dell’Estasi berniniana di Santa Teresa, intercalate da un grosso raccoglitore di occhiali
Comunicato stampa
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Le Estasi di Pippo Fucsia
Verso l’ora del crepuscolo scendo con Pippo Fucsia nello scantinato della sua bottega. In questo ambiente col soffitto a botte, egli è un artista che percepisce l’eco di cambiamenti drastici, rapidi, e profondi.
Forse altri cercano di raggiungere una forma, che dia loro un carattere appropriato, definito, sicuro, nel momento in cui l'unica cosa certa è l'incertezza: al contrario Fucsia privilegia il provvisorio.
“Guarda bene”, mi dice, “cosa vedi?”, indicandomi l’angolo dove ha sistemato un’istallazione, provvisoriamente, s’intende.
L’istallazione è basata su due riproduzioni in plexiglas dell’Estasi berniniana di Santa Teresa, intercalate da un grosso raccoglitore di occhiali. Mi pare che l’opera si trovi a suo agio fra le cose inservibili, fra le cose che stanno per essere gettate, sempre le stesse, e che egli getta tutti gli anni, ma che fatalmente riappaiono. Ecco perché la discesa nello scantinato di Fucsia, verso l’ora del crepuscolo, rappresenta un atto di qualche significanza.
L’opera si muove tra allusione, duplicazione e parodia, ma senza finalità sovvertitrici o estranianti, e senza che l’avvenimento replicante ambisca a spiazzare l’originale, per quanto poi vi si affermi un particolare diritto di osservazione sulle cose, che Fucsia riconosce ampiamente anche al suo fruitore.
Così il rosso, con cui è tinta una delle due Estasi, evoca in me il pensiero del sangue, mentre noto casualmente una piccola macchia rossa che imbratta la sua giacca elegante. Per un istante sono sorpreso, vago, distaccato: non riesco a sentire la sua voce. Avverto la figura dell’artista sconfinare verso altro. Mi torna in mente quel poeta, quello che immaginò Van Gogh dipingere il suo capolavoro con un fucile. Ma è solo un attimo.
In queste Estasi di Santa Teresa Fucsia continua a smaterializzare gli oggetti attraverso una loro rappresentazione in chiave concettuale, e afferma ancora una volta un percorso destinato a non lasciare segni, a non durare. Egli rappresenta un caos quasi volontario, destinato a precedere il caos inevitabile e imminente.
Ugo Magnanti
Verso l’ora del crepuscolo scendo con Pippo Fucsia nello scantinato della sua bottega. In questo ambiente col soffitto a botte, egli è un artista che percepisce l’eco di cambiamenti drastici, rapidi, e profondi.
Forse altri cercano di raggiungere una forma, che dia loro un carattere appropriato, definito, sicuro, nel momento in cui l'unica cosa certa è l'incertezza: al contrario Fucsia privilegia il provvisorio.
“Guarda bene”, mi dice, “cosa vedi?”, indicandomi l’angolo dove ha sistemato un’istallazione, provvisoriamente, s’intende.
L’istallazione è basata su due riproduzioni in plexiglas dell’Estasi berniniana di Santa Teresa, intercalate da un grosso raccoglitore di occhiali. Mi pare che l’opera si trovi a suo agio fra le cose inservibili, fra le cose che stanno per essere gettate, sempre le stesse, e che egli getta tutti gli anni, ma che fatalmente riappaiono. Ecco perché la discesa nello scantinato di Fucsia, verso l’ora del crepuscolo, rappresenta un atto di qualche significanza.
L’opera si muove tra allusione, duplicazione e parodia, ma senza finalità sovvertitrici o estranianti, e senza che l’avvenimento replicante ambisca a spiazzare l’originale, per quanto poi vi si affermi un particolare diritto di osservazione sulle cose, che Fucsia riconosce ampiamente anche al suo fruitore.
Così il rosso, con cui è tinta una delle due Estasi, evoca in me il pensiero del sangue, mentre noto casualmente una piccola macchia rossa che imbratta la sua giacca elegante. Per un istante sono sorpreso, vago, distaccato: non riesco a sentire la sua voce. Avverto la figura dell’artista sconfinare verso altro. Mi torna in mente quel poeta, quello che immaginò Van Gogh dipingere il suo capolavoro con un fucile. Ma è solo un attimo.
In queste Estasi di Santa Teresa Fucsia continua a smaterializzare gli oggetti attraverso una loro rappresentazione in chiave concettuale, e afferma ancora una volta un percorso destinato a non lasciare segni, a non durare. Egli rappresenta un caos quasi volontario, destinato a precedere il caos inevitabile e imminente.
Ugo Magnanti
03
giugno 2006
Giuseppe Fucsia – L’oggetto provvisorio e la duplice estasi di Santa Teresa
Dal 03 al 12 giugno 2006
arte contemporanea
Location
SALE DEL BRAMANTE
Roma, Piazza Del Popolo, (Roma)
Roma, Piazza Del Popolo, (Roma)
Vernissage
3 Giugno 2006, ore 18
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