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Gregory Crewdson – Sanctuary
I quarantuno lavori fotografici, ambientati nei leggendari studi cinematografici di Cinecittà e postprodotti digitalmente solo in minima parte, segnano il ritorno dell’artista al bianco e nero dopo la serie Hover (1996-1997), e superano la costruzione surreale del dramma umano che aveva caratterizzato le sue serie precedenti.
Comunicato stampa
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In queste immagini attingo alla calma ed al mistero che avvolgono i set cinematografici abbandonati. Come in gran parte del mio lavoro, ho osservato l’indefinita linea di confine fra realtà e finzione, natura ed artificio, bellezza e decadenza.
Gregory Crewdson
Gagosian Gallery è lieta di presentare Sanctuary, la nuova serie fotografica di Gregory Crewdson.
I quarantuno lavori fotografici, ambientati nei leggendari studi cinematografici di Cinecittà e postprodotti digitalmente solo in minima parte, segnano il ritorno dell’artista al bianco e nero dopo la serie Hover (1996-1997), e superano la costruzione surreale del dramma umano che aveva caratterizzato le sue serie precedenti.
L’immaginario di Crewdson trae origine dalle suggestioni che hanno caratterizzato le visioni surreali di grandi artisti americani, dalla pittura al cinema, da Albert Bierstadt a Stephen Spielberg. Nelle precedenti serie di Crewdson i tableaux vivants psicologicamente intensi fondevano osservazione empirica ed artificio come in fotogrammi di film mai esistiti. Le immagini erano il risultato di diverse settimane di preparazione, e rispecchiavano così anche i metodi della produzione cinematografica. In particolare in Twilight (1998-2002) e Beneath the Roses (2003-2007) l’alienazione, l’ansia e l’inquietudine evidenti sin nei dettagli facevano emergere il dramma nascosto in claustrofobiche esistenze suburbane.
In Sanctuary, dove la presenza umana è assente, il set cinematografico abbandonato si trasforma da mera ambientazione in vero e proprio soggetto delle fotografie.
Lavorando all’alba e al tramonto sul set di “Rome” – la famosa serie televisiva prodotta dal canale americano HBO nel 2005, l’artista cattura l’atmosfera di tangibile malinconia tra le ombre delle architetture deserte, rischiarate soltanto dagli improvvisi raggi di luce del giorno. Collocandosi nella tradizione dei grandi cronisti della scena urbana quali Eugene Atget e William Eggleston, Crewdson contribuisce al genere con la personale ricerca di una propria forma di realismo fra le vestigia artificiali della realtà cinematografica.
Sanctuary, infatti, contiene i tratti tipici del documentario svelando la vita nascosta dei film e di ciò che rimane una volta terminata la produzione. In molte immagini sono visibili le strutture delle facciate e le impalcature dei set in decadimento. In altre, le costruzioni d’epoca sono circondate da strade di ciottoli e spazi aperti ricoperti di folte erbacce. Statue in rovina, graffiti sui muri, pozzanghere e altri segni di abbandono enfatizzano ulteriormente l’inquietante assenza di vita che queste immagini comunicano, accentuata dalla luce naturale dell’alba e del tramonto. La dimensione intima del bianco e nero amplifica l’intensità e la suggestione di ogni immagine.
Un catalogo illustrato, accompagnato da un saggio del critico cinematografico del New York Times, Anthony Oliver Scott, è pubblicato da Abrams in concomitanza con la mostra.
Gregory Crewdson è nato nel 1962 a Brooklyn, New York, ed ha effettuato gli studi universitari presso la State University of New York e la Yale University. Le sue opere fotografiche sono incluse in numerose collezioni museali e pubbliche internazionali, fra cui il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Fotomuseum Winterthur (Svizzera), la National Gallery of Victoria di Melbourne. Dopo la retrospettiva inaugurata nel 2005 al Kunstverein Hannover (esposta poi al Fotomuseum Winterthur ed al Hasselblad Center, Svezia), il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato nel 2007 un’importante mostra monografica. Una nuova esposizione itinerante del suo lavoro si inaugurerà a febbraio 2011 presso il Kulturhuset Museum di Stoccolma per poi proseguire a Copenaghen e Berlino.
Crewdson è docente della Yale University nel Dipartimento di Fotografia e vive a New York.
Gregory Crewdson
Gagosian Gallery è lieta di presentare Sanctuary, la nuova serie fotografica di Gregory Crewdson.
I quarantuno lavori fotografici, ambientati nei leggendari studi cinematografici di Cinecittà e postprodotti digitalmente solo in minima parte, segnano il ritorno dell’artista al bianco e nero dopo la serie Hover (1996-1997), e superano la costruzione surreale del dramma umano che aveva caratterizzato le sue serie precedenti.
L’immaginario di Crewdson trae origine dalle suggestioni che hanno caratterizzato le visioni surreali di grandi artisti americani, dalla pittura al cinema, da Albert Bierstadt a Stephen Spielberg. Nelle precedenti serie di Crewdson i tableaux vivants psicologicamente intensi fondevano osservazione empirica ed artificio come in fotogrammi di film mai esistiti. Le immagini erano il risultato di diverse settimane di preparazione, e rispecchiavano così anche i metodi della produzione cinematografica. In particolare in Twilight (1998-2002) e Beneath the Roses (2003-2007) l’alienazione, l’ansia e l’inquietudine evidenti sin nei dettagli facevano emergere il dramma nascosto in claustrofobiche esistenze suburbane.
In Sanctuary, dove la presenza umana è assente, il set cinematografico abbandonato si trasforma da mera ambientazione in vero e proprio soggetto delle fotografie.
Lavorando all’alba e al tramonto sul set di “Rome” – la famosa serie televisiva prodotta dal canale americano HBO nel 2005, l’artista cattura l’atmosfera di tangibile malinconia tra le ombre delle architetture deserte, rischiarate soltanto dagli improvvisi raggi di luce del giorno. Collocandosi nella tradizione dei grandi cronisti della scena urbana quali Eugene Atget e William Eggleston, Crewdson contribuisce al genere con la personale ricerca di una propria forma di realismo fra le vestigia artificiali della realtà cinematografica.
Sanctuary, infatti, contiene i tratti tipici del documentario svelando la vita nascosta dei film e di ciò che rimane una volta terminata la produzione. In molte immagini sono visibili le strutture delle facciate e le impalcature dei set in decadimento. In altre, le costruzioni d’epoca sono circondate da strade di ciottoli e spazi aperti ricoperti di folte erbacce. Statue in rovina, graffiti sui muri, pozzanghere e altri segni di abbandono enfatizzano ulteriormente l’inquietante assenza di vita che queste immagini comunicano, accentuata dalla luce naturale dell’alba e del tramonto. La dimensione intima del bianco e nero amplifica l’intensità e la suggestione di ogni immagine.
Un catalogo illustrato, accompagnato da un saggio del critico cinematografico del New York Times, Anthony Oliver Scott, è pubblicato da Abrams in concomitanza con la mostra.
Gregory Crewdson è nato nel 1962 a Brooklyn, New York, ed ha effettuato gli studi universitari presso la State University of New York e la Yale University. Le sue opere fotografiche sono incluse in numerose collezioni museali e pubbliche internazionali, fra cui il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Fotomuseum Winterthur (Svizzera), la National Gallery of Victoria di Melbourne. Dopo la retrospettiva inaugurata nel 2005 al Kunstverein Hannover (esposta poi al Fotomuseum Winterthur ed al Hasselblad Center, Svezia), il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato nel 2007 un’importante mostra monografica. Una nuova esposizione itinerante del suo lavoro si inaugurerà a febbraio 2011 presso il Kulturhuset Museum di Stoccolma per poi proseguire a Copenaghen e Berlino.
Crewdson è docente della Yale University nel Dipartimento di Fotografia e vive a New York.
03
febbraio 2011
Gregory Crewdson – Sanctuary
Dal 03 febbraio al 05 marzo 2011
fotografia
Location
GAGOSIAN GALLERY
Roma, Via Francesco Crispi, 16, (Roma)
Roma, Via Francesco Crispi, 16, (Roma)
Orario di apertura
da martedì a sabato 10.30 – 19.00 e su appuntamento.
Vernissage
3 Febbraio 2011, dalle 18 alle 20
Ufficio stampa
STUDIO MARTINOTTI
Autore


