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Imerio Rovelli – Senza fine
La ricerca di Imerio Rovelli si sviluppa a partire da elementi derivati dal disegno tecnico e dalla diagnostica – radiografie, schemi, tracciati – che vengono progressivamente sottratti alla loro funzione originaria per entrare in una dimensione visiva più instabile e aperta.
Le opere si configurano come dispositivi di attraversamento: ciò che appare inizialmente rigoroso e codificato si espone a una deriva percettiva, generando uno spazio in cui il visibile e l’invisibile si implicano reciprocamente.
Attraverso l’uso di materiali eterogenei e processi di trasformazione, il lavoro si sviluppa come un sistema in equilibrio instabile, in cui accumulo, gesto e variazione attivano relazioni impreviste.
In questa tensione, Senza fine non indica soltanto una continuità potenziale, ma una
condizione operativa: un processo che resta aperto e non si esaurisce in una forma definitiva.
partendo con ironia da un titolo con cui insinua nel fruitore un dubbio. Un dubbio che non è soltanto artistico
e tecnico, ma anche filosofico e lessicale in quanto con questo gioco, che crea con la lingua italiana, mette in
luce la sua incalzante particolare modalità espressiva.
Con arguzia l’artista puntualizza subito questa sua capacità ludica ed ironica e sceglie di non definire il
genere della parola “fine”, portando inevitabilmente delle necessarie e libere interpretazioni. Stiamo parlando
di obiettivi, finalità che si possono presuppore in un lavoro o stiamo sottolineando la conclusione di un
processo? Che si preferisca l’una o l’altra come direzione interpretativa, quello che sovviene, sicuramente, è
la volontà versatile di Imerio Rovelli di creare momenti di scompenso logico-filosofico e di riflessione
creativa.
La sua arte trova nell’accumulo e negli oggetti quotidiani, più semplici e umili, l’inizio da cui tutto poi diparte e
acquisisce piano piano una forma, leggera ed illusoria, che ha in sé un’architettura sottile e ingegnosa,
onirica e utopica.
Resina, vetri, foglie, disegni tecnici, fili di alluminio, polaroid, carta stagnola, contenitori, penne a china e 3D,
riviste, gusci di noci, monetine, lastre radiografiche, bottoni, stecchi, libri sono alcuni degli strumenti che
l’artista manipola, collega, smonta, incolla, impiega.
Ogni opera prende il suo avvio dal materiale, studiato e impresso nella poetica dell’artista, privo e privato,
però, di alcun richiamo alla natura e alla realtà. A ciò si aggiunge la ritualità ripetitiva del gesto, che diventa
parte integrante dell’opera, di un processo che costantemente si itera nella sua originalità autentica. Si arriva
così ad indagare il concetto di effimero, di impermanente, che si intreccia con l’accidentale, ricordando come
la vita e l’arte siano legate da mìmesis ed esperienza in un rincorrersi di significato e leggerezza dell’essere.
Ogni imprevisto viene accolto da Imerio Rovelli con atarassica resilienza, lasciando che il tempo e le azioni
possano dare un loro contributo ai suoi lavori – possono essere questi imprevisti addirittura invasivi e
distruttivi.
Tutto viene accolto con tenace flessibilità artistica e di pensiero. Il materiale, seppur semplice e già usato,
trova una sua devianza semantica e intraprende inedite strade comunicative. In base alla ricerca che l’artista
sta effettuando in quel dato momento, anche attraverso l’impiego di reazioni chimiche, il materiale cambia
forma, si rattrappisce, si riduce, si buca. Si creano così giochi tra i pieni e i vuoti, tra gli spazi mancanti e i
dettagli microscopici accessori. Ogni materiale porta con sé non solo il suo uso e la sua funzionalità
quotidiana, ma assurge a simbolo di una storia, antichissima o moderna, che vuole interagire e sviluppare
legami con l’oggi grazie alla figura dell’artista.
Oltre al materiale per Imerio Rovelli resta un ferreo caposaldo, la spinta propositiva alla sperimentazione e
alla ricerca artistica, che non presuppongono mai la veritiera definizione di un gusto estetico del bello,
quanto piuttosto una continua indagine per le innumerevoli connessioni tra materie e equilibri, tra forma e
contrasto. Ribadisce l’importanza della manualità e della sua formazione artistica, dove le mani tornano a
essere mezzi esecutivi, abili artigiane di un fare che si diverte a far emergere intenti ludici, mai superficiali
con elementi estremamente funzionali.
Imerio Rovelli accompagna il fruitore in un percorso di esitante scoperta in cui il dubbio linguistico funge da
chiave di lettura, soppesando le forme, i segni e i disegni, e rivolge l’attenzione sempre con delicata ironia al
tema del paradosso casuale, a cui aggiunge una riflessione sulla precarietà della vita e della sua
quotidianità.
Imerio Rovelli – Senza fine
Ponte Nossa, Via San Bernardino, 88, (Bergamo)



La mostra si terrà nella galleria ARTESTUDIO MORANDI di Ponte Nossa da Domenica 12 Aprile alle ore 10.00 (inaugurazione e presentazione di Chiara Medolago) a Domenica 26 Aprile.
Orari, 10.00-12.00 e 16.00-19.00 sabato e domenica, e altre date o orari, su appuntamento.