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In Rosso
Tredici artisti presentano opere in formato 50×50 cm dedicate al Rosso. Non solo monocromi, ma anche lavori materici e una scultura, per indagare il colore come elemento centrale dell’opera e occasione di confronto tra linguaggi contemporanei
Comunicato stampa
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La scelta di costruire una mostra attorno a un unico colore appartiene a una linea storica precisa della ricerca artistica moderna e contemporanea, una linea che ha progressivamente sottratto all’immagine la funzione rappresentativa, per restituire centralità agli elementi costitutivi del linguaggio visivo.
Il formato quadrato 50×50 cm, identico per tutti e tredici gli artisti invitati, introduce una condizione di uguaglianza e sospensione.
Il quadrato si afferma nel Novecento come forma dell’autonomia: basti pensare a quando diventa struttura assoluta nell’opera di Malevič, dove coincide con l’idea stessa di pittura come presenza e non come rappresentazione.
All’interno di questo campo definito, il rosso assume una funzione fondativa. Se alcuni dei tredici artisti hanno scelto il monocromo, altri hanno esplorato variazioni tonali, trasparenze o combinazioni con elementi materici, includendo persino la scultura, per dimostrare che la forza del colore non dipende dalla purezza assoluta.
Così, il rosso diventa filo conduttore, punto di coesione e di confronto.
Se il monocromo ha rappresentato uno dei momenti più radicali della modernità – dalle superfici vibranti di Mark Rothko alla smaterializzazione del colore in Yves Klein – è perché esso non va inteso come riduzione, ma come concentrazione. Il monocromo non elimina, ma rivela; non priva, ma intensifica.
Anche le opere non monocrome dialogano con questa logica, sperimentando come il rosso possa modulare forma, volume e percezione, perché è il colore che più di ogni altro mantiene una relazione diretta con la dimensione fisica e percettiva dello spettatore.
La limitazione cromatica pone dunque ogni artista di fronte alla necessità di misurare il proprio linguaggio senza il supporto della varietà, affidandosi alla qualità del gesto, alla densità della materia, al ritmo della superficie, alla tensione dello spazio o, nel caso della scultura, al rapporto tra volume, luce e presenza fisica.
Ciò che emerge non è un'uniformità, ma al contrario una costellazione di differenze.
In un tempo dominato dalla proliferazione delle immagini, questa concentrazione restituisce all’opera il colore in sé: non più elemento accessorio, ma struttura primaria.
Questa mostra si configura, allora, come una riflessione sulla permanenza e sull’attualità della produzione artistica e, più in generale, sulla possibilità che un solo colore possa ancora costituire un campo di esperienza, di pensiero e di visione.
in programma presso la Galleria Spaziografico dal 21 febbraio all’8 marzo 2026.
Il formato quadrato 50×50 cm, identico per tutti e tredici gli artisti invitati, introduce una condizione di uguaglianza e sospensione.
Il quadrato si afferma nel Novecento come forma dell’autonomia: basti pensare a quando diventa struttura assoluta nell’opera di Malevič, dove coincide con l’idea stessa di pittura come presenza e non come rappresentazione.
All’interno di questo campo definito, il rosso assume una funzione fondativa. Se alcuni dei tredici artisti hanno scelto il monocromo, altri hanno esplorato variazioni tonali, trasparenze o combinazioni con elementi materici, includendo persino la scultura, per dimostrare che la forza del colore non dipende dalla purezza assoluta.
Così, il rosso diventa filo conduttore, punto di coesione e di confronto.
Se il monocromo ha rappresentato uno dei momenti più radicali della modernità – dalle superfici vibranti di Mark Rothko alla smaterializzazione del colore in Yves Klein – è perché esso non va inteso come riduzione, ma come concentrazione. Il monocromo non elimina, ma rivela; non priva, ma intensifica.
Anche le opere non monocrome dialogano con questa logica, sperimentando come il rosso possa modulare forma, volume e percezione, perché è il colore che più di ogni altro mantiene una relazione diretta con la dimensione fisica e percettiva dello spettatore.
La limitazione cromatica pone dunque ogni artista di fronte alla necessità di misurare il proprio linguaggio senza il supporto della varietà, affidandosi alla qualità del gesto, alla densità della materia, al ritmo della superficie, alla tensione dello spazio o, nel caso della scultura, al rapporto tra volume, luce e presenza fisica.
Ciò che emerge non è un'uniformità, ma al contrario una costellazione di differenze.
In un tempo dominato dalla proliferazione delle immagini, questa concentrazione restituisce all’opera il colore in sé: non più elemento accessorio, ma struttura primaria.
Questa mostra si configura, allora, come una riflessione sulla permanenza e sull’attualità della produzione artistica e, più in generale, sulla possibilità che un solo colore possa ancora costituire un campo di esperienza, di pensiero e di visione.
in programma presso la Galleria Spaziografico dal 21 febbraio all’8 marzo 2026.
21
febbraio 2026
In Rosso
Dal 21 febbraio all'otto marzo 2026
arte contemporanea
Location
Galleria Spaziografico
Massa Marittima, Vicolo Ciambellano, 7, (GR)
Massa Marittima, Vicolo Ciambellano, 7, (GR)
Orario di apertura
Tutti i giorni ore 17.00 - 19.00
Sito web
Autore
Curatore
Media partner
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