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Innerscapes
VIAFARINI è lieta di presentare Innerscapes, terza mostra del ciclo BONUS – Itinerari della giovane arte dalle Accademie italiane, ideato in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli
Comunicato stampa
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VIAFARINI è lieta di presentare Innerscapes, terza mostra del ciclo BONUS – Itinerari della giovane arte dalle Accademie italiane, ideato in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli. In ogni “episodio” di questo ciclo, docenti di diverse accademie italiane sono invitati a selezionare uno o più studenti emergenti: il progetto intende così riportare al centro del dibattito la formazione artistica in Italia e dare visibilità ai giovani che muovono i primi passi della loro ricerca.
L’esposizione Innerscapes vede protagonisti cinque allievi ed ex-allievi della LABA Libera Accademia di Belle Arti Brescia: Beatrice Artunghi (2002), Luca Balottin (1996), Morgana Mattioli (2003), Roberto Venturini (2002) e Irene Vescovo (2003). Gli artisti sono stati selezionati da Stefano Castelli, curatore e docente di Fenomenologia delle arti contemporanee presso la Scuola di Pittura dell’Accademia bresciana.
Anziché sul rapporto di “filiazione” tra docenti-artisti e allievi nell’ambito di corsi pratici, in questo caso l’attenzione è puntata sullo scambio di idee, visioni e prospettive che si instaura tra insegnante e studenti nell’ambito di un corso teorico - nonché sull’operazione di scouting che un docente/curatore può svolgere all’interno dell’Accademia.
La selezione per Innerscapes è stata improntata all’essenzialità: pochi lavori per allontanarsi dall’idea di una rassegna accademica e per mettere a confronto gli allievi con le logiche effettive del sistema dell’arte contemporanea. La scelta si è basata soprattutto sulle singole opere, anziché sulla ricerca complessiva generale degli studenti - per natura ancora in fase di definizione.
Il titolo Innerscapes rende conto di un generale tono di intimismo caratteristico degli artisti coinvolti e della loro generazione. La loro ricerca passa infatti, il più delle volte, per un processo di introspezione inteso come punto di partenza per rapportarsi con il mondo.
Nei dipinti di Irene Vescovo, questioni esistenziali diventano lo spunto per efficaci rappresentazioni figurative che esplorano il sottile confine tra realismo e onirismo. Come in un sogno a occhi aperti, scenari ipotetici accolgono auto- -ritratti che funzionano come figure simboliche. L’installazione di Beatrice Artunghi, composta da una videoanimazione e da un gruppo di oggetti “artigianali” realizzati a mano, riflette con tono allo stesso tempo macabro e ironico sull’idea di ferita e di riparazione, in un ciclo continuo che alterna aggressività e dolcezza, pericolo e rassicurazione. Il video in stop motion di Morgana Mattioli, accompagnato dalla maquette allestita per realizzarlo, getta uno sguardo incantato su oggetti e situazioni quotidiane. La sua animazione, dotata di un tono spiritoso ma solenne, vede protagonisti due artigianali “automi” che simboleggiano il rapporto dell’uomo con la tecnica e la tecnologia. Una sensazione di spiazzamento percettivo e cronologico è alla base dell’opera di Luca Balottin, che reinterpreta e trasfigura in chiave contemporanea atmosfere appartenenti alla storia dell’arte, in particolare simboliste. La sua scena metafisica e i personaggi che la caratterizzano acquisiscono realtà tangibile grazie al rapporto inaspettato tra la pittura e il supporto anticonvenzionale, il polistirolo. Il dialogo tra epoche diverse viene evocato anche dall’opera di Roberto Venturini, che realizza una sorta di reperto archeologico del futuro. La facciata di cemento “intaccata” dai graffiti evoca un edificio ormai disertato dall’uomo. Il piccolo paesaggio che campeggia al centro è come uno spunto di memoria, traccia sopravvissuta della ricerca di senso anche in un panorama di rovine.
Viafarini, fondata a Milano nel 1991 e oggi riconosciuta come una delle realtà più importanti per la documentazione e la promozione della giovane arte, continua con questa iniziativa la sua storica missione di sostegno alle nuove generazioni. L’Archivio Viafarini – che custodisce migliaia di portfolio d’artista e un vasto patrimonio di volumi e cataloghi ed è stato riconosciuto di rilevanza storica dal MiC – costituisce la memoria viva di questo impegno e diventa il punto di partenza per una nuova ricognizione della creatività emergente in Italia.
La Galleria Giovanni Bonelli, da sempre attenta al dialogo tra maestri del secondo Novecento e nuove voci contemporanee, affianca Viafarini in questo percorso con un ruolo di ponte tra formazione e sistema dell’arte.
Con BONUS – Itinerari della giovane arte dalle Accademie italiane, Viafarini riafferma il suo ruolo di piattaforma nazionale per la giovane arte: non solo uno spazio espositivo, ma un nodo di connessione, documentazione e confronto critico. Il progetto vuole essere un “bonus” per chi è invitato ad esporre, ma anche per l’ecosistema dell’arte: un investimento sul futuro della produzione artistica in Italia. Si comporrà man mano una panoramica corale delle ricerche artistiche in corso, una mappa fatta di linguaggi, sensibilità e geografie differenti.
L’esposizione Innerscapes vede protagonisti cinque allievi ed ex-allievi della LABA Libera Accademia di Belle Arti Brescia: Beatrice Artunghi (2002), Luca Balottin (1996), Morgana Mattioli (2003), Roberto Venturini (2002) e Irene Vescovo (2003). Gli artisti sono stati selezionati da Stefano Castelli, curatore e docente di Fenomenologia delle arti contemporanee presso la Scuola di Pittura dell’Accademia bresciana.
Anziché sul rapporto di “filiazione” tra docenti-artisti e allievi nell’ambito di corsi pratici, in questo caso l’attenzione è puntata sullo scambio di idee, visioni e prospettive che si instaura tra insegnante e studenti nell’ambito di un corso teorico - nonché sull’operazione di scouting che un docente/curatore può svolgere all’interno dell’Accademia.
La selezione per Innerscapes è stata improntata all’essenzialità: pochi lavori per allontanarsi dall’idea di una rassegna accademica e per mettere a confronto gli allievi con le logiche effettive del sistema dell’arte contemporanea. La scelta si è basata soprattutto sulle singole opere, anziché sulla ricerca complessiva generale degli studenti - per natura ancora in fase di definizione.
Il titolo Innerscapes rende conto di un generale tono di intimismo caratteristico degli artisti coinvolti e della loro generazione. La loro ricerca passa infatti, il più delle volte, per un processo di introspezione inteso come punto di partenza per rapportarsi con il mondo.
Nei dipinti di Irene Vescovo, questioni esistenziali diventano lo spunto per efficaci rappresentazioni figurative che esplorano il sottile confine tra realismo e onirismo. Come in un sogno a occhi aperti, scenari ipotetici accolgono auto- -ritratti che funzionano come figure simboliche. L’installazione di Beatrice Artunghi, composta da una videoanimazione e da un gruppo di oggetti “artigianali” realizzati a mano, riflette con tono allo stesso tempo macabro e ironico sull’idea di ferita e di riparazione, in un ciclo continuo che alterna aggressività e dolcezza, pericolo e rassicurazione. Il video in stop motion di Morgana Mattioli, accompagnato dalla maquette allestita per realizzarlo, getta uno sguardo incantato su oggetti e situazioni quotidiane. La sua animazione, dotata di un tono spiritoso ma solenne, vede protagonisti due artigianali “automi” che simboleggiano il rapporto dell’uomo con la tecnica e la tecnologia. Una sensazione di spiazzamento percettivo e cronologico è alla base dell’opera di Luca Balottin, che reinterpreta e trasfigura in chiave contemporanea atmosfere appartenenti alla storia dell’arte, in particolare simboliste. La sua scena metafisica e i personaggi che la caratterizzano acquisiscono realtà tangibile grazie al rapporto inaspettato tra la pittura e il supporto anticonvenzionale, il polistirolo. Il dialogo tra epoche diverse viene evocato anche dall’opera di Roberto Venturini, che realizza una sorta di reperto archeologico del futuro. La facciata di cemento “intaccata” dai graffiti evoca un edificio ormai disertato dall’uomo. Il piccolo paesaggio che campeggia al centro è come uno spunto di memoria, traccia sopravvissuta della ricerca di senso anche in un panorama di rovine.
Viafarini, fondata a Milano nel 1991 e oggi riconosciuta come una delle realtà più importanti per la documentazione e la promozione della giovane arte, continua con questa iniziativa la sua storica missione di sostegno alle nuove generazioni. L’Archivio Viafarini – che custodisce migliaia di portfolio d’artista e un vasto patrimonio di volumi e cataloghi ed è stato riconosciuto di rilevanza storica dal MiC – costituisce la memoria viva di questo impegno e diventa il punto di partenza per una nuova ricognizione della creatività emergente in Italia.
La Galleria Giovanni Bonelli, da sempre attenta al dialogo tra maestri del secondo Novecento e nuove voci contemporanee, affianca Viafarini in questo percorso con un ruolo di ponte tra formazione e sistema dell’arte.
Con BONUS – Itinerari della giovane arte dalle Accademie italiane, Viafarini riafferma il suo ruolo di piattaforma nazionale per la giovane arte: non solo uno spazio espositivo, ma un nodo di connessione, documentazione e confronto critico. Il progetto vuole essere un “bonus” per chi è invitato ad esporre, ma anche per l’ecosistema dell’arte: un investimento sul futuro della produzione artistica in Italia. Si comporrà man mano una panoramica corale delle ricerche artistiche in corso, una mappa fatta di linguaggi, sensibilità e geografie differenti.
28
gennaio 2026
Innerscapes
Dal 28 gennaio al 07 marzo 2026
arte contemporanea
Location
VIA FARINI
Milano, Via Carlo Farini, 35, (Milano)
Milano, Via Carlo Farini, 35, (Milano)
Orario di apertura
Dal 29 gennaio al 7 marzo 2026 su appuntamento - lunedì-sabato
Vernissage
28 Gennaio 2026, ORE 19
Autore
Curatore
Autore testo critico


