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Isabella Mara Vergani – Giornateicontatè [vita del Piazzo]
Cosa succede quando un’artista indaga la vita dello spazio? Lo spazio nel lavoro Isabella Mara Vergani non è semplicemente una porzione di città, non un reticolo geografico, nè un insieme di attività. Esso è soprattutto memoria, un filo che cuce insieme esperienze e ricordi di una comunità, un lavoro quotidiano fatto di tempo passato a parlare di ciò che cambia e ciò che rimane della vita del Piazzo a Biella.
Comunicato stampa
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Giornateicontatè
La vita e la memoria dei luoghi
Cosa succede quando un'artista indaga la vita dello spazio? Lo spazio nel lavoro Isabella Mara Vergani non è semplicemente una porzione di città, non un reticolo geografico, nè un insieme di attività. Esso è soprattutto memoria, un filo che cuce insieme esperienze e ricordi di una comunità, un lavoro quotidiano fatto di tempo passato a parlare di ciò che cambia e ciò che rimane della vita del Piazzo a Biella.
Proprio il Piazzo sta sulla sua collina, sempre uguale e un po' diverso. I paesaggi contemporanei mutano velocemente e la memoria dei luoghi rimane attaccata a racconti fragilissimi oppure si perde nel generale senso d'incompiuto delle cose in divenire. Dov'era il forno ora c'è un ristorante, della farmacia rimane un'insegna sbiadita, mentre il carcere è diventato un ostello. Nella piazza-teatro la memoria lascia minimi segni, ma custodisce un immaginario che ancora anima i racconti della gente: di coloro che continuano ad abitarci, di chi è andato via e di chi passa, inconsapevole.
Giornateicontatè è un racconto promiscuo che rimette in discussione la stessa autorialità dell'artista. La sua presenza, sempre più concreta eppure discreta, rimane tra le righe dei racconti e degli incontri della ricerca quotidiana.
Un'attività che ben rappresenta il rinnovato interesse del mondo dell'arte per le pratiche collaborative, già fondamentali nel corso degli anni Sessanta e nel segnare il passaggio verso il postmoderno. In questa prospettiva ribaltata e lasciata nelle mani di chi voglia condividere il fare l'opera, l'artista rinuncia alla propria centralità e gestisce una continua negoziazione dei ruoli di autore, fruitore e collaboratore. Il processo, le condizioni che regolano queste relazioni, diventano i veri protagonisti. Per alcuni questo slittamento rappresenta soprattutto la possibilità di superare l'individualismo dell'autore, per altri una opportunità per creare una reale condivisione di risorse ed esperienze. L'equilibrio delicato della collaborazione, spesso costruita intorno ad un caso specifico, rischia continuamente di rompersi, di diventare una violazione, di strumentalizzare situazioni delicate, finendo per assimilarsi allo stesso sistema che tenta di contrastare.
La complessità di questo modo di fare arte non riesce mai a trovare una forma definita, non cristallizza in nessuna affermazione, mantiene ogni lavoro aperto alla discussione e mai compiuto.
I limiti temporali e spaziali del lavoro della Vergani sono solo apparentemente contenuti nei mesi di soggiorno dell'artista al Piazzo. Essi estendono in maniera indefinita nella vita precedente e successiva, in quella dell'artista e delle persone incontrate.
L'arazzo, esposto nei luoghi in cui ha vissuto, riporta le tracce delle relazioni tessute nel tempo attraverso gli occhi degli abitanti di Biella. Del sottile passaggio dell'artista rimane poco. Qualche voce e un diario che ricostruisce la storia dei giorni passati a raccontarsi. Giornateicontatè.
Gabriella Guida
La vita e la memoria dei luoghi
Cosa succede quando un'artista indaga la vita dello spazio? Lo spazio nel lavoro Isabella Mara Vergani non è semplicemente una porzione di città, non un reticolo geografico, nè un insieme di attività. Esso è soprattutto memoria, un filo che cuce insieme esperienze e ricordi di una comunità, un lavoro quotidiano fatto di tempo passato a parlare di ciò che cambia e ciò che rimane della vita del Piazzo a Biella.
Proprio il Piazzo sta sulla sua collina, sempre uguale e un po' diverso. I paesaggi contemporanei mutano velocemente e la memoria dei luoghi rimane attaccata a racconti fragilissimi oppure si perde nel generale senso d'incompiuto delle cose in divenire. Dov'era il forno ora c'è un ristorante, della farmacia rimane un'insegna sbiadita, mentre il carcere è diventato un ostello. Nella piazza-teatro la memoria lascia minimi segni, ma custodisce un immaginario che ancora anima i racconti della gente: di coloro che continuano ad abitarci, di chi è andato via e di chi passa, inconsapevole.
Giornateicontatè è un racconto promiscuo che rimette in discussione la stessa autorialità dell'artista. La sua presenza, sempre più concreta eppure discreta, rimane tra le righe dei racconti e degli incontri della ricerca quotidiana.
Un'attività che ben rappresenta il rinnovato interesse del mondo dell'arte per le pratiche collaborative, già fondamentali nel corso degli anni Sessanta e nel segnare il passaggio verso il postmoderno. In questa prospettiva ribaltata e lasciata nelle mani di chi voglia condividere il fare l'opera, l'artista rinuncia alla propria centralità e gestisce una continua negoziazione dei ruoli di autore, fruitore e collaboratore. Il processo, le condizioni che regolano queste relazioni, diventano i veri protagonisti. Per alcuni questo slittamento rappresenta soprattutto la possibilità di superare l'individualismo dell'autore, per altri una opportunità per creare una reale condivisione di risorse ed esperienze. L'equilibrio delicato della collaborazione, spesso costruita intorno ad un caso specifico, rischia continuamente di rompersi, di diventare una violazione, di strumentalizzare situazioni delicate, finendo per assimilarsi allo stesso sistema che tenta di contrastare.
La complessità di questo modo di fare arte non riesce mai a trovare una forma definita, non cristallizza in nessuna affermazione, mantiene ogni lavoro aperto alla discussione e mai compiuto.
I limiti temporali e spaziali del lavoro della Vergani sono solo apparentemente contenuti nei mesi di soggiorno dell'artista al Piazzo. Essi estendono in maniera indefinita nella vita precedente e successiva, in quella dell'artista e delle persone incontrate.
L'arazzo, esposto nei luoghi in cui ha vissuto, riporta le tracce delle relazioni tessute nel tempo attraverso gli occhi degli abitanti di Biella. Del sottile passaggio dell'artista rimane poco. Qualche voce e un diario che ricostruisce la storia dei giorni passati a raccontarsi. Giornateicontatè.
Gabriella Guida
28
maggio 2010
Isabella Mara Vergani – Giornateicontatè [vita del Piazzo]
Dal 28 maggio al 06 giugno 2010
arte contemporanea
Location
PALAZZO FERRERO
Biella, Corso Del Piazzo, 29, (Biella)
Biella, Corso Del Piazzo, 29, (Biella)
Orario di apertura
h 9-12 14-17 Festivi h 10-13 14.30-18.30
Vernissage
28 Maggio 2010, ore 18
Sito web
www.isabellamara.com
Autore
Curatore