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James Hillman – Non confondere il mio dito per la luna
Galleria IPERCUBO presenta Non confondere il mio dito per la luna, personale di James Hillman. Tre nuclei di opere tra pittura e scultura indagano forma, percezione e interdipendenza tra figura e spazio, ispirandosi a Spinoza e al minimalismo, per superare ogni dicotomia tra naturale e artificiale.
Comunicato stampa
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Galleria IPERCUBO è lieta di presentare Non confondere il mio dito per la luna, solo show dell’artista britannico James Hillman (Londra, 1992).
La mostra è un percorso composto da tre nuclei di opere che attraversano gli ultimi tre anni di ricerca dell’artista, i cui propositi sono stati rivolti allo studio del rapporto tra forma e rappresentazione e ai suoi effetti in relazione alla percezione e alla cultura umana.
L’inizio ideale del percorso, che corrisponde al primo nucleo di opere, prevede una selezione di lavori dalla serie Cascata/Ondulata (2024), che prendono origine dalla contemplazione di Isola del Liri (FR), città di residenza dell’artista. Profondamente segnata da un passato agricolo e industriale, Isola del Liri ospita una delle poche cascate europee situate in un centro urbano. Da simbolo romantico, la cascata è stata progressivamente imbrigliata come motore per le attività delle cartiere fin dalla prima rivoluzione industriale, diventando emblema della produttività storica del territorio.
Queste opere, realizzate ad olio, raffigurano l’acqua come una serie di lastre ondulate sovrapposte, con delle sfere colorate che sembrano librarsi sopra la superficie. La parte dipinta su carta è montata su una struttura in legno piegato che ne altera la planarità, confondendo l’illusione pittorica con la forma scultorea e negando una lettura puramente bidimensionale dell’opera, così come la cascata stessa nega una distinzione netta tra naturale e artificiale, bucolico e industriale.
Le Cascate/Ondulate richiamano, con la sola presenza, la metafora dell’oceano di Spinoza: un’immagine mobile, legata da una relazione complessa alle sue profondità nascoste, che diventerà il presupposto per una visione monistica del mondo, in cui l’esistenza è elemento transitorio di un’unica realtà immutabile e inscindibile e dove le pluralità che percepiamo non sono altro che illusorie.
Si genera dunque un legame sottile tra il pensiero di Spinoza e le intenzioni di Hillman nel rifiuto di una visione dicotomica della realtà; ma se in Spinoza ciò è la base per una successiva lettura post-antropocentrica del mondo, in Hillman si fissa nella dimensione precedente a tale deduzione.
La metafora spinoziana emerge come presupposto anche nel lavoro che rappresenta il secondo nucleo del percorso, che dà il titolo alla mostra, Non confondere il mio dito per la luna (2023). Dal punto di vista formale, il movimento delle membrane crea convessità e concavità che generano un’immagine associabile alle onde illusorie descritte da Spinoza nella sua metafora, anch’esse mosse da un’entità unica e immanente (il motore a camme). L’opera è un tubo industriale in PVC, chiuso alle estremità da membrane di gomma nera lucida. All’interno, un sistema di pistoni collegati a un motore spinge e tira alternativamente l’aria contenuta nel tubo, espandendo e contraendo le membrane al ritmo di un respiro umano. Il movimento delle membrane avviene in una dinamica di opposizione: quando la pressione interna spinge l’aria verso un’estremità, una membrana si espande mentre l’altra si contrae, e viceversa.
Questo gioco di causa ed effetto visualizza le interdipendenze di ogni schema ciclico, in cui ogni addizione o sottrazione di materia in una parte del sistema produce conseguenze inevitabili su un’altra. La piena comprensione di questa relazione, sul piano formale e concettuale, è possibile solo osservando l’opera nella sua interezza e a distanza.
L’immagine rappresentativa dell’opera, che muta e si genera grazie a un “moto perpetuo” non visibile ma percepibile attraverso l’emissione di un suono ripetitivo, riemerge nella convessità e nella concavità di Figure/Ground (2025). Qui Hillman evidenzia il limite della percezione umana concentrandosi esclusivamente sull’essenzialità della forma e sul suo rapporto con l’ambiente circostante. Questi lavori sono indagini formali sul rapporto reciproco tra superficie pittorica, struttura scultorea e le caratteristiche dello spazio che le ospita. Hillman pone l’accento sulla relazione tra tonalità e valore cromatico, luce e ombra, dipingendo le aree di chiaro e scuro generate da forme concave e convesse, amplificate attraverso contrasti cromatici. Ne risultano opere che alterano profondamente la percezione umana, arrivando, in alcune condizioni di luce, a negare completamente il volume.
In linea con l’intento cubista di unificare figura e fondo, in Figure/Ground immagine e supporto diventano interdipendenti: ciò che viene rappresentato è al tempo stesso superficie, luce e ombra generate dalla forma stessa dell’opera. La nuova serie, come gran parte della ricerca di Hillman, trae ispirazione dal minimalismo americano, di cui si approva la volontà di concentrarsi sulla materia e sulla forma senza alcuna implicazione filosofica, ma soltanto come studio del rapporto tra oggetto e spazio circostante, esito che in alcune fasi è “alleviato” dall’appartenenza dell’artista a un contesto europeo più simbolico.
Il progetto espositivo invita il pubblico a riflettere sul piano formale e concettuale senza alcuna gerarchia, ma allude, come Wallace Stevens teorizzò nel suo concetto centrale di the thing itself, a creare un ambiente in cui la magia accade quando “il semplice senso delle cose” si irradia nello spettatore, oltre a incentivare il superamento dell’astrazione in favore del rapporto diretto con l’oggetto, che, contemplato, è a sua volta capace di generare esperienze estetiche e spirituali scaturite dalla soggettiva percezione sensoriale.
L’inizio ideale del percorso, che corrisponde al primo nucleo di opere, prevede una selezione di lavori dalla serie Cascata/Ondulata (2024), che prendono origine dalla contemplazione di Isola del Liri (FR), città di residenza dell’artista. Profondamente segnata da un passato agricolo e industriale, Isola del Liri ospita una delle poche cascate europee situate in un centro urbano. Da simbolo romantico, la cascata è stata progressivamente imbrigliata come motore per le attività delle cartiere fin dalla prima rivoluzione industriale, diventando emblema della produttività storica del territorio.
Queste opere, realizzate ad olio, raffigurano l’acqua come una serie di lastre ondulate sovrapposte, con delle sfere colorate che sembrano librarsi sopra la superficie. La parte dipinta su carta è montata su una struttura in legno piegato che ne altera la planarità, confondendo l’illusione pittorica con la forma scultorea e negando una lettura puramente bidimensionale dell’opera, così come la cascata stessa nega una distinzione netta tra naturale e artificiale, bucolico e industriale.
Le Cascate/Ondulate richiamano, con la sola presenza, la metafora dell’oceano di Spinoza: un’immagine mobile, legata da una relazione complessa alle sue profondità nascoste, che diventerà il presupposto per una visione monistica del mondo, in cui l’esistenza è elemento transitorio di un’unica realtà immutabile e inscindibile e dove le pluralità che percepiamo non sono altro che illusorie.
Si genera dunque un legame sottile tra il pensiero di Spinoza e le intenzioni di Hillman nel rifiuto di una visione dicotomica della realtà; ma se in Spinoza ciò è la base per una successiva lettura post-antropocentrica del mondo, in Hillman si fissa nella dimensione precedente a tale deduzione.
La metafora spinoziana emerge come presupposto anche nel lavoro che rappresenta il secondo nucleo del percorso, che dà il titolo alla mostra, Non confondere il mio dito per la luna (2023). Dal punto di vista formale, il movimento delle membrane crea convessità e concavità che generano un’immagine associabile alle onde illusorie descritte da Spinoza nella sua metafora, anch’esse mosse da un’entità unica e immanente (il motore a camme). L’opera è un tubo industriale in PVC, chiuso alle estremità da membrane di gomma nera lucida. All’interno, un sistema di pistoni collegati a un motore spinge e tira alternativamente l’aria contenuta nel tubo, espandendo e contraendo le membrane al ritmo di un respiro umano. Il movimento delle membrane avviene in una dinamica di opposizione: quando la pressione interna spinge l’aria verso un’estremità, una membrana si espande mentre l’altra si contrae, e viceversa.
Questo gioco di causa ed effetto visualizza le interdipendenze di ogni schema ciclico, in cui ogni addizione o sottrazione di materia in una parte del sistema produce conseguenze inevitabili su un’altra. La piena comprensione di questa relazione, sul piano formale e concettuale, è possibile solo osservando l’opera nella sua interezza e a distanza.
L’immagine rappresentativa dell’opera, che muta e si genera grazie a un “moto perpetuo” non visibile ma percepibile attraverso l’emissione di un suono ripetitivo, riemerge nella convessità e nella concavità di Figure/Ground (2025). Qui Hillman evidenzia il limite della percezione umana concentrandosi esclusivamente sull’essenzialità della forma e sul suo rapporto con l’ambiente circostante. Questi lavori sono indagini formali sul rapporto reciproco tra superficie pittorica, struttura scultorea e le caratteristiche dello spazio che le ospita. Hillman pone l’accento sulla relazione tra tonalità e valore cromatico, luce e ombra, dipingendo le aree di chiaro e scuro generate da forme concave e convesse, amplificate attraverso contrasti cromatici. Ne risultano opere che alterano profondamente la percezione umana, arrivando, in alcune condizioni di luce, a negare completamente il volume.
In linea con l’intento cubista di unificare figura e fondo, in Figure/Ground immagine e supporto diventano interdipendenti: ciò che viene rappresentato è al tempo stesso superficie, luce e ombra generate dalla forma stessa dell’opera. La nuova serie, come gran parte della ricerca di Hillman, trae ispirazione dal minimalismo americano, di cui si approva la volontà di concentrarsi sulla materia e sulla forma senza alcuna implicazione filosofica, ma soltanto come studio del rapporto tra oggetto e spazio circostante, esito che in alcune fasi è “alleviato” dall’appartenenza dell’artista a un contesto europeo più simbolico.
Il progetto espositivo invita il pubblico a riflettere sul piano formale e concettuale senza alcuna gerarchia, ma allude, come Wallace Stevens teorizzò nel suo concetto centrale di the thing itself, a creare un ambiente in cui la magia accade quando “il semplice senso delle cose” si irradia nello spettatore, oltre a incentivare il superamento dell’astrazione in favore del rapporto diretto con l’oggetto, che, contemplato, è a sua volta capace di generare esperienze estetiche e spirituali scaturite dalla soggettiva percezione sensoriale.
12
febbraio 2026
James Hillman – Non confondere il mio dito per la luna
Dal 12 febbraio al 22 marzo 2026
arte contemporanea
Location
IPERCUBO
Milano, Via dei Bossi, 2a, (MI)
Milano, Via dei Bossi, 2a, (MI)
Orario di apertura
Mar-Ven: 15:30-19:30
Sab-Dom-Lun: su appuntamento
Vernissage
12 Febbraio 2026, Soft Opening: dalle 12:00 alle 8:00
Sito web
Ufficio stampa
Studio Theo - Francesca Carmellino
Autore





