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La Sicilia
Ciulla, Iudice, La Cognata
Comunicato stampa
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“Il sole era caldo come in giugno; i prati lontani cominciavano ad ingiallire, le ombre degli alberi avevano qualche cosa di festevole, e l'erba che vi cresceva era ancora verde e rugiadosa. Regnava il profondo silenzio del meriggio; le più piccole foglie erano immobili; le ombre erano rade; c'era per l'aria una calma, un tepore, un ronzio di insetti che pesava voluttuosamente sulle palpebre. Ad un tratto una corrente d'aria fresca, che veniva dal mare, fece sussurrare le cime più alte de' castagni”
(Giovanni Verga, Nedda)
Così nella descrizione di un giorno assolato di fine estate entriamo nell’atmosfera di questa mostra, dedicata alla Sicilia, ad un terra ricca di storia e tradizioni, dominata da un “sole di brace” che scandisce il susseguirsi delle stagioni e della vita dei suoi abitanti. Nelle distese di campi, imbevuti di luce, e nella penombra dei vicoli cittadini Giovanni La Cognata (Comiso, 1954) ritrova la sua vera terra, quella lontana dal mare e dalle folle di turisti, immersa in un’atmosfera indolente, come di attesa; non accade nulla, non si scorgono persone o animali, a parlare sono i colori, i violenti giochi chiaroscurali, e la forza delle pennellate. Di diversa atmosfera sono le opere di Giovanni Iudice (Gela, 1970), pittore appartenente alla nuova generazione, ma come La Cognata, gravitante nel Gruppo di Scicli, la “scuola” nata intorno a Guccione, sull’ideale della bellezza. Ciò che accomuna i membri del gruppo è il “rapporto autentico con la natura, l’immersione in una luce mediterranea” ed il forte senso di appartenenza alla loro terra. Iudice, già definito “cantore delle donne e dei paesaggi del sud”, ripropone nei suoi dipinti e disegni, attimi di vita quotidiana: uomini e donne che camminano per strada, famiglie al mare, giovani donne ritratte nella penombra delle loro stanze. Tutto è rappresentato con una grande attenzione per il dettaglio, senza idealizzazione, né ricerca di perfezione. Le atmosfere sono intime, raccolte; i colori sembrano sussurrati.
Più “metafisico” e “simbolista” è Girolamo Ciulla (Caltanissetta, 1953) che più che rappresentare il presente, nelle sue statue di travertino, riporta alla luce elementi di un antico passato, miti e simboli di un mondo ancestrale. I templi di Agrigento divengono la rappresentazione di una religione semplice, fatta di riti “domestici” lontana “dalla Storia e dai miracoli dei Santi”. Gli animali fantastici ed i coccodrilli sono il legame con un mondo che non esiste più, dove ogni cosa, assurgeva a significati più alti, nel tentativo di svelare misteri impenetrabili. La Sicilia, con i suoi campi di grano, è rappresentata da una figura femminile, dal portamento regale, vestita di stoppe, quasi una dea di un’antica civiltà contadina.
(Giovanni Verga, Nedda)
Così nella descrizione di un giorno assolato di fine estate entriamo nell’atmosfera di questa mostra, dedicata alla Sicilia, ad un terra ricca di storia e tradizioni, dominata da un “sole di brace” che scandisce il susseguirsi delle stagioni e della vita dei suoi abitanti. Nelle distese di campi, imbevuti di luce, e nella penombra dei vicoli cittadini Giovanni La Cognata (Comiso, 1954) ritrova la sua vera terra, quella lontana dal mare e dalle folle di turisti, immersa in un’atmosfera indolente, come di attesa; non accade nulla, non si scorgono persone o animali, a parlare sono i colori, i violenti giochi chiaroscurali, e la forza delle pennellate. Di diversa atmosfera sono le opere di Giovanni Iudice (Gela, 1970), pittore appartenente alla nuova generazione, ma come La Cognata, gravitante nel Gruppo di Scicli, la “scuola” nata intorno a Guccione, sull’ideale della bellezza. Ciò che accomuna i membri del gruppo è il “rapporto autentico con la natura, l’immersione in una luce mediterranea” ed il forte senso di appartenenza alla loro terra. Iudice, già definito “cantore delle donne e dei paesaggi del sud”, ripropone nei suoi dipinti e disegni, attimi di vita quotidiana: uomini e donne che camminano per strada, famiglie al mare, giovani donne ritratte nella penombra delle loro stanze. Tutto è rappresentato con una grande attenzione per il dettaglio, senza idealizzazione, né ricerca di perfezione. Le atmosfere sono intime, raccolte; i colori sembrano sussurrati.
Più “metafisico” e “simbolista” è Girolamo Ciulla (Caltanissetta, 1953) che più che rappresentare il presente, nelle sue statue di travertino, riporta alla luce elementi di un antico passato, miti e simboli di un mondo ancestrale. I templi di Agrigento divengono la rappresentazione di una religione semplice, fatta di riti “domestici” lontana “dalla Storia e dai miracoli dei Santi”. Gli animali fantastici ed i coccodrilli sono il legame con un mondo che non esiste più, dove ogni cosa, assurgeva a significati più alti, nel tentativo di svelare misteri impenetrabili. La Sicilia, con i suoi campi di grano, è rappresentata da una figura femminile, dal portamento regale, vestita di stoppe, quasi una dea di un’antica civiltà contadina.
29
settembre 2005
La Sicilia
Dal 29 settembre al 05 novembre 2005
arte contemporanea
Location
STUDIO FORNI
Milano, Via Fatebenefratelli, 13, (Milano)
Milano, Via Fatebenefratelli, 13, (Milano)
Orario di apertura
da martedì a sabato 10-13 e 16-19,30
Vernissage
29 Settembre 2005, ore 18
Autore
