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La Voce e Lacerba. Avanguardie letterarie in forma di rivista
Un percorso che vuole ricordare, attraverso una selezione di numeri originali –una cinquantina, almeno uno per ogni anno d’attività-, due delle più importanti riviste italiane di primo Novecento
Comunicato stampa
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Un percorso che vuole ricordare, attraverso una selezione di numeri originali –una cinquantina, almeno uno per ogni anno d’attività-, due delle più importanti riviste italiane di primo Novecento: “La Voce”, (1808-1916) e “Lacerba” (1913-1915).
“La Voce”, fondata da Giuseppe Prezzolini, è delle due riviste quella di più largo respiro. La prima fase del periodico si protrae sotto la guida di Prezzolini fino al 1911, ed è quella che più spinse –anche grazie alle collaborazioni di Croce, Amendola, Einaudi, Lombardo-Radice, Soffici e Papini- a un rinnovamento culturale a 360°, dalla scuola alla politica, fino alla questione meridionale. La seconda fase -dal 1912 al 1913- ha come protagonista Papini, e la rivista si caratterizza per quello che sarà poi definito “lirismo vociano”. Il 1914 -siamo alla terza fase- vede il ritorno di Prezzolini e una linea editoriale assai più filosoficamente impegnata, interventista, attivista nel senso bergsoniano del termine. Dalla fine del 1914 al 1916 -quarta fase- la direzione passa a Giuseppe De Robertis e si assiste ad un ritorno preponderante dell’aspetto letterario; la rivista ospita infatti interventi di -ma è solo qualche nome- Ungaretti, Govoni, Apollinaire, Palazzeschi, Savinio, Saba e Campana.
“Lacerba”, fondata da Papini e Soffici nel 1913 e dalla breve quanto intensa vita (chiuderà nel 1915, con lo scoppio della guerra), è invece la voce sprezzante, irriverente e iconoclasta del futurismo. Nata come superamento de “La Voce”, “Lacerba” diverrà infatti il palcoscenico cartaceo per molti futuristi della prima generazione, da Marinetti a Folgore, da Carrà a Soffici, da Russolo a Palazzeschi, fino a Govoni, Cangiullo ed altri ancora. Tra i numeri esposti, quello celebre del 15 dicembre 1913 con il resoconto parolibero della Serata Futurista tenutasi al Teatro Verdi di Firenze e conclusasi con una rissa e un proverbiale lancio d’ortaggi tra il gruppo futurista e il pubblico ‘passatista’.
A corredo delle riviste saranno altresì esposti: il caustico Almanacco Purgativo del 1914 (edito da Lacerba), L’Almanacco della Voce del 1915, alcuni numeri de “La Voce edizione politica” sempre del 1915, Il tempo della Voce di Prezzolini, Le memorie d’Iddio di Papini -pubblicato nel 1911 ed esempio della fortunata collana “Quaderni della Voce”-, nonché alcuni numeri de “La Voce Trentina”, pubblicazione uscita tra 1911 e 1912 per iniziativa tra gli altri dell’artista Tullio Garbari.
“La Voce”, fondata da Giuseppe Prezzolini, è delle due riviste quella di più largo respiro. La prima fase del periodico si protrae sotto la guida di Prezzolini fino al 1911, ed è quella che più spinse –anche grazie alle collaborazioni di Croce, Amendola, Einaudi, Lombardo-Radice, Soffici e Papini- a un rinnovamento culturale a 360°, dalla scuola alla politica, fino alla questione meridionale. La seconda fase -dal 1912 al 1913- ha come protagonista Papini, e la rivista si caratterizza per quello che sarà poi definito “lirismo vociano”. Il 1914 -siamo alla terza fase- vede il ritorno di Prezzolini e una linea editoriale assai più filosoficamente impegnata, interventista, attivista nel senso bergsoniano del termine. Dalla fine del 1914 al 1916 -quarta fase- la direzione passa a Giuseppe De Robertis e si assiste ad un ritorno preponderante dell’aspetto letterario; la rivista ospita infatti interventi di -ma è solo qualche nome- Ungaretti, Govoni, Apollinaire, Palazzeschi, Savinio, Saba e Campana.
“Lacerba”, fondata da Papini e Soffici nel 1913 e dalla breve quanto intensa vita (chiuderà nel 1915, con lo scoppio della guerra), è invece la voce sprezzante, irriverente e iconoclasta del futurismo. Nata come superamento de “La Voce”, “Lacerba” diverrà infatti il palcoscenico cartaceo per molti futuristi della prima generazione, da Marinetti a Folgore, da Carrà a Soffici, da Russolo a Palazzeschi, fino a Govoni, Cangiullo ed altri ancora. Tra i numeri esposti, quello celebre del 15 dicembre 1913 con il resoconto parolibero della Serata Futurista tenutasi al Teatro Verdi di Firenze e conclusasi con una rissa e un proverbiale lancio d’ortaggi tra il gruppo futurista e il pubblico ‘passatista’.
A corredo delle riviste saranno altresì esposti: il caustico Almanacco Purgativo del 1914 (edito da Lacerba), L’Almanacco della Voce del 1915, alcuni numeri de “La Voce edizione politica” sempre del 1915, Il tempo della Voce di Prezzolini, Le memorie d’Iddio di Papini -pubblicato nel 1911 ed esempio della fortunata collana “Quaderni della Voce”-, nonché alcuni numeri de “La Voce Trentina”, pubblicazione uscita tra 1911 e 1912 per iniziativa tra gli altri dell’artista Tullio Garbari.
23
agosto 2005
La Voce e Lacerba. Avanguardie letterarie in forma di rivista
Dal 23 agosto al 05 settembre 2005
Location
BIBLIOTECA CIVICA G. TARTAROTTI
Rovereto, Corso Angelo Bettini, 41, (Trento)
Rovereto, Corso Angelo Bettini, 41, (Trento)
Orario di apertura
da lunedì a sabato 9-22
Vernissage
23 Agosto 2005, ore 18
Curatore




