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Le 3:17
L’esposizione riunisce opere inedite in bronzo e disegni ad acrilico, attraverso cui l’artista indaga il buio come soglia percettiva, la notte come territorio instabile e la relazione, fluida, tra spazio domestico e paesaggio urbano.
Comunicato stampa
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Galleria Eugenia Delfini è lieta di presentare Le 3:17, prima mostra personale in galleria di Lucia Leuci. L’esposizione riunisce opere inedite in bronzo e disegni ad acrilico, attraverso cui l’artista indaga il buio come soglia percettiva, la notte come territorio instabile e la relazione, fluida, tra spazio domestico e paesaggio urbano.
La ricerca prende avvio da una condizione di insonnia, in cui il dormiveglia altera la percezione: le ombre si amplificano e i pensieri assumono una consistenza instabile. In questo stato liminale, la distinzione tra interno ed esterno si attenua fino a dissolversi; casa e città si sovrappongono generando un unico paesaggio mentale.
Le architetture si flettono, gli interni si aprono e si contaminano con l’esterno; ciò che è familiare si carica di una qualità estraniante. Elementi ordinari perdono la loro funzione originaria e diventano dispositivi di transito, soglie attraverso cui il quotidiano si espande e si ridefinisce.
La notte si configura così come una condizione percettiva: un campo instabile in cui le coordinate spaziali e simboliche si ridefiniscono continuamente. La luce artificiale, fredda e urbana, filtra negli spazi domestici, generando cortocircuiti visivi tra interno ed esterno e rendendo evidente una tensione costante.
In dialogo con la riflessione di Antonio Moresco e l’immaginario di Marracash, il buio emerge come uno spazio da attraversare, un confine mobile tra occultamento e rivelazione. Le sculture in bronzo e i disegni ad acrilico traducono questa condizione in forme essenziali e stratificate, in cui gli opposti coesistono in equilibrio instabile. L’esperienza individuale si apre così a una dimensione più ampia, riflettendo tensioni e dinamiche del presente.
In Le 3:17, il buio non è negazione ma possibilità: uno spazio generativo in cui l’incertezza prende forma e le strutture restano volutamente sospese.
__
Lucia Leuci (Bisceglie, 1977) è un’artista visiva che vive e lavora a Milano. La sua pratica si articola tra disegno, scultura e installazione, intesi come linguaggi primari e archetipici. Il suo lavoro si configura come un campo di tensione tra dimensione intima e collettiva, in cui l’atto performativo si manifesta come pratica di trasmissione e condivisione di gesti e saperi. Attraverso accostamenti di materiali in forte contrasto - tra cui vetro soffiato, bronzo, perle e pietre preziose - Leuci costruisce dispositivi formali e simbolici che interrogano la maternità, le configurazioni dell’identità contemporanea e la relazione tra individuo e paesaggio, naturale e urbano. Nel confronto con una condizione diffusa di omologazione culturale, il suo lavoro attiva una riflessione critica sulle dinamiche sociali e politiche del presente. Le opere si offrono come spazi di risonanza in cui materia, forma e ritmo concorrono a generare possibilità di senso e nuove ipotesi di convivenza.
Tra le mostre personali recenti: “Two female artists", project room #12, in collaborazione con la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli, dialogo inedito di Antonio Moresco, Archivio Atelier Pharaildis Von den Broeck (2025); “Merda e luce”, testo di Caterina Molteni, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna (2025); “Il vero riconosce il vero”, a cura di Matilde Galletti, Palazzo dei Priori, Fermo (2024); “Anonymous Encounters”, duo exhibition con Dorota Gawęda & Eglė Kulbokaitė, testo di Caterina Avataneo, eastcontemporary, Milano (2022); “La ragazza di città”, in dialogo con Carol Rama, Tempesta Gallery, Milano (2020); “Prendersi cura”, a cura di Christina Gigliotti, Polansky Gallery, Praga; “Family Drawings”, in collaborazione con Zoë De Luca, Unit 110, Chinatown, New York (2018); “Materia prima”, Fondazione Adolfo Pini, Milano (2017); “Mamme cattive, bambini creoli”, TILE project space, Milano (2016).
Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni private e pubbliche, tra cui il Centre of Polish Sculpture di Orońsko (PL), il Taipei Fine Arts Museum a Taipei (TW), il Museum and Science Centre Luuppi a Oulu (FI), il Museu de Angra do Heroísmo nelle Isole Azzorre (PT), la Kunsthalle Tübingen in Germania (DE), la Quadriennale di Roma, la Triennale di Milano, la Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo a Roma e Sarajevo, la Fondazione Michelangelo Pistoletto a Biella, il FotoGrafia Festival Internazionale di Roma.
In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Lucia Leuci partecipa, su invito di Chiara Camoni, con un proprio lavoro all’interno del Padiglione Italia Con te con tutto, progetto artistico dell’artista, a cura di Cecilia Canziani. Il contributo si inserisce nella sezione Dialoghi, concepita e progettata da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli.
La ricerca prende avvio da una condizione di insonnia, in cui il dormiveglia altera la percezione: le ombre si amplificano e i pensieri assumono una consistenza instabile. In questo stato liminale, la distinzione tra interno ed esterno si attenua fino a dissolversi; casa e città si sovrappongono generando un unico paesaggio mentale.
Le architetture si flettono, gli interni si aprono e si contaminano con l’esterno; ciò che è familiare si carica di una qualità estraniante. Elementi ordinari perdono la loro funzione originaria e diventano dispositivi di transito, soglie attraverso cui il quotidiano si espande e si ridefinisce.
La notte si configura così come una condizione percettiva: un campo instabile in cui le coordinate spaziali e simboliche si ridefiniscono continuamente. La luce artificiale, fredda e urbana, filtra negli spazi domestici, generando cortocircuiti visivi tra interno ed esterno e rendendo evidente una tensione costante.
In dialogo con la riflessione di Antonio Moresco e l’immaginario di Marracash, il buio emerge come uno spazio da attraversare, un confine mobile tra occultamento e rivelazione. Le sculture in bronzo e i disegni ad acrilico traducono questa condizione in forme essenziali e stratificate, in cui gli opposti coesistono in equilibrio instabile. L’esperienza individuale si apre così a una dimensione più ampia, riflettendo tensioni e dinamiche del presente.
In Le 3:17, il buio non è negazione ma possibilità: uno spazio generativo in cui l’incertezza prende forma e le strutture restano volutamente sospese.
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Lucia Leuci (Bisceglie, 1977) è un’artista visiva che vive e lavora a Milano. La sua pratica si articola tra disegno, scultura e installazione, intesi come linguaggi primari e archetipici. Il suo lavoro si configura come un campo di tensione tra dimensione intima e collettiva, in cui l’atto performativo si manifesta come pratica di trasmissione e condivisione di gesti e saperi. Attraverso accostamenti di materiali in forte contrasto - tra cui vetro soffiato, bronzo, perle e pietre preziose - Leuci costruisce dispositivi formali e simbolici che interrogano la maternità, le configurazioni dell’identità contemporanea e la relazione tra individuo e paesaggio, naturale e urbano. Nel confronto con una condizione diffusa di omologazione culturale, il suo lavoro attiva una riflessione critica sulle dinamiche sociali e politiche del presente. Le opere si offrono come spazi di risonanza in cui materia, forma e ritmo concorrono a generare possibilità di senso e nuove ipotesi di convivenza.
Tra le mostre personali recenti: “Two female artists", project room #12, in collaborazione con la Compagnia Marionettistica Carlo Colla & Figli, dialogo inedito di Antonio Moresco, Archivio Atelier Pharaildis Von den Broeck (2025); “Merda e luce”, testo di Caterina Molteni, Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna (2025); “Il vero riconosce il vero”, a cura di Matilde Galletti, Palazzo dei Priori, Fermo (2024); “Anonymous Encounters”, duo exhibition con Dorota Gawęda & Eglė Kulbokaitė, testo di Caterina Avataneo, eastcontemporary, Milano (2022); “La ragazza di città”, in dialogo con Carol Rama, Tempesta Gallery, Milano (2020); “Prendersi cura”, a cura di Christina Gigliotti, Polansky Gallery, Praga; “Family Drawings”, in collaborazione con Zoë De Luca, Unit 110, Chinatown, New York (2018); “Materia prima”, Fondazione Adolfo Pini, Milano (2017); “Mamme cattive, bambini creoli”, TILE project space, Milano (2016).
Il suo lavoro è stato esposto in diverse istituzioni private e pubbliche, tra cui il Centre of Polish Sculpture di Orońsko (PL), il Taipei Fine Arts Museum a Taipei (TW), il Museum and Science Centre Luuppi a Oulu (FI), il Museu de Angra do Heroísmo nelle Isole Azzorre (PT), la Kunsthalle Tübingen in Germania (DE), la Quadriennale di Roma, la Triennale di Milano, la Biennale dei Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo a Roma e Sarajevo, la Fondazione Michelangelo Pistoletto a Biella, il FotoGrafia Festival Internazionale di Roma.
In occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, Lucia Leuci partecipa, su invito di Chiara Camoni, con un proprio lavoro all’interno del Padiglione Italia Con te con tutto, progetto artistico dell’artista, a cura di Cecilia Canziani. Il contributo si inserisce nella sezione Dialoghi, concepita e progettata da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli.
09
maggio 2026
Le 3:17
Dal 09 maggio al 04 luglio 2026
arte contemporanea
personale
personale
Location
Galleria Eugenia Delfini
Roma, Via Giulia, 96, (RM)
Roma, Via Giulia, 96, (RM)
Orario di apertura
da martedì a sabato ore 15-19
Vernissage
9 Maggio 2026, ore 18-21
Sito web
Autore
Autore testo critico
