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Le strade di Kiarostami
fotografie del regista
Comunicato stampa
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Fotografare un paesaggio è, per me, un invito a contemplare la natura; una scena che ti affascina in un dato momento, che ti senti chiamato a contemplare, anche se non sei un fotografo e non possiedi la macchina fotografica. Per molti anni sono fuggito dalla città, e in effetti mi sentivo molto meglio. Osservare era per me una specie di tranquillante. Ha sudi me un effetto quasi magico. Erano viaggi brevi, senza una meta precisa.
All'improvviso mi trovo in mezzo alla campagna, talvolta in compagnia ma più spesso solo. Quando si è soli è difficile contemplare il cielo nuvoloso e il tronco massiccio di un albero in una luce magica. E' una forma dì tortura non poter provare il piacere di vedere con qualcun altro un paesaggio grandioso. La macchina fotografica mi consente di condividere queste sensazioni. Fotografare non è necessariamente un'istigazione a sognare ad occhi aperti, ma può diventarlo. Se sognare consiste nel sentire la città e suoi limiti, se so9nare significa tornare alle origini e, dunque, alla natura, allora fotografare la natura può essere un'istigazione a sognare. Desideravo diventare tutt'uno con la natura ed essa ha aperto la strada. Ma volevo anche condividere i momenti piacevoli di cui ero stato testimone. Volevo in qualche modo immortalare quei momenti di passione e di dolore [..] Il metodo di lavoro usato nel film è diverso da quello della fotografia. Con il film, tutto viene preparato e organizzato in anticipo. Ogni sequenza, per quanto indipendente, dipende anche dalle sequenze che la precedono e la seguono. Durante le riprese il regista ha già un'idea in mente e si sforza di far corrispondere la scena a quanto ha immaginato. Non è così nella fotografia, e in particolare nella fotografia di paesaggio. Talvolta un'immagine isolata e astratta interrompe il flusso continuo della mente del fotografo e Io invita a fermarsi, a scegliere e aprire l'obiettivo. Niente è prevedibile in anticipo. Anzi, la natura ti invita a fotografare''[...]
Abbas Kiarostami (febbraio 2005)
La fotografia è un attimo, sicuramente fuggente, ma Kiarostami con pazienza, direi quasi ostinazione, aspetta, cerca, ritorna finché il suo occhio non vede quello che il cuore gli suggerisce o domanda [...) Il suo percorso fotografico è del tutto personale e legato al suo bisogno di fissare il momento per farne partecipe l'altro, come ripete ogni volta che gli viene domandato da cosa nasca la sua esigenza di fotografare. Kiarostami regista, I ‘domatore dello sguardo'' che impunemente effettua una contraffazione della realtà per ottenere un'immagine cinematografica più efficace e più vicina alla sua sceneggiatura'', quando invece fotografa non interviene, non inventa una realtà fittizia, si lascia guidare dalla natura, ma poi posa lo sguardo su un'immagine, che forse vede solo lui. Il paesaggio è una costante in tutte le fotografie di Abbas Kiarostami, è una riflessione interiore, un pensiero, una poesia, molto più della rappresentazione di un luogo.
Kiarostami ha detto spesso: il linguaggio della fotografia non ha bisogno di parole. E nel suo caso neppure di didascalie. Kiarostami non indica mai la data, né il luogo in cui le istantanee sono state realizzate. Il momento esiste nel suo sguardo e rivive nello sguardo di chi osserva la fotografia. Ogni visitatore è sollecitato a creare un suo percorso attraverso i paesaggi, lungo le strade, ai piedi degli alberi e libero da ogni indicazione, può interpretarle come crede.
Elisa Resegotti
Abbas Kiarostami
Teheran (Iran) 1940
Regista. Frequenta un corso di pittura alla facoltà di Belle Arti della capitale iraniana. Nel 1969 gli viene chiesto di creare un dipartimento cinematografico a Kanun, che diventerà un punto di riferimento per la nuova cinematografia iraniana. Kiarostami vi realizza tutti i suoi lavori fino al 1992. Presente ai maggiori festival internazionali, ottiene il primo importante riconoscimento con il Pardo di bronzo a Locarno nel 1987 con "Khaneh-ye doost kojast?". Nel 1992 "La vita continua" (Zendegi edameh darad) conquista il Premio 'Rossellini' a Cannes. Nel 1995 fa parte della giuria di Venezia e nel 1997 vince ex-aequo la Palma d'oro a Cannes con "Il sapore della ciliegia" (Ta'm e guilass).
All'improvviso mi trovo in mezzo alla campagna, talvolta in compagnia ma più spesso solo. Quando si è soli è difficile contemplare il cielo nuvoloso e il tronco massiccio di un albero in una luce magica. E' una forma dì tortura non poter provare il piacere di vedere con qualcun altro un paesaggio grandioso. La macchina fotografica mi consente di condividere queste sensazioni. Fotografare non è necessariamente un'istigazione a sognare ad occhi aperti, ma può diventarlo. Se sognare consiste nel sentire la città e suoi limiti, se so9nare significa tornare alle origini e, dunque, alla natura, allora fotografare la natura può essere un'istigazione a sognare. Desideravo diventare tutt'uno con la natura ed essa ha aperto la strada. Ma volevo anche condividere i momenti piacevoli di cui ero stato testimone. Volevo in qualche modo immortalare quei momenti di passione e di dolore [..] Il metodo di lavoro usato nel film è diverso da quello della fotografia. Con il film, tutto viene preparato e organizzato in anticipo. Ogni sequenza, per quanto indipendente, dipende anche dalle sequenze che la precedono e la seguono. Durante le riprese il regista ha già un'idea in mente e si sforza di far corrispondere la scena a quanto ha immaginato. Non è così nella fotografia, e in particolare nella fotografia di paesaggio. Talvolta un'immagine isolata e astratta interrompe il flusso continuo della mente del fotografo e Io invita a fermarsi, a scegliere e aprire l'obiettivo. Niente è prevedibile in anticipo. Anzi, la natura ti invita a fotografare''[...]
Abbas Kiarostami (febbraio 2005)
La fotografia è un attimo, sicuramente fuggente, ma Kiarostami con pazienza, direi quasi ostinazione, aspetta, cerca, ritorna finché il suo occhio non vede quello che il cuore gli suggerisce o domanda [...) Il suo percorso fotografico è del tutto personale e legato al suo bisogno di fissare il momento per farne partecipe l'altro, come ripete ogni volta che gli viene domandato da cosa nasca la sua esigenza di fotografare. Kiarostami regista, I ‘domatore dello sguardo'' che impunemente effettua una contraffazione della realtà per ottenere un'immagine cinematografica più efficace e più vicina alla sua sceneggiatura'', quando invece fotografa non interviene, non inventa una realtà fittizia, si lascia guidare dalla natura, ma poi posa lo sguardo su un'immagine, che forse vede solo lui. Il paesaggio è una costante in tutte le fotografie di Abbas Kiarostami, è una riflessione interiore, un pensiero, una poesia, molto più della rappresentazione di un luogo.
Kiarostami ha detto spesso: il linguaggio della fotografia non ha bisogno di parole. E nel suo caso neppure di didascalie. Kiarostami non indica mai la data, né il luogo in cui le istantanee sono state realizzate. Il momento esiste nel suo sguardo e rivive nello sguardo di chi osserva la fotografia. Ogni visitatore è sollecitato a creare un suo percorso attraverso i paesaggi, lungo le strade, ai piedi degli alberi e libero da ogni indicazione, può interpretarle come crede.
Elisa Resegotti
Abbas Kiarostami
Teheran (Iran) 1940
Regista. Frequenta un corso di pittura alla facoltà di Belle Arti della capitale iraniana. Nel 1969 gli viene chiesto di creare un dipartimento cinematografico a Kanun, che diventerà un punto di riferimento per la nuova cinematografia iraniana. Kiarostami vi realizza tutti i suoi lavori fino al 1992. Presente ai maggiori festival internazionali, ottiene il primo importante riconoscimento con il Pardo di bronzo a Locarno nel 1987 con "Khaneh-ye doost kojast?". Nel 1992 "La vita continua" (Zendegi edameh darad) conquista il Premio 'Rossellini' a Cannes. Nel 1995 fa parte della giuria di Venezia e nel 1997 vince ex-aequo la Palma d'oro a Cannes con "Il sapore della ciliegia" (Ta'm e guilass).
22
novembre 2005
Le strade di Kiarostami
Dal 22 novembre al 22 dicembre 2005
fotografia
Location
MUSEO ARCHEOLOGICO PROVINCIALE
Potenza, Via Ettore Ciccotti, (Potenza)
Potenza, Via Ettore Ciccotti, (Potenza)
Orario di apertura
dal martedì al sabato 8.30–13.30 e 16–19; lunedì, domenica e festivi 8.30–13.30
Autore
Curatore



