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Fertile prosegue il programma espositivo 2026 con LOG IN, una mostra collettiva di sculture in legno di Aaron Feltman, Edoardo Manzoni e Salvatore Pione.
Comunicato stampa
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La mostra riunisce tre artisti che, attraverso linguaggi e sensibilità differenti, indagano il rapporto tra memoria, materia e costruzione dell’identità. Scultura, intaglio e installazione diventano strumenti per attraversare storie personali, immaginari collettivi e tensioni culturali. Le opere in mostra mettono in dialogo passato e presente, artigianalità e narrazione, trasformando materiali e immagini in spazi di riflessione. In modi diversi, i tre artisti lavorano su ciò che rimane — tracce, oggetti, gesti — interrogando come il tempo e l’esperienza possano essere tradotti in forma.
Salvatore Pione
In questa tri-personale a Fertile, il lavoro di Salvatore Pione si inserisce come una presenza intensa e profondamente radicata nella dimensione autobiografica. La sua pratica, sviluppata tra Sicilia e Londra, prende forma principalmente attraverso scultura e installazione, lavorando con materiali come legno e ferro, fortemente legati alla tradizione artigianale siciliana. Il gesto manuale è centrale: intagliare, saldare e costruire diventano modi per mantenere vivo un dialogo con la propria storia familiare e culturale. Molte delle immagini che attraversano il suo lavoro nascono dall’infanzia trascorsa nella casa dei nonni, luogo di rituali quotidiani, oggetti sedimentati e strutture di valori molto definite. Le sculture evocano forme di protezione e appartenenza — case, fiori, architetture essenziali — che allo stesso tempo suggeriscono limiti e tensioni interne. Oggetti che sembrano familiari e accoglienti rivelano spesso una dimensione ambigua, dove sicurezza e costrizione convivono. Tra ironia e vulnerabilità, teatralità e intimità, il lavoro di Pione riflette sulle strutture che ci formano: familiari, sociali e culturali. Le sue opere interrogano il modo in cui queste strutture possono essere abitate, messe in discussione o trasformate nel tempo.
Edoardo Manzoni
La ricerca di Edoardo Manzoni nasce da un rapporto diretto con il paesaggio rurale e con la memoria materiale della cascina in cui è cresciuto. Strumenti abbandonati, rottami e oggetti dimenticati diventano punti di partenza per una pratica che osserva come il tempo, la natura e l’ambiente trasformino le cose e ne modifichino il significato.
Il suo lavoro intreccia elementi provenienti dalla storia dell’arte — come il paesaggio, l’animale o il sacro — con oggetti quotidiani e materiali recuperati, generando composizioni ibride che oscillano tra familiarità e straniamento. Molte opere assumono un’apparenza quasi ludica: trappole, ornamenti o strutture che sembrano innocue ma che nascondono tensioni più complesse, tra attrazione e pericolo. In questo senso il gioco diventa una modalità di esplorazione e conoscenza, in linea con l’idea — cara anche a Bruno Munari — che il gioco e la sperimentazione siano strumenti fondamentali per osservare il mondo e scoprirne le possibilità inattese.
La sua pratica si sviluppa così come un processo di raccolta, osservazione e ricomposizione, in cui oggetti e immagini vengono continuamente trasformati per rivelare nuove possibilità narrative e simboliche.
Aaron
Il lavoro di Aaron ruota attorno al legno come materiale vivo, capace di conservare e trasformare il tempo. Attraverso l’intaglio e la pittura, l’artista costruisce immagini in cui memoria personale, spazio e percezione si intrecciano. Il legno diventa una superficie sensibile, mai completamente inerte: reagisce all’ambiente, assorbe e rilascia umidità, si deforma e cambia nel tempo, portando con sé una storia materiale che continua a evolversi. Molte delle sue opere rappresentano interni di automobili, spazi intimi e sospesi da cui il mondo esterno viene osservato. In queste scene il rilievo scolpito comprime e distorce lo spazio, mentre la pittura sembra riaprirlo, creando una tensione tra superficie, profondità e illusione visiva. Trasponendo un oggetto meccanico come l’automobile in un materiale organico e imperfetto, Aaron ne sovverte le associazioni culturali più tradizionali. L’auto diventa così uno spazio quasi corporeo e protettivo, una struttura che accoglie e protegge i corpi al suo interno. Le opere diventano quindi luoghi di passaggio tra interno ed esterno, tra visibile e nascosto, dove memoria personale e immaginario collettivo si sovrappongono e si riflettono.
Salvatore Pione
In questa tri-personale a Fertile, il lavoro di Salvatore Pione si inserisce come una presenza intensa e profondamente radicata nella dimensione autobiografica. La sua pratica, sviluppata tra Sicilia e Londra, prende forma principalmente attraverso scultura e installazione, lavorando con materiali come legno e ferro, fortemente legati alla tradizione artigianale siciliana. Il gesto manuale è centrale: intagliare, saldare e costruire diventano modi per mantenere vivo un dialogo con la propria storia familiare e culturale. Molte delle immagini che attraversano il suo lavoro nascono dall’infanzia trascorsa nella casa dei nonni, luogo di rituali quotidiani, oggetti sedimentati e strutture di valori molto definite. Le sculture evocano forme di protezione e appartenenza — case, fiori, architetture essenziali — che allo stesso tempo suggeriscono limiti e tensioni interne. Oggetti che sembrano familiari e accoglienti rivelano spesso una dimensione ambigua, dove sicurezza e costrizione convivono. Tra ironia e vulnerabilità, teatralità e intimità, il lavoro di Pione riflette sulle strutture che ci formano: familiari, sociali e culturali. Le sue opere interrogano il modo in cui queste strutture possono essere abitate, messe in discussione o trasformate nel tempo.
Edoardo Manzoni
La ricerca di Edoardo Manzoni nasce da un rapporto diretto con il paesaggio rurale e con la memoria materiale della cascina in cui è cresciuto. Strumenti abbandonati, rottami e oggetti dimenticati diventano punti di partenza per una pratica che osserva come il tempo, la natura e l’ambiente trasformino le cose e ne modifichino il significato.
Il suo lavoro intreccia elementi provenienti dalla storia dell’arte — come il paesaggio, l’animale o il sacro — con oggetti quotidiani e materiali recuperati, generando composizioni ibride che oscillano tra familiarità e straniamento. Molte opere assumono un’apparenza quasi ludica: trappole, ornamenti o strutture che sembrano innocue ma che nascondono tensioni più complesse, tra attrazione e pericolo. In questo senso il gioco diventa una modalità di esplorazione e conoscenza, in linea con l’idea — cara anche a Bruno Munari — che il gioco e la sperimentazione siano strumenti fondamentali per osservare il mondo e scoprirne le possibilità inattese.
La sua pratica si sviluppa così come un processo di raccolta, osservazione e ricomposizione, in cui oggetti e immagini vengono continuamente trasformati per rivelare nuove possibilità narrative e simboliche.
Aaron
Il lavoro di Aaron ruota attorno al legno come materiale vivo, capace di conservare e trasformare il tempo. Attraverso l’intaglio e la pittura, l’artista costruisce immagini in cui memoria personale, spazio e percezione si intrecciano. Il legno diventa una superficie sensibile, mai completamente inerte: reagisce all’ambiente, assorbe e rilascia umidità, si deforma e cambia nel tempo, portando con sé una storia materiale che continua a evolversi. Molte delle sue opere rappresentano interni di automobili, spazi intimi e sospesi da cui il mondo esterno viene osservato. In queste scene il rilievo scolpito comprime e distorce lo spazio, mentre la pittura sembra riaprirlo, creando una tensione tra superficie, profondità e illusione visiva. Trasponendo un oggetto meccanico come l’automobile in un materiale organico e imperfetto, Aaron ne sovverte le associazioni culturali più tradizionali. L’auto diventa così uno spazio quasi corporeo e protettivo, una struttura che accoglie e protegge i corpi al suo interno. Le opere diventano quindi luoghi di passaggio tra interno ed esterno, tra visibile e nascosto, dove memoria personale e immaginario collettivo si sovrappongono e si riflettono.
21
marzo 2026
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Dal 21 marzo al 15 giugno 2026
arte contemporanea
Location
PALAZZO MONTI
Brescia, Piazza Tebaldo Brusato , 22, (Brescia)
Brescia, Piazza Tebaldo Brusato , 22, (Brescia)
Orario di apertura
da lunedì a venerdì ore 10-13 e 14-17
Vernissage
21 Marzo 2026, 18-21
Sito web
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