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Lorenzo Casali – Albedo
Lorenzo Casali è un giovane scultore. Crede nella luce che favorisce la materia e può dare profondità e volume a impressioni che restano consegnate alle due dimensioni
Comunicato stampa
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"Qualcosa ci dice che gli edifici sovradimensionati gettano già in anticipo l´ombra della loro distruzione e, sin dall´inizio, sono concepiti in vista della loro futura esistenza di rovine"
W.G. Sebald, Austerlitz
Lorenzo Casali è un giovane scultore. Crede nella luce che favorisce la materia e può dare profondità e volume a impressioni che restano consegnate alle due dimensioni. Lavora con la luce sul tema della ricomposizione e del recupero in un mondo in cui tutto, quello che è dentro non meno di ciò che è fuori di noi, è condannato ineluttabilmente alla sparizione, alla demolizione, all´annientamento. Non si oppone alla tendenza ma la asseconda per dare ordine al suo progetto. L´ordine è ripetizione. Qui ha origine la scelta della serigrafia nell´intento di realizzare multipli attraverso cui controllare superfici e materia. Usare il colore equivale a dare spessore, significa guardare il mondo che cambia attraverso una matrice che permetta di sondare in profondità. La lettura è articolata come può essere lo studio di un rilievo stratigrafico. L´obiettivo finale è complesso e il procedimento è archeologico, diretto a recuperare forme e strutture portandole ad emergere da un tutto indistinto.
La distruzione di un contesto urbano familiare o la demolizione dei grandi caseggiati di Budapest o di Lisbona sono un pretesto, alibi o metafora, sono un modo per parlare del senso di perdita che invade questo mondo che è per noi ora (a nostra disposizione ?) e sta per scomparire. Ciò che resta è l´immagine mentale, un´ombra impressa fatta della stessa materia dei ricordi e dei sogni. Quell´ombra persiste sui muri dello spazio come la traccia luminosa sulla retina e dà continuità ad una realtà fittizia fatta di incidenti isolati. Quell´ombra è l´alone dell´ultima luce del giorno che resta nello sguardo cieco, a palpebre chiuse, prima di cadere nel vuoto della notte.
Gli intonaci esposti sono solo resti e reliquie, certificano la verità degli eventi narrati come corpi, accolti nella morgue dell´ artista, docili al bisturi che ne scarifica i tessuti per trarne la linfa e indagarne la storia vissuta. Tolti dal contesto assurgono al ruolo di reperti, privati della funzione d'origine e diventano elementi in grado di legare lo sguardo della memoria alla semplice riproduzione meccanica del video. Il video, infine, è paragonabile nella sintassi narrativa, a un flashback. È la soluzione di un mistero che non ha mai preteso di essere tale. Come la vita, il video vive, nella forma, il suo tempo e rende evidente e ridondante il meccanismo della ripetizione. Troviamo in esso tracce dei documentari di città assediate e rase al suolo dai bombardamenti, dei filmati naturalistici girati a passo uno per raccontare, in pochi secondi, la vita e la morte di un organismo e perfino dei videogames come Arkanoid in cui lo scopo è distruggere tutti i mattoni con la pallina che rimbalza sullo schermo elettronico. Nel doppio punto di vista del video bianconero e colore, in una parvenza alterata delle classiche vedute stereoscopiche, nel braccio meccanico che produce macerie, nella polvere che si leva alta e nel minuscolo getto d´acqua che contiene a stento il fastidio di quei vapori, torna costante il tema di un agire che è ripetizione ma è anche distanza della esperienza dal ricordo, dei fantasmi dalla vita.
Non resta che seguire l´azione e inseguirne la forma per inseguire il tempo.
Massimo Arioli Lorenzo Casali è nato a Tradate (VA) nel 1980. Ha seguito il corso di scultura all´Accademia di Brera a Milano dove si è diplomato nel 2004 con una tesi dal titolo La memoria dell´abitazione sui lavori di Gordon Matta Clark e di Rachel Whiteread. Nel 2005 ha ideato e realizzato con Massimo Moca il progetto pilota di Contesto, interventi per luogo specifico a Navelli (AQ). Vive e lavora a Saronno (VA). Albedo è la sua prima mostra personale.
W.G. Sebald, Austerlitz
Lorenzo Casali è un giovane scultore. Crede nella luce che favorisce la materia e può dare profondità e volume a impressioni che restano consegnate alle due dimensioni. Lavora con la luce sul tema della ricomposizione e del recupero in un mondo in cui tutto, quello che è dentro non meno di ciò che è fuori di noi, è condannato ineluttabilmente alla sparizione, alla demolizione, all´annientamento. Non si oppone alla tendenza ma la asseconda per dare ordine al suo progetto. L´ordine è ripetizione. Qui ha origine la scelta della serigrafia nell´intento di realizzare multipli attraverso cui controllare superfici e materia. Usare il colore equivale a dare spessore, significa guardare il mondo che cambia attraverso una matrice che permetta di sondare in profondità. La lettura è articolata come può essere lo studio di un rilievo stratigrafico. L´obiettivo finale è complesso e il procedimento è archeologico, diretto a recuperare forme e strutture portandole ad emergere da un tutto indistinto.
La distruzione di un contesto urbano familiare o la demolizione dei grandi caseggiati di Budapest o di Lisbona sono un pretesto, alibi o metafora, sono un modo per parlare del senso di perdita che invade questo mondo che è per noi ora (a nostra disposizione ?) e sta per scomparire. Ciò che resta è l´immagine mentale, un´ombra impressa fatta della stessa materia dei ricordi e dei sogni. Quell´ombra persiste sui muri dello spazio come la traccia luminosa sulla retina e dà continuità ad una realtà fittizia fatta di incidenti isolati. Quell´ombra è l´alone dell´ultima luce del giorno che resta nello sguardo cieco, a palpebre chiuse, prima di cadere nel vuoto della notte.
Gli intonaci esposti sono solo resti e reliquie, certificano la verità degli eventi narrati come corpi, accolti nella morgue dell´ artista, docili al bisturi che ne scarifica i tessuti per trarne la linfa e indagarne la storia vissuta. Tolti dal contesto assurgono al ruolo di reperti, privati della funzione d'origine e diventano elementi in grado di legare lo sguardo della memoria alla semplice riproduzione meccanica del video. Il video, infine, è paragonabile nella sintassi narrativa, a un flashback. È la soluzione di un mistero che non ha mai preteso di essere tale. Come la vita, il video vive, nella forma, il suo tempo e rende evidente e ridondante il meccanismo della ripetizione. Troviamo in esso tracce dei documentari di città assediate e rase al suolo dai bombardamenti, dei filmati naturalistici girati a passo uno per raccontare, in pochi secondi, la vita e la morte di un organismo e perfino dei videogames come Arkanoid in cui lo scopo è distruggere tutti i mattoni con la pallina che rimbalza sullo schermo elettronico. Nel doppio punto di vista del video bianconero e colore, in una parvenza alterata delle classiche vedute stereoscopiche, nel braccio meccanico che produce macerie, nella polvere che si leva alta e nel minuscolo getto d´acqua che contiene a stento il fastidio di quei vapori, torna costante il tema di un agire che è ripetizione ma è anche distanza della esperienza dal ricordo, dei fantasmi dalla vita.
Non resta che seguire l´azione e inseguirne la forma per inseguire il tempo.
Massimo Arioli Lorenzo Casali è nato a Tradate (VA) nel 1980. Ha seguito il corso di scultura all´Accademia di Brera a Milano dove si è diplomato nel 2004 con una tesi dal titolo La memoria dell´abitazione sui lavori di Gordon Matta Clark e di Rachel Whiteread. Nel 2005 ha ideato e realizzato con Massimo Moca il progetto pilota di Contesto, interventi per luogo specifico a Navelli (AQ). Vive e lavora a Saronno (VA). Albedo è la sua prima mostra personale.
24
febbraio 2006
Lorenzo Casali – Albedo
Dal 24 febbraio al 25 marzo 2006
giovane arte
Location
SPAZIO SENZATITOLO
Roma, Via Panisperna, 100, (Roma)
Roma, Via Panisperna, 100, (Roma)
Orario di apertura
dal martedì al sabato dalle ore 17 alle 20
Vernissage
24 Febbraio 2006, ore 19
Autore


