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Luisa Raffaelli – Off-Screen
Con questo ultimo ciclo di lavori sulle metamorfosi in bianco e nero, che va ad affiancarsi alle opere dedicate ad Alici del terzo millennio perdute nel Paese delle tecnomeraviglie , Luisa Raffaelli comincia ad orchestrare la propria ricerca su due binari diversi
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Con questo ultimo ciclo di lavori sulle metamorfosi in bianco e nero,
che va ad affiancarsi alle opere dedicate ad Alici del terzo millennio perdute nel Paese delle tecnomeraviglie , Luisa Raffaelli comincia ad orchestrare la propria ricerca su due binari diversi, per quanto complementari. Se nel primo continuano l’immersione e la proiezione – discrete certo, ma pure totali – nel futuro, nel secondo l’ispirazione, magari inconscia, viene da più lontano, e precisamente da favole e miti dell’antichità. Un elastico dunque, tirato al massimo tra due estremità molto lontane, dal punto di vista temporale, tra loro. La raffinatezza della mutazione, il gioco sottile del cambiamento psicologico e culturale, tipici degli scrittori dell’antichità, sono in pratica infilati nella camicia di forza della cultura mordi-e-fuggi contemporanea, e il risultato è un affascinante cortocircuito temporale che vede la tradizione schiantarsi nell’attualità e l’attualità contorcersi nella tradizione. E se si considera che, pur risultando perfettamente al passo coi tempi, i pezzi finiscono per essere assolutamente originali e unici – questo grazie a bianchi e neri lividi, trasformazioni antropomorfe e zoomorfe, ambientazioni bucoliche di rado usate nelle formule combinatorie della cultura attuale – si comprende come la ricetta sia perfetta e finita.
Il lavoro dell’artista ha il raro merito – unico forse all’interno dello spettro dei maestri del digitale – di recuperare all’immagine tecnologica un pathos letterario, un gusto antico da libro di mitologie, miracoli e metamorfosi. Attraversa, vive e sposa il tempo del tutto-è-possibile, di internet, dell’immaginario globalizzato, ma lo edulcora grazie a un percorso attento nel passato, a un amore forte e deciso per la citazione colta e sottile, per quei fantasmagorici voli pindarici possibili forse solo quando le sollecitazioni erano affidate alle parole e a film senza effetti speciali. La Raffaelli regala alla tecnologia la passione e i palpiti che spesso le mancano, e alle magie elettroniche affianca, spesso, una serie incredibile di ‘affetti speciali’.
che va ad affiancarsi alle opere dedicate ad Alici del terzo millennio perdute nel Paese delle tecnomeraviglie , Luisa Raffaelli comincia ad orchestrare la propria ricerca su due binari diversi, per quanto complementari. Se nel primo continuano l’immersione e la proiezione – discrete certo, ma pure totali – nel futuro, nel secondo l’ispirazione, magari inconscia, viene da più lontano, e precisamente da favole e miti dell’antichità. Un elastico dunque, tirato al massimo tra due estremità molto lontane, dal punto di vista temporale, tra loro. La raffinatezza della mutazione, il gioco sottile del cambiamento psicologico e culturale, tipici degli scrittori dell’antichità, sono in pratica infilati nella camicia di forza della cultura mordi-e-fuggi contemporanea, e il risultato è un affascinante cortocircuito temporale che vede la tradizione schiantarsi nell’attualità e l’attualità contorcersi nella tradizione. E se si considera che, pur risultando perfettamente al passo coi tempi, i pezzi finiscono per essere assolutamente originali e unici – questo grazie a bianchi e neri lividi, trasformazioni antropomorfe e zoomorfe, ambientazioni bucoliche di rado usate nelle formule combinatorie della cultura attuale – si comprende come la ricetta sia perfetta e finita.
Il lavoro dell’artista ha il raro merito – unico forse all’interno dello spettro dei maestri del digitale – di recuperare all’immagine tecnologica un pathos letterario, un gusto antico da libro di mitologie, miracoli e metamorfosi. Attraversa, vive e sposa il tempo del tutto-è-possibile, di internet, dell’immaginario globalizzato, ma lo edulcora grazie a un percorso attento nel passato, a un amore forte e deciso per la citazione colta e sottile, per quei fantasmagorici voli pindarici possibili forse solo quando le sollecitazioni erano affidate alle parole e a film senza effetti speciali. La Raffaelli regala alla tecnologia la passione e i palpiti che spesso le mancano, e alle magie elettroniche affianca, spesso, una serie incredibile di ‘affetti speciali’.
18
marzo 2006
Luisa Raffaelli – Off-Screen
Dal 18 marzo al 20 maggio 2006
arte contemporanea
Location
LA GIARINA ARTE CONTEMPORANEA
Verona, Interrato Acqua Morta, 82, (Verona)
Verona, Interrato Acqua Morta, 82, (Verona)
Orario di apertura
dal martedì al sabato 15.30-19.30; mattino e festivi su
appuntamento
Vernissage
18 Marzo 2006, ore 18.30
Autore
Curatore


