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Marco Sbardella / Jacopo Duranti – Solarbrush
La Galleria Triphè di Roma ospita “Solarbrush” di Marco Sbardella e Jacopo Duranti, a cura di Altamira Aps. Il progetto, basato sulla solarigrafia, registra per mesi il percorso del sole con camere stenopeiche artigianali, trasformando luce e tempo in immagini che esaltano lentezza, attesa e memoria
Comunicato stampa
Segnala l'evento
La Galleria Triphè di Roma ospita “Solarbrush” di Marco Sbardella e Jacopo Duranti, a cura di Altamira Aps, progetto fotografico che intreccia sperimentazione tecnica e riflessione sul tempo, trasformando la luce solare in materia narrativa.
Gli artisti, uniti da un percorso professionale condiviso negli studi televisivi romani, avviano una ricerca che parte dalla fotografia analogica attraverso una pratica tanto essenziale quanto radicale: la solarigrafia. Si tratta di una tecnica fotografica che consente di registrare il percorso apparente del sole nel cielo nel corso di mesi. Al posto di macchine fotografiche tradizionali, gli artisti utilizzano piccole camere artigianali autocostruite, dotate di un foro stenopeico. Posizionate nello spazio urbano o naturale e lasciate immobili per lunghi periodi, queste camere catturano giorno dopo giorno la traccia luminosa del sole, traducendo la durata in immagine.
Molte opere vengono realizzate nell’arco di circa sei mesi, tra il solstizio d’estate e quello d’inverno, quando l’astro attraversa il passaggio dal punto più alto a quello più basso dell’orizzonte. In una sola fotografia si condensano così stagioni, mutamenti atmosferici, variazioni di luce: il passare del tempo non è più un dato invisibile, ma una presenza stratificata e tangibile. Durante il lungo periodo di esposizione, le fotocamere restano esposte alla pioggia, al vento e al passaggio delle persone. Possono essere danneggiate, spostate o sottratte, rendendo incerto l’esito finale. Per questo Sbardella e Duranti hanno installato negli anni centinaia di dispositivi, accettando che solo una parte delle immagini arrivi a compimento. L’opera nasce così da un equilibrio fragile tra controllo e abbandono, conoscenza tecnica e apertura all’imprevisto.
Con “Solarbrush” il tempo non è soltanto un parametro tecnico, ma una dimensione concettuale e sociale. In un presente dominato dall’immediatezza e dalla produzione incessante di immagini istantanee, il progetto propone una pratica lenta, paziente, quasi silenziosa. Le fotografie diventano archivi di durata, testimonianze di una relazione prolungata con il luogo, esercizi di attesa che si oppongono alla cultura dell’istantaneo. Il movimento del sole, registrato come una serie di archi luminosi sovrapposti, rende visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo: il fluire continuo del tempo e la nostra appartenenza a cicli più ampi, naturali e cosmici. Le immagini invitano lo spettatore a ripensare il proprio rapporto con la velocità contemporanea, restituendo valore alla lentezza come gesto critico e poetico.
Gli artisti, uniti da un percorso professionale condiviso negli studi televisivi romani, avviano una ricerca che parte dalla fotografia analogica attraverso una pratica tanto essenziale quanto radicale: la solarigrafia. Si tratta di una tecnica fotografica che consente di registrare il percorso apparente del sole nel cielo nel corso di mesi. Al posto di macchine fotografiche tradizionali, gli artisti utilizzano piccole camere artigianali autocostruite, dotate di un foro stenopeico. Posizionate nello spazio urbano o naturale e lasciate immobili per lunghi periodi, queste camere catturano giorno dopo giorno la traccia luminosa del sole, traducendo la durata in immagine.
Molte opere vengono realizzate nell’arco di circa sei mesi, tra il solstizio d’estate e quello d’inverno, quando l’astro attraversa il passaggio dal punto più alto a quello più basso dell’orizzonte. In una sola fotografia si condensano così stagioni, mutamenti atmosferici, variazioni di luce: il passare del tempo non è più un dato invisibile, ma una presenza stratificata e tangibile. Durante il lungo periodo di esposizione, le fotocamere restano esposte alla pioggia, al vento e al passaggio delle persone. Possono essere danneggiate, spostate o sottratte, rendendo incerto l’esito finale. Per questo Sbardella e Duranti hanno installato negli anni centinaia di dispositivi, accettando che solo una parte delle immagini arrivi a compimento. L’opera nasce così da un equilibrio fragile tra controllo e abbandono, conoscenza tecnica e apertura all’imprevisto.
Con “Solarbrush” il tempo non è soltanto un parametro tecnico, ma una dimensione concettuale e sociale. In un presente dominato dall’immediatezza e dalla produzione incessante di immagini istantanee, il progetto propone una pratica lenta, paziente, quasi silenziosa. Le fotografie diventano archivi di durata, testimonianze di una relazione prolungata con il luogo, esercizi di attesa che si oppongono alla cultura dell’istantaneo. Il movimento del sole, registrato come una serie di archi luminosi sovrapposti, rende visibile ciò che normalmente sfugge allo sguardo: il fluire continuo del tempo e la nostra appartenenza a cicli più ampi, naturali e cosmici. Le immagini invitano lo spettatore a ripensare il proprio rapporto con la velocità contemporanea, restituendo valore alla lentezza come gesto critico e poetico.
21
marzo 2026
Marco Sbardella / Jacopo Duranti – Solarbrush
Dal 21 al 31 marzo 2026
arte contemporanea
fotografia
personale
fotografia
personale
Location
Galleria Triphè
Roma, Via delle Fosse di Castello, 2, (RM)
Roma, Via delle Fosse di Castello, 2, (RM)
Orario di apertura
lun-sab 10-13 16-19
Vernissage
21 Marzo 2026, 18.30
Sito web
Autore
Curatore


