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Margherita Benetti – Quasi ad Oriente
Acqueforti e cere molli
Comunicato stampa
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" Quasi ad Oriente .."
non è solo illustrazione di un viaggio, di alcuni luoghi, ma il ricreare un’ambiente, un sentimento, un‘immersione, una ricerca di tracce in bilico tra realtà, memoria, sogno.
"Forse ad Angkor non andrò mai; esso resterà comunque l’approdo fantastico di tanti sentieri che non so da dove abbiano avuto inizio e se da là ritornino o se di là passino soltanto….
…..Entrando e uscendo dalle Città d’oro tracce alessandrine giungono quasi alle Porte di Persepoli….
La Persia è un filo colorato che si disegna e ridisegna a chiudere e a riaprire. Qui la trama della sua leggenda appare in tutta la bellezza della sua idea più profonda, i colori creano la forma stessa. In Persia il disegno astratto ha uno splendore vertiginoso (R.Byron 1933),"
scriveva Margherita Benetti nella presentazione di una sua mostra.
Probabilmente le stesse immagini create da Margherita si sarebbero potute creare con il computer, con l’aiuto di Photoshop, copia, incolla, taglia, ingrandisci, dissolvi, contrasta, colore, brush, rigenera ecc., ma Margherita è di altri tempi, ha la necessità della lastra di zinco o di rame, in quanto materia, in cui le tracce, i fili, le linee vengono incise; la cera che si lascia facilmente imprimere con trame rubate da foglie, pietre, oggetti della memoria; l’acido che, come un acceleratore del tempo, dissolve, pulisce, erode, un po’ più da una parte, meno da un’altra; l’inchiostro, nero o colorato, comune alla scrittura, sottolinea ed esprime il pensiero; la carta, secondo la sua grana, grammatura, colorazione, è il supporto ideale per riceverlo; la pressatura al torchio è l’atto finale, l’imprimitura, il the end.
Il suo viaggio ad Oriente è stata una ricerca dello spirito orientale, un itinerario nel quale da un fatto concreto, ad esempio un paesaggio, un albero, una costruzione, con successive astrazioni Margherita ha estratto simboli e segni essenziali per creare un linguaggio personale, difficile da decifrare; stesso itinerario che, portato all’estrema conseguenza, è accaduto a Klee nei suoi viaggi in Oriente.
In Margherita Benetti resta comunque essenziale l’elemento figurativo, il quale nella sua astrazione diventa calligrafia, sublimazione della figura in linguaggio e la sua opera nel suo complesso una narrazione.
non è solo illustrazione di un viaggio, di alcuni luoghi, ma il ricreare un’ambiente, un sentimento, un‘immersione, una ricerca di tracce in bilico tra realtà, memoria, sogno.
"Forse ad Angkor non andrò mai; esso resterà comunque l’approdo fantastico di tanti sentieri che non so da dove abbiano avuto inizio e se da là ritornino o se di là passino soltanto….
…..Entrando e uscendo dalle Città d’oro tracce alessandrine giungono quasi alle Porte di Persepoli….
La Persia è un filo colorato che si disegna e ridisegna a chiudere e a riaprire. Qui la trama della sua leggenda appare in tutta la bellezza della sua idea più profonda, i colori creano la forma stessa. In Persia il disegno astratto ha uno splendore vertiginoso (R.Byron 1933),"
scriveva Margherita Benetti nella presentazione di una sua mostra.
Probabilmente le stesse immagini create da Margherita si sarebbero potute creare con il computer, con l’aiuto di Photoshop, copia, incolla, taglia, ingrandisci, dissolvi, contrasta, colore, brush, rigenera ecc., ma Margherita è di altri tempi, ha la necessità della lastra di zinco o di rame, in quanto materia, in cui le tracce, i fili, le linee vengono incise; la cera che si lascia facilmente imprimere con trame rubate da foglie, pietre, oggetti della memoria; l’acido che, come un acceleratore del tempo, dissolve, pulisce, erode, un po’ più da una parte, meno da un’altra; l’inchiostro, nero o colorato, comune alla scrittura, sottolinea ed esprime il pensiero; la carta, secondo la sua grana, grammatura, colorazione, è il supporto ideale per riceverlo; la pressatura al torchio è l’atto finale, l’imprimitura, il the end.
Il suo viaggio ad Oriente è stata una ricerca dello spirito orientale, un itinerario nel quale da un fatto concreto, ad esempio un paesaggio, un albero, una costruzione, con successive astrazioni Margherita ha estratto simboli e segni essenziali per creare un linguaggio personale, difficile da decifrare; stesso itinerario che, portato all’estrema conseguenza, è accaduto a Klee nei suoi viaggi in Oriente.
In Margherita Benetti resta comunque essenziale l’elemento figurativo, il quale nella sua astrazione diventa calligrafia, sublimazione della figura in linguaggio e la sua opera nel suo complesso una narrazione.
19
novembre 2005
Margherita Benetti – Quasi ad Oriente
Dal 19 novembre al primo dicembre 2005
arte contemporanea
Location
STUDIO DR SPAZIO VISIVO
Roma, Via Tolemaide, 19A, (Roma)
Roma, Via Tolemaide, 19A, (Roma)
Orario di apertura
da lunedì a venerdì 10,30-13 e 16,30-19,30, sabato e festivi su appuntamento
Vernissage
19 Novembre 2005, ore 18
Autore




