Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Massimo Franchi – Street lights
la sua ultima produzione pittorica incentrata su un tema particolare ed attualissimo quale quello dell’automobile
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Si inaugura martedì 28 giugno a Milano preso la Galleria Antonio Battaglia, via Ciovasso,5, la mostra personale di massimo Franchi, artista romano, che presenta la sua ultima produzione pittorica incentrata su un tema particolare ed attualissimo quale quello dell'automobile. Il catalogo, che sarà disponibile in galleria, è curato da Maurizio Sciaccaluga.
Il titolo "STREET LIGHTS" evoca luci sull'asfalto, riflessi di carrozzerie, bagliori di cromature, oltre tutto ciò c'è lo strettissimo rapporto tra l'uomo e la sua automobile e fra essa e la nostra vita quotidiana. E' possibile indagare così, tra una file di auto e l'asfalto di una autostrada sul concetto di viaggio ma anche su cosa rappresenta per ognuno di noi questa costosissima scatola di metallo. Scafandro o prigione? Strumento di conoscenza e comunicazione sociale o micro universo che ci chiude e racchiude sempre di più ?
Con una pittura diretta , senza orpelli, dove le sagome delle auto vivono di ombre e luci più che di materia, grumi di luce sul grigiore dei nastri autostradali, Massimo Franchi cattura l'essenza di ogni tipo di automobile, sportiva e fuoriserie o semplice utilitaria, con lo stesso approccio ed una resa immediata e altamente evocativa.
Accando ai dipinti ci sarà una piccola istallazione dal titolo "TRAIETTORIE" che analizza, con la leggerezza del gioco e la serietà che ogni artista pone nel proprio lavoro, l'ineluttabilità dei percorsi seguiti dalle automobili, geometrie predestinate, che dal nostro passato ci conducono verso un futuro fatto di incontri e di "scontri".
Crash
di Maurizio Sciaccaluga
Molto spesso dominano le ombre della notte, dove la fanno da padroni i flash rossi o gialli di stop e anabbaglianti, ma quando le scene sono riprese alla luce del giorno il bagliore che illumina l'inquadratura è sempre quello irreale dell'alba o del tramonto, l'atmosfera che incombe sul panorama raffigurato - che si tratti del primo piano di un'autovettura o di una ripresa a volo d'uccello d'una via a scorrimento veloce - è sempre quella livida del primo sole o quella soffusa e obnubilante dell'ultimo raggio. Nelle opere di Massimo Franchi grande protagonista è il contrasto tra chiaro e scuro, il conflitto metallico e stridente tra i lampi accecanti del bianco e i toni cupi e spenti dei bruni e dei grigi, e per dare il maggior risalto possibile a questa lotta tra dominanti, a questa battaglia tra estremi, l'artista non esita a scegliere ambientazioni eccessive che sappiano far sprofondare le ombre in un buio assoluto o siano capaci di virare le luci in riflessi accecanti. Sia la scelta di quel chiarore gelido e uniforme, verdastro come da orizzonte saturo di smog, che di buon'ora rende spettrale il mattino, sia la predilezione per quei toni giallastri e ocra che nel tardo pomeriggio spengono piano piano come in un sogno la visibilità e la sensibilità, servono all'autore per poter raccontare, pur usando esclusivamente soggetti comuni e conosciutissimi, una serie di storie aliene e fantastiche, un ciclo di visioni improvvise e spiazzanti quasi si trattasse d'apparizioni. Acuendo il punto di rottura tra luci e ombre, esagerando le seconde fino a trasformarle in tenebre mentre le prime, seppur naturali, assumono una tonalità fredda da neon, Franchi riesce a dare a un'inquadratura solita, usata, un fascino assolutamente inaspettato, una sorta di antico pathos capace di preannunciare grandi eventi nell'immediato. In realtà, a ben vedere, seppure effettivamente affascinanti, nei pezzi dell'autore non sono rappresentati che svincoli, tangenziali, autostrade o statali nell'ora di punta, quando viaggiatori e pendolari si affrettano in macchina verso casa o verso il lavoro, ma quel gioco attento sulle atmosfere, quel tocco d'irrealtà dato dai viraggi e dai contrasti esasperati donano alla scena una palpabile inclinazione noir, un effetto tipico da thriller o da gangster-movie d'altri tempi. L'artista lavora col colore come il musicista, durante il montaggio di una pellicola, lavora con la colonna sonora: l'adopera per creare tensioni, per stemperare inquietudini, per preannunciare eventi sconvolgenti. Non si sente nulla di fronte a un pezzo di Franchi, ovvio, eppure è come se nell'aria risuonasse un ritmo ossessivo, un motivo sincopato e nervoso tipo quelli che preannunciano il colpo di scena in un film dei Coen o in un vecchio poliziesco francese alla Tourneur. Un motivo nervoso e sporco di fumo come i verdi che usa l'autore, un motivo sincopato e irregolare come le stesure sempre interrotte dei bruni e dell'antracite che caratterizzano le composizioni. Dietro quella curva, in quell'automobile scura, in quel veicolo che viaggia a fari spenti - mentre attorno il colore e la musica salgono insieme alla tensione - c'è di sicuro il personaggio che cambierà corso alla storia, che darà inizio a una vicenda degna d'essere raccontata. Tutto rimane però sospeso, senza soluzione, e davanti all'immagine la musica inquietante continua a suonare senza venir meno, mentre il mistero resta per sempre non svelato, legato a doppio filo a quei verdi acidi figli di un'alba elettrica e violenta.
A dare ai quadri ancora più tensione, a renderli elettrici e vibranti, concorre poi il modo di costruire la figura adottato dall'artista, lo stile con cui sotto le sue mani prendono concretezza oggetti e presenze. Per quanto inquadrate con attenzione, per quanto sempre nel mirino dell'obbiettivo della pittura, nessuna delle auto dipinte è riconoscibile, nessuna si porta dietro e mostra il proprio codice genetico: la forma è figlia - sempre - del rapporto conflittuale tra un lampo e il buio, tra una superfice che riflette e spara la luce e una che assorbe e inghiotte i contorni. Non c'è un lavoro lungo e paziente sulla linea, sul design, non c'è un disegno accorto e lento, piuttosto è presente un gioco di pennellate, veloci e sovrapposte, che fanno a pugni tra loro: da una parte i neri che danno consistenza e volume alle sagome, che edificano le presenze, dall'altra i bagliori e i tratti di bianco purissimo, di sole abbagliante, che vivificano la figura. Viste così, una dietro l'altra, insieme pulsante di zone scure e chiarissime, di superfici che attirano e spengono e tocchi che accendono e scuotono, le automobili incolonnate dipinte da Franchi smettono di essere una presenza giornaliera per diventare evento, per mutare in una processione di elementi vivi diretti chissà dove e chissà per quale motivo. Seppure rappresentino scene tratte dalla quotidianità, nonostante ogni opera dell'artista racconti visioni viste e riviste ogni mattina al volante durante i tratti di coda e spostamento, referenti immediati per i dipinti sono quei pochi film in cui alle automobili è dato compito d'impersonificare sentimenti e comportamenti, da Crash di Cronenberg a Christine la macchina infernale di Carpenter: quelle luci che brillano al chiarore dell'alba o all'imbrunire denunciano volontà e intenzioni proprie degli oggetti e svelano una visionarietà dell'autore, seppure decisamente più misurata e contenuta, alla Ballard e alla King. In ogni lavoro Franchi tratta, senza darlo immediatamente a vedere, situazioni comuni e ripetitive in cui germoglia un'insana e impensabile rivolta delle cose, in cui la tecnologia si trasforma in ossessione. E, come in ogni epopea, come in ogni grande rivolta di massa, ci sono - appunto - la massa che avanza e accanto i caduti, gli incerti, gli isolati. L'artista raffigura tutti, da angolature diverse, secondo stile leggermente differenti, ma in tutti i lavori, nel ciclo completo, domina sempre la stessa atmosfera fredda, distaccata, gelida, futuribile. Come se si stesse raccontando di qualcosa che avverrà in futuro, di qualcosa in apparenza normale ma in verità impensabile e sconvolgente.
Massimo Franchi è nato a Roma dove vive e lavora. Artista, designer e fotografo ha ripreso da alcuni anni a dipingere, dopo aver seguito percorsi artistici che dalla fotografia passando per la realizzazione di video artistici l'hanno ricondotto al la pittura. Ha esposto in moltissime città italiane e soprattutto all'estero, negli Stati Uniti, Argentina, Austria, Germania, Svizzera, Spagna, Belgio, Danimarca, Olanda, Cina e Giappone.
Il titolo "STREET LIGHTS" evoca luci sull'asfalto, riflessi di carrozzerie, bagliori di cromature, oltre tutto ciò c'è lo strettissimo rapporto tra l'uomo e la sua automobile e fra essa e la nostra vita quotidiana. E' possibile indagare così, tra una file di auto e l'asfalto di una autostrada sul concetto di viaggio ma anche su cosa rappresenta per ognuno di noi questa costosissima scatola di metallo. Scafandro o prigione? Strumento di conoscenza e comunicazione sociale o micro universo che ci chiude e racchiude sempre di più ?
Con una pittura diretta , senza orpelli, dove le sagome delle auto vivono di ombre e luci più che di materia, grumi di luce sul grigiore dei nastri autostradali, Massimo Franchi cattura l'essenza di ogni tipo di automobile, sportiva e fuoriserie o semplice utilitaria, con lo stesso approccio ed una resa immediata e altamente evocativa.
Accando ai dipinti ci sarà una piccola istallazione dal titolo "TRAIETTORIE" che analizza, con la leggerezza del gioco e la serietà che ogni artista pone nel proprio lavoro, l'ineluttabilità dei percorsi seguiti dalle automobili, geometrie predestinate, che dal nostro passato ci conducono verso un futuro fatto di incontri e di "scontri".
Crash
di Maurizio Sciaccaluga
Molto spesso dominano le ombre della notte, dove la fanno da padroni i flash rossi o gialli di stop e anabbaglianti, ma quando le scene sono riprese alla luce del giorno il bagliore che illumina l'inquadratura è sempre quello irreale dell'alba o del tramonto, l'atmosfera che incombe sul panorama raffigurato - che si tratti del primo piano di un'autovettura o di una ripresa a volo d'uccello d'una via a scorrimento veloce - è sempre quella livida del primo sole o quella soffusa e obnubilante dell'ultimo raggio. Nelle opere di Massimo Franchi grande protagonista è il contrasto tra chiaro e scuro, il conflitto metallico e stridente tra i lampi accecanti del bianco e i toni cupi e spenti dei bruni e dei grigi, e per dare il maggior risalto possibile a questa lotta tra dominanti, a questa battaglia tra estremi, l'artista non esita a scegliere ambientazioni eccessive che sappiano far sprofondare le ombre in un buio assoluto o siano capaci di virare le luci in riflessi accecanti. Sia la scelta di quel chiarore gelido e uniforme, verdastro come da orizzonte saturo di smog, che di buon'ora rende spettrale il mattino, sia la predilezione per quei toni giallastri e ocra che nel tardo pomeriggio spengono piano piano come in un sogno la visibilità e la sensibilità, servono all'autore per poter raccontare, pur usando esclusivamente soggetti comuni e conosciutissimi, una serie di storie aliene e fantastiche, un ciclo di visioni improvvise e spiazzanti quasi si trattasse d'apparizioni. Acuendo il punto di rottura tra luci e ombre, esagerando le seconde fino a trasformarle in tenebre mentre le prime, seppur naturali, assumono una tonalità fredda da neon, Franchi riesce a dare a un'inquadratura solita, usata, un fascino assolutamente inaspettato, una sorta di antico pathos capace di preannunciare grandi eventi nell'immediato. In realtà, a ben vedere, seppure effettivamente affascinanti, nei pezzi dell'autore non sono rappresentati che svincoli, tangenziali, autostrade o statali nell'ora di punta, quando viaggiatori e pendolari si affrettano in macchina verso casa o verso il lavoro, ma quel gioco attento sulle atmosfere, quel tocco d'irrealtà dato dai viraggi e dai contrasti esasperati donano alla scena una palpabile inclinazione noir, un effetto tipico da thriller o da gangster-movie d'altri tempi. L'artista lavora col colore come il musicista, durante il montaggio di una pellicola, lavora con la colonna sonora: l'adopera per creare tensioni, per stemperare inquietudini, per preannunciare eventi sconvolgenti. Non si sente nulla di fronte a un pezzo di Franchi, ovvio, eppure è come se nell'aria risuonasse un ritmo ossessivo, un motivo sincopato e nervoso tipo quelli che preannunciano il colpo di scena in un film dei Coen o in un vecchio poliziesco francese alla Tourneur. Un motivo nervoso e sporco di fumo come i verdi che usa l'autore, un motivo sincopato e irregolare come le stesure sempre interrotte dei bruni e dell'antracite che caratterizzano le composizioni. Dietro quella curva, in quell'automobile scura, in quel veicolo che viaggia a fari spenti - mentre attorno il colore e la musica salgono insieme alla tensione - c'è di sicuro il personaggio che cambierà corso alla storia, che darà inizio a una vicenda degna d'essere raccontata. Tutto rimane però sospeso, senza soluzione, e davanti all'immagine la musica inquietante continua a suonare senza venir meno, mentre il mistero resta per sempre non svelato, legato a doppio filo a quei verdi acidi figli di un'alba elettrica e violenta.
A dare ai quadri ancora più tensione, a renderli elettrici e vibranti, concorre poi il modo di costruire la figura adottato dall'artista, lo stile con cui sotto le sue mani prendono concretezza oggetti e presenze. Per quanto inquadrate con attenzione, per quanto sempre nel mirino dell'obbiettivo della pittura, nessuna delle auto dipinte è riconoscibile, nessuna si porta dietro e mostra il proprio codice genetico: la forma è figlia - sempre - del rapporto conflittuale tra un lampo e il buio, tra una superfice che riflette e spara la luce e una che assorbe e inghiotte i contorni. Non c'è un lavoro lungo e paziente sulla linea, sul design, non c'è un disegno accorto e lento, piuttosto è presente un gioco di pennellate, veloci e sovrapposte, che fanno a pugni tra loro: da una parte i neri che danno consistenza e volume alle sagome, che edificano le presenze, dall'altra i bagliori e i tratti di bianco purissimo, di sole abbagliante, che vivificano la figura. Viste così, una dietro l'altra, insieme pulsante di zone scure e chiarissime, di superfici che attirano e spengono e tocchi che accendono e scuotono, le automobili incolonnate dipinte da Franchi smettono di essere una presenza giornaliera per diventare evento, per mutare in una processione di elementi vivi diretti chissà dove e chissà per quale motivo. Seppure rappresentino scene tratte dalla quotidianità, nonostante ogni opera dell'artista racconti visioni viste e riviste ogni mattina al volante durante i tratti di coda e spostamento, referenti immediati per i dipinti sono quei pochi film in cui alle automobili è dato compito d'impersonificare sentimenti e comportamenti, da Crash di Cronenberg a Christine la macchina infernale di Carpenter: quelle luci che brillano al chiarore dell'alba o all'imbrunire denunciano volontà e intenzioni proprie degli oggetti e svelano una visionarietà dell'autore, seppure decisamente più misurata e contenuta, alla Ballard e alla King. In ogni lavoro Franchi tratta, senza darlo immediatamente a vedere, situazioni comuni e ripetitive in cui germoglia un'insana e impensabile rivolta delle cose, in cui la tecnologia si trasforma in ossessione. E, come in ogni epopea, come in ogni grande rivolta di massa, ci sono - appunto - la massa che avanza e accanto i caduti, gli incerti, gli isolati. L'artista raffigura tutti, da angolature diverse, secondo stile leggermente differenti, ma in tutti i lavori, nel ciclo completo, domina sempre la stessa atmosfera fredda, distaccata, gelida, futuribile. Come se si stesse raccontando di qualcosa che avverrà in futuro, di qualcosa in apparenza normale ma in verità impensabile e sconvolgente.
Massimo Franchi è nato a Roma dove vive e lavora. Artista, designer e fotografo ha ripreso da alcuni anni a dipingere, dopo aver seguito percorsi artistici che dalla fotografia passando per la realizzazione di video artistici l'hanno ricondotto al la pittura. Ha esposto in moltissime città italiane e soprattutto all'estero, negli Stati Uniti, Argentina, Austria, Germania, Svizzera, Spagna, Belgio, Danimarca, Olanda, Cina e Giappone.
28
giugno 2005
Massimo Franchi – Street lights
Dal 28 giugno al 15 luglio 2005
arte contemporanea
Location
GALLERIA ANTONIO BATTAGLIA
Milano, Via Ciovasso, 5, (Milano)
Milano, Via Ciovasso, 5, (Milano)
Orario di apertura
martedì - venerdì 16-19,30
Vernissage
28 Giugno 2005, ore 18
Autore
Curatore
