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Massimo Mastrorillo – City models
È possibile creare un modello di città, replicabile e ugualmente applicabile in ogni angolo del mondo? Da questo desiderio di indagine nasce il progetto City Models, complemento del reportage The Lives of the Cities, che affronta in maniera più intimista e umana il rapporto e il contrasto e la compenetrazione fra l’anima umana e il contenitore cittadino, fra l’invivibilità e il senso di appartenenza
Comunicato stampa
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La quinta edizione di Attenzione Talento Fotografico Fnac, Premio che ogni anno seleziona e promuove un giovane talento della fotografia, è stata vinta quest’anno da Massimo Mastrorillo.
La Menzione speciale Vanity Fair – che si tradurrà nella commissione di un lavoro per la testata nell’arco del 2008 – è stata assegnata ad Alessandro Grassani con il progetto Viaggio in Iran. Infine, il lavoro di Marta Sarlo (OPG Aversa: prigione d’identità) è stato premiato con un workshop estivo TPW.
City Models
Fotografie di Massimo Mastrorillo
Quanto è sovrapponibile il concetto di “città” con quello di “casa”? Cosa rende un centro urbano migliore di un altro? È possibile creare un modello di città, replicabile e ugualmente applicabile in ogni angolo del mondo? Da questo desiderio di indagine nasce il progetto City Models, complemento del reportage The Lives of the Cities, che affronta in maniera più intimista e umana il rapporto e il contrasto e la compenetrazione fra l’anima umana e il contenitore cittadino, fra l’invivibilità e il senso di appartenenza.
Per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione dei centri urbani ha superato in numero quella delle campagne. Tra un trentennio i tre quarti dell’umanità vivrà in un universo di vetro, acciaio e cemento. Quattro i modelli di città proposti nel lavoro fotografico di Massimo Mastrorillo, quattro esempi di città che hanno raccolto una sfida, trasformando la propria immagine e la propria configurazione per rispondere a delle esigenze di bellezza, di spettacolarità, di efficienza, in qualche caso anche di sfarzo e ricchezza. Quattro città che nell’ultimo decennio hanno cambiato il proprio volto, a volte integrando i ricordi del passato, altre cancellandone ogni traccia, creando una città nuova e perfetta. Il giudizio morale sulle procedure di trasformazione è volutamente sospeso, anche se impercettibilmente presente. Quattro angoli del mondo con un passato differente, e diverse prospettive per il futuro.
Prima tappa di questo viaggio fotografico è Dubai, la perla degli Emirati Arabi. Strategicamente collocata tra Europa, Asia e Africa, Dubai è oggi una delle metropoli più dinamiche e cosmopolite del pianeta, nonché “the right place to do business”. Ciò è particolarmente vero per alcuni settori su cui la città ha puntato il proprio sviluppo: commercio, finanza, costruzioni e turismo. Città nuova, sorta dove una volta esisteva solo un piccolo nodo di scambi commerciali, cresciuta laddove deserto e oceano si fondono, è un caleidoscopio di modi, di razze, di tempi. Una città da copertina, patinata e lussuosa, nuova meta del jet set mondiale, con un’anima nera: una crescita frenetica assicurata da condizioni di lavoro che spesso rasentano lo schiavismo.
Seconda tappa: Berlino. Berlino che, dopo la caduta del muro nel 1989, ha dovuto affrontare una sfida che ha comportato la più vasta operazione urbanistica d’Europa dopo le ricostruzioni del dopoguerra. Berlino che ha cambiato il suo volto, ma non ha cancellato le sue due anime, cercando invece di integrarle l’una nell’altra, talvolta con successo, talaltra meno. Berlino che è un continuo cantiere, che ricerca la modernità in Potsdamer Platz ma conserva semi distrutta la sua Chiesa memoriale del kaiser Wilhelm per non dimenticare il proprio passato. Berlino che odora di vecchio e di nuovo, di novità e tradizione.
Il viaggio prosegue con Tokyo, la città che di fatto non esiste, essendo realmente l’unico esempio di arcipelago urbano, un insieme di piccoli distretti ognuno dei quali conserva le proprie caratteristiche, abitudini, diversità. È la più vasta e popolata area metropolitana del mondo con più di 35 milioni di abitanti. È la città delle stazioni, che costituiscono il vero centro di ogni quartiere e che fungono da luogo d’incontro, di socializzazione, ma anche di shopping, di ristorazione. È la megalopoli dove il tempo non scorre mai identico, né alla stessa velocità.
Shanghai è la tappa mancante. Come molte altre città della Cina ha avuto nell’ultimo decennio uno sviluppo impressionante ma dal significato particolare. Il regime cinese l’ha investita del ruolo di città simbolo della crescente economia cinese da mostrare al mondo per contrastare lo strapotere economico di Honk Kong, la cinese traditrice e ancora troppo colonizzata, esempio di un altro modello di economia e di potere, accettato e tollerato ma di certo non amato. Shanghai ha risposto alla sfida con fierezza e capacità. Ma il prezzo pagato è stato la cancellazione della memoria storica di questa città, un prezzo che in qualche modo sta pagando tutto il Paese in questa rincorsa sfrenata verso il capitalismo e l’arricchimento.
Massimo Mastrorillo ha cominciato a lavorare come fotografo pubblicitario per poi indirizzarsi verso il reportage geografico e sociale. Ha all’attivo numerose pubblicazioni sulle maggiori testate italiane e internazionali (Espresso, Panorama, Specchio, Diario, D di Repubblica, Tuttoturismo, Meridiani, Meridiani I viaggi del gusto, Condé Nast Traveller, Geo France, CNN Traveller, Sunday Telegraph, Internazionale, ecc.). Negli anni 1998-99 si è dedicato a un progetto di documentazione sulla diaspora curda in collaborazione con il Consiglio Italiano Rifugiati e il Comune di Roma. Ha da poco terminato un progetto di documentazione, durato quattro anni, sul problema dell’AIDS e sulla vita in Mozambico, nell’ambito del progetto DREAM della Comunità di S.Egidio. Nel 2003 pubblica il libro Mozambico: il futuro è possibile, edito da Leonardo International. Nel 2003-2004 espone in diverse città italiane le immagini tratte da questo libro. Nel 2005 espone un lavoro sull’Indonesia al Festival internazionale Roma Fotografia e al Noorderlicht Festival. Vince il premio Fujifilm Euro Press Photo Awards/ Italia e il premio OneVision 2005/Italia. Menzione d’onore nel Korea International Documentry Photo Award 2005. Nel 2006 vince il primo premio foto singole sezione Natura nel World Press Photo, il terzo premio come Magazine Photographer of the Year nel 63 Pictures of the Year International Contest, il terzo premio come fotogiornalista dell’anno nel 2006 NPPA Best of Photojournalism contest, il primo premio nel Humanity Photo Awards 2006, sezione Traditional Rites, è finalista del premio GRIN-Amilcare Ponchielli 2006. Nel 2007 vince il Bronze Award nell’AOP Photography Document Award, il PDN’s Photography Annual Photojournalism, il premio One Vision/Italia, l’International Photography Awards-Editorial e il Premio FNAC Attenzione Talento Fotografico 2007.
La Menzione speciale Vanity Fair – che si tradurrà nella commissione di un lavoro per la testata nell’arco del 2008 – è stata assegnata ad Alessandro Grassani con il progetto Viaggio in Iran. Infine, il lavoro di Marta Sarlo (OPG Aversa: prigione d’identità) è stato premiato con un workshop estivo TPW.
City Models
Fotografie di Massimo Mastrorillo
Quanto è sovrapponibile il concetto di “città” con quello di “casa”? Cosa rende un centro urbano migliore di un altro? È possibile creare un modello di città, replicabile e ugualmente applicabile in ogni angolo del mondo? Da questo desiderio di indagine nasce il progetto City Models, complemento del reportage The Lives of the Cities, che affronta in maniera più intimista e umana il rapporto e il contrasto e la compenetrazione fra l’anima umana e il contenitore cittadino, fra l’invivibilità e il senso di appartenenza.
Per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione dei centri urbani ha superato in numero quella delle campagne. Tra un trentennio i tre quarti dell’umanità vivrà in un universo di vetro, acciaio e cemento. Quattro i modelli di città proposti nel lavoro fotografico di Massimo Mastrorillo, quattro esempi di città che hanno raccolto una sfida, trasformando la propria immagine e la propria configurazione per rispondere a delle esigenze di bellezza, di spettacolarità, di efficienza, in qualche caso anche di sfarzo e ricchezza. Quattro città che nell’ultimo decennio hanno cambiato il proprio volto, a volte integrando i ricordi del passato, altre cancellandone ogni traccia, creando una città nuova e perfetta. Il giudizio morale sulle procedure di trasformazione è volutamente sospeso, anche se impercettibilmente presente. Quattro angoli del mondo con un passato differente, e diverse prospettive per il futuro.
Prima tappa di questo viaggio fotografico è Dubai, la perla degli Emirati Arabi. Strategicamente collocata tra Europa, Asia e Africa, Dubai è oggi una delle metropoli più dinamiche e cosmopolite del pianeta, nonché “the right place to do business”. Ciò è particolarmente vero per alcuni settori su cui la città ha puntato il proprio sviluppo: commercio, finanza, costruzioni e turismo. Città nuova, sorta dove una volta esisteva solo un piccolo nodo di scambi commerciali, cresciuta laddove deserto e oceano si fondono, è un caleidoscopio di modi, di razze, di tempi. Una città da copertina, patinata e lussuosa, nuova meta del jet set mondiale, con un’anima nera: una crescita frenetica assicurata da condizioni di lavoro che spesso rasentano lo schiavismo.
Seconda tappa: Berlino. Berlino che, dopo la caduta del muro nel 1989, ha dovuto affrontare una sfida che ha comportato la più vasta operazione urbanistica d’Europa dopo le ricostruzioni del dopoguerra. Berlino che ha cambiato il suo volto, ma non ha cancellato le sue due anime, cercando invece di integrarle l’una nell’altra, talvolta con successo, talaltra meno. Berlino che è un continuo cantiere, che ricerca la modernità in Potsdamer Platz ma conserva semi distrutta la sua Chiesa memoriale del kaiser Wilhelm per non dimenticare il proprio passato. Berlino che odora di vecchio e di nuovo, di novità e tradizione.
Il viaggio prosegue con Tokyo, la città che di fatto non esiste, essendo realmente l’unico esempio di arcipelago urbano, un insieme di piccoli distretti ognuno dei quali conserva le proprie caratteristiche, abitudini, diversità. È la più vasta e popolata area metropolitana del mondo con più di 35 milioni di abitanti. È la città delle stazioni, che costituiscono il vero centro di ogni quartiere e che fungono da luogo d’incontro, di socializzazione, ma anche di shopping, di ristorazione. È la megalopoli dove il tempo non scorre mai identico, né alla stessa velocità.
Shanghai è la tappa mancante. Come molte altre città della Cina ha avuto nell’ultimo decennio uno sviluppo impressionante ma dal significato particolare. Il regime cinese l’ha investita del ruolo di città simbolo della crescente economia cinese da mostrare al mondo per contrastare lo strapotere economico di Honk Kong, la cinese traditrice e ancora troppo colonizzata, esempio di un altro modello di economia e di potere, accettato e tollerato ma di certo non amato. Shanghai ha risposto alla sfida con fierezza e capacità. Ma il prezzo pagato è stato la cancellazione della memoria storica di questa città, un prezzo che in qualche modo sta pagando tutto il Paese in questa rincorsa sfrenata verso il capitalismo e l’arricchimento.
Massimo Mastrorillo ha cominciato a lavorare come fotografo pubblicitario per poi indirizzarsi verso il reportage geografico e sociale. Ha all’attivo numerose pubblicazioni sulle maggiori testate italiane e internazionali (Espresso, Panorama, Specchio, Diario, D di Repubblica, Tuttoturismo, Meridiani, Meridiani I viaggi del gusto, Condé Nast Traveller, Geo France, CNN Traveller, Sunday Telegraph, Internazionale, ecc.). Negli anni 1998-99 si è dedicato a un progetto di documentazione sulla diaspora curda in collaborazione con il Consiglio Italiano Rifugiati e il Comune di Roma. Ha da poco terminato un progetto di documentazione, durato quattro anni, sul problema dell’AIDS e sulla vita in Mozambico, nell’ambito del progetto DREAM della Comunità di S.Egidio. Nel 2003 pubblica il libro Mozambico: il futuro è possibile, edito da Leonardo International. Nel 2003-2004 espone in diverse città italiane le immagini tratte da questo libro. Nel 2005 espone un lavoro sull’Indonesia al Festival internazionale Roma Fotografia e al Noorderlicht Festival. Vince il premio Fujifilm Euro Press Photo Awards/ Italia e il premio OneVision 2005/Italia. Menzione d’onore nel Korea International Documentry Photo Award 2005. Nel 2006 vince il primo premio foto singole sezione Natura nel World Press Photo, il terzo premio come Magazine Photographer of the Year nel 63 Pictures of the Year International Contest, il terzo premio come fotogiornalista dell’anno nel 2006 NPPA Best of Photojournalism contest, il primo premio nel Humanity Photo Awards 2006, sezione Traditional Rites, è finalista del premio GRIN-Amilcare Ponchielli 2006. Nel 2007 vince il Bronze Award nell’AOP Photography Document Award, il PDN’s Photography Annual Photojournalism, il premio One Vision/Italia, l’International Photography Awards-Editorial e il Premio FNAC Attenzione Talento Fotografico 2007.
08
novembre 2007
Massimo Mastrorillo – City models
Dall'otto novembre al 03 dicembre 2007
fotografia
Location
FNAC
Milano, Via Torino, (Milano)
Milano, Via Torino, (Milano)
Orario di apertura
Lun-sab: dalle 9.30 alle 20
Dom: dalle 10.30 alle 20
Vernissage
8 Novembre 2007, ore 19
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