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Mondo Congelato
Stefano Faoro (Belluno, 1984) appartiene ad una generazione di artisti che fonda il proprio
lavoro su alcuni assunti che rivedono il nostro rapporto con gli oggetti e con le immagini,
affrontando questioni ontologiche, non prive di aspetti esistenziali.
Utilizzando materiali poveri e vecchi arredi r
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Mondo congelato
Stefano Faoro
a cura di Massimiliano Scuderi
Baudrillard, commentando la “fontana” di Marcel Duchamp del 1917, mise in evidenza il limite
estremo della sua essenza, spingendo la provocazione e affermando che qualsiasi oggetto privo
della sua funzione - portato cioè alla sua inutilità - finisce per diventare inevitabilmente un’opera
d’arte.
Stefano Faoro (Belluno, 1984) appartiene ad una generazione di artisti che fonda il proprio
lavoro su alcuni assunti che rivedono il nostro rapporto con gli oggetti e con le immagini,
affrontando questioni ontologiche, non prive di aspetti esistenziali.
Utilizzando materiali poveri e vecchi arredi realizza ambienti avvolgenti, come cuccette di treno o
piccoli abitacoli di utilitarie, in cui immaginare vite sospese e specifiche. La pittura viene proposta
al suo grado essenziale attraverso l’impiego di supporti di stoffa intelaiati, posti in orizzontale
invece che in verticale, con l’effetto di elementi minimali in cui le categorie tradizionali di scultura e
pittura diventano indistinguibili. La dimensione autoriale assume l’idea di assenteismo come
processo creativo e identitario, ovvero la diminuzione della propria presenza diventa una qualità
estremamente variabile all’interno della costruzione dell’opera d’arte.
Stefano Faoro inoltre ci induce all’indifferenza rispetto al problema della specificità del linguaggio
che, grazie proprio al suo contributo, interseca vari elementi in un’ambiguità visiva che supera il
problema riducendo l’ansia da prestazione. Gli oggetti creano veri e propri ambienti a scala
ridotta, come modelli di architetture utopistiche di vago sapore modernista, e i poster o le
immagini proiettate su altri oggetti - come emissioni luminose - sdrammatizzano la sacralità
dell’opera d’arte.
Reduce dalla mostra personale Titanic presso lo spazio Rue Américaine 13 a Bruxelles, ha
esposto in molti Musei e gallerie in tutto il mondo quali Wiels a Bruxelles, Gamec di Bergamo,
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, Kunstwerein di Amsterdam, Kunsthalle di Zurigo
e in molte gallerie quali Ermes Ermes di Vienna e Roma, Progetto di Lecce, Fanta di Milano tra le
altre. Nel 2025 è stato uno degli artisti invitati al 76°Premio Michetti.
La mostra si aprirà Sabato 14 Marzo alle ore 18 e sarà visitabile su appuntamento fino al 2
Maggio 2026.
Stefano Faoro
a cura di Massimiliano Scuderi
Baudrillard, commentando la “fontana” di Marcel Duchamp del 1917, mise in evidenza il limite
estremo della sua essenza, spingendo la provocazione e affermando che qualsiasi oggetto privo
della sua funzione - portato cioè alla sua inutilità - finisce per diventare inevitabilmente un’opera
d’arte.
Stefano Faoro (Belluno, 1984) appartiene ad una generazione di artisti che fonda il proprio
lavoro su alcuni assunti che rivedono il nostro rapporto con gli oggetti e con le immagini,
affrontando questioni ontologiche, non prive di aspetti esistenziali.
Utilizzando materiali poveri e vecchi arredi realizza ambienti avvolgenti, come cuccette di treno o
piccoli abitacoli di utilitarie, in cui immaginare vite sospese e specifiche. La pittura viene proposta
al suo grado essenziale attraverso l’impiego di supporti di stoffa intelaiati, posti in orizzontale
invece che in verticale, con l’effetto di elementi minimali in cui le categorie tradizionali di scultura e
pittura diventano indistinguibili. La dimensione autoriale assume l’idea di assenteismo come
processo creativo e identitario, ovvero la diminuzione della propria presenza diventa una qualità
estremamente variabile all’interno della costruzione dell’opera d’arte.
Stefano Faoro inoltre ci induce all’indifferenza rispetto al problema della specificità del linguaggio
che, grazie proprio al suo contributo, interseca vari elementi in un’ambiguità visiva che supera il
problema riducendo l’ansia da prestazione. Gli oggetti creano veri e propri ambienti a scala
ridotta, come modelli di architetture utopistiche di vago sapore modernista, e i poster o le
immagini proiettate su altri oggetti - come emissioni luminose - sdrammatizzano la sacralità
dell’opera d’arte.
Reduce dalla mostra personale Titanic presso lo spazio Rue Américaine 13 a Bruxelles, ha
esposto in molti Musei e gallerie in tutto il mondo quali Wiels a Bruxelles, Gamec di Bergamo,
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, Kunstwerein di Amsterdam, Kunsthalle di Zurigo
e in molte gallerie quali Ermes Ermes di Vienna e Roma, Progetto di Lecce, Fanta di Milano tra le
altre. Nel 2025 è stato uno degli artisti invitati al 76°Premio Michetti.
La mostra si aprirà Sabato 14 Marzo alle ore 18 e sarà visitabile su appuntamento fino al 2
Maggio 2026.
14
marzo 2026
Mondo Congelato
Dal 14 marzo al 02 maggio 2026
arte contemporanea
Location
A Sud
Pescara, Corso Vittorio Emanuele II, 10, (PE)
Pescara, Corso Vittorio Emanuele II, 10, (PE)
Orario di apertura
opening 18:00 - 20:30
successivamente aperti su appuntamento
Vernissage
14 Marzo 2026, 18:00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico
Produzione organizzazione




