Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Omaggio a Giacinto Cerone
Attraverso la selezione di una ventina di sculture in ceramica di diverse dimensioni, si cercherà di approfondire un aspetto dell’opera dell’artista prematuramente scomparso
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Sabato 18 Febbraio alle ore 18.00 si inaugurerà alla Galleria de’Foscherari la mostra
“Omaggio a Giacinto Cerone”.
Attraverso la selezione di una ventina di sculture in ceramica di diverse dimensioni, si cercherà di approfondire un aspetto dell’opera dell’artista prematuramente scomparso.
Per l’occasione sarà disponibile un catalogo in galleria con un testo di Giosetta Fioroni .
Con un salto dialettico… nel passato vorrei ricordare Giacinto Cerone. Vorrei annodare gli elementi romantici della sua opera di grande scultore moderno a alcuni versi di Gérard de Nerval, a un sonetto, El Desdichado, del 1854, tratto da Chimerès.
Versi noti e misteriosi per antonomasia:
Je suis le Ténébreux – le Veuf – l’Inconsolé,
Le Prince d’Aquitaine à la tour abolie
Ma seule Etoile est morte, - et mon luth constellé
Porte le Soleil noir de la Mélancolie.
Molte interpretazioni vengono proposte per questa poesia con riferimenti complessi all’Alchimia e agli Arcani dei tarocchi. Ma sembra principalmente che per il Sole nero della Malinconia Nerval sia stato ispirato dalla Malinconia di Dürer. Che avesse presente Shakespeare e, in particolare La Dodicesima Notte: “She sat in a pale and yellow Melancholy”… e fosse un cultore della pittura visionaria di Blake.
Il Sole nero della Malinconia in Giacinto prende gli attuali connotati dell’autodistruzione. Mentre il suo liuto stellato, l’imperiosa vitalità del lavoro, lo eleggono Principe d’Aquitania, Principe Inventore di forme necessarie e contemporaneamente abolite. Abolite nel senso di racchiuse in una struggente energia implosa. Forme sempre dotate di misteriosa sconsolabile bellezza.
La poesia di Nerval si conclude così:
Et j’ai deux fois vainquer traversé l’Achéron:
Modulant tour à tour sur la lyre d’Orphée
Les soupirs de la Sainte et les cris de la Fée.
Tradotta in prosa racconta che l’autore ha attraversato due volte con coraggio l’Acheronte modulando sulla lira d’Orfeo i sospiri della Santa e le grida della Fata. Un percorso comune di Gérard e di Giacinto. Un percorso dell’inquietudine un percorso che solo ai veri originali è riservato. Un percorso per i grandi esaltati; per coloro che vivono le loro vicende segnate dalla fatalità di una morte precoce. Un percorso raro, misterioso, salvifico.
Penso alle bianche sculture, le grandi composizioni svettanti in gesso (o resina), che Daniela Lancioni ha così ben descritto come “totemiche e araldiche”, le quali scandite da immoti drappeggi, da torsioni, da sublimi arruffii e agglomerati materici, ci suggeriscono a volte, proprio il languido ansimare della Santa. Mentre gli stupefatti, dardeggianti grovigli delle ceramiche, che conservano nello splendore della superficie l’impronta stessa della mano che torce e strappa la creta, declinano nella materia segnata da nervose spaccature, nodi e intrecci, le silenti Grida di un’odierna Fata delirante.
Giacinto Cerone ha usato nella ceramica soprattutto, ma non solo, l’idea dell’impronta. Ha stampato nella creta, nel gesso ogni tipo di oggetto… trine, plastiche in rilievo, scarpe, ortaggi, vegetali ed altro. Ha usato questi elementi, “incontrati” nella casualità, con ironica trasgressione.
Gérard de Nerval “incontra” a Civitavecchia una ragazza inglese al momento dell’imbarco, la quale sta addentando un limone. Molti anni dopo questa immagine sarà l’avvio di alcuni indimenticabili versi che ritroviamo in Chimères. Versi di un’impronta:
Et les citrons amers où s’imprimaient tes dents
L’opera di Giacinto Cerone è destinata per l’ampiezza dei temi indagati, per la grande capacità interpretativa e le clamorose intuizioni legate all’uso di Tutti i materiali, a suscitare ampi interessi di studiosi, critici, artisti e collezionisti. Essendo il suo “fare” in parte controcorrente, l’iter della sua affermazione totale avrà forse un andamento anomalo, con tempi speciali dettati appunto dalla complessità di un così vivo talento.
Anche per Nerval, morto suicida per impiccagione in una buia notte parigina del 1855 nell’Impasse de la Vielle Lanterne (ora scomparso), ci sono voluti anni perché quella figura di artista, rara e un po’ folle, venisse alla ribalta in tutta la sua sublime grandezza.
Vorrei per ultimo ricordare i bellissimi disegni di Cerone, che la moglie Elena sta riunendo, dai primissimi agli ultimi, nel costituendo archivio presso di lei. Questi disegni hanno i più differenti formati, alcuni anche grandissimi. Sono eseguiti con rapida riflessione, a volte con frenesia, sempre con incantevole baldanza.
Come ebbi già a scrivere: “Essi sono altamente imprevedibili, goffi e leggiadri, paurosi e lieti, acuminati e sinuosi, divertiti e divertenti, scandalosi e pii, guazzabugli con particolari realisti, particolari onirici con travature astratte, animalacci dai teneri corpi, teneri corpi cazzuti con volti animaleschi, fiori e carciofi nel vento della vita……. e così via!”.
Giosetta Fioroni
Gennaio 2006
“Omaggio a Giacinto Cerone”.
Attraverso la selezione di una ventina di sculture in ceramica di diverse dimensioni, si cercherà di approfondire un aspetto dell’opera dell’artista prematuramente scomparso.
Per l’occasione sarà disponibile un catalogo in galleria con un testo di Giosetta Fioroni .
Con un salto dialettico… nel passato vorrei ricordare Giacinto Cerone. Vorrei annodare gli elementi romantici della sua opera di grande scultore moderno a alcuni versi di Gérard de Nerval, a un sonetto, El Desdichado, del 1854, tratto da Chimerès.
Versi noti e misteriosi per antonomasia:
Je suis le Ténébreux – le Veuf – l’Inconsolé,
Le Prince d’Aquitaine à la tour abolie
Ma seule Etoile est morte, - et mon luth constellé
Porte le Soleil noir de la Mélancolie.
Molte interpretazioni vengono proposte per questa poesia con riferimenti complessi all’Alchimia e agli Arcani dei tarocchi. Ma sembra principalmente che per il Sole nero della Malinconia Nerval sia stato ispirato dalla Malinconia di Dürer. Che avesse presente Shakespeare e, in particolare La Dodicesima Notte: “She sat in a pale and yellow Melancholy”… e fosse un cultore della pittura visionaria di Blake.
Il Sole nero della Malinconia in Giacinto prende gli attuali connotati dell’autodistruzione. Mentre il suo liuto stellato, l’imperiosa vitalità del lavoro, lo eleggono Principe d’Aquitania, Principe Inventore di forme necessarie e contemporaneamente abolite. Abolite nel senso di racchiuse in una struggente energia implosa. Forme sempre dotate di misteriosa sconsolabile bellezza.
La poesia di Nerval si conclude così:
Et j’ai deux fois vainquer traversé l’Achéron:
Modulant tour à tour sur la lyre d’Orphée
Les soupirs de la Sainte et les cris de la Fée.
Tradotta in prosa racconta che l’autore ha attraversato due volte con coraggio l’Acheronte modulando sulla lira d’Orfeo i sospiri della Santa e le grida della Fata. Un percorso comune di Gérard e di Giacinto. Un percorso dell’inquietudine un percorso che solo ai veri originali è riservato. Un percorso per i grandi esaltati; per coloro che vivono le loro vicende segnate dalla fatalità di una morte precoce. Un percorso raro, misterioso, salvifico.
Penso alle bianche sculture, le grandi composizioni svettanti in gesso (o resina), che Daniela Lancioni ha così ben descritto come “totemiche e araldiche”, le quali scandite da immoti drappeggi, da torsioni, da sublimi arruffii e agglomerati materici, ci suggeriscono a volte, proprio il languido ansimare della Santa. Mentre gli stupefatti, dardeggianti grovigli delle ceramiche, che conservano nello splendore della superficie l’impronta stessa della mano che torce e strappa la creta, declinano nella materia segnata da nervose spaccature, nodi e intrecci, le silenti Grida di un’odierna Fata delirante.
Giacinto Cerone ha usato nella ceramica soprattutto, ma non solo, l’idea dell’impronta. Ha stampato nella creta, nel gesso ogni tipo di oggetto… trine, plastiche in rilievo, scarpe, ortaggi, vegetali ed altro. Ha usato questi elementi, “incontrati” nella casualità, con ironica trasgressione.
Gérard de Nerval “incontra” a Civitavecchia una ragazza inglese al momento dell’imbarco, la quale sta addentando un limone. Molti anni dopo questa immagine sarà l’avvio di alcuni indimenticabili versi che ritroviamo in Chimères. Versi di un’impronta:
Et les citrons amers où s’imprimaient tes dents
L’opera di Giacinto Cerone è destinata per l’ampiezza dei temi indagati, per la grande capacità interpretativa e le clamorose intuizioni legate all’uso di Tutti i materiali, a suscitare ampi interessi di studiosi, critici, artisti e collezionisti. Essendo il suo “fare” in parte controcorrente, l’iter della sua affermazione totale avrà forse un andamento anomalo, con tempi speciali dettati appunto dalla complessità di un così vivo talento.
Anche per Nerval, morto suicida per impiccagione in una buia notte parigina del 1855 nell’Impasse de la Vielle Lanterne (ora scomparso), ci sono voluti anni perché quella figura di artista, rara e un po’ folle, venisse alla ribalta in tutta la sua sublime grandezza.
Vorrei per ultimo ricordare i bellissimi disegni di Cerone, che la moglie Elena sta riunendo, dai primissimi agli ultimi, nel costituendo archivio presso di lei. Questi disegni hanno i più differenti formati, alcuni anche grandissimi. Sono eseguiti con rapida riflessione, a volte con frenesia, sempre con incantevole baldanza.
Come ebbi già a scrivere: “Essi sono altamente imprevedibili, goffi e leggiadri, paurosi e lieti, acuminati e sinuosi, divertiti e divertenti, scandalosi e pii, guazzabugli con particolari realisti, particolari onirici con travature astratte, animalacci dai teneri corpi, teneri corpi cazzuti con volti animaleschi, fiori e carciofi nel vento della vita……. e così via!”.
Giosetta Fioroni
Gennaio 2006
18
febbraio 2006
Omaggio a Giacinto Cerone
Dal 18 febbraio al 30 marzo 2006
arte contemporanea
Location
GALLERIA DE’ FOSCHERARI
Bologna, Via Castiglione, 2B, (Bologna)
Bologna, Via Castiglione, 2B, (Bologna)
Orario di apertura
da lunedì a sabato 10-12.30 e 16-19.30
Vernissage
18 Febbraio 2006, ore 18
Autore


