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Orio Silvani – Il pittore delle emozioni
Un informale che, più esattamente, è stato definito aniconico, attraversato com’è da affioranti geometrismi e da grafemi segnici di ascendenza surrealista…
Comunicato stampa
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Un informale che, più esattamente, è stato definito aniconico, attraversato com’è da affioranti geometrismi e da grafemi segnici di ascendenza surrealista: ecco l’ultima fase che caratterizza la pittura ambivalente ed esteticamente curatissima di un artista sui generis quale Orio Silvani, che ha fatto dell’isolamento dalle mode culturali dominanti la sua bandiera, pur conservando una qualità artistica di singolare – e riconosciuta – qualità, e un’eleganza e preziosità estetiche e formali che hanno pochi paragoni nel panorama nazionale.
La retrospettiva che Parma dedica ad Orio Silvani espone trenta opere appartenenti all’ultimo decennio della sua produzione: per lo più acrilici e alcuni dipinti ad olio tutti, data la prevalenza di elementi materici, caratterizzati da lavorazioni supplementari a tecnica mista.
La mostra, che è stata organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Parma – Serv. Eventi e Mostre e dalla Fondazione Monte di Parma, verrà ospitata presso la Galleria S. Ludovico dal 21 gennaio al 13 febbraio 2005.
Orio Silvani ha iniziato la sua produzione artistica sullo scorcio degli anni ’50 con paesaggi padani di singolare, greve matericità. Erano immagini cupe, drammatiche, di brulle sterpaie o degradate periferie urbane, sempre remote a qualsiasi criterio di scelta esteticamente appagante.
Fin da queste prime prove, la perenne agitazione interiore dell’artista, la sua ricerca incessante influenzavano sostanzialmente i suoi canoni solo formalmente oggettivi di rappresentazione.
Già al termine degli anni ’60 svanivano dalle sue opere gli ultimi lacerti naturalistici (componenti vegetali, farfalle, fiori, conchiglie) e si faceva strada, in un caleidoscopio prospettico e cromatico di citazionismi visivi, una qualche forma di visionarietà postfigurativa. E’ il periodo neometafisico, in cui forme freddamente meccaniche si contrapponevano all’irrazionale naturalistico.
Si trattava di una fase di passaggio che ha portato, all’inizio degli anni ’80, alla scelta aniconica.
Aniconica, certo, ma non precisamente informale.
Perché Nicola Micieli individua una “dominante astratto-lirica (più che informale) del colore” cui fanno da contraltare “morfemi geometrici di appartenenza astratto-concreta e grafemi lineari da scrittura automatica surrealista”.
Dopo il neorealismo espressionista, dopo gli astrattismi neometafisici, questo è stato quindi l’approdo della produzione più matura di Silvani.
Renzo Margonari, che lo conosce da oltre quarant’anni, vede in questo lungo percorso attraverso la centralità del disegno, le ardite, frammentarie soluzioni spaziali, i geometrismi ossessivi e le cromie seducenti e “musicali”, una scelta estetica che condensa alcune istanze del Neoplasticismo e dell’Informale in una vena espressiva interamente emozionale, introspettiva, “autoreferenziale, viva di se stessa, dei propri interni movimenti e risonanze”.
Anche dal punto di vista tecnico, Nicola Micieli nota come la “gestualità impulsiva” del tratto era una componente stilistica che aveva caratterizzato la fase iniziale neorealista, mentre il suo terzo periodo aniconico si manifesta attraverso “un’aerea schermaglia di tocchi, frangiature, graffi, macchie, granulazioni e altri piccoli e minimi segni o note”: così come la pittura in sé non è più “veicolo esistenziale connesso a situazioni figurali direttamente o indirettamente emblematiche della condizione umana, bensì manifestazione espansiva di stati d’animo che trovano nel mezzo pittorico la via liberante della comunicazione”.
Ecco quindi, davvero: Orio Silvani, il pittore delle emozioni.
La mostra, che è stata realizzata grazie al contributo di Banca Monte Parma e della Fondazione Monte di Parma.
La retrospettiva che Parma dedica ad Orio Silvani espone trenta opere appartenenti all’ultimo decennio della sua produzione: per lo più acrilici e alcuni dipinti ad olio tutti, data la prevalenza di elementi materici, caratterizzati da lavorazioni supplementari a tecnica mista.
La mostra, che è stata organizzata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Parma – Serv. Eventi e Mostre e dalla Fondazione Monte di Parma, verrà ospitata presso la Galleria S. Ludovico dal 21 gennaio al 13 febbraio 2005.
Orio Silvani ha iniziato la sua produzione artistica sullo scorcio degli anni ’50 con paesaggi padani di singolare, greve matericità. Erano immagini cupe, drammatiche, di brulle sterpaie o degradate periferie urbane, sempre remote a qualsiasi criterio di scelta esteticamente appagante.
Fin da queste prime prove, la perenne agitazione interiore dell’artista, la sua ricerca incessante influenzavano sostanzialmente i suoi canoni solo formalmente oggettivi di rappresentazione.
Già al termine degli anni ’60 svanivano dalle sue opere gli ultimi lacerti naturalistici (componenti vegetali, farfalle, fiori, conchiglie) e si faceva strada, in un caleidoscopio prospettico e cromatico di citazionismi visivi, una qualche forma di visionarietà postfigurativa. E’ il periodo neometafisico, in cui forme freddamente meccaniche si contrapponevano all’irrazionale naturalistico.
Si trattava di una fase di passaggio che ha portato, all’inizio degli anni ’80, alla scelta aniconica.
Aniconica, certo, ma non precisamente informale.
Perché Nicola Micieli individua una “dominante astratto-lirica (più che informale) del colore” cui fanno da contraltare “morfemi geometrici di appartenenza astratto-concreta e grafemi lineari da scrittura automatica surrealista”.
Dopo il neorealismo espressionista, dopo gli astrattismi neometafisici, questo è stato quindi l’approdo della produzione più matura di Silvani.
Renzo Margonari, che lo conosce da oltre quarant’anni, vede in questo lungo percorso attraverso la centralità del disegno, le ardite, frammentarie soluzioni spaziali, i geometrismi ossessivi e le cromie seducenti e “musicali”, una scelta estetica che condensa alcune istanze del Neoplasticismo e dell’Informale in una vena espressiva interamente emozionale, introspettiva, “autoreferenziale, viva di se stessa, dei propri interni movimenti e risonanze”.
Anche dal punto di vista tecnico, Nicola Micieli nota come la “gestualità impulsiva” del tratto era una componente stilistica che aveva caratterizzato la fase iniziale neorealista, mentre il suo terzo periodo aniconico si manifesta attraverso “un’aerea schermaglia di tocchi, frangiature, graffi, macchie, granulazioni e altri piccoli e minimi segni o note”: così come la pittura in sé non è più “veicolo esistenziale connesso a situazioni figurali direttamente o indirettamente emblematiche della condizione umana, bensì manifestazione espansiva di stati d’animo che trovano nel mezzo pittorico la via liberante della comunicazione”.
Ecco quindi, davvero: Orio Silvani, il pittore delle emozioni.
La mostra, che è stata realizzata grazie al contributo di Banca Monte Parma e della Fondazione Monte di Parma.
21
gennaio 2005
Orio Silvani – Il pittore delle emozioni
Dal 21 gennaio al 13 febbraio 2005
arte contemporanea
Location
GALLERIA SAN LUDOVICO
Parma, Borgo Del Parmigianino, 2/b, (Parma)
Parma, Borgo Del Parmigianino, 2/b, (Parma)
Orario di apertura
h. 10-13 e 16-19 tutti i giorni. Chiuso il martedì
Vernissage
21 Gennaio 2005, ore 18
Ufficio stampa
COMUNE DI PARMA
Autore
