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[Parti di] Labirinti cicatrizzati [o] città invisibili [o] routine di non identità
Il teatro della vita si svolge nella città, invisibile, abitata da individui invisibili, ma comunque indelebili, presenti. Con audacia e umiltà osano dire, senza molte volte sapere cosa o perché. Forse c’è traccia dell’enigma dell’esistenza, di ciò che deve essere detto, ma che ancora non si è udito (oppure odiato).
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Frederico f Zanatta, Gabriele Tiveron e Mario Paolilli sono lieti di invitarvi all'inaugurazione della mostra "[Parti] di labirinto cicatrizzate [o] città invisibili [o] routine di non identità" che si terrà presso lo spazio LAT nella sede centrale della facoltà di architettura di Venezia (IUAV), venerdì 10 dicembre, alle ore 6.00 p.m.
Nell'occasione verranno poriettati video di Vittorio Demarin, Baris Dogrusoz e Grimoon, e Denis Dotto presenterà una performance sonora.
La data fissata per l'inaugurazione era inizialmente giovedì 9, ma per problemi non dovuti agli organizzatori/allestitori, ma da attribuirsi esclusivamente ad un malfunzionamneto della gestione organizzativa/burocratica della struttura ospitante, è stata posticipata.
La mostra quindi sarà aperta da lunedì 13 a venerdì 17 dicembre, dalle 2.00 alle 7.00 p.m., con ingresso libero.
Comunicato stampa
[Parti di] Labirinti cicatrizzati
[o] Città in-visibili”
[o] Routine senza identità
Il teatro della vita si svolge nella città, invisibile, abitata da individui invisibili, ma comunque indelebili, presenti. Con audacia e umiltà osano dire, senza molte volte sapere cosa o perché. Forse c’è traccia dell’enigma dell’esistenza, di ciò che deve essere detto, ma che ancora non si è udito (oppure odiato).
Lo spazio che si apre al visitatore è spezzato e ricomposto da teli bianchi, ricuciti l’uno con l’altro, a formare tracce di un labirinto, come anche [a formare] il contenitore dello scheletro che rimane di un’unica città, i cui resti sono le cicatrici, non viste come effettive protagoniste, ma facenti parte di un unico insieme.
Rappresentazioni di città in-visibili si aprono ai nostri occhi, un tacito accordo d’ispirazione con l’opera di Calvino, in cui le cicatrici possono essere viste come le cure mediche apportate di volta in volta, nel tempo, fino ad ottenere la città nella sua interezza. Città dunque come sovrapposizione di forze-tratti in evoluzione, in cui, per paradosso, la cicatrice può essere anche vista come una forma di linguaggio, tramite cui l’autore appone una firma all’interno del fitto disegno che ci viene tramandato.
Quasi a voler ricreare lo spazio mentale di un individuo facente parte del teatro della vita della città, una sorta di carta parati di parole cerca di ricreare la storia dell’individuo stesso, perso nella propria ricerca di identità. La scrittura ci parla di tentativi di legare il proprio nome a ciò che effettivamente viene realizzato dalla persona stessa. Ognuno di questi frammenti assume il valore di routine, momento congelato di cruda realtà.
Con il patrocinio dell'Associazione Universitaria Melopea, Archivio giovani artisti, Venezia, Senato degli studenti I.U.A.V., Madcap Collective, Esu Cultura Venezia.
Nell'occasione verranno poriettati video di Vittorio Demarin, Baris Dogrusoz e Grimoon, e Denis Dotto presenterà una performance sonora.
La data fissata per l'inaugurazione era inizialmente giovedì 9, ma per problemi non dovuti agli organizzatori/allestitori, ma da attribuirsi esclusivamente ad un malfunzionamneto della gestione organizzativa/burocratica della struttura ospitante, è stata posticipata.
La mostra quindi sarà aperta da lunedì 13 a venerdì 17 dicembre, dalle 2.00 alle 7.00 p.m., con ingresso libero.
Comunicato stampa
[Parti di] Labirinti cicatrizzati
[o] Città in-visibili”
[o] Routine senza identità
Il teatro della vita si svolge nella città, invisibile, abitata da individui invisibili, ma comunque indelebili, presenti. Con audacia e umiltà osano dire, senza molte volte sapere cosa o perché. Forse c’è traccia dell’enigma dell’esistenza, di ciò che deve essere detto, ma che ancora non si è udito (oppure odiato).
Lo spazio che si apre al visitatore è spezzato e ricomposto da teli bianchi, ricuciti l’uno con l’altro, a formare tracce di un labirinto, come anche [a formare] il contenitore dello scheletro che rimane di un’unica città, i cui resti sono le cicatrici, non viste come effettive protagoniste, ma facenti parte di un unico insieme.
Rappresentazioni di città in-visibili si aprono ai nostri occhi, un tacito accordo d’ispirazione con l’opera di Calvino, in cui le cicatrici possono essere viste come le cure mediche apportate di volta in volta, nel tempo, fino ad ottenere la città nella sua interezza. Città dunque come sovrapposizione di forze-tratti in evoluzione, in cui, per paradosso, la cicatrice può essere anche vista come una forma di linguaggio, tramite cui l’autore appone una firma all’interno del fitto disegno che ci viene tramandato.
Quasi a voler ricreare lo spazio mentale di un individuo facente parte del teatro della vita della città, una sorta di carta parati di parole cerca di ricreare la storia dell’individuo stesso, perso nella propria ricerca di identità. La scrittura ci parla di tentativi di legare il proprio nome a ciò che effettivamente viene realizzato dalla persona stessa. Ognuno di questi frammenti assume il valore di routine, momento congelato di cruda realtà.
Con il patrocinio dell'Associazione Universitaria Melopea, Archivio giovani artisti, Venezia, Senato degli studenti I.U.A.V., Madcap Collective, Esu Cultura Venezia.
10
dicembre 2004
[Parti di] Labirinti cicatrizzati [o] città invisibili [o] routine di non identità
Dal 10 al 17 dicembre 2004
arte contemporanea
Location
IUAV – EX COTONIFICIO VENEZIANO S. MARTA
Venezia, Dorsoduro, 2196, (Venezia)
Venezia, Dorsoduro, 2196, (Venezia)
Orario di apertura
dalle 2.00 alle 7.00 p.m.
Vernissage
10 Dicembre 2004, ore 6.00 p.m



