Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- Servizi
- Sezioni
- container colonna1
Patrizia Schettino – Mono no aware
Patrizia Schettino unisce sinesteticamente piani differenti e complementari, componendoli all’interno di una pittura che, tra sensazioni materiche, visive e olfattive presenta una realtà dinamicamente aperta, intesa tanto nella sua dimensione più apollinea, quanto nella sua determinazione più cruda
Comunicato stampa
Segnala l'evento
La ricerca artistica di Patrizia Schettino si configura come un delicato esercizio di "archeologia del presente", dove la pittura abbandona la pura finzione rappresentativa per farsi custode della materia organica. Al centro della sua indagine si pone un dialogo profondo con la filosofia giapponese, in particolare con il concetto di Mono no aware: quella partecipazione emotiva alla bellezza fugace delle cose, intrisa di una consapevolezza serena della loro caducità. Nelle sue tele, il pigmento acrilico non si limita a occupare lo spazio, ma diventa l'alveo vitale in cui si incastonano petali di ciliegio, foglie o infiorescenze che, seppur sottratti al ciclo biologico, conservano intatta la loro carica evocativa.
Opere come “Danza di petali” o le serie dedicate alle “Memorie di primavera” non sono semplici omaggi floreali, ma vere e proprie meditazioni sulla transitorietà dell'esistere. L’artista interiorizza il rituale millenario dell’Hanami — la contemplazione dei fiori nel momento del loro massimo splendore e della loro necessaria caduta — trasformandolo in un gesto pittorico che sospende il tempo cronologico per approdare a un tempo spirituale. Se in “Yozakura” il blu profondo e notturno accoglie i petali come frammenti di stelle cadute in un cosmo privato, nei lavori più recenti la composizione si fa rarefatta, essenziale come un haiku visivo. Le pennellate e il gesto pittorico richiamano la linfa vitale, un legame indissolubile tra la dimensione terrena e l'astrazione del ricordo. Per amplificare questa suggestione e rendere l'incontro con l'opera un'esperienza totale, Schettino introduce l'utilizzo di essenze profumate sapientemente accostate alle tele.
Il processo creativo è intrinsecamente legato a una temporalità rituale, un’attesa paziente che precede l’atto pittorico: l'artista non recide il fiore, ma ne attende il distacco naturale, raccogliendo i petali di ciliegio solo quando l’albero decide di lasciarli cadere. Schettino non tenta di imbalsamare la natura nel tentativo di renderla eterna; al contrario, ne celebra la trasformazione e la fragilità. I petali, con le loro rugosità naturali e le venature quasi trasparenti, impongono una tridimensionalità tattile che, unita alla fragranza, obbliga lo spettatore a un ascolto multisensoriale.
La superficie pittorica diventa così un ecosistema di memorie stratificate, dove l'imperfezione dell’elemento naturale si trasforma in un valore estetico assoluto, restituendo una dignità sacrale a ciò che, per sua natura, è destinato a svanire nel vento.
Opere come “Danza di petali” o le serie dedicate alle “Memorie di primavera” non sono semplici omaggi floreali, ma vere e proprie meditazioni sulla transitorietà dell'esistere. L’artista interiorizza il rituale millenario dell’Hanami — la contemplazione dei fiori nel momento del loro massimo splendore e della loro necessaria caduta — trasformandolo in un gesto pittorico che sospende il tempo cronologico per approdare a un tempo spirituale. Se in “Yozakura” il blu profondo e notturno accoglie i petali come frammenti di stelle cadute in un cosmo privato, nei lavori più recenti la composizione si fa rarefatta, essenziale come un haiku visivo. Le pennellate e il gesto pittorico richiamano la linfa vitale, un legame indissolubile tra la dimensione terrena e l'astrazione del ricordo. Per amplificare questa suggestione e rendere l'incontro con l'opera un'esperienza totale, Schettino introduce l'utilizzo di essenze profumate sapientemente accostate alle tele.
Il processo creativo è intrinsecamente legato a una temporalità rituale, un’attesa paziente che precede l’atto pittorico: l'artista non recide il fiore, ma ne attende il distacco naturale, raccogliendo i petali di ciliegio solo quando l’albero decide di lasciarli cadere. Schettino non tenta di imbalsamare la natura nel tentativo di renderla eterna; al contrario, ne celebra la trasformazione e la fragilità. I petali, con le loro rugosità naturali e le venature quasi trasparenti, impongono una tridimensionalità tattile che, unita alla fragranza, obbliga lo spettatore a un ascolto multisensoriale.
La superficie pittorica diventa così un ecosistema di memorie stratificate, dove l'imperfezione dell’elemento naturale si trasforma in un valore estetico assoluto, restituendo una dignità sacrale a ciò che, per sua natura, è destinato a svanire nel vento.
17
gennaio 2026
Patrizia Schettino – Mono no aware
Dal 17 al 31 gennaio 2026
arte contemporanea
Location
SATURA – PALAZZO STELLA
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Genova, Piazza Stella, 5/1, (Genova)
Orario di apertura
dal martedì al sabato 15:00–19:00
Vernissage
17 Gennaio 2026, ore 17:00
Sito web
Autore
Curatore





