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Peter Greenaway – I Figli dell’Uranio
Un progetto di musica teatro e installazione
Comunicato stampa
Segnala l'evento
Il 2005 è l'anno mondiale della fisica,
l'anno europeo del ricercatore,
100 anni dalla prima dichiarazione della relatività di Einstein,
50 anni dalla morte di Einstein,
60 anni dal lancio della bomba di Hiroshima
Queste ricorrenze così importanti per la storia dell'umanità hanno ispirato il regista Peter Greenaway, la regista Saskia Boddeke e il compositore Andrea Liberovici nell'ideazione di uno spettacolo multimediale in cui la tabella atomica degli elementi è filo conduttore e voce narrante in una performance che fonde teatro, musica, video.
Lo scopo di questo lavoro è di creare un'esibizione e un'installazione che ruoti intorno ai 92 elementi della tavola periodica e agli otto protagonisti che potrebbero essere ritenuti responsabili della creazione delle premesse e delle circostanze che hanno portato alla fissione nucleare e al suo impiego come deterrente politico.
Quest'opera, The Children of Uranium, è costituita da una serie di rappresentazioni di attori, ballerini e cantanti in diverse stanze arricchite da una mise en scène curata e da proiezioni di immagini; tutto di fronte a un pubblico peripatetico.
Il testo base per la musica vocale, strumentale e computerizzata di questa opera teatrale e musicale costituirà il copione dei dieci attori, ed è strutturato intorno alla tavola periodica degli elementi a cui sono aggiunti componimenti poetici. Si parte dall'1 per raggiungere, in una sorta di conto alla rovescia, l'ultimo elemento della lista, cioè l'uranio.
I figli dell'uranio sono Isaac Newton, definibile come il fondatore della scienza moderna; Joseph Smith, fondatore della setta dei Mormoni, che ha cercato e scavato per trovare l'oro e ha infine trovato il più grande tesoro americano, che si è rivelato l'uranio; Madame Curie, vittima dei poteri delle radiazioni; Einstein, profeta geniale della relatività; Oppenheimer, costruttore pentito della bomba atomica, punito per la sua coscienza e compassione da un sistema anticomunista e da un'opinione pubblica xenofoba; Krushev, leader sovietico famoso per avere intaccato il mito di Stalin e per la sua ostilità aggressiva verso Kennedy; Gorbaciov, l'ultimo leader comunista della Russia sovietica che distese i rapporti tra Est e Ovest e disinnescò la bomba, preparando la strada al crollo del muro di Berlino; l'attuale Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
A Genova la prima mondiale di questo spettacolo -installazione, The Children of Uranium, avrà luogo negli spazi del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce con una serie di rappresentazioni che si svolgono nell'ambito del Festival della Scienza.
Villa Croce, con la sua duplice identità di Museo d'Arte Contemporanea, particolarmente attento alle contaminazioni delle arti e dei linguaggi, e di dimora privata ottocentesca che conserva la memoria del suo passato e di chi l'ha abitata, è stata scelta da Peter Greenaway e Saskia Boddeke come la casa dei figli dell'uranio.
Lo scalone e le sale d'esposizione del piano nobile, completamente trasformate in altrettante stanze d'autore, diventeranno il palcoscenico dei protagonisti, Isaac Newton, Joseph Smith, Madame Curie, Albert Einstein, Robert Oppenheimer, Nikita Krushev, Michial Gorbaciov, George Bush.
Questi personaggi che rappresentano la scoperta, lo sviluppo, le ansie e le tirannie del potere nucleare - il deterrente nucleare associato all'uranio - mettono in scena un dramma di auto-rivelazione, di auto-accusa, di aggressione e di colpa, riconoscendo che, in vari modi, essi hanno contribuito a delineare una prospettiva e una politica di autodistruzione, l'Armageddon finale, con cui tutti noi sappiamo di dover convivere.
Non si può ignorare il sapere; dobbiamo assumerci le responsabilità che derivano dalla conoscenza, per quanto esse possano essere sgradevoli. I personaggi discutono, litigano, dibattono e dichiarano le loro responsabilità a riguardo, in quello che potremmo definire il primo capitolo della storia dell'uranio: dalla sua scoperta in Occidente, a Moab, nello Utah, il piccolo regno di Joseph Smith, fino al grande regno dell'influenza politica mondiale del Presidente Bush.
Ne The Children of Uranium la carica emotiva del dibattito dei protagonisti viene espressa attraverso la conversazione e la musica, con Moroni, l'angelo americano del mormone Joseph Smith, che fa da mediatore, ed Eva, cui viene offerta la conoscenza, ma che, ingorda, continua a voler mangiare bocconi sempre più grandi della Mela. Alla fine della rappresentazione, le stanze rimangono esposte alla contemplazione in una scenografia che porta i segni del passaggio dei protagonisti, a sottolineare la gravità delle conseguenze delle loro azioni.
L'evento è promosso dal Comune di Genova e dal Festival della Scienza e reso possibile grazie al prezioso contributo di Erg, Gruppo Amiu e Gruppo Amga. È prodotto dal Teatro del Suono di Genova e da Crt Artificio, Milano.
l'anno europeo del ricercatore,
100 anni dalla prima dichiarazione della relatività di Einstein,
50 anni dalla morte di Einstein,
60 anni dal lancio della bomba di Hiroshima
Queste ricorrenze così importanti per la storia dell'umanità hanno ispirato il regista Peter Greenaway, la regista Saskia Boddeke e il compositore Andrea Liberovici nell'ideazione di uno spettacolo multimediale in cui la tabella atomica degli elementi è filo conduttore e voce narrante in una performance che fonde teatro, musica, video.
Lo scopo di questo lavoro è di creare un'esibizione e un'installazione che ruoti intorno ai 92 elementi della tavola periodica e agli otto protagonisti che potrebbero essere ritenuti responsabili della creazione delle premesse e delle circostanze che hanno portato alla fissione nucleare e al suo impiego come deterrente politico.
Quest'opera, The Children of Uranium, è costituita da una serie di rappresentazioni di attori, ballerini e cantanti in diverse stanze arricchite da una mise en scène curata e da proiezioni di immagini; tutto di fronte a un pubblico peripatetico.
Il testo base per la musica vocale, strumentale e computerizzata di questa opera teatrale e musicale costituirà il copione dei dieci attori, ed è strutturato intorno alla tavola periodica degli elementi a cui sono aggiunti componimenti poetici. Si parte dall'1 per raggiungere, in una sorta di conto alla rovescia, l'ultimo elemento della lista, cioè l'uranio.
I figli dell'uranio sono Isaac Newton, definibile come il fondatore della scienza moderna; Joseph Smith, fondatore della setta dei Mormoni, che ha cercato e scavato per trovare l'oro e ha infine trovato il più grande tesoro americano, che si è rivelato l'uranio; Madame Curie, vittima dei poteri delle radiazioni; Einstein, profeta geniale della relatività; Oppenheimer, costruttore pentito della bomba atomica, punito per la sua coscienza e compassione da un sistema anticomunista e da un'opinione pubblica xenofoba; Krushev, leader sovietico famoso per avere intaccato il mito di Stalin e per la sua ostilità aggressiva verso Kennedy; Gorbaciov, l'ultimo leader comunista della Russia sovietica che distese i rapporti tra Est e Ovest e disinnescò la bomba, preparando la strada al crollo del muro di Berlino; l'attuale Presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
A Genova la prima mondiale di questo spettacolo -installazione, The Children of Uranium, avrà luogo negli spazi del Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce con una serie di rappresentazioni che si svolgono nell'ambito del Festival della Scienza.
Villa Croce, con la sua duplice identità di Museo d'Arte Contemporanea, particolarmente attento alle contaminazioni delle arti e dei linguaggi, e di dimora privata ottocentesca che conserva la memoria del suo passato e di chi l'ha abitata, è stata scelta da Peter Greenaway e Saskia Boddeke come la casa dei figli dell'uranio.
Lo scalone e le sale d'esposizione del piano nobile, completamente trasformate in altrettante stanze d'autore, diventeranno il palcoscenico dei protagonisti, Isaac Newton, Joseph Smith, Madame Curie, Albert Einstein, Robert Oppenheimer, Nikita Krushev, Michial Gorbaciov, George Bush.
Questi personaggi che rappresentano la scoperta, lo sviluppo, le ansie e le tirannie del potere nucleare - il deterrente nucleare associato all'uranio - mettono in scena un dramma di auto-rivelazione, di auto-accusa, di aggressione e di colpa, riconoscendo che, in vari modi, essi hanno contribuito a delineare una prospettiva e una politica di autodistruzione, l'Armageddon finale, con cui tutti noi sappiamo di dover convivere.
Non si può ignorare il sapere; dobbiamo assumerci le responsabilità che derivano dalla conoscenza, per quanto esse possano essere sgradevoli. I personaggi discutono, litigano, dibattono e dichiarano le loro responsabilità a riguardo, in quello che potremmo definire il primo capitolo della storia dell'uranio: dalla sua scoperta in Occidente, a Moab, nello Utah, il piccolo regno di Joseph Smith, fino al grande regno dell'influenza politica mondiale del Presidente Bush.
Ne The Children of Uranium la carica emotiva del dibattito dei protagonisti viene espressa attraverso la conversazione e la musica, con Moroni, l'angelo americano del mormone Joseph Smith, che fa da mediatore, ed Eva, cui viene offerta la conoscenza, ma che, ingorda, continua a voler mangiare bocconi sempre più grandi della Mela. Alla fine della rappresentazione, le stanze rimangono esposte alla contemplazione in una scenografia che porta i segni del passaggio dei protagonisti, a sottolineare la gravità delle conseguenze delle loro azioni.
L'evento è promosso dal Comune di Genova e dal Festival della Scienza e reso possibile grazie al prezioso contributo di Erg, Gruppo Amiu e Gruppo Amga. È prodotto dal Teatro del Suono di Genova e da Crt Artificio, Milano.
04
novembre 2005
Peter Greenaway – I Figli dell’Uranio
Dal 04 novembre al 18 dicembre 2005
arte contemporanea
Location
MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA VILLA CROCE
Genova, Via Jacopo Ruffini, 3, (Genova)
Genova, Via Jacopo Ruffini, 3, (Genova)
Biglietti
intero 12,00 Euro
ridotto 10,00 Euro
scuole 5,00 Euro
Orario di apertura
4/7 novembre: dalle 18.00 alle 22.00 (ultimo ingresso ore 21.00)
dall'11 novembre al 18 dicembre 2005 mart, merc, dom: 11.00 -18.00 (ultimo ingresso ore 17.00) - gio, ven e sab: 15.00 - 21.00 (ultimo ingresso ore 20.00)
Vernissage
4 Novembre 2005, ore 17
Autore


