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Prophetic visions
La mostra costruisce un campo visivo sospeso tra iconografia infantile, simboli post-digitali e allegoria apocalittica. L’artista elabora una visione di “pseudo-ingenuità” strategica: creature cartoonesche, scheletri di dinosauro, ecc. che concorrono a formare un ecosistema iconico de-storicizzato…
Comunicato stampa
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SGALLARI ARTE È LIETA DI PRESENTARE
PROPHETIC VISIONS
MOSTRA PERSONALE DI DAMIANO FASSO
A CURA DI LUCA RICCI E PENGPENG WANG
14 MARZO – 4 APRILE 2026
INAUGURAZIONE SABATO 14 MARZO, ORE 18.00
PRESENTAZIONE DI LUCA RICCI
La mostra personale di Damiano Fasso, Profetic visions, costruisce un campo visivo sospeso tra iconografia infantile, simboli post-digitali e allegoria apocalittica. In queste opere l’artista, attraverso un linguaggio materiale low-fi e una grammatica figurativa semplificata, elabora costantemente una visione di “pseudo-ingenuità” strategica: creature cartoonesche, alieni pixelati, scheletri semplificati, astronauti, pillole, scheletri di dinosauro, caratteri orientali simbolizzati e hashtag dei social media concorrono a formare un ecosistema iconico de-storicizzato. Tale sistema rimanda tanto all’omologazione della cultura visiva globalizzata quanto alla condizione frammentata del soggetto contemporaneo entro ambienti algoritmici e strutture di consumo…
La ricorrenza di hashtag (#), personaggi videoludici pixelati, icone gestuali d’interfaccia e testi dichiarativi in inglese (come ART IS A DIGITAL LIE) indica che l’immagine non rappresenta più la realtà, ma l’ambiente mediale stesso. Questi elementi non funzionano come citazioni, bensì come struttura dell’immagine, configurando una sorta di iconografia popolare post-digitale: i motivi visivi non derivano più dall’esperienza naturale o dalla tradizione religiosa, ma dalla cultura dell’interfaccia, dal videogioco e dalla sintassi dei social media. In questo senso, la “profezia” non è più rivelazione teologica, bensì previsione culturale dell’era algoritmica — il futuro del visivo sarà generato dal linguaggio delle piattaforme piuttosto che dall’esperienza del mondo…
Anche sul piano dei materiali Fasso introduce rilevanti scarti linguistici, impiegando polimeri, vernici fluorescenti, polveri metalliche e glitter — media di natura industriale — per produrre superfici riflettenti, sintetiche e prive di profondità, collocando l’opera in una zona intermedia tra pittura, giocattolo e segnaletica. Questa scelta non è decorativa, ma configura un uso allegorico dei materiali della società dei consumi: glitter e fluorescenze assumono qui il ruolo di una “foglia d’oro” religiosa della cultura secolare contemporanea, alludendo alla struttura cultuale del visivo consumistico… Le opere di Fasso appaiono così come reliquie visive di una civiltà futura: insieme infantili e contaminate, seducenti e vuote, globali e senza appartenenza. Non rappresentano il futuro, ma ne costituiscono piuttosto l’immagine sintomatica presente, mostrando il processo attraverso cui il soggetto umano si trasforma progressivamente in parte dell’ambiente iconico dominato da visione algoritmica, materiali del consumo e sovrapproduzione di segni. In tal senso, Profetic visions non è una raffigurazione dell’avvenire, ma un’archeologia visiva dell’era post-digitale: in una realtà riscritta dal linguaggio delle piattaforme, la profezia non rimanda più a una rivelazione divina, bensì al destino di ri-codifica dell’umano entro strutture d’immagine e di tecnica.
(Pengpeng Wang, La persistenza dell’immagine profetica e l’allegoria post-digitale)
PROPHETIC VISIONS
MOSTRA PERSONALE DI DAMIANO FASSO
A CURA DI LUCA RICCI E PENGPENG WANG
14 MARZO – 4 APRILE 2026
INAUGURAZIONE SABATO 14 MARZO, ORE 18.00
PRESENTAZIONE DI LUCA RICCI
La mostra personale di Damiano Fasso, Profetic visions, costruisce un campo visivo sospeso tra iconografia infantile, simboli post-digitali e allegoria apocalittica. In queste opere l’artista, attraverso un linguaggio materiale low-fi e una grammatica figurativa semplificata, elabora costantemente una visione di “pseudo-ingenuità” strategica: creature cartoonesche, alieni pixelati, scheletri semplificati, astronauti, pillole, scheletri di dinosauro, caratteri orientali simbolizzati e hashtag dei social media concorrono a formare un ecosistema iconico de-storicizzato. Tale sistema rimanda tanto all’omologazione della cultura visiva globalizzata quanto alla condizione frammentata del soggetto contemporaneo entro ambienti algoritmici e strutture di consumo…
La ricorrenza di hashtag (#), personaggi videoludici pixelati, icone gestuali d’interfaccia e testi dichiarativi in inglese (come ART IS A DIGITAL LIE) indica che l’immagine non rappresenta più la realtà, ma l’ambiente mediale stesso. Questi elementi non funzionano come citazioni, bensì come struttura dell’immagine, configurando una sorta di iconografia popolare post-digitale: i motivi visivi non derivano più dall’esperienza naturale o dalla tradizione religiosa, ma dalla cultura dell’interfaccia, dal videogioco e dalla sintassi dei social media. In questo senso, la “profezia” non è più rivelazione teologica, bensì previsione culturale dell’era algoritmica — il futuro del visivo sarà generato dal linguaggio delle piattaforme piuttosto che dall’esperienza del mondo…
Anche sul piano dei materiali Fasso introduce rilevanti scarti linguistici, impiegando polimeri, vernici fluorescenti, polveri metalliche e glitter — media di natura industriale — per produrre superfici riflettenti, sintetiche e prive di profondità, collocando l’opera in una zona intermedia tra pittura, giocattolo e segnaletica. Questa scelta non è decorativa, ma configura un uso allegorico dei materiali della società dei consumi: glitter e fluorescenze assumono qui il ruolo di una “foglia d’oro” religiosa della cultura secolare contemporanea, alludendo alla struttura cultuale del visivo consumistico… Le opere di Fasso appaiono così come reliquie visive di una civiltà futura: insieme infantili e contaminate, seducenti e vuote, globali e senza appartenenza. Non rappresentano il futuro, ma ne costituiscono piuttosto l’immagine sintomatica presente, mostrando il processo attraverso cui il soggetto umano si trasforma progressivamente in parte dell’ambiente iconico dominato da visione algoritmica, materiali del consumo e sovrapproduzione di segni. In tal senso, Profetic visions non è una raffigurazione dell’avvenire, ma un’archeologia visiva dell’era post-digitale: in una realtà riscritta dal linguaggio delle piattaforme, la profezia non rimanda più a una rivelazione divina, bensì al destino di ri-codifica dell’umano entro strutture d’immagine e di tecnica.
(Pengpeng Wang, La persistenza dell’immagine profetica e l’allegoria post-digitale)
14
marzo 2026
Prophetic visions
Dal 14 marzo al 04 aprile 2026
arte contemporanea
Location
SGALLARI ARTE
Bologna, Galleria Falcone e Borsellino, 3/f, (Bologna)
Bologna, Galleria Falcone e Borsellino, 3/f, (Bologna)
Orario di apertura
da lunedì a sabato dalle 16 alle 19,30
Vernissage
14 Marzo 2026, Inaugurazione ore 18,00
Sito web
Autore
Curatore
Autore testo critico








