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Raimondo Coppola – Forma-formae
forma–formae è una mostra di Raimondo Coppola ospitata da Putéca che unisce arte e biologia: installazioni con microambienti in agar, attivati dal pubblico, mostrano nel tempo la crescita e la trasformazione di microrganismi, riflettendo sul rapporto tra forma, ambiente e vita.
Comunicato stampa
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Questa mostra propone, all’interno dello spazio espositivo di Pu-téca, un vero e proprio esperimento scientifico practice based: un approccio che si concentra sull’applicazione pratica della teoria per produrre risultati e apprendere attraverso l’esperienza diretta del loro sviluppo. L’artista Raimondo Coppola, da sempre vicino a temi legati alla biologia e all’ambiente, studia e rielabora le forme semplici secondo dei processi che richiamano la naturale imprevedibilità della proliferazione delle spore. In piena continuità con il dato estetico della sua ricerca, l’artista crea microambienti in cui inserire e far crescere forme di vita semplici: microrganismi che, crescendo e mutando, si presenteranno con cromie e configurazioni capaci di trasformare la percezione estetica e la forma stessa del loro contenitore. Appare chiaro che parte grafica e installazioni convergano in un unico punto di concetto e di significato, incentrato sul tema delle forme e della loro continua generazione.
L’obiettivo finale di questo lavoro — un’azione artistica condivisa e partecipativa — è generare un dibattito su due livelli. Il primo, prettamente artistico, riguarda l’impiego di forme di vita e non di oggetti, di “cose”, come elementi estetici ed espositivi all’interno della pratica artistica e curatoriale. Il secondo, più marcatamente socio-ambientale, rimanda invece al rapporto tra le condizioni di vita di una società e le caratteristiche del territorio che essa abita. Fin da subito si è compreso come questo lavoro si inserisse con naturalezza all’interno della mission dell’associazione Tramandars, attraversando una molteplicità di temi già peculiari del contesto culturale del Borgo Casamale, della questione ambientale legata al Monte Somma e, più in generale, all’intero territorio vesuviano.
Per questo motivo la mostra è stata concepita per essere vissuta in due momenti distinti: quello dell’attivazione e quello dell’osservazione:
Durante il primo momento, che coincide con la giornata di inaugurazione, le installazioni — strutture in ferro e plexiglass contenenti microambienti (terreni di coltura in agar) creati in laboratorio dall’artista — verranno “attivate”, ovvero verranno avviati i processi che daranno vita alla crescita dei microorganismi. Nello specifico, i microambienti all’interno delle due strutture di altezza ridotta verranno contaminati con dei campioni raccolti direttamente sul Monte Somma, un’azione documentata dalla fotografa Rosalba Avventura. La struttura più alta, invece, coinvolgerà attivamente il pubblico, invitato letteralmente a “toccare con mano” la forma in agar e a contaminarla con gli innumerevoli microorganismi presenti sulla superficie delle nostre mani. Un’azione artistica che unisce partecipazione della comunità e attenzione per il paesaggio circostante, in piena coerenza con le premesse del progetto.
La seconda fase, corrispondente al finissage della mostra, si svolgerà a circa 30 giorni dall’opening e offrirà la possibilità di osservare in che modo, con quali forme e cromie, i microorganismi avranno modificato il contenitore che li ospita. È evidente come la scelta di Pu-téca sia funzionale a questo processo: la grande vetrata permette infatti di seguire giorno dopo giorno l’evoluzione dell’esperimento.
formă – formae si configura come un processo artistico relazionale e multispecie, fondato su una dimensione di sperimentazione aperta, avente un forte carattere di imprevedibilità. Il progetto indaga e rivaluta l’etimologia della parola forma attraverso un’azione artistica condivisa e partecipativa, in cui l’opera non è mai un esito definitivo ma un campo di possibilità. La Forma non viene qui intesa come qualità statica o puramente estetica, bensì come testimonianza di una sequenza temporale di soluzioni tecniche, culturali e biologiche. Studiare la forma equivale, in questo senso, a leggere la storia come una morfologia di problemi e risposte, di adattamenti e trasformazioni continue. Da qui, la scelta di mettere in mostra non “delle cose”, degli oggetti, ma altre forme di vita. L’invito al pubblico di contaminare le opere è chiaramente fondamentale per innescare quella che potremmo definire una sinergia co-creativa con attori non umani, microscopici, in grado, attraverso le funzioni metaboliche, di modificare la regolarità iniziale della forma in agar, utilizzato come mezzo scultoreo, cambiando inevitabilmente la percezione visiva ed estetica dell’opera stessa. Ne emerge un’arte viva e indipendente, che nasce e muore sfuggendo a regole strutturali, significanti, e aprendo a una pluralità di interpretazioni, temi e significati che attraversano e ampliano le questioni introdotte nella premessa.
«È come se le cose generassero altre cose a loro somiglianza per l’interposto ufficio di esseri umani avvinti da quelle possibilità di sequenza e progressione […] L’apparizione delle cose è governata dai nostri mutevoli atteggiamenti verso i processi di invenzione, ripetizione e scarto.»
Per queste ragioni, è importante ribadire che con azione co-creativa si intende un’operazione artistica collaborativa tra diverse specie, umane e non, e che proprio quelle non umane (nel nostro caso forme di vita microscopiche) opereranno seguendo regole naturali che sono al di fuori di schemi creativi consueti o condizionati. All’interno di questa azione co-creativa, è importante chiarire che la diversità che caratterizza i campioni di partenza — dato intrinseco alla sperimentazione scientifica — impone l’accettazione di esiti non pienamente attesi, e quindi, di forme diverse da quelle ipotizzate. In questo senso, la plasticità fenotipica degli organismi coinvolti, ovvero la loro capacità di sviluppare pigmentazioni e morfologie differenti in risposta a condizioni ambientali quali temperatura e umidità, incide in maniera determinante sulla trasformazione dei microambienti e, di conseguenza, delle opere stesse.
Questi microambienti funzionano come terreni di coltura generici, e vengono adottati come supporti materiali capaci di rendere visibili i processi biologici spontanei. Nello specifico, la struttura di dimensioni maggiori ospita al suo interno un cilindro di PDA (estratto di patata, destrosio e agar), mentre le altre due contengono cilindri in MEA (estratto di malto e agar).
In chiusura, appare dunque chiara l’importanza della partecipazione diretta del pubblico visitatore e di installazioni che diventano parte attiva del metodo scientifico. Se è vero che «le invenzioni artistiche modificano la sensibilità del genere umano», poiché, dilatando la coscienza del pubblico, e tenendosi ben lontane da mere interpretazioni oggettive, aprono a nuovi modi di considerare il mondo circostante, ciò che questo progetto auspica è l’iniziazione del fruitore a un immaginario post-antropocentrico. Tale processo avviene attraverso l’ampliamento dei canali del discorso emotivo e all’introduzione di un linguaggio espressivo indipendente dall’immagine.
Dario Benvenuto
Si ringrazia la Dottoressa Valentina Barrella del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli per il seguente intervento:
Trovo interessante l’utilizzo di quelli che potremmo definire dispositivi artistici ispirati alle pratiche della ricerca biologica. Caratteristico il modo in cui materiali, tempi e condizioni di crescita propri del laboratorio
vengano assunti come strumenti espressivi e non come metodo scientifico in senso stretto.
Le forme in agar, microambienti parzialmente controllati, concepiti per favorire la crescita spontanea di comunità microbiche, sono un’ottima soluzione per il risultato estetico che artista e curatore credo vogliano ottenere. La diversità che caratterizza i campioni di partenza si rifletterà poi in forme diverse. Pratica artistica e laboratoriale, che si intersecano per offrire al pubblico un’esperienza partecipativa pienamente in linea con le premesse di questo progetto.
Artista - Raimondo Coppola, 1997 Napoli
Artista e ricercatore, lavoro con il vivente provando a decostruire i paradigmi antropocentrici legati all’utilità e alla creazione.
A che forma stai pensando? Ad un quadrato, lo disegno spesso, è così sempre: equidistante, regolare.
Curatore - Dario Benvenuto, 1996 Napoli
Laureato in Storia dell’Arte e Management delle risorse artistiche, provo a fare il curatore perché non sono riuscito a fare l’astronauta.
A che forma stai pensando? Alla punta delle dita, cambia se stai toccando qualcosa che ti piace o che ti fa paura.
Fotografa - Rosalba Avventura, 1997 Napoli
Mediatrice culturale e artista visiva, mi muovo nel mondo dell’arte cercando di innescare riflessioni e costruire mondi tramite la fotografia.
A che forma stai pensando? Al percorso invisibile disegnato da una foglia presa dal vento.
Coordinatrice attività collaterali - Maria Maione, 2001 Pollena Trocchia
Laureata in Scienze dei Beni Culturali, sto muovendo i primi passi all’interno del settore artistico-culturale.
A che forma stai pensando? Alle nuvole, mi ritrovo spesso a vagare nell’altrove in cerca di leggerezza.
Associazione promotrice – Tramandars, 2017 Somma Vesuviana
Perseguiamo la missione di trasmettere e tramandare arte e cultura attraverso linguaggi contemporanei e pratiche condivise.
Che forma ha il logo dell’associazione? Ripreso da un mosaico pavimentale della Villa Augustea di Somma Vesuviana, è un nodo, inteso come congiunzione tra vecchio e nuovo, tra persone e luoghi, un simbolo che rimanda alla cultura in senso universale.
L’obiettivo finale di questo lavoro — un’azione artistica condivisa e partecipativa — è generare un dibattito su due livelli. Il primo, prettamente artistico, riguarda l’impiego di forme di vita e non di oggetti, di “cose”, come elementi estetici ed espositivi all’interno della pratica artistica e curatoriale. Il secondo, più marcatamente socio-ambientale, rimanda invece al rapporto tra le condizioni di vita di una società e le caratteristiche del territorio che essa abita. Fin da subito si è compreso come questo lavoro si inserisse con naturalezza all’interno della mission dell’associazione Tramandars, attraversando una molteplicità di temi già peculiari del contesto culturale del Borgo Casamale, della questione ambientale legata al Monte Somma e, più in generale, all’intero territorio vesuviano.
Per questo motivo la mostra è stata concepita per essere vissuta in due momenti distinti: quello dell’attivazione e quello dell’osservazione:
Durante il primo momento, che coincide con la giornata di inaugurazione, le installazioni — strutture in ferro e plexiglass contenenti microambienti (terreni di coltura in agar) creati in laboratorio dall’artista — verranno “attivate”, ovvero verranno avviati i processi che daranno vita alla crescita dei microorganismi. Nello specifico, i microambienti all’interno delle due strutture di altezza ridotta verranno contaminati con dei campioni raccolti direttamente sul Monte Somma, un’azione documentata dalla fotografa Rosalba Avventura. La struttura più alta, invece, coinvolgerà attivamente il pubblico, invitato letteralmente a “toccare con mano” la forma in agar e a contaminarla con gli innumerevoli microorganismi presenti sulla superficie delle nostre mani. Un’azione artistica che unisce partecipazione della comunità e attenzione per il paesaggio circostante, in piena coerenza con le premesse del progetto.
La seconda fase, corrispondente al finissage della mostra, si svolgerà a circa 30 giorni dall’opening e offrirà la possibilità di osservare in che modo, con quali forme e cromie, i microorganismi avranno modificato il contenitore che li ospita. È evidente come la scelta di Pu-téca sia funzionale a questo processo: la grande vetrata permette infatti di seguire giorno dopo giorno l’evoluzione dell’esperimento.
formă – formae si configura come un processo artistico relazionale e multispecie, fondato su una dimensione di sperimentazione aperta, avente un forte carattere di imprevedibilità. Il progetto indaga e rivaluta l’etimologia della parola forma attraverso un’azione artistica condivisa e partecipativa, in cui l’opera non è mai un esito definitivo ma un campo di possibilità. La Forma non viene qui intesa come qualità statica o puramente estetica, bensì come testimonianza di una sequenza temporale di soluzioni tecniche, culturali e biologiche. Studiare la forma equivale, in questo senso, a leggere la storia come una morfologia di problemi e risposte, di adattamenti e trasformazioni continue. Da qui, la scelta di mettere in mostra non “delle cose”, degli oggetti, ma altre forme di vita. L’invito al pubblico di contaminare le opere è chiaramente fondamentale per innescare quella che potremmo definire una sinergia co-creativa con attori non umani, microscopici, in grado, attraverso le funzioni metaboliche, di modificare la regolarità iniziale della forma in agar, utilizzato come mezzo scultoreo, cambiando inevitabilmente la percezione visiva ed estetica dell’opera stessa. Ne emerge un’arte viva e indipendente, che nasce e muore sfuggendo a regole strutturali, significanti, e aprendo a una pluralità di interpretazioni, temi e significati che attraversano e ampliano le questioni introdotte nella premessa.
«È come se le cose generassero altre cose a loro somiglianza per l’interposto ufficio di esseri umani avvinti da quelle possibilità di sequenza e progressione […] L’apparizione delle cose è governata dai nostri mutevoli atteggiamenti verso i processi di invenzione, ripetizione e scarto.»
Per queste ragioni, è importante ribadire che con azione co-creativa si intende un’operazione artistica collaborativa tra diverse specie, umane e non, e che proprio quelle non umane (nel nostro caso forme di vita microscopiche) opereranno seguendo regole naturali che sono al di fuori di schemi creativi consueti o condizionati. All’interno di questa azione co-creativa, è importante chiarire che la diversità che caratterizza i campioni di partenza — dato intrinseco alla sperimentazione scientifica — impone l’accettazione di esiti non pienamente attesi, e quindi, di forme diverse da quelle ipotizzate. In questo senso, la plasticità fenotipica degli organismi coinvolti, ovvero la loro capacità di sviluppare pigmentazioni e morfologie differenti in risposta a condizioni ambientali quali temperatura e umidità, incide in maniera determinante sulla trasformazione dei microambienti e, di conseguenza, delle opere stesse.
Questi microambienti funzionano come terreni di coltura generici, e vengono adottati come supporti materiali capaci di rendere visibili i processi biologici spontanei. Nello specifico, la struttura di dimensioni maggiori ospita al suo interno un cilindro di PDA (estratto di patata, destrosio e agar), mentre le altre due contengono cilindri in MEA (estratto di malto e agar).
In chiusura, appare dunque chiara l’importanza della partecipazione diretta del pubblico visitatore e di installazioni che diventano parte attiva del metodo scientifico. Se è vero che «le invenzioni artistiche modificano la sensibilità del genere umano», poiché, dilatando la coscienza del pubblico, e tenendosi ben lontane da mere interpretazioni oggettive, aprono a nuovi modi di considerare il mondo circostante, ciò che questo progetto auspica è l’iniziazione del fruitore a un immaginario post-antropocentrico. Tale processo avviene attraverso l’ampliamento dei canali del discorso emotivo e all’introduzione di un linguaggio espressivo indipendente dall’immagine.
Dario Benvenuto
Si ringrazia la Dottoressa Valentina Barrella del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli per il seguente intervento:
Trovo interessante l’utilizzo di quelli che potremmo definire dispositivi artistici ispirati alle pratiche della ricerca biologica. Caratteristico il modo in cui materiali, tempi e condizioni di crescita propri del laboratorio
vengano assunti come strumenti espressivi e non come metodo scientifico in senso stretto.
Le forme in agar, microambienti parzialmente controllati, concepiti per favorire la crescita spontanea di comunità microbiche, sono un’ottima soluzione per il risultato estetico che artista e curatore credo vogliano ottenere. La diversità che caratterizza i campioni di partenza si rifletterà poi in forme diverse. Pratica artistica e laboratoriale, che si intersecano per offrire al pubblico un’esperienza partecipativa pienamente in linea con le premesse di questo progetto.
Artista - Raimondo Coppola, 1997 Napoli
Artista e ricercatore, lavoro con il vivente provando a decostruire i paradigmi antropocentrici legati all’utilità e alla creazione.
A che forma stai pensando? Ad un quadrato, lo disegno spesso, è così sempre: equidistante, regolare.
Curatore - Dario Benvenuto, 1996 Napoli
Laureato in Storia dell’Arte e Management delle risorse artistiche, provo a fare il curatore perché non sono riuscito a fare l’astronauta.
A che forma stai pensando? Alla punta delle dita, cambia se stai toccando qualcosa che ti piace o che ti fa paura.
Fotografa - Rosalba Avventura, 1997 Napoli
Mediatrice culturale e artista visiva, mi muovo nel mondo dell’arte cercando di innescare riflessioni e costruire mondi tramite la fotografia.
A che forma stai pensando? Al percorso invisibile disegnato da una foglia presa dal vento.
Coordinatrice attività collaterali - Maria Maione, 2001 Pollena Trocchia
Laureata in Scienze dei Beni Culturali, sto muovendo i primi passi all’interno del settore artistico-culturale.
A che forma stai pensando? Alle nuvole, mi ritrovo spesso a vagare nell’altrove in cerca di leggerezza.
Associazione promotrice – Tramandars, 2017 Somma Vesuviana
Perseguiamo la missione di trasmettere e tramandare arte e cultura attraverso linguaggi contemporanei e pratiche condivise.
Che forma ha il logo dell’associazione? Ripreso da un mosaico pavimentale della Villa Augustea di Somma Vesuviana, è un nodo, inteso come congiunzione tra vecchio e nuovo, tra persone e luoghi, un simbolo che rimanda alla cultura in senso universale.
18
gennaio 2026
Raimondo Coppola – Forma-formae
Dal 18 gennaio al 20 febbraio 2026
arte contemporanea
Location
Pu-teca
Somma Vesuviana, Via Nuova, 1, (NA)
Somma Vesuviana, Via Nuova, 1, (NA)
Orario di apertura
17:30-24
Autore
Curatore
Produzione organizzazione


